Blacksad Under the Skin Recensione: dal fumetto al videogioco

Basato sull'omonima serie a fumetti di grande successo, scopriamo come se la cava la trasposizione dell'opera di Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido.

recensione Blacksad Under the Skin Recensione: dal fumetto al videogioco
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Blacksad è partito come un fumetto di nicchia indirizzato al mercato francese, ma col tempo è diventato famosissimo in tutto il globo, ricevendo premi un po' da tutte le parti e aggiudicandosi anche una marea di ristampe. Dietro a questo successo si nascondono due grandi firme, ovvero Juan Dìaz Canales & Juanjo Guarnido: il primo è uno che ha a che fare con i film d'animazione da quando aveva diciott'anni, e che via via ha partecipato a tantissimi progetti illustri (compreso Corto Maltese), mentre il secondo è un veterano ex-Marvel che, fra le altre cose, è stato anche capo animatore in Tarzan, il celebre e tecnicamente superbo lungometraggio targato Disney. Uniti insieme sotto l'effige dell'editore francese Dargaud, i due hanno creato un universo narrativo caratterizzato da atmosfere crude e realistiche, ambientato in quell'America anni cinquanta tanto cara filone "hardboiled".

    Oltre a fregiarsi di tavole a colori estremamente raffinate, la particolarità di Blacksad è che i protagonisti di queste storie noir sono animali antropomorfi, e la scelta della specie ha sempre a che fare con il profilo psicologico e fisico del personaggio, nonché con il suo ruolo sociale. Il risultato è un sottile lavoro sugli stereotipi, che lascia volutamente scontrare il gusto cartoonesco con una serie di contenuti estremamente maturi e violenti, che spesso hanno l'intento di denunciare le enormi contraddizioni della società americana dell'epoca. Capite che con dei presupposti del genere, la trasposizione videoludica sarebbe dovuta arrivare prima o poi, e non c'erano dubbi che si sarebbe trattato di un'avventura grafica. L'annuncio è arrivato nel 2017 da Microids, che assieme a Pendulo Studios si impegnava a consegnare il titolo entro la fine del 2018. Come avrete già intuito non è andata così: in questi casi, ritardi e problemi vanno a braccetto, e purtroppo un progetto su licenza come questo, delicato per natura, sembra averne risentito...

    Una giornata nera a New York

    John Blacksad se ne sta nel suo ufficio sigillato dall'immancabile porta a vetri da detective e tutto è esattamente come ci si aspetta in un film noir: whisky e mozziconi sul posacenere, tapparelle semi-abbassate e il gran caos tipico di chi non ha fatto i conti con la sua vita.

    Il gatto nero non fa in tempo ad esordire con una delle sue solite frasi malinconiche che subito un certo Colbert entra e lo aggredisce come solo un rinoceronte sa fare. Comincia la colluttazione e si parte subito con il primo quick time event, fatto di schivate, testate e le tradizionali nocche doloranti. L'energumeno sta vivendo una situazione familiare delicata, e a quanto pare Blacksad ci è finito proprio in mezzo. Una calibro.38 puntata alla fronte in genere significa "fine", ma non per l'investigatore privato John Blacksad, e infatti riusciamo a cavarcela soltanto con qualche livido. Mentre cacciamo l'indesiderato avventore ci troviamo davanti alla prima grande scelta morale del gioco: svelare o meno il suo segreto, potenzialmente distruggendogli la vita privata. Vi anticipiamo che decisioni come queste non saranno tantissime, o meglio: sono poche quelle che avranno reale impatto sulla storia, eppure non sono scelte che si prendono a cuor leggero, e in parte contribuiscono a generare quella sensazione di fatalità che fondamentale per il genere.

    Ad ogni modo di lì a poco la storia prende il via, grazie allo stereotipo della giovane (e affascinante) cliente in pericolo e con l'acqua alla gola. Sonia Dunn è una lince tutta-curve appena rimasta orfana del padre: un ex-pugile sassofonista che ha deciso di togliersi la vita in circostanze misteriose, lasciandosi dietro un bel debito da pagare e anche un gran bel casino da risolvere. Come avviene in ogni romanzo o film noir che si rispetti, l'incipit è molto lontano da quelli che sono i veri misteri della storyline principale, e Blacksad non è affatto diverso.

    Dopo qualche ora di investigazioni, cominciano ad emergere casi di prostituzione forzata, matrimoni d'interesse, contrabbando, scommesse illegali e tutto quel sottobosco criminale tipico della grande New York di quegli anni, e guarda caso noi ci siamo dentro fino al collo. Sugli eventi non vi anticipiamo nulla, ovviamente, sennonché la storia è uno spinoff completamente autonomo eppure perfettamente in linea con la serie a fumetti, che potete godervi in totale libertà senza bisogno di particolare background; certo, vi perderete qualche rimando o citazione, e non saprete mai le origini del rapporto fra Blacksad e il Commissario Smirnov, ma in ogni caso non è nulla di invalidante.

    Quello che invece mina pesantemente la narrazione è il suo ritmo, che risulta pesante ed esageratamente lento già dopo un'ora di giocato. Le avventure grafiche hanno alti e bassi, si sa, e devono anche restare aderenti ad un certo stile, ma in Blacksad sembra di essere rimasti a qualche generazione fa, quando i tempi morti erano ancora -tutto sommato- accettabili. Non fraintendeteci: la formula classica non ci dispiace, apprezziamo la scelta del capitolo unico e non ci aspettavamo neanche le vette della prima stagione di The Walking Dead, ma neanche dei ritmi così fiacchi.

    Purtroppo, anche se il plot e le singole scene risultano interessanti (o comunque soddisfacenti per il genere), il loro amalgama pare fin troppo diluito, e così finisce per arrancare già dopo i primi passi. In più, ogni tanto i dialoghi sono sottotono, e la regia è veramente datata. Le inquadrature durano troppo oltre il necessario, non ci sono movimenti di macchina, se non qualche carrello o panoramica "scolastica", e tutto sembra tremendamente statico. Nella seconda parte dell'avventura -per fortuna- la situazione migliora leggermente, ma non è sufficiente: a parte qualche guizzo o momento iconico, a salvarsi è soltanto il finale a scelta multipla, drammatico e dark come piace a noi. Lo stile e l'ambientazione danno sicuramente una mano, ma quando non hai groove c'è poco da fare. Un gran peccato, insomma, per un prodotto su licenza che poteva aspirare a molto di più, e che invece si ritrova fortemente penalizzato da un ritmo completamente fuori-fuoco. E a proposito di fuori-fuoco, ancora non vi abbiamo parlato della tecnica...

    Dalla tavola allo schermo

    Ci fa veramente male ammetterlo, ma in Blacksad c'è un'infinità di bug, glitch e svariati inceppi, nonché anche una resa grafica complessiva che raggiunge a malapena la sufficienza, e per un titolo come questo è diuna grande colpa. Non ci aspettavamo chissà quale prodigio della tecnica, ma in alcuni punti far finta di niente è davvero dura.

    Per prima cosa, la telecamera spesso manca il fuoco. Avete capito bene: in alcuni casi il soggetto parlante non è a fuoco, non lo è nemmeno la spalla di quinta dell'interlocutore o il fondale, semplicemente il fuoco non c'è, e non si capisce dove sia finito. Si riscontra stuttering pesante e ingiustificato (anche con una RTX 2080), e addirittura ci sono problemi di mix audio, con voci mal distribuite o persino mancanti. Alle volte, per fortuna molto raramente, i personaggi ripetono delle battute, ed anche se risulta un bug buffo e perlopiù trascurabile, rende bene l'idea di come qualcosa sia andato storto in fase di produzione.

    L'intera struttura sembra grezza e poco rifinita; i modelli dei protagonisti, ad esempio, non sono male, come lo sono alcune location che esploreremo man mano che si prosegue nella campagna, ma tutto è completamente sprovvisto di luci moderne o di riflessi, e spesso scenari e personaggi finiscono per appiattirsi in maniera poco graziosa. Non è soltanto una questione di profondità, perché visto lo stile fumettoso ci si potrebbe anche passar sopra, ma c'è anche il problema delle animazioni. Queste ultime sono poco articolate, povere, principalmente nei personaggi secondari dove si raggiunge una semplificazione alquanto eccessiva.

    Stesso problema sui moveset, scarni e ridotti all'osso: fortuna che a muoversi è soltanto il protagonista, e come in gran parte delle avventure grafiche i movimenti più complessi esistono soltanto nelle cutscenes, e quelle almeno riescono a portare a casa la pagnotta. Insomma, a questo punto avrete capito dove vogliamo arrivare: addentrarsi nel mondo di Blacksad sarebbe anche piacevole, soprattutto per via dello stile, della musica jazz martellante e delle trovate degli autori, ma gli scricchiolii del comparto tecnico ne compromettono ampiamente il risultato finale, anche al netto di un buon doppiaggio e dell'originalità del character design.

    Un gatto poco agile ma molto riflessivo

    Quando i problemi di tecnica sono così pronunciati, è giusto aspettarsi qualcosa anche sul fronte del gameplay e infatti è proprio così, perché gli inceppi finiscono per danneggiare la giocabilità.

    John Blacksad è il gatto nero meno agile del mondo: non può correre, soltanto camminare, e quando si sposta deve fare affidamento su un sistema di movimento "a perno" che ricorda molto quello dei primissimi Resident Evil. E no, in questo caso non è un bene. Muoversi fra le location, in particolare quelle più ampie, diventa fin troppo legnoso, e così si finisce per perdere nuovamente il ritmo della narrazione. In Blacksad non bisogna però solo camminare e clickare sugli oggetti: i personaggi reagiscono a quello che gli viene detto, e una frase fuori luogo al momento sbagliato può perfino troncare la discussione in malo modo, o in alcuni casi spedirci direttamente al creatore. Principalmente è puro e semplice trial & error, e finché non s'impara l'esecuzione giusta non si avanza di un millimetro, e ciò contribuisce a generare quell'effetto corridoio che non tutti apprezzeranno.

    Gli sviluppatori hanno inserito, oltre alle scelte multiple e ai semplici QTE, anche una modalità deduttiva, accessibile in ogni momento tramite il tasto dorsale destro del pad. Una volta premuto, si entra in una specie di palazzo mentale dove troviamo tutti gli indizi e le informazioni raccolte fino a quel momento, completamente sparsi come fossero dei post-it su di una scrivania. Lo scopo è quello di riordinarli abbinandoli fra loro, ragionare sui possibili collegamenti e infine provare a formulare nuove ipotesi. In certi casi sarà opzionale e in altri necessario per proseguire con gli eventi, che in genere avanzano in maniera quasi sempre sequenziale, tranne in qualche eccezione.

    Talvolta, ad esempio, si può andare prima in una location piuttosto che in un'altra, rinunciando ad alcune informazioni che potrebbero cambiare la nostra percezione sull'indagine, oppure scegliere di telefonare ad alcuni personaggi chiave, come il pastore tedesco Smirnov. Potrete scegliere se informare o meno i colleghi poliziotti, ma anche fare la spia sui vostri avversari o addirittura chiamare vostra sorella a casa, e tutto ciò avrà anche un impatto abbastanza importante sulle vite dei protagonisti, spesso, senza che ve ne rendiate conto. Per qualcuno di loro non significherà nulla, altri vi saranno estremamente grati, altri ancora ci resteranno secchi per colpa vostra, e nonostante sia difficile capire il reale impatto di queste scelte con poco più di un'unica run, si tratta sicuramente di una meccanica positiva che abbiamo apprezzato.

    Per terminare la campagna ci vorranno circa 8-10 ore, senza contare la run da collezionisti, che prevede la ricerca e la raccolta delle figurine degli atleti sportivi, disseminate in giro per le varie aree di gioco. Parliamo di artwork, da attaccare in un apposito album che comprende Boxe, Baseball, Hockey e Football: sono tantissime e alcune non sono per niente facili da trovare, e a chi ama esplorare ogni centimetro regaleranno sicuramente qualche ora in più di gameplay. Per chiunque fosse interessato al fattore rigiocabilità, dunque, Blacksad ha qualche asso nella manica, e c'è anche la pagina statistiche in tempo reale, che vi darà una sorta di panoramica sul vostro modo di giocare e sulle attitudini del vostro detective peloso.

    Blacksad Under the Skin Blacksad Under the SkinVersione Analizzata PCDopo aver amato alla follia la serie a fumetti di Blacksad, speravamo moltissimo in questo nuovo spinoff digitale, ma purtroppo non possiamo nascondere di essere rimasti un po' delusi. L'avventura grafica realizzata da Pendulo Studios in collaborazione con Microids ha sicuramente sofferto per via di una produzione travagliata, nonché di un budget probabilmente modesto, e così la resa del titolo ne esce alquanto penalizzata. Il ritmo della narrazione è troppo lento, e in più c'è una valanga di bug, glitch e problemi di natura tecnica che contribuisce a minare l'esperienza. La grafica sembra poi piuttosto datata, poco rifinita, e soltanto la direzione artistica e il character design dell'opera originale riescono a salvare (ma solo in parte) la baracca. Insomma, un grande peccato ed anche un grande spreco, per quella che a tutti gli effetti era una licenza importante e dotata di notevole carisma. Con grande amarezza, quindi, lo consigliamo soltanto a chi (come noi) ha amato alla follia l'universo noir di Canales y Guarnido: a chi proprio non riesce a star lontano da quel mondo animale che non è poi tanto diverso dal nostro.

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