Recensione Burnout Paradise

Il paradiso dei racing game?

Burnout Paradise
Recensione: Xbox 360
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Oltre i limiti

    Burnout Paradise è il primo esponente della famosa serie Criterion ad essere stato pensato non tanto per la nuova generazione, ma nella nuova generazione. Lo sviluppo del prodotto è infatti evoluto all'interno delle logiche produttive degli ultimi anni, votate al superamento dei limiti tecnici e dirette a saziare gli appetiti di un pubblico esigente e ben informato. Abbandonati dunque i propositi di vendetta e dominazione, EA ricerca la via per il paradiso, fatto - nel caso di Burnout - di velocità ed adrenalina, di spettacolo e frenesia. E questa via si concretizza, stavolta, nel totale abbandono di un'impostazione costrittiva e limitante come quella della navigazione fra menù. Ad essa, in Paradise è sostituito il viaggio continuo e fluido attraverso un'intera città, che funge da immenso contenitore per le prodezze di innumerevoli piloti virtuali.

    Take me down to Paradise City

    Scesi in strada, l'impatto con Burnout Paradise è devastante. Di fronte agli occhi del giocatore si apre una città immensa, fatta di strade e traffico, di curve ed incroci. Il grande parco giochi di un pilota senza regole, costruito con un occhio di riguardo per le esigenti richieste di varietà dei videogiocatori e concedendo ampi tributi agli scorci paesaggistici tipici della serie. Un breve giro d'esplorazione permette di apprezzare e familiarizzare con la grande composizione urbana, che lascia spazio, sulle montagne ad est, a strade rurali e panoramiche. Attraversare tutta Paradise City è come fare un lungo bagno nell'immaginario visivo tipico della saga, fino a riconoscere tutte le tipologie di percorso che si sono affrontate nella lunga storia di Burnout, stavolta incasellate ad arte in un mosaico di Highway e vie provinciali. Corse spericolate sul lungomare, gare serrate fra i tunnel e i piloni delle sopraelevate, giri lanciati sui tortuosi sentieri montani, folli velocità raggiunte sui lunghi ponti sospesi. Burnout sembra offrire al giocatore la possibilità di saziare ogni voglia, e fin dai primi istanti lo irretisce e lo provoca ad ogni incrocio, invitandolo a gareggiare nelle più disparate competizioni. Ed il passaggio dall'esplorazione libera all'agonismo senza freni avviene immediatamente e con pochi preamboli. Basta fermarsi di fronte ad un semaforo e raccogliere la sfida, esibendo una provocatoria sgommata. Uno scheletrico briefing segnala gli obiettivi della gara, e questa prende il via. La furia si consuma sulle strade, la competizione si spegne al traguardo, e conduce l'utente in altri luoghi, lasciandolo di nuovo al suo girovagare, di fronte ad altri incroci ed altri panorami. Burnout, insomma, non concede sosta: col ritmo incalzante della soundtrack e gli interventi vocali di Dj Atomika (ogni pilota che si rispetti è sintonizzato su Crash FM), ma soprattutto con l'immensa gamma di competizioni da affrontare e di Hot Spot da scoprire, spinge il giocatore ad un impegno continuo, ad un girovagare attivo e guidato dagli istinti.

    ...where the grass is green and the girls are pretty

    Superata la meraviglia delle prime fasi di gioco, è possibile riorganizzare le idee e cercare di completare con metodo meno empirico le competizioni e gli obiettivi proposti. La struttura principale di Burnout Paradise prevede la possibilità perfezionare le proprie doti di guida e dimostrare il proprio valore sulle strade superando varie tipologie di sfida e guadagnando, in tal maniera, patenti sempre più “prestigiose”. E' necessario, per passare di categoria, accumulare un ben preciso numero di vittorie, al raggiungimento del quale si verrà premiati anche con una vettura bonus. E' ovviamente possibile avviare qualsiasi gara ed in qualsiasi ordine, e l'ottenimento di una nuova patente “ripulirà” il tabellone delle vittorie e permetterà di selezionare nuovamente sfide già superate. La gamma di competizioni si muove sostanzialmente fra le classiche tipologie sperimentate nei precedenti Burnout. Alla semplice Gara si affiancano la Furia Stradale, combattuta a suon di Takedown, la Prova Stunt, in cui è necessario accumulare punteggio esibendosi nelle acrobazie più spericolate, e l'Uomo nel Mirino, in cui oltre a raggiungere una determinata locazione, sarà necessario sopravvivere agli assalti ben determinati di innumerevoli avversari disposti a tutto pur di ridurre ad un rottame la nostra vettura. E' possibile poi superare le sfide Burning Route, prove a tempo simili ai vecchi Giri Lanciati, pensate ciascuna per una diversa tipologia di vettura. Del resto, è sufficiente dare un'occhiata allo sfascia carrozze dopo aver guadagnato qualche auto, per accorgersi che ciascuna ha le sue particolarità, che la differenziano dalle altre per la potenza del Turbo, la Velocità massima e la Resistenza agli urti. Non solo: le auto sono divise in tre categorie, ciascuna delle quali ha un sistema diverso per accumulare ed utilizzare il turbo. Se la categoria “aggressività” permette di guadagnare nitro urtando oggetti e vetture, e di estendere la barra ad ogni takedown, la categoria “velocità” premia invece una guida più pulita, permettendo di attivare il boost solo a completo riempimento della barra e di ottenere dei “burnout” nel caso si riesca ad esaurirla completamente. La categoria più bilanciata è invece “stunt”, il classico sistema in cui l'incremento del turbo è legato all'esecuzione di acrobazie e interventi di guida spericolata.
    Se durante le prime fasi di gioco è possibile completare le gare con ogni tipologia di vettura, salendo di graduatoria le sfide si faranno sempre più difficili. Pensare di poter infliggere una ventina di Takedown nella furia stradale senza una macchina resistente, o di accumulare lunghe combo acrobatiche senza il dinamismo del turbo in versione “stunt” è semplicemente assurdo, e per raggiungere i risultati sperati si dovrà visitare spesso il prezioso sfascia carrozze, in cui sarà possibile reperire ogni modello di auto conquistato sulle strade. Proprio il completamento della collezione di auto (75 vetture disponibili) si intreccia in vario modo con il superamento delle gare. Oltre a guadagnare auto bonus superando le sfide Burning Route o passando di categoria, in molti casi, dopo una vittoria, si verrà informati dell'arrivo a Paradise City di un pilota alla guida di un mezzo particolare. Le peregrinazioni senza meta per le strade della città potrebbero dunque portare ad incontrarlo: eseguire su di lui un takedown significherà guadagnare il suo bolide.
    Il sistema globale di punteggi e meriti funziona alla grande, creando una continuità eccellente fra fasi “esplorative” e gare. Purtroppo l'organizzazione stessa della struttura ludica, incentrata sulla libertà concessa al giocatore, penalizza non poco la tipologia di gara classica, che diventa una pratica meno divertente di quanto sarebbe lecito attendere. Nelle sfide contro altri 7 piloti, infatti, il giocatore si troverà quasi sempre spiazzato dal groviglio di incroci, oppresso in questo caso dalla necessità di seguire il percorso migliore e non prendere deviazioni infelici. La serie di indicazioni a schermo (che consiglia le svolte grazie ai cartelli lampeggianti al margine superiore) o la mini-mappa nell'angolo inferiore non sono di particolare aiuto, alle folli velocità in cui si è lanciati. Capita spesso di mancare una svolta, ed essere costretti a selezionare la mappa, interrompendo l'azione per pianificare il proprio percorso. Anche in questo caso, tuttavia, sembra riconoscere nei piloti avversari un comportamento fin troppo indulgente, quasi che qualche errore da parte del giocatore fosse previsto, e si volesse concedere la facoltà di rimediare. Così, capita che perdere le Gare classiche sia in Burnout un'impresa molto difficile, a discapito del senso di sfida e nonostante il disorientamento che è impossibile non avvertire.
    Dopo qualche ora di gioco non si fa fatica a capire che Burnout Paradise è strutturato per glorificare altre attività. I giri veloci, le sfide Stunt, le sportellate della Furia Stradale si trovano perfettamente a loro agio nella grande libertà concessa all'utente. In ogni caso la necessità di affrontare le Gare non è affatto opprimente: anzi è un buon sistema per attraversare tutta la città guadagnando, al contempo, qualche riconoscimento. Ma in generale è opportuno sottolineare che Paradise mira soprattutto a rendere onore ad un approccio molto meno metodico rispetto a quello di un qualsiasi racing game: offre invece la possibilità di un “girovagare” discontinuo e libero da ogni vincolo, che riesce a divertire anche solo grazie agli incidenti spettacolari (inquadrati da una sapiente regia), o alla scoperta di scorciatoie segrete, cartelli da distruggere, super-salti da fotografare (per una mole impressionante di “Collectibles”). O ancora per la possibilità di attivare, in qualsiasi momento, la folle modalità “Spettacolo”, in cui la barra del turbo viene utilizzata per far rimbalzare il rottame del proprio bolide contro le auto e produrre un incredibile quantitativo di danni.
    Alcuni giocatori potrebbero avvertire una generale “inconsistenza” di fondo, in special modo nelle fasi iniziali, in cui ogni sfida appare davvero semplice da portare a termine. Sotto questo aspetto, l'ultimo Burnout sarà ben gradito a chi adora la filosofia del “Pick up and Play”, ed insomma quella propensione ad prediligere le attività fini a se stesse.

    Fortunatamente per chi cerca un tipo di sfida più sostanzioso, la modalità Online di Burnout Paradise rende ben più gradevole tutta l'offerta. Senza soluzione di continuità, il pilota può passare dalla sua rassicurante città offline agli scontri in rete, per affrontare varie modalità, invitando magari gli amici connessi, o creando le proprie sfide grazie ad un menù di semplicità disarmante.
    Già il Freeburn Online, una sorta di “gara ai punti”, attribuiti grazie alle solite acrobazie (salti, avvitamenti, derapate, testacoda e contromano), giocata contro altri sette “pazzi al volante” diventa un'attività impegnativa e coinvolgente, giocata su di una furia di “rilanci” per determinare il record della partita.
    Se la cavano meglio anche le Gare semplici, che possono essere organizzate impostando meticolosamente i Checkpoint ad ogni incrocio, determinando dunque un ben preciso percorso che costringe i contendenti a restare in carreggiata (è possibile persino organizzare veri Circuiti). La determinazione degli avversari, la facilità di navigazione, il semplice sistema che permette di creare gare e accedere a sfide classificate, e la possibilità di collezionare Fotofinish ed altri scatti dei momenti salienti, nonché il netcode praticamente perfetto durante le partite, rendono la modalità online di Paradise uno dei punti di forza del prodotto. In rete incrementa non poco l'importanza strategica delle autofficine e dei distributori disseminati in tutta la città: se le prime permettono di riparare la vettura (e risultano indispensabili nelle Furie Stradali), il pieno di “turbo” che è possibile guadagnare attraversando i cancelli dei distributori diventa fondamentale per battere gli agguerriti piloti online.
    L'analisi non può che portare dunque a risultati positivi: gareggiare online diventa una pratica finalmente naturale, senza troppi caricamenti o tempi morti, ed un sistema di classifiche, assieme alla categorizzazione fra amici e rivali (che permette di eseguire le Vendette su chi ci ha inflitto Takedown), rende l'esperienza di gioco complementare a quella in singolo, in grado quindi di stimolare il giocatore trascinandolo alla ricerca dei migliori record in una continua spinta al miglioramento.

    The cars are pretty too

    Il rapporto fra qualità visiva e quantità di oggetti su schermo è forse l'elemento più incredibile, quando si consideri il comparto visivo di Burnout Paradise. La qualità del colpo d'occhio è elevatissima, in dipendenza dal numero di strutture che affollano i margini delle strade, e sebbene in certi momenti manchi un po' di pulizia, non si riesce a trovare particolari difetti al comparto tecnico dell'ultima fatica EA. Il framerate è stabile e continuo, la linea dell'orizzonte abbastanza vasta e non si verifica il Pop Up di alcun oggetto. Dal punto di vista prettamente stilistico si deve segnalare l'abuso del Bloom e, in generale, degli effetti di riflessione della luce, a creare una scena violentemente solare, colorata, sgargiante. I riflessi esagerati delle carrozzerie, le ombre poco influenti, dipingono una città paradisiaca, immersa nel caldo dei suoi tramonti e costantemente illuminata dal sole. Fortunatamente un set di texture assai efficaci riesce a dare spessore a tutti i luoghi di Paradise City, e regala una varietà cromatica di prim'ordine. Eccellente il lavoro eseguito sulla modellazione delle vetture: ogni auto “esibisce” fin dalle curve della sua livrea un ben preciso “carattere”, per un set di modelli vario ed ispirato. Ma è durante gli incidenti che il tripudio di scintille e rottami mostra tutta la potenza del motore fisico che gestisce le collisioni e le piroette dello scheletro metallico. Vetri che si infrangono in una marea di schegge, copertoni che saltano e cofani che si ripiegano su se stessi, avvitamenti mortali o bruschi frontali, per un set di reazioni credibile e al contempo spettacolare. Aiuta, certo, la regia con cui vengono inquadrati gli incidenti, i brevi istanti di “ralenti” prima dell'impatto, ad un set di campionature sonore, senza mezzi termini, eccelso. I rumori dello scontro, dai cristalli infranti allo stridore dell'asfalto, rendono imperdibile qualsiasi scontro imprevisto o voluto (anche se meno efficaci le immagini dei Takedown eseguiti sugli avversari). Il comparto acustico non si esaurisce ovviamente alle campionature sonore (buone e ben differenziate anche quelle dei motori), ma è composto soprattutto da una corposa colonna sonora, punteggiata dagli interventi vocali di DJ Atomika (nella versione USA la voce era maschile, in quella italiana è femminile). Questi risultano per altro doppiati ottimamente e ben tradotti, poco invasivi e simpatici da ascoltare al termine delle gare. Note altrettanto positive per la selezione di brani Rock e Metal che accompagnano le folli corse. C'è ovviamente qualche titolo che spicca su tutti gli altri (come la splendida Paradise City che accompagna gli istanti iniziali di qualsiasi partita), e non sempre gli interventi musicali hanno il “corpo” ed il carattere per coinvolgere il giocatore, ma questi inconvenienti risultano facilmente risolvibili grazie alla possibilità di personalizzare la tracklist. Scelto l'accompagnamento preferito, consigliamo di alzare il volume della musica, fra i protagonisti indiscussi del nuovo titolo Criterion.

    Burnout Paradise Burnout ParadiseVersione Analizzata PlayStation 3Burnout Paradise è un prodotto eccellente. Raccoglie l'eredita di tutti i precedenti capitoli della serie, fotografa gli scorci paesaggistici che l'hanno caratterizzata, e li colloca in una nuova dimensione, fatta di libertà e composta con le strade di una città immensa. La ricchezza di contenuti e la dimensione di totale indipendenza da ogni vincolo penalizza la gara classica, offrendo al giocatore una struttura meno costrittiva ma anche molto meno impegnativa da affrontare. L'esperienza offline di Paradise è dunque varia e ricca di spunti, ma non per tutti risulterà piena di gratifiche, a meno che non si cerchi soprattutto un comparto visivo ai massimi livelli, coinvolgimento sonoro assicurato e una spettacolarità onnipresente. In quest'ottica, la modalità Online completa l'offerta del titolo per rendergli la sostanza e la “sicurezza” che può scaturire, per ovvie ragioni, dalla presenza di un menù di selezione e di un tracciato ben definito (che poi è la sicurezza necessaria al buon funzionamento di ogni racing game classico). L'acquisto del titolo è fortemente consigliato a chi abbia l'abitudine di giocare online e, vista la semplicità di navigazione, anche a chi voglia affrontare per la prima volta le sfide in rete: del resto il comparto multiplayer di Burnout è il primo vero esempio di un sistema di nuova generazione (per quanto riguarda i Racing Game), saldamente integrato con le opzioni dell'hardware e supportato da ottimi server. Chi non abbia la volontà o il tempo di dedicarsi al gioco in rete, consideri il carattere intrinseco del gioco, che lo rende adattissimo al “Quick Play”, e punta molto sull'aspetto “esplorativo” e sull'impatto visivo. Chi cerca un prodotto del genere, sulla scia di un arcade nudo e crudo ma straordinariamente vario, troverà nell'ultimo Burnout un racing game paradisiaco.

    8.5

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