Recensione Burnout Dominator

Il Racing-Game Criterion si schianta su Playstation Portable

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  • PS2
  • Psp
  • Fast and Furious

    “Crash”. Chi non conosce la celebre onomatopea, usata come figura retorica per riprodurre il rumore dello schianto di un determinato oggetto, sia esso di grandi o piccole dimensioni. "Crash" è il suono del vetro che si infrange, del parabrezza che esplode in centinaia di frammmenti.
    Ma "Crash" è anche l’onomatopea della catastrofe. Ed evidentemente, dopo ben 3 episodi di qualità altalenante (Takedown, Revenge e Legends) il suono della catastrofe si faceva sempre più nitido per la serie Burnout.
    Fortuna vuole che la nuova generazione può essere considerata un vero e proprio toccasana per l’intero mercato dei seguiti, offrendo nuove possibilità tecniche e ludiche per rinfrescare franchise che iniziano a soffrire il peso del tempo.
    Ma Electronic Arts è di diverso avviso, ed ha un conto in sospeso con la vecchia generazione di console. Portatili inclusi.

    Total Destruction

    La prima volta che si gioca a Burnout Dominator non si può non rimanere esterrefatti dinanzi a quanta meraviglia grafica giri sotto i nostri occhi, calcolata da una PSP quasi al massimo delle sue potenzialità.
    E’ impossibile non tessere lodi senza fine per l’aspetto visivo del gioco, che sorpassa di colpo quello di quasi tutti i concorrenti, almeno per la realizzazione di piste e texture, tanto da rendere questa versione portatile molto simile alla controparte casalinga. I modelli delle vetture (tutti non reali anche se vagamente somiglianti a modelli esistenti) sono volutamente semplicistici, particolareggiati quanto basta per renderelr appetibili. Le piste stupiscono in quanto ad estensione della visuale, con costruzioni poligonali che circondano il nastro d’asfalto impressionanti e realistiche allo stesso tempo, anche grazie ad un sapiente uso dei colori; nessun difetto grafico è minimamente percepibile, sono assenti scalette e flickerii, tutto si muove fluidamente senza il minimo rallentamento, anche nelle situazioni più concitate (e vi garantiamo che ne vedrete parecchie).
    Tutti gli effetti a cui siamo ormai abituati nei racing game sono presenti: dalla mappatura ambientale sul nostro veicolo, al riflesso del sole sull’asfalto e sui grattacieli; non mancano il fumo delle sgommate, i ritorni di fiamma degli scarichi, le scintille prodotte dal contatto con i bordi e con le altre auto in caso d’incidente (e qui un plauso è d’obbligo data la loro eccellente fattura), oggetti animati a bordo pista... tutto quanto è presente ed è realizzato in maniera impeccabile. Il sonoro ci propone musiche all’altezza, basate su uno stile rockeggiante che ben si adatta allo spirito del gioco (Avril Lavigne compresa).
    Ma è la velocità del gioco a stupire, ineccepibile in tutte le situazioni ed in qualsiasi visuale la sensazione di correre sempre al limite è sempre presente e non verrà mai rovinata da spiacevoli rallentamenti o perdite di frame.

    Rush Your Engines

    Le auto avversarie sono ostiche quanto basta, commetteranno errori e genereranno incredibili incidenti mostrando, quindi, un’IA variabile ma non priva di incertezze.
    I vari modelli di autovetture si differenziano per 3 caratteristiche: accelerazione, controllo e velocità massima. Ogni tipo di automobile ha un comportamento diverso dalle altre, influenzato dal suo peso e dalla potenza del motore.
    Le gare si articolano su strade aperte al traffico, a volte simili a circuiti chiusi (chiuse a loop), oppure aperte, con un punto di inizio differente dal punto di arrivo, la lunghezza delle piste è variabile così come il numero dei giri che sarete destinati ad affrontare, che aumenterà in relazione al grado di difficoltà che raggiungerete. Lungo i percorsi saranno disseminati i classici chekpoint da raggiungere in un tempo determinato, pena la perdita della sfida.
    Vincendo le varie competizioni sarà possibile guadganare nuovi circuiti, nuove modalità e nuove auto segrete. Ma le proposte non terminano nel vincere semplicemente su tutti i circuiti: eliminata a malincuore la modalità “Schianto” (in cui bisognava scagliarsi in mezzo al traffico cercando di causare più incidenti possibili), in questo nuovo capitolo troviamo la più ‘legale’ opzione “Attacco al traffico”, nella quale dovremo cercare di evitare le altre macchine guidando pericolosamente tra di esse, allo scopo di guadagnare più punti possibili. Oltre a questo, potremo dimostrare le nostre qualità di piloti anche nelle modalità Race, Road Rage, Time Attack e Maniac, inclusa un opzione chiamata Record Breaker, in cui potremo gareggiare sui circuiti senza essere condizionati da specifiche regole (in maniera simile ad un practice mode). La longevità del titolo è quindi sicuramente molto alta se confrontata agli altri esponenti del genere (Ridge Racer in primis). Ciliegina sulla torta, il fattore multiplayer, che oltre ad una modalità Wi-Fi Ad-Hoc offre anche la possibilità di scambiarsi i punteggi record e di scaricare nuovi tracciati, tramite un opzione chiamata "QG Burnout" (ma niente sfide online, spiacenti).
    Insomma, Burnout Dominator è estremamente vario per essere “solo” un arcade ed inoltre migliora tutti quegli aspetti che avevano fatto un pò storcere il naso negli ultimi episodi della serie (apparsi sulle console a 128 bit).
    L’andare contromano, il passare vicino alle auto senza toccarle o effettuare le curve in derapata sono alcune delle azioni che andranno a riempire la barra del turbo posta in basso a sinistra, che una volta piena potrà essere utilizzata per dare al nostro mezzo un spinta degna del miglior impianto NOS di Fast and Furious. In questo modo, guidando in modo alquanto spericolato e speronando gli avversari per mandarli fuori strada, sarà possibile inanellare un numero incredibile di "Takedown" a catena, essenziali per svelare utilissime scorciatorie (abbattendo barriere altrimenti non oltrepassabili) o magari per sbloccare vari bonus extra. Galvanizzante.

    Burnout Dominator Burnout DominatorVersione Analizzata PSPIl gioco Electronic Arts non ridefinisce neppure di un millimetro il genere dei racing-game, ma rappresenta a tutti gli effetti la summa dell’esperienza accumulata da Criterion nella generazione a 128 bit. Burnout Dominator rappresenta la riscossa di una serie che, con gli anni, aveva perso parte del suo fascino indiscusso. Un titolo capace di regalare le giuste soddisfazioni, sia nel caso siate amanti degli arcade vecchio stampo che dei più realistici “Real Driving Simulator”. Nel bene e nel male. L’alchimia di velocità ed incidenti spettacolari alla base del gameplay offre su schermo un’esperienza varia e di rado noiosa, in cui il modello di guida risponde con precisione alle esigenze di credibilità e manegevolezza (soprattutto considerato il “piccolo” schermo della PSP). Inoltre, la presenza di tantissime modalità (ognuna diversa dall’altra), un comparto tecnico al top della categoria e la prorompente scarica di adrenalina che ne consegue, faranno stazionare l’UMD nella console Sony per parecchio tempo, come raramente accade con titoli di questo genere. Detto questo, non ci resta che salutare la saga Criterion con un plauso incondizionato, con la promessa di tornare in pista il più presto possibile. Arrivederci Burnout. Arrivederci nella nuova generazione.

    8

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