Recensione Broken Sword 3: Il Sonno del Drago

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Broken Sword 3: Il Sonno del Drago - 341

Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS2
  • Xbox
  • Pc
  • Introduzione

    Anno
    1996, la Revolution tenta di conquistare il mercato console con una nuova serie,
    basata sul “preistorico” concept dell'avventura grafica, che tanto aveva
    spopolato su Personal Computer nei primi anni ‘90 grazie a capolavori del
    calibro di Monkey Island eIndiana Jones. Broken Sword, questo il nome
    dell'opera (che da amante del genere specificherei “d'arte”), è stato fin da
    subito pensato come trilogia. E così, dopo aver soddisfatto tutti i palati fini
    dei videogiocatori di tutto il mondo (pensate che i primi 2 episodi venderono 2
    milioni di copie), Revolution Software ripropone il suo cavallo di battaglia
    condito di succose, quanto a mio avviso in parte controproducenti, novità.

    Grafica e
    sonoro

    Discreto il primo impatto per coloro che si avvicinano per la prima volta
    alla serie, ma più che deludente per tutti quelli che adoravano gli inarrivabili
    artwork 2d delle precedenti versioni. Il nuovo motore grafico è infatti
    totalmente 3d, e perde notevolmente di personalità se paragonato alla
    magnificenza grafica degli altri episodi, che sembravano dei veri e propri
    cartoni animati. Tale scelta è stata però giustificata dagli stessi
    sviluppatori, che ritengono la nuova interfaccia “più all'avanguardia”...che
    malinconicamente tradurrei con “più commerciale”, ma come dargli torto: in fondo
    il mondo dei videogiochi è soltanto un immenso giro di soldi. In ogni caso, ora
    l'aspetto dei protagonisti è molto più realistico, e anche le ambientazioni
    hanno uno più spiccato senso “noir” o, se preferite, più adulto. I movimenti di
    George e c. sono piuttosto ben realizzati, anche se siamo ancora lontani dal
    potere definirli “umani”. Unico neo sicuramente ovviabile è la telecamera fissa
    che, sebbene raggiunga il risultato di dare un'impronta cinematografica al
    gioco, ne limita in parte la giocabilità, visto che in alcune circostanze
    muoversi secondo il proprio volere è molto ostico. L'arrivo della terza
    dimensione ha comunque apportato notevoli rivoluzioni anche sul piano del
    gameplay, ma di questo parleremo in seguito. Molto buono invece il comparto
    sonoro: sempre in primo piano ma mai invadente. Ad una colonna sonora
    sapientemente azzeccata, si affianca infatti un ottimo doppiaggio in italiano,
    ad opera degli stessi doppiatori dei precedenti episodi, che ancora una volta si
    dimostrano grandi professionisti. Il sistema vocale è però afflitto da un bug
    molto fastidioso, anche se bisogna ammettere che è anche piuttosto raro:
    saltuariamente, infatti, alcune battute vengono ripetute o, nel peggiore dei
    casi, addirittura saltate in tronco, facendovi magari perdere informazioni di
    vitale importanza.

    Trama

    La trama, componente basilare per il genere, è come al
    solito molto complessa e curata. Protagonista è sempre il biondo George Stobbart
    che in questo episodio svolge il ruolo dell'impiegato di un ufficio brevetti al
    quale, dopo un avventuroso viaggio verso la giungla del Congo, ammazzano il
    cliente sotto il naso; il problema è che il macchinario a cui l'uomo stava
    lavorando potrebbe causare guai grossi all'umanità intera, se finisse nelle
    mani sbagliate. Ad aiutare George ci sarà ancora una volta la bella Nico,
    giornalista parigina con uno spiccato interesse per l'investigazione. Può
    apparire incomprensibile (anzi, forse lo è anche nel gioco all'inizio), ma
    vedrete che alla fine metterete a fuoco ogni singolo dettaglio. Per non
    rovinarvi la sorpresa non vi aggiungo altro...

    Giocabilità

    Ed eccoci arrivati alla
    componente più “rivoluzionata”. Dopo pochissimi secondi vi renderete conto di
    non trovarvi di fronte ad una classica avventura grafica, ma ad un comunque
    gustoso cocktail di elementi action e caratteristiche proprie delle avventure
    “punta e clicca”. E' però proprio la componente di puntamento che viene a
    mancare, sostituita da un più efficace controllo diretto sul protagonista. Tale
    accorgimento, che era presente anche in “Fuga da Monkey Island”, dona al tutto
    una maggiore semplicità e immediatezza, anche se da nostalgico rimpiango lo
    stesso quella magnifica freccetta che tanto mi aveva fatto imbestialire in
    passato. Ora l'interazione con l'ambiente circostante è comunque molto
    semplice: attraverso i quattro tasti è infatti possibile scegliere l'azione da
    compiere sull'oggetto, rappresentate sul fondo destro dello schermo tramite
    delle icone che rievocano in modo lampante la disposizione dei quattro bottoni
    del joypad dell' Xbox. Anche l'inventario ha subito degli stravolgimenti:
    dimenticate la banda nera che compariva in alto allo schermo, ora anche Broken
    Sword ha un'interfaccia circolare che fa tanto “Hi Tech” di questi tempi.
    Capitolo enigmi: non so se sia per la mia crescita “videoludica”, ma la
    difficoltà media degli enigmi mi sembra notevolmente ribassata, e ciò è forse un
    bene, visto che rende il gioco accessibile ad ogni tipo di utenza. Utenti
    esperti non disperate però: ci sono alcuni puzzle in grado di mettere in
    difficoltà anche i giocatori più scaltri e smaliziati. Non ho però
    particolarmente apprezzato l'abbondanza di enigmi “alla Tomb Raider”: sono
    troppi, infatti, i momenti in cui bisogna spostare delle casse e saltare da una
    all'altra per arrivare a destinazione. Se da un lato costituiscono
    un'innovazione per la serie, dall'altro sono risolvibili con un ragionamento
    risibile, ma soprattutto risultano ripetitivi. Inoltre, se in Tomb Raider la
    capacità si vedeva anche dal salto, in questo caso sarà tutto gestito dalla CPU,
    senza dare troppi patemi al giocatore, bensì togliendogli gran parte di
    soddisfazione. Per dare un ulteriore risalto all'azione, sono state inoltre
    inserite alcune sequenze che rievocano neanche troppo velatamente Dragon's
    Lair, o i più recenti Quick Time Event dell'immenso Shenmue: quando il
    protagonista sarà in pericolo di vita in tali scene, comparirà su schermo il
    tasto da premere il più tempestivamente possibile. Su ottimi livelli anche la
    longevità. Sebbene le ore complessive siano probabilmente inferiori ai
    precedenti capitoli, si attesta comunque abbondantemente al di sopra dello
    standard attuale, regalandovi circa una ventina di ore di grande avventura.

    Conclusioni

    Partendo dal presupposto che ho amato gli episodi apparsi su PsOne, non posso
    negare di avere trovato molti punti in comune con il passato anche in questo
    nuovo capitolo: un'ottima trama, unita ad una giocabilità comunque buona e ad
    un doppiaggio sopra le righe, fanno di questo Broken Sword un titolo molto
    buono, ma che difficilmente verrà ricordato in futuro come invece succederà per
    i primi due capitoli, che meritano di rientrare nella categoria delle pietre
    miliari della storia dei videogiochi. Inutile dire che se siete fan di George e
    Nico dovrete correre dal vostro negoziante di fiducia, ma mi sento comunque di
    consigliare questo titolo anche ai neofiti come avvicinamento ad un genere che è
    stato probabilmente accantonato con troppa fretta, ma che per fortuna
    ultimamente sta ritornando ai fasti del passato. Immaginare un Broken Sword 4,
    sebbene fuori programma, dunque, è tutt'altro che vietato; in fondo sognare è
    lecito...

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