Bleeding Edge: la recensione del nuovo gioco degli autori di Hellblade

I creatori di Hellblade Senua's Sacrifice e DmC provano ad allontanarsi dal seminato, percorrendo la strada del brawler multiplayer online.

Bleeding Edge
Recensione: Xbox One X
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  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Che Ninja Theory, studio con sede a Cambridge capitanato da Tameem Antoniades, sia una software house abituata a sorprendere, a sperimentare, a non cullarsi sugli allori - ma al contrario ad assumersi dei rischi più o meno consapevoli - sembra essere un dato di fatto ormai acclarato. Dal 2003 (anno di pubblicazione di Kung-Fu Chaos su Xbox) a oggi, la storia del team appare in effetti costellata di scelte coraggiose: Heavenly Sword, Enslaved: Odyssey to the West, DmC Devil May Cry e Hellblade: Senua's Sacrifice. Scelte forse non sempre al 100% a fuoco, forse mai davvero capaci di accontentare chiunque, spesso piuttosto controverse. Eppure, dietro a questo slancio creativo, dietro alla voglia di stupire e - perché no? - magari addirittura di stupirsi, si nasconde con tutta probabilità uno dei grandi segreti degli sviluppatori inglesi.

    Il coraggio di rischiare

    Al di là del clamoroso fattore sorpresa, Bleeding Edge non è insomma da considerare un caso del tutto isolato. Intendiamoci, è innegabile che per il debutto sotto etichetta Xbox Game Studios - Ninja Theory è da annoverare tra le grandi acquisizioni recenti di Microsoft, volte a creare un catalogo di esclusive di prestigio all'interno dell'ecosistema della X verde - chiunque si sarebbe aspettato qualcosa di profondamente diverso da un titolo multiplayer 100% online, ma a quanto pare è bene non dare mai niente per scontato se di mezzo c'è lo zampino di Antoniades & Company.

    Certo, una decisione simile, così distante dall'essenza di uno studio che si è sempre distinto per l'enfasi sulla narrazione, per l'impiego intensivo del performance capture e per un certo tipo di approccio single player, non ha esattamente giovato alla popolarità dello stesso Bleeding Edge: un progetto accolto sin dalla presentazione all'E3 2019 con un poco invidiabile misto fra dubbio e indifferenza, evidentemente incapace di far breccia nel cuore del grande pubblico.

    Una strada in salita che non ha visto alcuna inversione di tendenza nel corso degli ultimi dieci mesi: il marketing insolitamente timido e gli sforzi produttivi non certo esorbitanti non hanno infatti contribuito a risollevare Bleeding Edge dal suo mesto alone di disinteresse.

    E no, neppure le fasi di Beta sembrano aver dato una mano a catalizzare l'attenzione attorno a un prodotto che invece un potenziale l'avrebbe eccome. Perché, di là della stella non fortunatissima sotto cui sembra essere nato, Bleeding Edge non può dirsi in alcuna misura un gioco anonimo. A cominciare dall'accattivante direzione artistica che ancora una volta rappresenta il fiore all'occhiello di una produzione Ninja Theory, con un'anima chiassosamente punk che non lascia indifferenti: dalla UI alle ambientazioni, passando ovviamente per il superbo character design, l'universo in game è tutto uno sferragliare di tecnologia sgangherata, un'esplosione di colori, di luci al neon e di graffiti in pieno stile urbano - comunque più ispirato nel gusto che non mirabolante nella tecnica.

    Siamo del resto in un futuro in cui una schiera di personaggi improbabili decidono di innestarsi componenti cibernetiche per darsele di santa ragione, in una sorta di sport underground a base di mazzate prevalentemente corpo a corpo o comunque a corto raggio, per scontri gustosamente ravvicinati. Il genere è quello del brawler multiplayer a squadre 4 contro 4, e proprio dalla tradizione dei picchiaduro sembra essere preso di peso il variopinto cast di combattenti (seppur con una decisa spinta verso un compiaciuto gusto per l'eccesso).

    I protagonisti inizialmente a disposizione sono undici - con un dodicesimo, il delfino Mekko, già annunciato da qualche settimana ma stranamente non presente nel roster di lancio - suddivisi in tre categorie di ruolo piuttosto classiche: assassino, supporto e tank. A brillare è appunto il già citato look degli eroi, con un'indole sopra le righe che annovera tra gli altri un metallaro dall'ugola fiammeggiante, una cyber-sciamana mascherata, uno straniante ibrido donna-uccello, un nerboruto Messicano armato di machete e un serpente-robot che si trascina dietro un cadavere mummificato. Insomma, minimalismo e sobrietà non sono esattamente di casa da queste parti, e va benissimo così.

    A testa bassa nella lotta

    All'atto pratico un match a Bleeding Edge può svolgersi secondo due modalità: Dominio e Celle Energetiche. La prima altro non è che una rivisitazione dell'immortale king of the hill: sulla mappa si aprono fino a un massimo di tre aree da presidiare, e l'obiettivo è quello di controllarle per più tempo possibile.

    Nella seconda invece bisogna prima fare incetta di energia distruggendo le apposite batterie: una volta raccolte le celle andranno quindi depositate in uno specifico punto, dovendo però spendere alcuni preziosi secondi (in cui si rimane immobili e vulnerabili...) per poterle conteggiare come valide. Una modalità sempre sul filo del rasoio, perché raccogliere troppe celle significa sì avvantaggiarsi ma anche esporsi agli assalti nemici, visto che un combattente messo KO lascia immediatamente cadere a terra il suo ghiotto carico.

    Insomma il fattore rischio/ricompensa non è banale, e anzi aggiunge una piacevole dose di suspence alla contesa, dal momento che una manovra avventata può trasformare un trionfo annunciato in una beffarda Caporetto.
    Già a proposito degli scontri: come accennato in precedenza Bleeding Edge si contraddistingue per combattimenti a stretto raggio, con una prossimità dell'azione capace di distinguerlo nettamente dalle dinamiche sparatutto di competitor quali Overwatch o Paladins (in realtà a ben vedere sfidandi assai meno diretti del previsto).

    Rispetto ad Anarchy Reigns - misconosciuto titolo pubblicato nel 2012 da PlatinumGames, nonché il gioco che pad alla mano probabilmente più si avvicina creatura di Ninja Theory - manca una certa enfasi sulle combo, in favore invece di una netta propensione per abilità con effetto cooldown prese pari pari dai MOBA: poteri specifici dei vari personaggi, pensati per concatenarsi in maniera più o meno diretta, andando a innescare sinergie devastanti.

    Questione di chipBleeding Edge introduce una novità intrigante: la customizzazione dei personaggi. Una personalizzazione che va al di là delle ovvie modifiche estetiche (riguardanti in primis l'hoverboard, mezzo di locomozione rapida richiamabile in qualsiasi istante premendo a destra sul d-pad), dal momento che potrete equipaggiare tre diversi chip sbloccabili con la moneta in game. Potenziamenti che influenzeranno le statistiche, andando a creare build che consentiranno di adattare lo stesso personaggio a seconda delle situazioni e dello stile di lotta. Perché ad esempio non equipaggiare una mod che consenta di ricaricare più rapidamente una particolare abilità? E che dire di un potenziamento atto a massimizzare il danno dell'attacco base, o magari di un chip che aumenti la portata di uno dei rari attacchi a distanza? O ancora, si potrebbe optare per dei sani hit point extra, ottimi per resistere agli scontri più duri. L'idea è quella di un incentivo a sperimentare, a variare approcci e a continuare a investire ore in battaglia, anche se è chiaro che la formula possa dar vita a una leggera disparità di forze tra un veterano e un novellino.

    E in effetti è proprio la coesione, l'agire di squadra, la logica di gruppo a rivelarsi uno dei fattori cardine di Bleeding Edge: coordinarsi con i compagni fa una differenza enorme, a maggior ragione considerando la necessità di avere un team ben assortito e il time to kill parecchio elevato (forse addirittura un filo eccessivo, visto che i combattimenti non si risolvono in pochi attimi e che anzi certe partite rischiano di trascinarsi un po', specie se in equilibrio). Proprio in questo senso diventa allora importante sottolineare la duplice natura di questa esclusiva Xbox/PC: affacciarsi a Bleeding Edge in solitaria o con un gruppo di amici può rivelarsi - e anzi, quasi certamente si rivelerà - un'esperienza radicalmente diversa. Da soli sembra di trovarsi in balia di una marea spesso confusa, disordinata, difficile da gestire: siamo davanti a un titolo assolutamente non così complesso, che tuttavia richiede comunicazione, impegno e un pizzico di sacrificio (proteggete sempre il vostro healer, mi raccomando, e anche quando imperversa la battaglia buttate sempre un occhio a lui!). Elementi che è purtroppo raro trovare in Rete, interfacciandosi con gente a caso in una roulette spesso sfortunata e alle volte apertamente frustrante.

    Al contrario, con una squadra affiatata e soprattutto avendo la pazienza di concedere all'ultima fatica di Ninja Theory qualche match per ingranare, Bleeding Edge saprà regalarvi notevoli soddisfazioni: non aspettatevi però di essere folgorati in un batter d'occhio, perché le dinamiche capaci di rendere questo atipico esperimento degno di nota sono sfumature che emergono a fuoco lento piuttosto che rivoluzioni copernicane evidenti sin da una prima occhiata.

    Il pacchetto di contenuti

    In ogni caso, la sostanza non manca, e il potenziale per crescere e fare bene in prospettiva sembrerebbe esserci tutto. Il problema sta tuttavia nella forma con cui Bleeding Edge si è presentato sul mercato: con appena due modalità, undici eroi e soltanto cinque mappe disponibili, la quantità di contenuti al lancio appare oggettivamente risicata.

    Di nuovo, è complesso e forse persino ingiusto paragonare un titolo sviluppato da poche decine di persone con un blockbuster AAA con alle spalle Activision Blizzard come Overwatch, eppure la lotta è davvero impari: una differenza abissale che si evidenzia pure nei dettagli di contorno come le skin o gli abbellimenti estetici (acquistabili solo e soltanto con i crediti ottenuti in game, senza alcuna microtransazione con moneta reale). Il che, se si considera che il gioco sarebbe tecnicamente venduto a 29.99€ - anche se per fortuna è scaricabile gratuitamente, in quanto incluso nel catalogo Game Pass - rappresenta un limite non da poco, nonché un piccolo passo falso in attesa di sviluppi futuri al momento ancora fumosi.

    Bleeding Edge Bleeding EdgeVersione Analizzata Xbox One XAllo stato attuale, Bleeding Edge sembra essere una scommessa affascinante, ma forse anche un filo azzardata da parte di Ninja Theory. Ancora una volta agli sviluppatori britannici non sono mancati né il coraggio né tantomeno l'apprezzabile voglia di uscire fuori dagli schemi, osando proporre qualcosa di sorprendentemente lontano dai loro canoni: il risultato è uno strano picchiaduro online a squadre con sfumature da MOBA, che se da un lato si distingue per il carattere piacevolmente sopra le righe e per un'appagante profondità di gameplay - destinata però a emergere solo armandosi di pazienza e di una squadra affiatata al seguito - dall'altro denota manifesti limiti di contenuti e una certa immaturità nello sviluppo. Chissà, magari avrebbe avuto senso posticipare l'uscita di qualche mese, presentandosi al lancio con più sostanza (sia nell'essenza del gameplay sia in tutto ciò che è squisitamente contorno), oppure optare per una formula al 100% free to play. Ad ogni modo il potenziale a Bleeding Edge non sembra di certo mancare, e anzi si intravedono comunque le basi per qualcosa di incoraggiante: resta da vedere quale sarà il supporto al titolo nel medio/lungo periodo, l'unico fattore effettivamente in grado di trasformare quella che oggi è una promessa con tanta personalità in un'esclusiva davvero degna di nota.

    7.5

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