Bloodstained Curse of the Moon 2 Recensione: non chiamatelo Castlevania

Inti Creates torna con il sequel spin off a 8 bit della sua serie, ampliando la ricetta ludica con nuove feature e personaggi.

recensione Bloodstained Curse of the Moon 2 Recensione: non chiamatelo Castlevania
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  • Pc
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  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Nato inizialmente come un bonus della campagna Kickstarter di Ritual of the Night, lo spin-off Curse of the Moon ha saputo da subito attirare l'attenzione dei fan storici di Castlevania, arrivando a diventare l'elemento più apprezzato di tutto il progetto Bloodstained. Nel 2018, il prequel dell'avventura diretta da Koji Igarashi ha messo in luce per l'ennesima volta l'incredibile talento del team di Inti Creates nel saper catturare l'essenza di saghe iconiche dell'era degli 8 bit, riportandole in dei prodotti in grado di andare ben oltre il semplice fattore nostalgia (recuperate la recensione di Bloodstained: Curse of the Moon). Oggi, a due anni dal primo esperimento, Curse of the Moon torna con un sequel diretto con l'obiettivo di riproporre la stessa formula vincente, introducendo però alcune differenze sostanziali all'interno dell'impianto di gioco.

    Effetto nostalgia

    Bloodstained Curse of the Moon 2 riprende esattamente dal finale del primo episodio: lo spadaccino errante Zangetsu, dopo aver portato a termine la sua missione di vendetta, si ritrova nuovamente costretto ad affrontare una minaccia demoniaca.

    La storia è poco più di un mero pretesto per giustificare l'avanzamento del protagonista all'interno degli 8 livelli che compongono l'avventura. Ognuno degli stage è ben caratterizzato e presenta, sia stilisticamente che nelle sfide proposte, una forte identità che lo differenzia nettamente dagli altri scenari. Le dinamiche di platforming sono sostanzialmente identiche a quelle viste nel primo Curse of the Moon, e chiedono al giocatore di attraversare dei livelli bidimensionali ricchi di passaggi segreti, biforcazioni, nemici e trappole mortali. Il protagonista avrà quindi a disposizione, in puro stile Castlevania, un arsenale composto da un'arma principale e da una serie di attacchi secondari consumabili, che potranno essere raccolti e ricaricati distruggendo le lanterne presenti nelle varie schermate di gioco.

    A chiudere ogni sezione ci sarà l'immancabile boss, un gigantesco avversario che richiederà un attento studio dei pattern di attacco e ben più di qualche tentativo per essere sconfitto. Ormai vero e proprio marchio di fabbrica della serie, uscire vincitori da queste battaglie significherà poter arruolare nuovi personaggi giocabili, ognuno dotato di specifiche caratteristiche e abilità uniche che lo renderanno indispensabile in più di un'occasione.

    La possibilità di cambiare a piacimento in qualsiasi momento tra un guerriero e l'altro garantisce una libertà di azione non banale e richiede anche un'attenta pianificazione strategica da parte del giocatore. Non solo alcune aree segrete e scorciatoie nascoste saranno raggiungibili solo da un determinato personaggio, ma inoltre ognuno dei protagonisti avrà la propria barra dell'energia: cadere sul campo di battaglia non significherà quindi dover ricominciare dall'inizio del livello o dall'ultimo checkpoint raggiunto, ma ritornare all'inizio dell'ultima stanza visitata perdendo però l'utilizzo dell'alleato esanime. Solo con l'eliminazione dell'ultimo membro della squadra si incorrerà nella perdita di una vita o eventualmente, nel game over.

    Difficoltà d'altri tempi

    Bloodstained: Curse of the Moon 2 offre un livello di difficoltà tarato verso l'alto che si traduce in un'esperienza decisamente impegnativa: sebbene sia possibile ottenere delle vite extra accumulando punteggio dagli elementi distrittubili, ci siamo ritrovati di fronte a un action adventure ben più arduo del primo episodio, che mostrava il fianco proprio nella sua estrema semplicità.

    Gli amanti dei Castlevania classici troveranno dunque pane per i loro denti, con un sistema di controllo volutamente legnoso e limitato, per ricordare in tutto e per tutto le avventure vissute ai tempi del NES. Chi è in cerca di una sfida più abbordabile potrà scegliere tra due livelli di difficoltà: Veteran e Casual. Il secondo, pensato per un pubblico meno avvezzo al genere, non solo propone vite illimitate ma anche l'assenza del contraccolpo ogni volta che si viene toccati dai nemici. Una feature che, inserita in un contesto dove è richiesta una precisione millimetrica anche nel più banale dei salti, può fare nettamente la differenza. Grazie anche a un numero maggiore di checkpoint e tanti oggetti in più per ripristinare la salute, Bloodstained: Curse of the Moon 2 cambia completamente volto se giocato alla difficoltà più semplice.

    Un nuovo cast

    Nonostante tutte queste dinamiche siano state ampiamente sviscerate all'interno del primo capitolo, Inti Ceates ha provato a rinnovare sostanzialmente la formula ludica del titolo. Innanzitutto il cast di personaggi, completamente rinnovato, mette a disposizione quattro eroi dalla forte caratterizzazione. Se Zangetsu è il personaggio bilanciato per eccellenza, Domenique è in grado di saltare molto più in alto dello spadaccino e può utilizzare la sua lancia per rimbalzare su vari tipi di terreno. Robert, il cecchino, compensa uno scarso potenziale d'attacco con proiettili dal range esteso e la capacità di avanzare da sdraiato per attraversare i passaggi più angusti.

    Tra tutti spicca sicuramente Hachi, un cane alla guida di un robot in grado non solo di infliggere un'elevata quantità di danni ma anche di planare in aria grazie a dei motori installati all'interno dei suoi arti meccanici. Una varietà che permette al giocatore di affrontare in piena libertà le varie sfide proposte dal gioco magari con un approccio più cauto dalla distanza con Robert, oppure prediligendo uno stile più aggressivo servendosi della potenza di Hachi.

    Cacciatori di demoni

    Sebbene l'esperienza nel suo complesso sia ben bilanciata, invogliando il giocatore a sperimentare quanto più possibile, purtroppo la situazione cambia nettamente col multigiocatore, altra grande novità del seguito. Curse of the Moon 2 permette infatti di affrontare l'avventura insieme ad un altro utente in modalità locale. In un qualsiasi momento il secondo giocatore potrà unirsi alla partita, prendendo il controllo di un nuovo Zangetsu distinguibile dall'originale solo per la colorazione.

    Gli sviluppatori hanno provato ad implementare la modalità co-op nel migliore dei modi tramite alcune accortezze: ad esempio non sarà possibile selezionare lo stesso personaggio contemporaneamente, oppure uno dei due giocatori si potrà legare al proprio alleato e affidarsi ai suoi movimenti per superare le situazioni più complesse.

    Purtroppo, però, il level design non è stato pensato per il multigiocatore, e l'aggiunta di un compagno distrugge l'equilibrio altrimenti perfetto del titolo. I combattimenti diventeranno molto più semplici, le sezioni platform più concitate praticamente impossibili da affrontare in due e la possibilità di salire in testa al proprio alleato porterà a dei veri e propri momenti di "sequence break" che annulleranno la complessità dei livelli. Il multiplayer, insomma, rimane sì un'aggiunta gradita ma purtroppo non sfruttata al meglio.

    Struttura episodica

    Discorso completamente opposto per l'introduzione degli episodi all'interno della progressione. Come per il primo capitolo, portare a termine gli otto livelli richiederà circa tre ore complessive ma è sconfiggendo l'ultimo boss che Curse of the Moon 2 inizia a esprimere tutto il suo potenziale.

    Nel predecessore la rigiocabilità era garantita dal poter scegliere se arruolare i guerrieri o assorbire i loro poteri, decisioni che avrebbero portato a una discreta quantità di finali alternativi. In questo secondo capitolo invece, non c'è alcuna scelta da compiere ma una volta terminato il gioco si sbloccherà una seconda modalità, chiamata "episodio", che richiederà di ripercorrere tutti i livelli precedentemente affrontati sotto diverse condizioni. Non si parla di semplice backtracking perché, oltre a una flebile narrativa pensata per giustificare la ripetizione degli scenari, l'esperienza sarà pesantemente alterata da nuovi nemici e abilità, variazioni all'interno della squadra e anche nuovi boss. Come se non bastasse, gli episodi complessivi saranno ben cinque e nonostante sia percepibile un po' di stanchezza nel dover riaffrontare più e più volte gli stessi livelli, Curse of the Moon 2 ci ha piacevolmente sorpreso tramite un continuo rovesciamento dei cardini del gameplay: a volte introducendo alcune vecchie conoscenze altre abbandonando addirittura la linearità dell'avventura.

    Ispirazione creativa

    Tecnicamente il gioco non si discosta da quanto visto in precedenza anche se è percepibile una certa volontà di allontanarsi dall'immaginario preso in prestito da Castlevania. Grafica e sonoro sono un chiaro omaggio agli 8 bit di fine anni '80, ma dove Curse of the Moon citava letteralmente in più di un'occasione Castlevania III: Dracula's Curse, il nuovo lavoro di Inti Creates prova ad allontanarsi da questi canoni rimanendo pur sempre fedele alla tradizione.

    Ancora una volta sono i boss a impressionare per la qualità degli sprite e per il loro design atipico e molto più che semplicemente citazionistico. Il risultato è quindi sì datato ma caratterizzato da un fascino unico: un prodotto anacronistico ma non per questo approssimativo o scialbo.

    Bloodstained Curse of the Moon 2 Bloodstained Curse of the Moon 2Versione Analizzata Nintendo SwitchIn definitiva, sebbene venga a mancare l'impatto a suo modo rivoluzionario che ebbe l'inaspettato arrivo sul mercato della serie, Curse of the Moon 2 tenta quanto più possibile di emanciparsi dai colossi che lo hanno preceduto e rappresenta l'ennesima testimonianza del profondo impegno riposto da Inti Creates e Koji Igarashi all'interno del progetto. Il piccolo studio fondato da ex dipendenti Capcom si è dimostrato il miglior interprete possibile per rivitalizzare i grandi nomi della golden age del videogico in 2D che tanto hanno faticato a tenere il passo coi tempi. Allo stesso modo, il maestro IGA, nel ruolo di produttore, mette a nudo il suo grande amore per la serie di Castlevania, un matrimonio che tra alti e bassi continua ininterrotto dai tempi di Symphony of the Night. Bloodstained: Curse of the Moon 2 non è certo un prodotto perfetto, e crediamo possa essere perfezionato sotto molti aspetti tra cui un ribilanciamento dell'esperienza multiplayer e magari una maggiore varietà nei contenuti endgame. Nel suo piccolo si tratta però di una produzione ispirata e coinvolgente, difficile senza mai diventare frustrante e dall'elevata rigiocabilità, il tutto proposto ad un prezzo competitivo. Un gioco fortemente nostalgico ma in grado di esercitare il suo fascino anche sulle nuove generazioni di videogiocatori: Curse of the Moon 2 è un ottimo risultato che speriamo possa portare la serie di Bloodstained e la memoria dei classici Castlevania a toccare nuove vette qualitative.

    8.5

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