Blue Reflection Recensione

Abbiamo provato la versione PS4 del nuovo JRPG di Gust, un titolo penalizzato da una trama non eccelsa e da alcune limitazioni tecniche...

Blue Reflection Recensione
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  • Pc
  • PS4
  • I ragazzi di Gust Corporation proprio non sanno starsene con le mani in mano. Quest'anno in particolare, lo sviluppatore nipponico che ha dato i natali a serie di successo com Atelier e Ar Tonelico ha cercato di deliziare i propri fan e gli appassionati di JRPG con la campagna a tema "Beautiful Girls Festival", un progetto che include un trittico di titoli narrativamente slegati fra loro, ma uniti da una peculiare caratteristica: ciascuno di essi vede infatti per protagonista una piacente fanciulla. Dopo il superbo Atelier Firis: The Alchemist and the Mysterious Journey, che abbiamo premiato su queste stesse pagine nella prima metà dell'anno corrente, e in attesa di poter mettere le mani -il prossimo mese- su Nights of Azure 2: Bride of the New Moon, il longevo sodalizio formato da Gust e Koei Tecmo Games ci propone Blue Reflection, un atipico JRPG a tema majokko.
    Per chi non lo sapesse, questo genere nasce dalla fusione fra commedia e fantasy, ed è caratterizzato da temi sentimentali, se non romantici addirittura, con elementi prettamente a stampo magico che lo rendono perlopiù indirizzato ad un pubblico femminile. Provate a immaginare anime del calibro di Sailor Moon o il più recente Puella Magi Madoka Magica, e vi sarete fatti un'idea abbastanza precisa di quello che Blue Reflection abbia da offrire. Dal momento che il titolo sarà disponibile in Europa dal prossimo 29 settembre, ne abbiamo sondato le caratteristiche su PlayStation 4, con risultati non proprio soddisfacenti.

    Moon Prism Power, Make Up!

    No, non siamo impazziti, il titolo utilizzato per questo paragrafo è il primissimo comando cui Usagi Tsukino (in Italia Bunny) ricorreva per innescare la sua piccante trasformazione in Sailor Moon, un'improbabile e buffa eroina che vestiva alla marinara. Ma perché apriamo la nostra recensione con una citazione di tale portata? Perché una sequenza analoga e altrettanto pepata avviene già nelle prime battute di Blue Reflection, quando la solinga protagonista si ritrova suo malgrado catapultata in un'altra dimensione e scopre di dover usare i suoi nuovi poteri magici per sconfiggere delle sinistre creature che minacciano il mondo. Una storia già nota a chiunque abbia letto un qualsiasi manga majokko, ma assai poco utilizzata in ambito videoludico. Analizziamone comunque pregi e difetti.

    La graziosa Hinako Shirai è al suo primo giorno di scuola presso l'Istituto Superiore Hoshinomiya, quando Sanae Nishida, un'ex-compagna di classe di cui la protagonista neanche ricorda il nome, la avvicina per esprimerle la propria solidarietà; la ragazza è stata infatti vittima di un brutto incidente al ginocchio che l'ha costretta ad abbandonare per sempre la danza e i sogni di diventare una famosa étoile (con questo termine francese si è soliti indicare il primo o la prima ballerina di un corpo di ballo classico).
    Nel bel mezzo di questa triste conversazione, una moralmente affranta Sanae viene avvolta da una conturbante aura violacea che acceca Hinako e la teletrasporta in un luogo sconosciuto e desolato: si tratta del Common, l'angosciante mondo materializzato dalle insicurezze che albergano nell'inconscio collettivo del genere umano e in cui vivono i potenti demoni chiamati Sephirot.
    Coadiuvata dalle misteriose Yuzu e Lime, aggraziate compagne di classe dal passato sconosciuto, Hinako dovrà diventare una Reflector, ovvero una ragazza magica in grado di stabilizzare i sentimenti materializzati (qui chiamati Frammenti) delle persone per accrescere i propri poteri e salvare il mondo dalla distruzione perpetrata dai demoni del Common.
    A cavallo fra RPG e visual novel, il titolo alterna pertanto le animate sessioni di lotta a tediose e spesso lunghe conversazioni fra i banchi di scuola in cui Hinako cercherà di approfondire i legami con le compagne di classe o del club cui appartiene. Per poter raccogliere sempre più Frammenti, è dunque indispensabile che la ragazza interagisca col prossimo, elargendo consigli ove necessario e affrontando, nel vero senso della parola, le problematiche altrui: ogni volta che un NPC mostri un crollo emotivo, le tre Reflector potranno penetrare nel suo subconscio per sconfiggere i mostri presenti e raccogliere i cosiddetti "Emotion Shard" sparsi un po' ovunque, essenziali per localizzare il Frammento e comprendere i sentimenti della studentessa di turno.
    Se la trama di Blue Reflection manca di originalità e non riesce a coinvolgere il giocatore se non nel drammatico e un po' scontato acme dell'intera vicenda, le eccessive attività secondarie abbondantemente richieste per poter accedere, di volta in volta, a un nuovo capitolo della campagna principale risultano a dir poco piatte e ridondanti. Eventi e dialoghi prolissi (spesso nemmeno doppiati) si lasciano seguire a fatica, pertanto il giocatore non avvezzo a lunghe letture in stile visual novel, peraltro prive di mordente, potrebbe facilmente decidere di interrompere l'avventura ben prima delle 30 ore previste per il totale completamento del gioco. Una scelta che, vi confessiamo, durante la nostra prova ha spesso solleticato il nostro animo e cui abbiamo resistito a fatica.
    Laddove il ritmo e la qualità della narrazione risultino carenti, lo stesso non si può dire del combat system a turni del prodotto, invero l'unico piatto squisito e ben speziato fra quelli intavolati dal connubio nipponico.

    All'interno delle vaste e colorate aree che formano il Common, il giocatore si imbatterà in frequenti orde di nemici sempre visibili su schermo e potrà avviare la fase di battaglia col semplice contatto, oppure con l'ausilio di un apposito tasto che garantirà un attacco preventivo.
    In entrambi i casi, i turni di mostri e combattenti saranno vincolati dalla barra Timeline posta nella parte alta dello schermo, influenzata sia dal valore di agilità dei personaggi che dai comandi selezionati in fase di battaglia: colpi critici e tecniche speciali innescheranno infatti un favorevole effetto knockback che potrà estendere i tempi di attesa avversari e ritardarne la mossa successiva.
    In alternativa, le tre combattenti potranno saltare qualche turno per riempire la barra Ether Gauge e sfruttarla, al momento opportuno, per eseguire una lunga serie di attacchi consecutivi in un singolo turno attraverso la funzione Overdrive. Questa permette infatti alle ragazze di sacrificare i propri MP per utilizzare due o più tecniche speciali, a patto però che il personaggio selezionato disponga di altrettante abilità diverse: non è infatti consentito il duplice utilizzo della stessa tecnica durante un singolo Overdrive.
    In questa fase, in aggiunta, il dispendio di MP, il valore di attacco e di conseguenza i danni inferti ai nemici aumenteranno o diminuiranno a seconda del numero di azioni concatenate, così che il giocatore possa sfruttare aperture nella difesa del nemico e ribaltare situazioni complicate.
    Questo, tuttavia, accade solo sulla carta, in quanto Blue Reflection, pur presentando tre diverse opzioni di difficoltà, risulta troppo semplice e i combattimenti si risolvono in pochi turni con l'immancabile vittoria delle tre studentesse.
    Di conseguenza, il seppur ottimo combat system perde qualsiasi attrattiva e gli scontri diventano ben presto tutti uguali, noiosi e poco movimentati. In compenso il titolo non richiede alcuna sessione di griding, in quanto la crescita dei personaggi è influenzata unicamente dal numero di missioni e attivilità secondarie completate e non dai consueti punti esperienza. Al contrario, ciascuna sottomissione accelera l'accumulo dei cosiddetti Growth Point, spendibili per aumentare una delle quattro statiche principali delle combattenti (attacco, difesa, supporto e tecnica), al fine di specializzare le stesse nei ruoli strategici desiderati e soprattutto sbloccare nuove abilità univoche.

    Devastanti e fantasiose, anche queste ultime sono soggette a costanti e ingenti potenziamenti, in quanto a ciascuna tecnica speciale è possibile equipaggiare uno o più Frammenti emozionali, ognuno dotato di un effetto diverso a seconda della tipologia d'appartenenza. Giusto per fare qualche esempio, determinati Frammenti incrementano i danni inflitti ai nemici, mentre altri velocizzano la venuta del proprio turno, oppure ancora elargiscono preziosi MP al termine di ciascun turno.
    Blue Reflection offre invero un ottimo livello di personalizzazione, favorendo l'elaborazione di strategie complesse e variegate; peccato purtroppo che, come dicevamo poc'anzi, la scarsa difficoltà del titolo non richieda il benché minimo impegno da parte del giocatore e pertanto non invogli una sapiente gestione di Frammenti e Growth Point, a ragion veduta non necessaria.

    Blue Reflection appare altalenante anche sul versante artistico, dove gode del superbo character design di un sempre ispirato Mel Kishida, che ricordiamo perlopiù per l'ottimo lavoro svolto durante la scorsa generazione sull'indimenticabile trilogia di Arland della serie Atelier. Tuttavia, se gli artwork e i modelli poligonali appaiono convincenti e di buona fattura (salvo qualche sporadico spigolo di troppo), le animazioni durante le scene di intermezzo ci sono parse abbastanza robotiche e legnose, affette per giunta da una fastidiosa sovrabbondanza di fanservice. Neanche il bestiario è esente da difetti, e sebbene il prodotto presenti una nutrita scuderia di nemici, questi sono tutti abbastanza anonimi; i boss, al contrario, già più curati e originali, sono però stati riciclati per tutta la durata del gioco.
    Sottotono anche gli scenari di labirinti e soprattutto dell'Istituto Hoshinomiya, le cui texture risentono ancora una volta dell'eccessiva povertà che caratterizza il design ambientale di tutte le produzioni Gust.
    Solo il doppiaggio in lingua originale giapponese e la superba colonna sonora composta da Hayato Asano (Nights of Azure), sempre vivace, puntuale e adatta ai toni della narrazione, risollevano un pacchetto altrimenti dimenticabile. Infine, testi e menu sono stati tradotti solo in lingua inglese, con qualche sporadico slipfinger e un livello di fedeltà verso i dialoghi originali non proprio esemplare.

    Blue Reflection Blue ReflectionVersione Analizzata PlayStation 4Nonostante la presenza di un genuino e divertente combat system a turni, ci duole constatare come Blue Reflection abbia ampiamente mancato il bersaglio. Affetto da una storia barbosa e da una narrazione oberata da dialoghi prolissi, un tasso di difficoltà degli scontri assai tarato verso il basso e delle limitazioni tecniche derivate dalla natura ibrida del titolo (che in Giappone, ricordiamo, è disponibile anche su PS Vita), fra tutte un framerate ballerino e una telecamera irritante, spesso limitata, il titolo si è rivelato l’ennesima occasione mancata per i ragazzi di Gust, che in questo caso dimostrano di non aver imparato nulla dal mezzo fiasco registrato solo un anno fa dal già più originale Nights of Azure. Pertanto, a meno che non siate fan sfegati di opere a tema majokko, puntualmente colme del più becero fanservice, Blue Reflection potrebbe infliggervi una delusione senza pari.

    6

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