Blacktail Recensione: il mito di Baba Yaga in un open world fiabesco

The Parasight esordisce con un'avventura dai toni evocativi, portando nel panorama videoludico la mitica figura della strega Baba Yaga.

Blacktail Recensione: il mito di Baba Yaga in un open world fiabesco
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • "C'era una volta una ragazzina di nome Yaga. Yaga non era molto benvoluta nel suo villaggio a causa delle strane cicatrici che aveva in faccia e che cercava di coprire con un'inquietante maschera. Sua sorella Zora era l'unica a prendersi cura di lei e a proteggerla dagli altri. Almeno fino al giorno in cui scomparve misteriosamente." È con questo richiamo alla mitologia slava che comincia il racconto di Blacktail, opera prima dello studio indipendente The Parasight annunciata all'E3 di due anni fa. Un action adventure open world di stampo fiabesco che si è fatto poi conoscere con una corposa demo rilasciata in concomitanza dei Game Awards del 2021, presentandosi fin da subito come un'audace, ma anche deferente rivisitazione della leggenda di Baba Yaga.

    Dopo aver trascorso diverse ore nel mondo fantastico tratteggiato dallo studio polacco possiamo finalmente parlarvi di questa singolare operazione di adattamento, che riesce a portare le tematiche del folklore slavo in ambito videoludico, senza tuttavia evitare inciampi dovuti all'inesperienza per quanto riguarda la realizzazione complessiva. Ci troviamo infatti di fronte a un prodotto che non è esente da lacune, anche al netto dell'ottimo lavoro svolto nella costruzione del suo universo narrativo. Elemento dal quale vogliamo partire per spiegarvi - prima di tutto - in cosa Blacktail eccelle senza riserve.

    La nascita di una leggenda

    Delle tante mitologie che si affacciano ricorsivamente sul panorama della cultura pop, istituendo talvolta miti e leggende ancora più incredibili (a proposito, qui lospeciale sulla riscrittura dei miti norreni in God of War Ragnarok), quella di matrice slava rimane spesso tra le retrovie, intrappolata in un passato ricco eppure difficile da ricostruire a causa di una tradizione tramandata in buona parte oralmente.

    Complice anche una certa reticenza a voler tradurre quanto di scritto invece ci è pervenuto, questo filone mitologico appare oggi come un cangiante retroterra narrativo, in cui si sono depositati numerosi racconti. Baba Yaga, la mostruosa vecchietta dotata di poteri magici protagonista delle fiabe russe, polacche, bulgare, ceche e slovacche, affonda le sue radici proprio in questo contesto, ed è un personaggio tanto iconico quanto controverso. Se è vero che compare prevalentemente come figura antagonista, una sorta di strega mangia-bambini come nella storia di Vasilisa la Bella, in altri racconti ricopre invece il ruolo di una benevola, seppur dispettosa aiutante, propensa a elargire consigli all'eroe dell'avventura.

    L'idea alla base di Blacktail, è evidente, non è solo quella di voler portare questo enigmatico personaggio all'interno del panorama videoludico, ma anche di valorizzare le molteplici contaminazioni stilistiche che ne hanno permesso la diffusione tra i vari paesi di lingua slava, restituendo l'ambiguità che caratterizza la figura di Baba Yaga nell'immaginario collettivo. Per farlo, The Parasight ha deciso di ricostruirne daccapo il mito, mettendoci nei panni di un'ignara e appena sedicenne Yaga, che si perde nei meandri di un bosco incantato per ritrovare la sorella Zora, misteriosamente scomparsa dal villaggio natale.

    Davanti alla giovanissima si apre sin da subito un importante bivio: quale strada scegliere tra luce e oscurità? Non si tratta di una questione squisitamente narrativa, quanto più di un elemento di gameplay fondativo di tutta l'esperienza. Alla base dell'intera avventura ci sarà infatti un sistema di karma che dovremo sempre tenere d'occhio, soppesando al meglio ogni interazione con l'ambiente di gioco e con i suoi personaggi.

    Scegliere, ad esempio, se liberare un uccellino intrappolato piuttosto che porre fine alle sue sofferenze uccidendolo inciderà sulla barra dell'allineamento, che sarà a sua volta responsabile di alcuni bonus e potrà a volte anche limitare il potere delle abilità che sbloccheremo.

    Ancora più importante è poi decidere se e come aiutare gli strambi individui che incontreremo sul nostro cammino, come il Signor Larva, costantemente alla prese coi demoni degli Inferi, oppure la Regina delle Formiche intenta a colonizzare il genere umano. Dopo esserci interrogati sulle intenzioni di queste magiche creature dovremo individuare la strada più in linea con l'indirizzo etico scelto in partenza, il tutto in un percorso di autodeterminazione che si rifà in maniera deferente alla mitologia slava: saremo la tanto temuta strega mangia-bambini, oppure una presenza benevola in piena sintonia con le forze naturali? Da questo punto di vista possiamo dire che l'operato del team polacco ci ha piacevolmente colpito, dimostrandosi capace di veicolare messaggi valoriali anche importanti, a fronte di un intreccio ben costruito e ricco di sfumature di significato.

    L'interpretazione, generalmente di buon livello, tentenna solo in alcuni siparietti pensati per aggiungere una piccola dose di humour che però non riescono a inserirsi armoniosamente nel quadro di un racconto dai risvolti a tratti inquietanti. Ma il modo in cui Blacktail va ricostruendo passo dopo passo il mito di Baba Yaga rivela soluzioni di scrittura davvero efficaci, soprattutto in rapporto al sistema di scelte morali e ai picchi di pathos che in certi frangenti dimostra di saper raggiungere.

    Una mitologia esotica

    L'altro grande traguardo conseguito da The Parasight sta nell'aver costruito un mondo di gioco perfettamente aderente ai retaggi del folklore slavo. Tanto per cominciare, la piccola Yaga troverà rifugio in una capanna magica adagiata su quelle che non sembrano altro che due zampe di gallina, elemento tipico a cui viene associata la dimora della strega. O ancora la presenza dei tanti gatti neri, che fungono da viaggio rapido per tornare alla capanna, sono un chiaro riferimento alla storia di Vasilisa, che si ritrova spesso a interloquire col gatto magico di Baba Yaga durante la sua prigionia.

    Non è solo sul piano iconografico che Blacktail si rifà però ai canoni delle fiabe slave, ma anche e soprattutto su quello tematico. Nell'opera di The Parasight è infatti possibile ritrovare alcune tra le più importanti "funzioni" che lo scrittore russo Vladimir Propp ha identificato ne La Morfologia della Fiaba, un saggio sugli elementi caratteristici della narratologia slava risalente al 1928.

    Il tema dell'allontanamento è quello certamente predominante, che dà luogo alla premessa dell'intero racconto, con la fuga della protagonista dal suo villaggio. Ma non mancano anche riferimenti al divieto - autoimposto da Yaga, che si ripromette di non fare ritorno a casa sino a quando non avrà ritrovato la sorella - e all'investigazione, sulla quale si basano molte delle quest.

    Unica pecca di questo ben cesellato mosaico di elementi folkloristici è lo stile grafico, che per via di alcune scelte a nostro avviso poco azzeccate finisce per collidere troppo aspramente con la profondità contenutistica dell'intero prodotto. Ci riferiamo in particolare allo stile dei corpo celesti, come la luna e le stelle, che sono raffigurati in modo stilizzato, come li avrebbe potuti disegnare un bambino.

    Si tratta di una scelta chiaramente finalizzata a ribadire che si sta pur sempre vivendo una fiaba, e tuttavia non troviamo sia troppo in linea con il livello di profondità che il registro narrativo non di rado esige. A parziale risarcimento dobbiamo comunque ammettere che, nel suo insieme, la direzione artistica riesce talvolta a conferire al mondo di gioco un colpo d'occhio ragguardevole nonostante gli evidenti limiti della conta poligonale.

    Un combat system da rivedere

    Più ineludibili sono però i problemi relativi al comparto ludico, dove abbiamo incontrato le medesime incertezze di cui avevamo parlato durante la nostra prova di Blacktail.

    L'impostazione in prima persona finisce per svilire il combat system basato sull'uso dell'arco, laddove hitbox poco precise e una generale difficoltà a calcolare la distanza dai propri avversari rendono gli scontri farraginosi e il più delle volte frustranti. A questo si devono aggiungere i movimenti poco fluidi della protagonista, che cozzano indubbiamente con il dinamismo richiesto durante le fasi di combattimento, dove spesso saremo assaliti da gnomi lanciatori di sassi e funghi in grado di teletrasportarsi rapidamente da una parte all'altra del campo di battaglia. E questo pur considerando la presenza della schivata laterale, il cui margine d'evasione ci è sembrato davvero troppo limitato.

    Del resto lo sviluppo del personaggio attraverso uno skill tree tutto sommato generoso risolve solo in parte le mancanze di un sistema di combattimento così poco oliato. Sono pochissime e difficili da ottenere le abilità in grado di modificare - comunque mai in maniera radicale - l'approccio agli scontri, e tentare di sfruttare l'ambiente a proprio vantaggio.

    Colpire al momento giusto un alveare ad esempio, potrebbe risultare a volte un'impresa più ostica del previsto. Motivo per il quale non di rado le battaglie si riducono a un mordi e fuggi piuttosto tedioso, complici anche un feedback dei colpi quasi del tutto assente e un frame-rate che nelle fasi più concitate tentenna in modo sin troppo vistoso. Anche le boss-fight, per quanto nel loro insieme cerchino di promuovere soluzioni ludiche variegate, sono lontane dal rappresentare i punti focali dell'esperienza, rivelandosi a volte delle mere formalità, oppure - specialmente quelle opzionali - degli scontri inutilmente punitivi. La mancanza, peraltro, di un metodo pratico per rimpinguare la barra della salute non solo non trova alcun tipo di giustificazione, ma finisce per rendere le fasi di combattimento ancora più difficili da gestire considerando la grande quantità di danni che sapranno arrecarci i nemici.

    Un'esperienza poco equilibrata

    Trattandosi di un action open world dalla dalla palese vocazione survival, l'altra componente essenziale dell'impianto ludico di Blacktail è il crafting.

    Le caratteristiche di PS5Per quanto sia chiara la natura cross-gen del titolo, il mancato ricorso alle funzionalità dei grilletti adattivi di DualSense ci ha lasciato un po' delusi, soprattutto considerando quanto bene si presti a quello scopo un'arma come l'arco. Oltretutto abbiamo riscontrato dei caricamenti insospettabilmente lunghi per una mappa di gioco non poi così estesa in termini di dimensioni. Discorso a parte invece per quanto riguarda il comparto audio, che funziona particolarmente bene nel dispiegare tutt'intorno suoni e rumori ambientali.

    Fin da subito viene posta l'attenzione sulla necessità di procacciarsi materiali come legname, piume, miele o altro ancora per costruire le frecce del proprio arco - tra normali, appiccicose e magiche - e altri strumenti cui avremo accesso man mano che l'avventura progredisce. Il metodo di raccolta è semplice e intuitivo (basta la sola pressione di un tasto), per cui raramente sentiremo il peso di doverci riempire le tasche. Non mancheranno tuttavia situazioni in cui l'eccessivo consumo di risorse ci costringerà a ripiegare affannosamente, cercando nei dintorni quanto di necessario per fabbricare delle nuove frecce, interrompendo magari una battaglia decisiva. La centralità del crafting, ad ogni modo, è ribadita anche dal punto di vista della progressione, dove arriva a sostituire una più classica intelaiatura ruolistica. L'albero della abilità non fa capo ad alcun livello di esperienza, e per sbloccare nuovi poteri speciali è sufficiente consumare una certa quantità di risorse, a patto solo di aver trovato prima la relativa ricetta.

    Per questo motivo l'esplorazione diventa un aspetto fondamentale dell'intera esperienza, ma è proprio qui che il contenuto open world di Blacktail mostra oscillazioni qualitative non indifferenti.

    A sezioni dal level design ben articolato, con una struttura poliedrica e originale, se ne affiancano altre decisamente meno riuscite, troppo dense di nemici e dispersive.

    Ne risulta un mondo di gioco idiosincratico, che finisce per premiare in maniera altalenante la curiosità dei più irriducibili esploratori, alternando scenari visivamente appaganti ad aree incomprensibilmente ostili e mal pensate. Alcune zone relative alle quest principali risultano addirittura controintuitive da raggiungere, colpa anche dell'assenza di una mini-mappa che possa guidare il giocatore durante le fasi esplorative.

    Se nelle intenzioni quello di Blacktail doveva essere un open world ricco di luoghi interessanti da scoprire, dobbiamo dire che forse il limite più grande del titolo risiede proprio nella sua stessa ambizione. Anche l'aggiunta di elementi come mini-giochi e fasi platform in 2D non convince molto, e risulta superflua in un'esperienza i cui meriti sono certamente da ricercare più nell'aspetto narrativo e di world building.

    Blacktail BlacktailVersione Analizzata PlayStation 5Tirando le somme, l’opera prima di The Parasight si è rivelata una sorpresa capace di stupire ma anche di lasciare l’amaro in bocca, e questa è purtroppo una sensazione che sopraggiunge ben prima dei titoli di coda. Il buon lavoro svolto nel dare nuova forma al mito di Baba Yaga, attualizzando la leggendaria strega del folklore slavo attraverso un intreccio del quale saremo noi a decidere il finale, viene adombrato troppo di frequente dalle ingenuità strutturali di una produzione forse oltremodo ambiziosa. Non ci sentiamo di definire Blacktail un’occasione sprecata in toto, e anzi il modo avvolgente che ha di raccontare una mitologia così poco frequentata potrebbe valere il biglietto d’ingresso per chi stesse cercando una storia dai toni evocativi. Ma questo a condizione che si riesca a chiudere un occhio sulle lacune dell’open world e sul sistema di combattimento farraginoso, che di certo penalizzano l’avventura dal punto di vista ludico.

    6.7

    Che voto dai a: Blacktail

    Media Voto Utenti
    Voti: 4
    4
    nd