BioShock The Collection Recensione: utopie portatili su Nintendo Switch

Riproposta in tutte le salse possibili, la trilogia definitiva di BioShock approda anche su Nintendo Switch guadagnando la portabilità.

recensione BioShock The Collection Recensione: utopie portatili su Nintendo Switch
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • BioShock è uno di quei nomi pronunciati con rispetto e deferenza nel mondo videoludico. Una IP ricordata sempre con infinito amore dall'enorme schiera di giocatori che, nel corso degli anni, ha affrontato le epopee dei suoi protagonisti. All'epoca della sua uscita, BioShock rappresentò la sublimazione dell'arte videoludica, l'impeccabile fusione di due anime in equilibrio: giocabilità e storytelling.
    Osannato dalla critica ed entrato di diritto nei ricordi più intimi dei giocatori che ne hanno vissuto i fasti, BioShock divenne ben presto uno tra i migliori titoli della settima generazione di console, un gigante cui fare riferimento, per tutti gli studi di sviluppo venuti dopo Irrational e intenzionati a ripercorrerne le orme.

    Il franchise

    Dopo quel capolavoro, la proprietà intellettuale si espanse divenendo un franchise. Seguirono dunque altri due capitoli, che evidenziarono una volta di più (e in modo netto e inequivocabile) la cifra creativa di Kevin Levine e degli Irrational Games. BioShock 2, infatti, pagò semplicemente lo scotto di non esser una creatura plasmata dal deus ex machina e Infinite non fece altro che rimarcare questa "colpa".

    Il terzo (e, al momento, ultimo) episodio del franchise ha rappresentato infatti il migliore addio possibile, reso ancor più indimenticabile dalla firma degli stessi creativi già al lavoro sul primo capitolo. BioShock, insomma, è una di quelle opere impossibili da scindere dal proprio creatore, e Infinite l'ha semplicemente dimostrato. A consacrare definitivamente la saga ci ha pensato 2K, colosso in cui Irrational confluì poco prima del debutto di BioShock avvenuto nel lontano 2007.

    Dopo i tre capitoli e grazie al definitivo sdoganamento delle pratiche che prendono il nome di "Collection" e "Remastered", nel 2016 2K ha affidato al team Blind Squirrel una delicata missione: realizzare una Collection contenente le versioni rimasterizzate per PS4, Xbox One e PC di tutti gli episodi della serie.

    Un lavoro pressoché perfetto che ha beneficiato non solo di migliorie tecniche e stilistiche, oltre che di tutti i contenuti aggiuntivi usciti nel corso del tempo, ma ha anche evidenziato - se mai ce ne fosse stato bisogno - quanto le tre opere siano baciate da un'eterna e quasi sovrannaturale giovinezza. Che ci crediate o no, il franchise non pare invecchiato di un giorno, nemmeno su Nintendo Switch. Anzi, ha addirittura guadagnato quel qualcosa in più che (ad avviso di chi scrive) gli è sempre mancato: la portabilità. Abbiamo sempre sognato un episodio (o una riduzione) portatile della serie per goderci quel perfetto amalgama tra inquietanti atmosfere distopiche, comparto sonoro sopraffino e doppiaggio indimenticabile. Ora è possibile. E abbiamo dovuto aspettare "solo" quattordici anni, oltre a soffrire la cancellazione di un BioShock per PS Vita.

    Rapture e Columbia: due utopie, un solo Switch

    La Collection di Bioshock ripropone in maniera sostanzialmente invariata la stessa raccolta uscita nel 2016 per PC, Xbox One e PS4. Ciò significa che, se deciderete di acquistare (o riacquistare per l'ennesima volta) i tre titoli, potrete godere delle versioni rimasterizzate nonché di tutti gli extra annessi e connessi: DLC, commenti del creatore, dietro le quinte e così via. L'esperienza ludica non è stata toccata di una virgola e viene ripresentata, ancora una volta, in tutta la sua magnificenza.

    A dire il vero il nostro timore, una volta ridiscesi nelle viscere dell'utopia fallimentare fondata dal magnate Andrew Ryan e schizzati tra le nuvole per raggiungere Columbia, era di trovare dei titoli non solo invecchiati e stanchi, ma anche oltraggiati da un porting claudicante e poco rispettoso dell'opera originale, magari incapace di comprimere nei pochi centimetri dello schermo della console capolavori di tale caratura.

    E invece ci siamo dovuti ricredere, con gioia e un gran sospiro di sollievo: l'opera di Ken Levine, come abbiamo già detto, rimane ascrivibile nel novero delle opere immortali, e nella sua nuova veste il titolo non appare troppo invecchiato. Rapture e Columbia, le distopiche metropoli al centro delle vicende, rappresentano ancor oggi sfondi magistrali per la superba costruzione narrativa e scenica messa in campo, in grado di far risaltare personaggi, dialoghi e background con una potenza visiva unica e inconfondibile.

    Nulla viene lasciato al caso: ogni pixel è al contempo protagonista e comprimario, perfettamente integrato nell'economia dell'esperienza. Se volete approfondire questo argomento non possiamo far altro che invitarvi a consultare la recensione della Collection del 2016, in cui potrete trovare i necessari riferimenti per comprendere al meglio il perfetto equilibrio tra gameplay e narrazione tipico del franchise. Nonostante l'ennesimo salto di hardware, insomma, i tre titoli non hanno perso il fascino che li contraddistingue. Il lavoro di transizione, svolto ancora una volta dai Blind Squirrel, ha però dovuto scendere a ovvi compromessi, nonostante si stia parlando di titoli non esattamente recenti.

    La differenza più evidente tra la versione precedente e quella Switch è il dimezzamento degli FPS, passati da 60 a 30 (però assolutamente solidi e senza grosse incertezze). Un taglio netto, certo, che comunque non si fa sentire: l'azione di gioco rimane fluida, priva di grossolane problematiche tecniche come stuttering o blur.

    BioShock finalmente nelle nostre mani

    Ad ogni modo, come abbiamo anticipato poc'anzi, stringere tra le mani Bioshock in modalità handheld, giocarci prima di dormire, al buio, con le cuffie ben calcate nelle orecchie, è qualcosa di assolutamente impagabile.
    Nonostante sessioni della durata di diverse ore (i titoli riescono ancora a trascinare il giocatore in un vortice da cui è difficile uscire), non ci siamo mai trovati a fare i conti con la scomodità dell'handheld. Questo perché la mappatura dei comandi e la stessa struttura ibrida dei tre titoli riescono a sintetizzare in maniera semplice e intuitiva il concetto di sparatutto di prima persona. L'esplorazione, intervallata da scontri fulminei e cruenti, non impedisce dunque al giocatore di avere il completo controllo sull'esperienza ludica.

    Una delle magagne che abbiamo notato riguarda il surriscaldamento della console (nel nostro caso il primo modello di Switch): quasi impercettibile con i primi due episodi e decisamente più elevato con Infinite, con conseguente, rapido prosciugamento della batteria.

    Sotto il profilo stilistico, infine, dobbiamo sottolineare che la modalità handheld riesce a nascondere meglio rispetto alla docked una realizzazione tecnica che, come anticipavamo, ha dovuto scendere a patti con l'hardware Nintendo. Ciò significa che nel piccolo schermo dell'ibrida risulta meno evidente la diminuzione della qualità delle texture e la più leggera gestione dell'illuminazione rispetto alle versioni maggiori. Niente di pesante o particolarmente fastidioso, comunque: i tre titoli rimangono visivamente godibili, se escludiamo la miniaturizzazione dei sottotitoli che, soprattutto in Infinite, risultato davvero difficili da leggere.

    BioShock The Collection BioShock The CollectionVersione Analizzata Nintendo SwitchA distanza di quattro anni dalla release originale, la Collection di BioShock approda su Nintendo Switch grazie all'impegno di 2K e Blind Squirrel. Il team, già al lavoro nel 2016, è riuscito a scendere a patti con il nuovo hardware di riferimento, confezionando un porting più che buono al netto del dimezzamento di fps e di qualche allegerimento tecnico. In particolare, Rapture e Columbia non solo mantengono immutato il loro fascino ma guadagnano addirittura quel qualcosa in più che in molti desideravano da anni: la portabilità. Tornare negli abissi o solcare le nuvole in modalità handheld, magari comodamente a letto e con le cuffie oppure ovunque voi siate, rappresenta una feature talmente importante che può tranquillamente giustificare una nuova run dei veterani che conoscono il franchise come le loro tasche. Invece, se non avete mai avuto la possibilità di giocare un BioShock prima d'ora e volete colmare una - mastodontica - lacuna, l'acquisto di questa Collection (o dei singoli titoli) è caldamente consigliato.

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