Recensione Brute Force

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Brute Force - 253

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Disponibile per
  • Xbox
  • Quasi come Duke Nuke'em Forever...

    Dal memorabile giorno della
    commercializzazione e consacrazione di Halo, la comunità di videogiocatori
    legata alla console Microsoft ha sempre atteso con ansia che venisse prodotto
    almeno un altro titolo della stessa qualità e questo desiderio ha visto da
    subito la possibilità di concretizzarsi in Brute Force. Lo shooter strategico in
    terza persona dei Digital Anvil di Chris Roberts (Wing Commander), conosciuti
    per Starlacer e Freelancer prima di essere aquisiti da Mircrosoft, è stato
    paradossalmente il primo di Microsoft Game Studios ad essere annunciato due anni
    fa e avrebbe dovuto seguire a breve termine l’entrata in commercio della
    macchina, ma numerosi ritardi, problemi di coding e profonde revisioni nel
    sistema di gioco, hanno ritardato notevolente l’appuntamento con il pubblico e
    con la critica.

    ahhh la
    criogenia!

    Lo scenario delle vicende narrate in Brute Force, attinge a
    piene mani alle “novelle” scritte da Dean Wesley Smith, che raccolte in un
    libro, sono state pubblicate pochi mesi prima della trasposizione videoludica e
    possono essere considerate a tutti gli effetti il prologo di quanto accade in
    Brute Force. In un futuro non molto remoto il genere umano, unito nella
    confederazione dei mondi alleati ha imposto la propria egemonia su diverse
    galassie, colonizzando e saccheggiando. In queste epoche così tumultuose la
    superiorità della confederazione non viene imposta con attacchi violenti ed
    appariscenti, ma in una maniera più sottile ed invisibile, attraverso l’utilizzo
    di piccole unità di operativi altamente specializzati. A garantire la continua
    disponibilità di operativi, la confederazione ha sviluppato una potente
    tecnologia di clonazione in grado di creare esatte copie adulte di ogni
    operativo e di mantenere anche ricordi e conoscenze attraverso il recupero delle
    unità di memoria artificialmente installate in ognuno di loro. Inizialmente nei
    panni di un singolo operativo, saremo risvegliati dalla fredda cella di
    mantenimento dei cloni per sedare alcune piccole rivolte di pochi mercenari, per
    poi capire che si trattava solo della punta dell’iceberg di una trama che ci
    porterà sui diversi pianeti controllati dalla confederazione.

    A.I. Team

    Durante la
    prima missione che ci sarà affidata, saremo al controllo di Tex e avremo la
    possibilità di far pratica col già comunque familiare sistema di controllo,
    familiare perché richiama in maniera imbarazzante quanto sperimentato con
    successo in Halo. La visuale, come risaputo, è in terza persona e leggermente
    alzata sulle spalle del personaggio in modo da permettere una buona vista sullo
    scenario, oltre che sul nostro e sugli altri personaggi; il puntatore per la
    mira/vista è dotato di una utilissima accelerazione che aiuta non poco a mirare
    a qualsiasi distanza si trovi il nostro obbiettivo ed in generale gli stick
    analogici rispondono perfettamente ed in maniera progressiva ad ogni comando
    impartito, sia che si renda necessario un controllo lento e preciso, che nelle
    situazioni più frenetiche. Proseguendo con le missioni, altri tre operativi,
    introdotti da splendidi filmati in fmw, verranno uno alla volta affiancati a
    Tex, aggiungendo al titolo una forte componente tattica dal momento che ogni
    personaggio a nostra disposizione possiede caratteristiche uniche che lo rendono
    adeguato a particolari situazioni. Nel dettaglio Tex risulta essere il
    personaggio dotato di maggiore resistenza agli attacchi, possiede la capacità di
    trasportare due armi di tipo pesante(oltre a medikit e vari tipi di granate,
    come anche item comuni a tutto il gruppo), di disinnescare le mine e di eseguire
    un attacco berserk utilizzando entrambe le armi trasportate per un limitato
    periodo di tempo; Brutus, il secondo operativo che entrerà a far parte della 23°
    unità Brute Force, è un alieno della razza Ferale alleata alla confederazione;
    può trasportare un’arma pesante ed un fucile leggero, presenta una resistenza
    minore di quanta ne ha Tex, ma ha la temporanea capacità di visione simil
    termica, durante la quale può eseguire delle letali cariche verso i nemici e
    rigenerare lentamente il livello di salute. Più avanti alla Brute Force si
    affiancherà anche la veloce Hawk, capace di trasportare solamente un fucile
    leggero ed una pistola e dotata della minore resistenza di tutta la squadra, ma
    in grado di rendersi temporaneamente invisibile e di effettuare attacchi corpo a
    corpo tramite una lama letale al singolo colpo; ed infine alla nostra unità si
    unirà anche la cyborg Flint, dotata di poca più resistenza di Hawk ed in grado
    di trasportare un fucile leggero ed una pistola, ma in più capace di incrementi
    maggiori col fucile da cecchino e di una temporanea automira. Ne consegue che in
    Brute Force avremo la possibilità, ma non l’obbligo, di risolvere le situazioni
    belliche in maniera ragionata, sfruttando le peculiari caratteristiche di ogni
    personaggio e la conformazione degli stages. Il controllo dell’intero team dei
    quattro personaggi è garantito dalla possibilità di passare istantaneamente
    dall’uno all’altro a discrezione del giocatore e dai discreti ordini che è
    possibile impartire ad ogni singolo membro della brute force; è possibile fare
    richiesta di copertura, imporre ad uno o più operativi l’assunzione di un
    medikit, imporre di stare fermi, permettere loro di far fuoco a vista, di
    forzare uno o più membri ad utilizzare il proprio potere specifico ed infine è
    possibile ordinare di raggiungere un qualunque punto visibile dello stage. Ad
    una così discreta possibilità di controllo sui propri operativi, si affianca
    un’altrettanto buona intelligenza artificiale a muoverli, quando non sono sotto
    il controllo del giocatore, i nostri compagni cercheranno copertura se sono
    sotto attacco ed utilizzeranno dei medikit se ne avranno possibilità, ma la loro
    riluttanza alla ritirata li vedrà speso cadere in imboscate senza via di scampo
    e in questo l’intervento diretto del giocatore a volte si rivela come l’unica
    soluzione alla disfatta prematura del team. Sempre restando in tema di
    intelligenza artificiale, i nostri nemici si dimostrano molto astuti ed in grado
    di tecniche di guerriglia paragonabili a quanto visto per gli elite in Halo,
    saranno impavidi in gruppo e cercheranno riparo da soli, eviteranno ad ogni
    costo le granate e saranno a loro volta capaci di utilizzare le loro al meglio
    ed inoltre le loro strategie varieranno dipendentemente alla situazione corrente
    e soprattutto di razza in razza, oltre che ovviamente in relazione al livello di
    difficoltà prescelto. Forti del nostro team di operativi saremo impegnati in
    diciotto missioni su sei differenti pianeti e dunque scenari, ogni missione è
    preceduta da un breve briefing rappresentato da una sequenza in fmw nella quale
    sono brevemente illustrati i punti chiave e gli obiettivi da portare a termine.
    Nel corso delle missioni saremo assistiti vocalmente da un nostro superiore
    prodigo di consigli e da un radar sul quale sono indicate le posizioni dei
    nemici e dei luoghi da raggiungere, a questo va aggiunto che ad ogni punto di
    controllo sul radar che raggiungiamo, corrisponde un salvataggio istantaneo. La
    perdita dei nostri compagni non porta al termine della missione come invece
    accade in caso di morte di tutto il team, ma in questo caso abbiamo la
    possibilità di clonare l’intero Brute Force e continuare dall’esatto punto di
    game over sfruttando i crediti guadagnati nelle precedenti missioni, anche se
    ciò andrà ad assottigliare i nostri fondi e a diminuire il punteggio ottenibile
    a fine missione.

    Ad ogniuno il suo

    Ad arricchire ulteriormente l’esperienza di gioco offerta da
    Brute Force, il titolo dei Digital Avril offre un completo supporto multiplayer
    in split screen ed in system link, ma pecca gravemente della totale mancanza di
    gioco sulla rete Live, presente solo sotto forma di contenuti scaricabili.
    Avremo dunque la possibilità di affrontare la modalità campagna per la sua
    integrità al fianco di altri amici per un totale massimo di quattro giocatori,
    sia in split screen che sfruttando una rete locale con altre console fino ad un
    numero massimo di quattro xbox; in questo modo ogni giocatore controllerà uno
    degli operativi del Brute Force, oppure se non si è in quattro, sarà comunque
    presente la possibilità di switchare personaggio tra quello che ci si è
    assegnato ed i rimanenti controllati dall' IA. Sono presenti inoltre due
    modalità Deathmatch che incrementano il numero di giocatori ad un massimo di
    otto per il system link; il classico tutti contro tutti, nel quale ogni
    giocatore è al controllo unicamente del proprio personaggio, ed un più tattico
    Deathmatch a squadre nel quale ogni giocatore controlla un intero team di
    quattro operativi, per i quali vale esattamente quanto detto per la modalità
    campagna, inclusa la buona intelligenza artificiale che li muove. I personaggi
    controllabili nelle modalità Deathmatch non appartengono solamente al Brute
    Force, ma anche alle varie fazioni contro le quali si combatte nella modalità
    campagna, ma per sbloccarli occorre recuperare i rispettivi frammenti di dna
    distribuiti in ogni stage durante la modalità principale ed inoltre va fatto
    presente che il recupero del dna di un personaggio lo rende utilizzabile
    unicamente nel deathmatch in singolo, mentre per poter disporre dell’intero team
    relativo, bisogna recuperare le sequenza di dna di ogni singolo membro. Un
    ultimo importante appunto RIGUARDO IL MULTIPLAYER VIA SYSTEM LINK, riguarda
    l’impossibilità di stabilire una connessione se le console in rete locale hanno
    un differente settaggio della frequenza di visualizzazione. Sono stati segnalati
    da alcuni attenti membri del nostro forum dei problemi a riguardo e dunque in
    fase di review si è preferito ritardare questa second opinion, a costo di
    testare il gioco in rete locale ed effettivamente abbiamo riscontrato un
    leggerissimo lag quando le console linkate in rete sono quattro e soprattutto il
    mancato riconoscimento della rete locale da parte della o delle console che
    partecipano alla sezione, dovuta ad una differente frequenza impostata. In
    parole povere, SE LA CONSOLE CHE OSPITA LA SESSIONE DI GIOCO È IMPOSTATA COME
    MODALITÀ VIDEO A 50 HZ, LE ALTRE CONSOLE CHE SONO SETTATE A 60HZ NON SARANNO IN
    GRADO DI PARTECIPARE E VICEVERSA. Dunque, anche se incredibilmente non segnalato
    per vie ufficiali, la soluzione è semplicemente quella di IMPOSTARE TUTTE LE
    CONSOLE ALLO STESSO MODO, proprio come suggerito dai membri del forum.

    SciFi

    La
    cosmesi di Brute Force è senza ombra di dubbio uno dei punti migliori del
    titolo, è davvero difficile infatti non meravigliarsi dell’elevato numero di
    superfici mosse dal solidissimo motore grafico, che garantisce uno stabile e
    sempre gradevole frame rate di trenta fotogrammi al secondo, più che sufficienti
    per un titolo con questa impostazione. La modellazione dei personaggi e degli
    ambienti non fa assolutamente economia di poligoni e la dove eravamo abituati a
    vedere rocce innaturalmente spigolose, adesso questo sarà un fenomeno
    decisamente raro ed ogni elemento scenografico godrà di una modellazione molto
    “smooth”, così come i personaggi principali ricchi di particolari che potrebbero
    anche essere definiti futili per un gioco in terza persona; come mani
    perfettamente modellate, padiglioni auricolari solidi e ben modellati, movimento
    degli occhi e delle palpebre poligonali e della bocca, anch’essa poligonale con
    tanto di denti e lingua, sincronizzata alle frasi recitare dal personaggio anche
    durante il gameplay. A tutto questo va aggiunto una copertura di texture di
    qualità veramente rara e sopraffina, arricchite di bump mapping su tutte le
    superfici, fatta eccezione per alcuni elementi decorativi, ed in alcuni casi
    anche di environment mapping precalcolato e cubemap, che dona una maggiore
    illusione di bassorilievo alle superfici. L’illuminazione generale sembra essere
    di tipo shading, ma la resa è comunque buona, i personaggi principali gondono di
    self shadow che proietta le loro stesse ombre sul loro corpo e ad impreziosire
    maggiormente l’impatto grafico del titolo, sono stati aggiunti filtri di blur ad
    enfatizzare il basso stato di salute dei personaggi quando si è agli sgoccioli,
    filtri che simulano visioni termiche ed un funzionalissimo filtro di blooming,
    che in prossimità di luci particolarmente intense, simula quel tipo di fenomeno
    che va a coprire i contorni degli oggetti che vi si trovano di fronte, come già
    visto in Sprinter Cell. Le animazioni sono realizzate con la tecnica della
    cinematica inversa e ciò ha permesso di ottenere oltre ad un ottima
    interpolazione, anche delle stupende sequenze animate per quanto riguarda la
    caduta di un corpo morto e la conseguente perfetta conformazione alla superficie
    sulla quale si adagia, ma al tempo stesso si è peccato nel non attribuire un
    limite alla compenetrazione degli oggetti con se stessi ed in particolare per i
    personaggi nemici, che è possibile farli letteralmente annichilire in se stessi
    continuando a crivellarli di colpi quando sono già a terra, prima che con poco
    gusto si dissolvano nel nulla. Gli effetti particellari sono riprodotti con
    buona cura, ma lo stesso purtroppo non può essere detto per le esplosioni, a
    volte davvero anonime e sotto tono, così come la scarsa interattività degli
    scenari, a tal punto che in quelle rare occasioni che avremo la possibilità di
    mettere i piedi in acqua, sarà come passare per una superficie attraversabile
    che non fa una piega alla nostra presenza, ne ai colpi di arma che possiamo
    provare a spararvi, che produrranno tristemente lo stesso effetto particellare
    utilizzato per gli impatti dei proiettili con il suolo o la roccia, al contrario
    per fortuna delle granate che esplodendo solleveranno un’apprezzabile colonna
    d’acqua. Sempre restando in tema di problemi, anche se si tratta come al solito
    di voler cercare il pelo nell’uovo di fronte a tanta magnificenza, possiamo dire
    che a volte la palette di colori utilizzata appare essere forse un po’ troppo
    scura e ciò alla lunga affatica e rende difficile apprezzare ogni dettaglio e a
    volte addirittura orientarsi. Se si prova a zoomare attraverso delle trasparenze
    multiple, come gli effetti di fumo, assistiamo a notevoli cali di frame rate,
    che poi rappresentano gli unici casi uniti agli sporadici rallentamenti in split
    screen in quattro; continuando in questo relativamente poco utile elenco di
    difetti veniali, possiamo citare i pochi casi in cui si scorge la linea di
    clipping disegnare in lontananza lo scenario che compare dal nulla, specialmente
    negli stages sul pianeta dei Ferali, dove è anche visibile un problema di w
    buffer che produce sovrapposizioni alternate di superfici complanari e nello
    specifico accade in alcuni frangenti, guardando verso l’alto degli alberi fra le
    fronde più alte, arricchite tra l’altro di un notevole effetto blooming. Per
    quanto riguarda il tipo di segnale, possiamo dire che anche Brute Force rientra
    in quella schiera sempre più numerosa di titoli xbox che non hanno la
    sincronizzazione verticale abilitata, ma per fortuna tale discordanza di
    sincronia è raramente percettibile durante tutta la durata del gioco, sono
    ottimizzati inoltre sia i 50 che i 60Hz, ma purtroppo non sono supportati i
    16:9.

    HiFi

    Il comparto audio, così come quello visivo dimostra una notevole cura
    nella pulizia del suono e nella buona opera di doppiaggio nel nostro idioma, con
    alcune voci a noi già note come il doppiatore di Master Chief che per questo
    titolo ha prestato la sua voce a Tex. I nostri ostri operativi sono in continuo
    contatto audio con il loro superiore e scambiano brevi frasi tra loro ad ogni
    ordine impartito, manifestano verbalmente dolore, esaltazione per un attacco
    andato clamorosamente a segno, stupore per visioni particolarmente evocative,
    commentano in maniera seria e a volte buffa gli eventi appena accaduti e
    lanciano degli avvisi come per granata in arrivo od altro. Lo stesso avviene sul
    versante nemico, con gli ostili che ignari della nostra assenza a volte sparlano
    della Brute Force o addirittura vaneggiano su quanto desiderano vederci a terra,
    ma che quando si avvolgono di noi si fanno forza con incitazioni e minacce,
    avvertono quando si vedono ricevere delle granate o sono in cerca di riparo e
    anche tra loro qualche battuta buffa ogni tanto viene fuori ad alleggerire la
    tensione. Gi effetti sonori associati alle armi ed effetti in genere, sono
    decisamente numerosi e sempre adeguati dando una buona idea di pesantezza e
    potenza in ogni occasione, ma per alcune armi va fatto presente che l’fx
    associato produce un leggero fruscio al termine della sua esecuzione, nulla di
    fastidioso comunque. La sensazione di essere negli ambienti di Brute Force è
    incrementata da numerosi effetti sonori ambientali, atti a riprodurre
    l’atmosfera tipica di ognuno dei sei pianeti che si esploreranno ed in questo è
    di grande aiuto il dolby digital 5.1 che rende davvero molto bene in questi
    contesti. Infine le musiche, pur non variando in maniera dinamica come sarebbe
    stato auspicabile, svolgono ottimamente il loro lavoro, adattandosi molto bene
    al tipo di scenario ed essendo nel contempo molto gradevoli.

    Modus
    Operandi

    Brute Force è
    nel complesso un titolo curato e ben realizzato, molto orientato verso il
    multiplayer, ma paradossalmente non giocabile in Live!. Imponente a livello
    visivo e sonoro, ma palesemente povero di un proprio stile omogeneo su entrambi
    i versanti ,a tal punto che sono numerosi i richiami alle atmosfere tipiche di
    produzioni cinematografiche come Aliens, o videoludiche come lo stesso Halo. La
    trama sembra a vere buone premesse, ma si sviluppa in maniera poco visibile
    sotto gli occhi del giocatore, fino a passare in secondo piano di fronte alle
    singole missioni molto spesso nemmeno legate tra di loro. Longevo grazie alla
    possibilità di scaricare futuri contenuti aggiuntivi, grazie delle numerose e
    durature missioni, nelle quali si ha anche l’incentivo a scovare tutti i
    frammenti di dna e ad ottenere punteggi sempre più alti e soprattutto grazie ad
    un esteso anche se non perfetto supporto per il multiplayer. Lodevole la
    capacità di questo titolo di essere giocato in maniera molto differente da
    giocatore a giocatore, pur essendo basato sulla cooperazione infatti, non c’è
    alcun obbligo ad intraprendere le missioni di Brute Force con logica e tattica,
    ansichè con un approccio più diretto e confusionario. Non abbiamo l’obbligo di
    controllare tutti i nostri operativi, né di aspettarli, né di tenerli in vita e
    la possibilità di continuare fino ad esaurimento credito, cosa per altro molto
    difficile, unita a quella di proseguire nell’esatto punto di morte e ad un
    livello di difficoltà che se settato al primo dei tre disponibili risulta
    davvero risibile, rendono questo titolo tranquillamente affrontabile come un
    normale sparattutto in singolo. Costringere un giocatore a comportarsi in alcuni
    modi, porta necessariamente a ridurre il numero di appassionati per un titolo,
    mentre lasciare libero arbitrio come fa Brute Force è di certo un bene come
    anche un rischio, il rischio di non far apprezzare fino in fondo il proprio
    lavoro a molti videogiocatori. E’ innegabile infatti che proprio questa ottima
    caratteristica di Brute Force, rappresenta anche il più grande punto di
    debolezza e di discordia e ciò è testimoniato anche dal numero esiguo di ore
    impiegato per completare il titolo da parte di persone che non hanno gradito
    l’impostazione tattica e di conseguenza l’intero gioco ed hanno intrapreso le
    missioni con più leggerezza (circa sei ore), nei confronti di chi lo ha giocato
    per quello che realmente offre impiegando molto più tempo per completarlo (circa
    venti ore), ma di certo apprezzando fino in fondo la componente
    tattico-cooperativa. In più ciò che possiamo consigliare è di non cercare in
    Brute Force un nuovo Halo, come in molti hanno fatto fino a criticare
    addirittura che il gioco sia in terza persona e se in questa second opinion sono
    stati fatti dei paragoni tra i due, è solo per rimarcare alcune somiglianze
    tecniche e nulla di più. Nonostante le fasi finali di programmazione abbia
    partecipato Bungie e il sistema di controllo e dei menu ricalchi quello di Halo,
    il titolo dei Digital Avril ha un’impostazione molto diversa e non ha mai avuto
    la pretesa di scontrarsi con il re degli fps, piuttosto di affiancarvisi come
    valido complemento.

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