Black Legend Recensione: combattimenti a turni tra alchimia e toni cupi

La nuova fatica di Warcave è un gioco di ruolo cupo e story-driven con combattimenti a turni e tanta lore da esplorare.

Black Legend Recensione: combattimenti a turni tra alchimia e toni cupi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • La notte è oscura e piena di terrori, diceva Melisandre ne Il Trono di Spade, ed è proprio nel buio che veniamo trascinati da Black Legend, ultimo sforzo creativo del giovanissimo team belga di Warcave. L'idea alla base del titolo, un gioco di ruolo strategico ambientato in un diciassettesimo secolo carico di misticismo, aveva sicuramente attirato la nostra attenzione. Tuttavia, una volta portata a termine la campagna, non possiamo nascondere la sensazione di avere avuto a che fare con un'opera ambiziosa nel concept ma deludente nella realizzazione, che ci ha lasciato con l'amaro in bocca.

    La nebbia è fitta

    La trama di gioco è piuttosto semplice, ma comunque ben congeniata: in una città che richiama alla mente l'Inghilterra del 1600, il protagonista è chiamato a indagare su una serie di misteri che riguardano un culto malvagio e i suoi piani di conquista, per comprendere l'origine della nebbia che ha avvolto le vie di Grant e che sta conducendo alla follia tutti gli abitanti del luogo. Il primo problema di Black Legend emerge già nella gestione della narrazione: partendo dal presupposto che lo svolgimento della storia non avviene in maniera totalmente lineare, non è tuttavia comprensibile la motivazione dietro la scelta di riversare la maggior parte dei colpi di scena nella seconda metà dell'esperienza. Il risultato è che i primi momenti dell'avventura saranno incentrati sulla lenta esplorazione di dungeon non particolarmente accattivanti, con un ritmo che improvvisamente si alza (anche fin troppo), costringendo i giocatori a fermarsi per ricapitolare la situazione.

    Al di là della distribuzione narrativa, fatichiamo a inquadrare anche il modo in cui sono gestite le missioni. Da un lato abbiamo vissuto fasi di trama ben concepite all'interno delle quest secondarie, che ci hanno presentato momenti davvero particolari e bizzarri, in grado di arricchire di molto l'intensa lore del titolo; dall'altro, gli incarichi principali appaiono spesso privi di mordente, e più di una volta ci siamo ritrovati ad affrontare sezioni schematiche e ripetitive, tutte uguali tra loro.

    Senza dilungarci troppo nei dettagli, a nostro parere ciò che più è mancato nella narrativa è una direzione precisa ed efficace. A scapito di ridurre la durata complessiva di una run - comunque piuttosto generosa nella sua lunghezza - avremmo apprezzato una trama più concentrata e in grado di esaltare i punti di forza della produzione.

    Un RPG old-school

    Passando al gameplay, l'ultima fatica di Warcave si mostra come un classico di RPG strategico a turni, nel quale il giocatore è chiamato a gestire il suo party in battaglia, muovendo i personaggi - che si spostano in griglie disposte sul terreno dello scontro - e attaccando i nemici con armi e abilità. Prima di iniziare qualsiasi conflitto, ci viene data la possibilità di posizionare le nostre pedine come meglio crediamo, per ottenere da subito un vantaggio tattico contro gli avversari.

    Successivamente, il combattimento procede seguendo i criteri classici del genere: ci si muove, si attacca e ci si riposiziona, finché tutti i nemici non vengono sconfitti. L'unica novità è rappresentata da un sistema alchemico basato sulla teoria degli umori in voga nell'Europa pre-novecentesca. Gli umori sono quattro (nero, giallo, bianco e rosso), e si differenziano per il tipo di effetto che scatenano.

    Ogni azione comporta l'utilizzo (o per dirla in termini di gioco, la catalizzazione) di un diverso umore, e combinandone due diversi è possibile sferrare un attacco in grado di infliggere molti danni al bersaglio. Si tratta di un sistema complesso che rappresenta di certo l'elemento più interessante della formula di Black Legend, quello che lo porta a spiccare in un panorama di genere piuttosto affollato e formulaico.

    Di contro, il numero di classi e armi disponibili risulta fin troppo vasto: tutti gli equipaggiamenti sono legati a una specializzazione e in grado di sfruttare diverse affinità alchemiche, il che dona sicuramente molta profondità al lato "strategico" del combattimento, ma al tempo stesso crea confusione. Svariate classi presenti hanno davvero poche differenze tra loro, e l'impatto che hanno in battaglia non è poi così fondamentale come potrebbe sembrare.

    Tenendo conto della natura degli scontri (che a volte possono durare anche molto tempo, a causa di una IA non particolarmente reattiva), il consiglio che possiamo dare ai giocatori è quello di affrontare ogni nemico - almeno nelle fasi iniziali - per imparare le varie affinità e studiare le dotazioni più adatte al proprio stile, onde evitare di ritrovarsi a fronteggiare minacce insormontabili, ed essere costretti a ripetere la stessa porzione ludica più volte. Oltre alle battaglie, procedere nella storia ci farà passare molto tempo a girovagare per le strade della città. A differenza delle meccaniche degli scontri - che pur essendo lontane dalla perfezione risultano comunque godibili - tutta la componente esplorativa non ci ha convinto per nulla, soprattutto a causa della totale assenza di una mappa di gioco, sia nell'HUD, che nel menu di pausa. Saper trovare la strada giusta vagando per le vie e i quartieri diventa spesso un'impresa difficile, e il nostro senso dell'orientamento è praticamente l'unica arma che abbiamo a disposizione per non ritrovarci a girare in tondo. Questo perché né i cartelli collocati nello scenario, né la bussola a disposizione del giocatore si dimostrano realmente efficaci nell'offrire indicazioni sul percorso da seguire. Va bene l'immersività, ma una soluzione del genere ci è sembrata oltremodo punitiva, colpevole di appesantire fin troppo l'esperienza.

    Per quanto l'ambientazione abbia dalla sua una buona atmosfera, dopo qualche sessione trascorsa a Grant sarà impossibile non notare un notevole riciclo degli asset, che tende a banalizzare il design e la caratterizzazione del mondo di gioco, anche per quanto riguarda le location chiave della campagna.

    Infine, la scelta di utilizzare una telecamera a tre quarti ruotabile a 360 gradi (utile soprattutto in battaglia) spesso rende difficile individuare oggetti e ostacoli lungo il cammino, costringendoci a tornare sui nostri passi più volte per evitare inciampi, per non parlare di quando l'inquadratura attraversa muri e grandi cancelli impedendoci di vedere dove ci stiamo dirigendo. L'unica alternativa per ovviare a questa problematica, ci viene fornita dalla possibilità di utilizzare una visuale dall'alto, comunque non comodissima per l'esplorazione. Insomma, parliamo di un sistema da rivedere completamente.

    Un progetto non a fuoco

    Tuttavia, il lato peggiore di Black Legend è senza dubbio la sua componente tecnica, distante anni luce da produzioni dello stesso genere e calibro. Lo stile artistico non solo non risulta ispirato, ma in realtà sembra proprio trascurato: i personaggi sono tutti simili tra loro, i volti sono inespressivi, e, come se non bastasse, le texture di vestiti e armature appaiono malfatte e raffazzonate.

    Per di più, zoomando sulle figure che incontriamo per la città, le loro silhouette appaiono sfocate e rozze, poco più di un ammasso di pixel in movimento. Dietro i problemi grafici del gioco, grava un'ottimizzazione per console non brillante (abbiamo provato la versione per PlayStation 4, sia su console old gen, che per PS5), e che sicuramente ha penalizzato ancora di più un titolo già non particolarmente piacevole esteticamente.

    Anche la personalizzazione del protagonista è davvero ridotta all'osso: i modelli tra cui scegliere sono limitatissimi, e anch'essi risultano caratterizzati da un design pigro e svogliato. La fisionomia dei corpi, per di più, ha delle proporzioni piuttosto bizzarre, e non abbiamo capito se è la prospettiva della telecamera ad aver sfalsato la nostra impressione, o se davvero tutti gli abitanti della città, che siano uomini, donne, e bambini, abbiano la stessa altezza e lo stesso tipo di fisico.

    Ma non è tutto, purtroppo. I movimenti sono caratterizzati da animazioni scarne e poco convincenti, soprattutto quando si tratta di interagire con i diversi elementi dello scenario (scale e strutture di vario genere). Le armi - come detto - sono davvero tantissime, ma alla fine le differenze tra l'una e l'altra sono minime, e anche in questo caso ci troviamo di fronte a un copia-incolla frettoloso che denota davvero poco impegno. Spesso, inoltre, classi di nemici diverse sono contraddistinte solamente da abiti di colori differenti, e ciò rende difficile ricordare quali siano i pattern comportamentali dei personaggi controllati dall'IA. I bug, per concludere, sono troppi per un titolo di questa complessità, specialmente considerando che alcuni di questi sono invalidanti e costringono a chiudere il gioco per riuscire ad andare avanti. Può capitare che partano battaglie senza nemici (impossibili da completare), o che il personaggio si ritrovi bloccato tra due ostacoli senza alcuna possibilità di movimento.

    È anche successo di assistere a scontri nei quali i turni dei nemici erano infiniti, con l'IA che impiegava svariati minuti per muovere le sue pedine, o che non le muoveva affatto. A volte, completata una sfida, il motore di gioco non riconosce lo scontro come completato, e quindi si blocca, o ci riporta di nuovo sul campo di battaglia senza apparenti motivi.

    Fare un bilancio complessivo di Black Legend è un'impresa assai ardua. È chiaro che Warcave avesse un progetto ben sviluppato nel concept, il problema è che di tale disegno non rimane nulla se non l'idea iniziale. La storia, se fosse meno diluita, potrebbe anche risultare interessante per gli amanti delle lore complesse e articolate, e per gli appassionati delle ambientazioni gotiche. Il combattimento è rivedibile e vetusto, e si appoggia su meccaniche farraginose e non semplici da digerire, che una volta apprese non riescono a ovviare alla ripetitività degli scontri, i quali diventano motivo di noia dopo poco.

    Graficamente e tecnicamente il titolo ha più difetti che pregi, e non è nemmeno chiaro se ciò sia dovuto alla mancanza di budget o alla cattiva gestione dello stesso. Noi propendiamo più per la seconda, in quanto pare che lo sforzo sia stato riversato fin troppo in alcune parti che necessitavano meno impegno (primo tra tutti, il sistema delle classi), per mettere in secondo piano la rifinitura e la cura di molti dettagli che avrebbero impreziosito la produzione di un GDR che, a nostro parere, trova difficile collocazione all'interno del panorama videoludico attuale. Infatti, il costo che non rispetta minimamente il rapporto qualità/prezzo della IP di Warcave, ci fa chiedere quali potrebbero essere le ragioni in grado di spingere il pubblico ad acquistare un prodotto simile, e a non preferire lavori più economici e realizzati meglio, disponibili sia su console che su PC.

    Andando oltre le considerazioni su tutto ciò che non ha funzionato nell'epopea di Black Legend, lo studio belga ha quantomeno dato prova di avere delle buone idee. Da questo devono ripartire in futuro, lavorando soprattutto a una definizione della propria identità. Abbassare le aspettative, condensare lo sforzo creativo in un'opera all'altezza delle disponibilità economiche e lavorative, e sistemare i difetti inaccettabili, potrebbe permettere loro di pubblicare opere di ben altra caratura.

    Black Legend Black LegendVersione Analizzata PlayStation 4Black Legend parte sicuramente da un'idea interessante. Il problema è che rimane un’idea. Anche sorvolando su un comparto grafico tutt'altro che eccelso e davvero datato - e su cui grava un'ottimizzazione pessima in versione console - quello che ci resta, giunti alla fine dell'esperienza, è solo la sensazione di aver avuto a che fare con un'incredibile occasione sprecata. Un sistema di combattimento riuscito (ma pieno di difetti) non riesce a salvare il titolo dalla sua mediocrità, e l'insieme dei bug - alcuni invalidanti - rende l'esperienza complessiva quantomeno frustrante. L'assenza di una mappa consultabile, in un'opera che fa della libera esplorazione uno dei suoi elementi principali, è totalmente ingiustificabile. In definitiva, i ragazzi del giovane team di sviluppo belga non sono di certo privi di talento: facendo tesoro dell'esperienza acquisita potranno migliorare negli anni, e noi ci aspettiamo prove decisamente più convincenti.

    5.5

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