Book of Demons Recensione: il diavolo si nasconde nei dettagli

Thing Trunk poggia la prima pietra del suo progetto Return 2 Games, e per farlo ci propone un hack n slash dai toni nostalgici.

recensione Book of Demons Recensione: il diavolo si nasconde nei dettagli
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  • Con la crescita del mercato dei videogiochi si sono registrate tendenze di vario tipo: a volte mode passeggere, in altri casi generi scomparsi o ridotti a settori di nicchia. Se le produzioni dal budget imponente puntano a opere più "aperte" e democratiche, volte ad incontrare i gusti della massa, il mercato indipendente cura maggiormente l'idea al dettaglio, con gli sviluppatori in cerca di una fitta schiera di ammiratori grazie ai quali emergere dall'anonimato. E quest'oggi trattiamo un prodotto della seconda categoria: una lettera d'amore ai giocatori e la loro infanzia. È questo il concetto alla base di Book of Demons, hack 'n' slash ispirato a Diablo, che segna l'inizio della collana Return 2 Games: una serie di sette capitoli, ancora avvolti nel mistero, che promette di tributare l'intera industria ispirandosi ai generi che hanno fatto la storia del medium, invogliando al contempo i giovani utenti ad avvicinarsi a tipologie di giochi da loro mai sperimentate. Un progetto sicuramente arduo, e per la sua buona riuscita ogni titolo dovrà conquistare l'utenza: pertanto scopriamo insieme l'apripista Book of Demons.

    Accendi un diavolo in me

    Se dovessimo citare uno dei massimi esponenti dell'hack 'n' slash, la nostra mentre andrebbe al prototipo per antonomasia: la serie di Diablo. Thing Trunk con la sua collana non tenta minimamente di nascondere il suo tributo al brand di Blizzard, anzi, lo abbraccia affettuosamente e ne riprende gli stilemi per cambiarne in parte la formula. Una volta iniziata la campagna e creato il nostro eroe, giungiamo quindi alle porte di un minuto villaggio, dove scopriamo che il parroco locale si è fatto tentare dalle forze maligne, sparendo nei meandri del castello poco vicino. Dopo le poche parole che i villani ci rivolgono, veniamo dunque investiti dell'onere di contrastare le malvagità che minacciano la pace, ma per farlo servirà una gran dose di coraggio e potere.

    Il semplice incipit di Book of Demons è fondamentalmente riassumibile in queste poche informazioni, e nella decina d'ore necessaria a giungere ai titoli di coda non ci sarà una considerevole evoluzione in termini narrativi, complice anche un'assenza di pathos che indebolisce il coinvolgimento. Chiamati a percorrere un lungo ed intricato dungeon pieno di ogni sorta di creature, verremo interrotti solo dai tre boss posizionati sul nostro cammino, presentati dai primi istanti dell'avventura. Tutto viene messo sul piatto sin dal principio, perfino il nemico finale, il temibile Arcidemone, letteralmente "a mollo" nelle sue fiamme infernali in attesa del nostro arrivo. È impossibile non notare le - ben cospicue - citazioni alla serie di Diablo, ma l'obiettivo degli sviluppatori è stato chiarito in apertura di questa recensione: permettere a chi non ha vissuto l'ascesa del genere di assaporare un'opera nostalgica con un piglio più moderno. L'offerta ludica si poggia principalmente sul dungeon da esplorare: il villaggio infatti rappresenta un hub statico dove parlare con gli NPC e visitare i vari negozi presenti, tutti incentrati sul vero tratto distintivo di Book of Demons, ossia le carte.

    La luna nera

    L'intero sistema di gioco si basa su una serie di quaranta tarocchi divisi per tipologia: oggetti, magie ed artefatti. Attraverso alcuni slot per equipaggiare le carte (nove in totale) è possibile costruire una build funzionale alla sconfitta definitiva dell'Arcidemone.

    Se gli oggetti consumabili e le magie sono di facile comprensione, meritano un approfondimento gli artefatti: per usufruire di questi strumenti è necessario il mana, legato a doppio filo all'equipaggiamento. Supponiamo di avere a disposizione una decina di punti della nostra linfa magica: se un'armatura richiede cinque unità per essere indossata, la nostra barra magica verrà permanentemente dimezzata, lasciandoci i punti restanti per le altre tipologie di carte. Questa formula implica che, avanzando di livello, anche un guerriero dovrà prestare attenzione allo sviluppo del mana, dato che solo attraverso di esso è possibile addobbarsi come un vero avventuriero. Parlando proprio del sistema di crescita, il meccanismo è drammaticamente ridotto all'osso: dimenticate alberi delle abilità o perk passivi, poiché accumulando esperienza potrete solo aumentare l'energia vitale o magica. Effetti secondari ed elementali sono associati unicamente alle carte di cui sopra, ed attorno ad esse si scandisce una fetta importate dell'offerta ludica di Book of Demons. Oltre alle quaranta tipologie distinte di tarocchi, con dedizione ne potrete trovare di diversa rarità (magiche e leggendarie), ed ogni singola carta è potenziabile per tre volte attraverso rune rinvenibili nei labirinti.

    Si tratta di un sistema piuttosto intuitivo, semplice da apprendere e padroneggiare, che non pone barriere all'entrata per i neofiti del genere. Discorso diverso per gli hardcore gamer abituati alla complessità moderna: se rientrate in questa seconda categoria, potreste trovare l'offerta di Book of Demons abbastanza carente, specialmente nell'endgame, dato che la maggior parte del loot disponibile viene raccolto durante la campagna. Ciononostante non mancano tre livelli di difficoltà, uno dei quali è arricchito dalla morte permanente del proprio eroe.

    Mazzate alla cieca

    Un hack 'n' slash che si rispetti non è tale senza una dose massiccia di click sul proprio mouse, e quelli non mancano di certo. Tralasciando per un attimo il sistema di carte, il gameplay eredita i comandi base del genere, e riesce ad aggiungere una novità interessante: il Flexiscopio, marchingegno in grado di alterare il dungeon. In pratica, dall'ingresso del villaggio al cuore degli inferi, dovremo compiere un viaggio verso oscure profondità, con due stop obbligatori rappresentati dai boss, ma sfruttando il flexiscopio è possibile mutare l'ampiezza dei livelli, la mole di nemici presenti e i bonus raccolti. Ai giocatori più pazienti, pronti ad affrontare un'ora intera di scontri, andranno i tesori migliori, ma questa trovata favorisce anche le sessioni "mordi e fuggi" per chi non volesse appesantire l'esperienza.

    Troverete poi oltre settanta specie di creature, ma in generale molte tipologie tendono ad assomigliarsi, distinte spesso e volentieri da effetti elementali di offesa e difesa. Non mancano anche numerosissimi mid-boss posizionati proceduralmente che, soprattutto negli ultimi stage, regalano un discreto livello di sfida. Il problema di questi avversari purtroppo sono i pattern di attacco e le metodologie necessarie per abbatterli, che consistono tutti nella necessità di resistere in un'area limitata e nel ripulire il campo di battaglia dai minion evocati. Queste routine, seppur ben costruite, vengono utilizzate casualmente per tutti i mostri creati, mostrando il fianco ad certa ripetitività. Ma l'incuria più grave di Thing Trunk è di non aver creato pattern distintivi per i boss principali, che ne pagano le conseguenze in termini di originalità.

    A contribuire ad un senso di ripetitività crescente è anche il level design, suddiviso nelle tre sezioni del dungeon, ognuna associata ad una delle mostruosità da sconfiggere. Una trinità di creature corrisposta da altrettanti eroi, anche in questo caso presi di peso dai canoni del genere: il classico guerriero, la ladra munita di arco e l'immancabile mago. Un'offerta minuta, ma parliamo pur sempre di un prodotto indipendente ai suoi esordi. Speriamo che, in futuro, su questo fronte ci sia un buon supporto da parte del team.

    Conclude il pacchetto un sistema di movimenti particolare, in cui il nostro alter ego è costretto a percorrere dei binari, riuscendo ad interagire solo con oggetti e nemici nel suo raggio di azione. Descrivendolo in questo modo potrebbe apparire limitante, ma in realtà il gameplay funziona, anche se non riesce sempre ad ingranare la marcia giusta sul versante del ritmo. Un plauso infine è da fare al comparto artistico, che sfrutta l'idea "dell'avventura in un libro" per ricreare un mondo fantasy fatto interamente di carta: uno stile visivo indubbiamente pregevole.

    Book of Demons Book of DemonsVersione Analizzata PCBook of Demons è un gioco che riesce, seppur con qualche difficoltà, ad accogliere i giocatori poco avvezzi al genere verso ore di sano hack 'n' slash trancia-diavoli. Purtroppo non tutto è calibrato alla perfezione, ed una ripetitività persistente emerge in modo inesorabile, compromettendo la piacevolezza dell’esperienza. Resta tuttavia un progetto curioso, e chissà che l’idea dietro Return 2 Games non spicchi il volo con i prossimi capitoli. Per coloro che sono cresciuti a “pane e Blizzard” il consiglio però è quello di approdare nel mondo di carta di Thing Trunk con molta cautela: ormai siete dei guerrieri esperti, e pertanto potreste non divertirvi a sufficienza.

    6.4

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