Bookbound Brigade Recensione: un metroidvania dallo stile unico

Digital Tales ci presenta otto improbabili eroi chiamati a salvare una preziosa reliquia. Conosciamo la Bookbound Brigade.

recensione Bookbound Brigade Recensione: un metroidvania dallo stile unico
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • All'infuori del testo non c'è salvezza

    Qualche mese fa avevamo aperto la nostra prova di Bookbound Brigade, dopo un incontro ravvicinato alla Milan Games Week, proprio con queste parole di Roland Barthes. Il linguista invitava la collettività ad analizzare qualsiasi cosa con i mezzi forniti dalla semiotica, trattando tutto come se fosse un "testo". Il collegamento nasce spontaneo, perché l'opera di Digital Tales intreccia in un singolo racconto una costellazione di personaggi che sono ormai parte della nostra cultura, distruggendo con un singolo stratagemma la barriera tra realtà e finzione. Nel mondo che vedremo, quindi, la salvezza è rappresentata da un testo, il più importante mai esistito.

    Bookbound Brigade colpisce con la sua originalità, diverte con il suo nonsense e, non meno importante, mette sul piatto una consistente ambizione: quella di portare su PS4, PC e Switch un metroidvania capace di reggere il confronto con tutte le produzioni indipendenti degli ultimi anni. Potremmo dire che l'obiettivo è stato "raggiunto con qualche riserva", ma come ogni buon libro ci insegna, prima di tirare le somme è necessario sfogliare tutte le pagine.

    Gli amici lo chiamano Tom

    Nel Mondo Letterario, un universo dove trovano posto tutti i libri mai prodotti dall'uomo, viene custodito il Tomo dei Tomi. Il manoscritto, in cui sono contenute tutte le parole esistenti, viene però trafugato, "rapito", da un'entità malvagia e misteriosa. Il narratore, che tutto vede e ricorda, incarica quindi un manipolo di eroi di recuperare il maltolto: Tom deve essere salvato, o resterà soltanto il caos.

    Nasce quindi la Brigata Rilegata, un'improbabile combriccola di personaggi apparentemente senza nulla in comune: il prode Re Artù, l'innocente Dorothy, ma anche Robin Hood, Dracula, Nikola Tesla e tanti altri. La scomparsa di Tom però ha squinternato gli equilibri dei racconti, e tutto appare confuso, anzi, sconvolto: capita quindi che Artù sia ben poco regale e utilizzi espressioni adolescenziali come "LOL", oppure che la nobile Regina Elisabetta sia una cafona che non vede l'ora di menare le mani col primo tizio che la guarda storto (spesso basta anche meno).

    Su questo concept decisamente unico Digital Tales imbastisce un'avventura che si dipana attraverso cinque mondi differenti, in cui le ambientazioni, gli NPC e qualsiasi altro elemento si mischia e tramuta in altro.

    Complice anche il contributo dello scrittore di Little Big Planet, Dean Wilkinson, Bookbound Brigade risulta scanzonato fin dalle prime battute, e punta tutto su una leggerezza piacevole. I dialoghi, che coinvolgono anche tanti altri personaggi reali o di fantasia, spingono su una comicità bonaria e mai soverchiante, capace di strappare qualche sorriso. Non ci si sente coinvolti in una "sacra missione", non si assiste a un crescendo che esplode in un grande finale, eppure la sola curiosità di risolvere il mistero dietro il furto, e l'ottima qualità corale dell'esperienza, bastano a tenere alto l'interesse del giocatore. A maggior ragione visto che questi elementi sono sostenuti da un gameplay che, a conti fatti, si dimostra uno dei punti di forza della produzione.

    Otto eroi al prezzo di uno

    Il cuore di tutto il titolo risiede nella peculiare squadra di "eroi" al nostro comando. La brigata, infatti, si muove come un'unica entità, ma è comunque formata da otto individui differenti: gli attacchi vengono portati a turno da ogni personaggio e, in caso di accerchiamento, i due agli estremi della formazione difenderanno gli altri della combriccola. Un'altra peculiarità è rappresentata dalla fisica legata ai movimenti della squadra, e basta sporgersi leggermente da una piattaforma per vedere uno o due membri penzolare nel vuoto, con gli altri impegnati a trattenerli. È solo una delle innumerevoli chicche presenti in Bookbound Brigade, e come se non bastasse il tutto fa il paio con la meccanica più fresca della produzione: le formazioni.

    La squadra, di base, si muove su due file da quattro, ma col passare delle ore impara a formare una colonna verticale per raggiungere interruttori posti troppo in alto, a disporsi in linea retta per passare nei cunicoli più stretti, o a imbastire un'assurda ruota per muoversi con rapidità. Questo aspetto ben descrive l'unicità dell'opera di Digital Tales, che non si fa mancare neanche un cospicuo numero di abilità (ben sedici), su cui basare l'esplorazione dei mondi.

    Si tratta, com'è deducibile, di una gran mole di contenuti, per un'avventura per richiede una ventina d'ore per essere portata a termine. Il tutto senza considerare che sono presenti oltre 50 NPC dispersi e squinternati, da riportare nella grande biblioteca e calmare con un oggetto personale, nascosto in uno degli innumerevoli forzieri sparsi tra i mondi. In totale, si raggiungono serenamente le venticinque/trenta ore per completare il titolo al 100%: una longevità di tutto rispetto.

    Chi troppo vuole nulla legge

    Purtroppo Digital Tales paga in parte il prezzo delle sue ambizioni, soprattutto sul fronte del bilanciamento generale dell'esperienza. Bookbound Brigade alterna sezioni platform leggere ad altre dannatamente ostiche, colpa soprattutto della fisica delle formazioni citata poc'anzi: in particolar modo abbiamo odiato lo schema a colonna, poiché la torre creata dagli eroi si piega in base alla velocità dell'andatura e della successiva frenata. Il problema sorge quando gli sviluppatori predispongono uno spazio striminzito tra due trappole (spuntoni, oppure lanciafiamme) che, in caso di danno, riportano il team all'inizio del percorso.

    Si scade talvolta in una frustrazione difficile da digerire, frutto di un level design che passa da accomodante a spietato nel giro di un corridoio, e sebbene siano presenti numerosi checkpoint, a volte è bastato anche solo un salto per mettere a dura prova i nostri nervi. Allo stesso modo, la gran mole di abilità, una volta ottenute, porta a soluzioni "secondarie" probabilmente non previste in fase di progettazione: perché appendersi ad una serie di anelli pericolosi quando è possibile planare da un lato all'altro della stanza e sfruttare solo l'ultimo appiglio?

    Infine, alcuni attacchi legati alle formazioni soffrono del medesimo sbilanciamento. La brigata, una volta disposta in linea retta, può "palleggiare" con i nemici più piccoli per spedirli verso i mostri più imponenti, stordendoli. Si tratta di una finestra preziosa per colpire senza temere di subire danni, ma una volta sbloccate alcune skill magiche che portano al medesimo risultato con meno sforzo, ci si dimentica presto di una delle peculiarità della produzione.

    è presente anche qualche enigma ben studiato

    Questo chiaramente è riferito ai soli scontri, dato che l'esplorazione, come vuole il genere d'appartenenza, sfrutta ogni singola meccanica nel migliore dei modi. Nel grosso pool di capacità, un paio risultano troppo simili, ma di fondo si tratta di logici pretesti per favorire il backtracking.

    Ecco, toccando questo tasto solo un elemento ci ha lasciato interdetti: la mappa. Se guardiamo allo strumento di navigazione in giochi come Guacameele, Ori and the Blind Forest, o perfino Hollow Knight con le sue volute limitazioni, troviamo comunque una planimetria dettagliata, utile per un secondo round esplorativo. In Bookbound Brigade la scelta è stata quella di inserire alcune icone relative a brigata, forzieri nascosti, checkpoint e personaggi scomparsi, tutti disposte "al centro della stanza" nell'interfaccia. Ne consegue che si avrà solo un'indicazione vaga su cosa resti da scoprire, con ben pochi aiuti sull'esatta ubicazione di tali elementi.

    Sia chiaro, non è una scelta che bocciamo in toto, visto che l'intenzione è chiaramente quella di lasciare agli utenti il compito di destreggiarsi con l'intricato design di certe aree, che risulta complesso al punto giusto. In passato altri titoli hanno usato uno stratagemma simile (per esempio Sundered), ma la disposizione delle uscite e degli oggetti di interesse era sempre ben rappresentata, seppur in mappe molto meno dettagliate.

    C'erano una volta Medusa, il Lupo Cattivo e la Sfinge

    Tornando sul fronte dei combattimenti, è bene dedicare uno spazio ai momenti più curati dell'avventura: gli scontri con i boss. Gli sviluppatori, complice la libertà fornita dal plot narrativo, si sono potuti sbizzarrire inserendo villain di ogni risma. Non è cosa da poco affrontare in un'unica missione il Lupo Cattivo di Cappuccetto Rosso e l'infida Medusa, e per ognuno di questi combattimenti Digital Tales ha provato a offrire al pubblico una buona varietà situazionale. A onor del vero, però, le battaglie veramente ispirate sono giusto un paio, le uniche caratterizzate da meccaniche diverse dal classico "colpiscilo finché non è a terra". Va comunque detto che i pattern d'attacco delle creature risultano tutti ben leggibili, e difatti non è certo questo aspetto a inficiare il bilanciamento degli scontri.

    Una critica che riguarda invece la capacità dei boss di richiamare i minion: quando il titano di turno evoca i suoi sgherri, se questi non vengono abbattuti con rapidità capita che l'arrivo delle ondate successive generi un gran marasma nell'arena. Se considerate che certi nemici (soprattutto quelli volanti) possono dimostrarsi particolarmente molesti, risulta chiaro come l'eccessiva abbondanza delle schiere nemiche possa compromettere l'esito di una battaglia.

    Come abbiamo ripetuto a più riprese, Bookbound Brigade rischia spesso di generare frustrazione, ciononostante riesce a intrattenere dal primo all'ultimo minuto. A favorire la piacevolezza dell'esperienza troviamo un comparto artistico semplicemente ottimo, sia per quanto riguarda il character design, semplice ma ispirato, sia per quel che concerne gli scenari, arricchiti da effetti che rendono i mondi particolarmente vibranti. Meno frizzante il comparto tecnico, con un frame rate che, su Switch, si dimostra tutt'altro che solido nelle aree più aperte e nelle fasi più concitate. Al pari di questa lacuna, abbiamo riscontrato anche alcuni bug minori ma non invalidanti, come un leggero e saltuario input lag, e un paio di errori che ci hanno costretto a ricaricare i salvataggi. Digital Tales è comunque conscia delle problematiche, ed è già al lavoro per fornire tutto il supporto necessario alla sua opera.

    Bookbound Brigade Bookbound BrigadeVersione Analizzata Nintendo SwitchBookbound Brigade è come un best seller tradotto in fretta e furia: la qualità è percepibile, la forma è interessante, ma tra le sue pagine nasconde piccoli refusi ed errori di battitura. Digital Tales ha compiuto uno sforzo rispettabile, ma la volontà di proporre una formula ludica così ricca ha portato a uno squilibrio nei suoi elementi. Tra momenti ostici, pattern causali e piccole sbavature tecniche, parte delle potenzialità del gioco finiscono inevitabilmente in ombra, eppure non ci sentiamo di bocciare questa produzione. Gli amanti del genere avranno sicuramente alle spalle dei capolavori, ma la brigata riuscirà comunque ad allietare le ore degli appassionati di metroidvania con la sua simpatia scanzonata, delle meccaniche effettivamente inedite e un comparto artistico di pregio.

    7.3

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