Burnout Paradise Remastered Recensione: Ritorno a Paradise City

A dieci anni dal lancio, Burnout Paradise torna sui nostri schermi con una versione rimasterizzata: siete pronti a sfrecciare nuovamente per Paradise City?

recensione Burnout Paradise Remastered Recensione: Ritorno a Paradise City
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sembra proprio che il 2018 sia destinato ad imporsi come l'anno della rivincita dei corsistici arcade. Con Gravel giunto da poco sugli scaffali e Onrush in dirittura d'arrivo, gli amanti delle esperienze di guida più scanzonate e meno rigorose avranno sicuramente pane per i loro denti. Quale momento migliore, dunque, per riscoprire anche il fascino immortale del caro vecchio Burnout Paradise? Il bolide targato Criterion, uscito originariamente su PlayStation 3, Xbox One e PC, sfreccia ora sulle console di nuova generazione con un'edizione rimasterizzata che ne tira a lucido la carrozzeria. Allacciate le cinture: è giunta l'ora di tornare a far danni in quel di Paradise City.

    Paradise City dieci anni fa

    Difficile non restare ammaliati dalla follia che anima il gioco di Criterion, dall'intricato level design di Paradise City e, forse ancor di più, della piccola Big Surf Island, un isolotto aggiuntivo (reso disponibile nel 2009 tramite DLC) così complesso e denso di scorciatoie da lasciare a bocca aperta anche il giocatore più scafato ed esigente.

    Burnout Paradise, prima declinazione open-world della serie, non propone una mappa sconfinata fine a se stessa, bensì una città di modeste dimensioni, eppure ricchissima di contenuti e attività da svolgere. A rendere il tutto così speciale è, tra le altre cose, l'efficacia con cui il gameplay forza il giocatore a sfruttare pienamente il terreno che lo circonda. Un aspetto accentuato dall'ampia presenza di parapetti, pilastri e divisori al centro e ai bordi delle strade, tutti ben disposti con l'unico scopo di fornire spunti continui per nuovi spettacolari "takedown", eliminazioni enfatizzate da appaganti sequenze al rallentatore, marchio di fabbrica della saga fin dagli albori. Ogni singolo elemento di gameplay sembra cucito perfettamente attorno a quella piccola, grande città. Ciascun collezionabile è perfettamente integrato con l'ambiente, e raccoglierli spesso ci porta a scoprire nuove porzioni della metropoli, nuovi potenziali scorciatoie o salti deliranti. Paradise City è chiaramente progettata per massimizzare la spettacolarità e favorire un'azione furibonda, priva di qualsiasi interruzione. Anche le sfide incarnano tutte la medesima filosofia alla base della produzione: ciascuna gara, ad esempio, ci chiederà di spostarci da una parte all'altra della città senza mai fornirci indizi particolari sulla strada da percorrere. Una scelta che lascia pieno controllo al giocatore e lo sprona ad apprendere il layout di Paradise City. Di fatto, Burnout Paradise è uno degli open-world più fedeli alle meccaniche ludiche del genere di appartenenza.

    Paradise City oggi

    Giocare di nuovo un titolo che non tocchiamo da quasi dieci anni, però, è sempre molto rischioso e potenzialmente sconvolgente: capita fin troppo spesso, del resto, di trovarsi di fronte un'opera ben diversa da come ce la ricordavamo, pronta a sbatterci in faccia quanto inclemente possa essere lo scorrere del tempo nei confronti delle grandi glorie del passato, che magari ricordavamo belli da mozzare il fiato, e che invece adesso mostrano inevitabilmente il fianco a problemi di gameplay o di natura tecnica.

    Anche Burnout Paradise, sebbene abbia resistito molto meglio di tanti altri (anche in virtù di una struttura assolutamente rivoluzionaria), inizia inevitabilmente a mostrare i primi acciacchi dell'età. La totale mancanza di fast travel, ad esempio, al giorno d'oggi risulta piuttosto anacronistica, così come la palese scarsità di traffico nelle strade. La varietà delle attività da svolgere, poi, non è così eccezionale come ci si potrebbe auspicare. Anche l'impossibilità di saltare le scene introduttive all'inizio di ogni gara è, a nostro avviso, una mancanza abbastanza ridicola: continuare a sentire la nostra cara amica DJ che ripete le stesse frasi in continuazione non è proprio il massimo del divertimento.

    Ma in fondo va bene così: avere la necessità di recarsi fisicamente da uno sfasciacarrozze per cambiare macchina può sembrare molto limitante, è vero, eppure resta perfettamente in linea con quanto dicevamo nel paragrafo precedente: sono tante piccole meccaniche capaci di spingerci ad esplorare ancora di più, a perderci nei meandri di quella città virtuale come avremmo fatto in una reale. Non è un caso che i punti di interesse non ancora scoperti non ci vengano segnalati in nessun modo fino a quando non li utilizzeremo almeno una volta. La mappa è tutto sommato abbastanza piccola, e le carrozzerie, i benzinai e gli sfasciacarrozze abbastanza diffusi. L'unico elemento del pacchetto che proprio non ci è piaciuto (anch'esso ereditato dalla produzione originale) è la gestione delle gare nei contenuti dell'espansione Big Surf Island, ovviamente sbloccata fin da subito in questa remastered. Gli sviluppatori hanno limitato la libertà del giocatore inserendo un inedito sistema di checkpoint che finisce per appiattire un po' la competizione. Una scelta probabilmente impostagli alle dimensioni ridotte dell'ambientazione, a causa delle quali si è reso necessario ripiegare sull'introduzione di gare pseudo-circolari su più giri, per le quali sarebbe stato impossibile lasciarci maggiore libertà di azione. Un vero peccato, vista la bellezza dell'ambientazione e la sua efficacia quando invece si tratta di fare baldoria. Tra salti mozzafiato e scorciatoie incredibili, questa nuova appendice di Burnout Paradise è praticamente la terra promessa delle sfide "stunt".

    Tuning in 4K

    Burnout Paradise, quando è uscito, si difendeva piuttosto bene anche tecnicamente. Se ne era fatto un gran parlare, all'epoca, in quanto uno dei pochi a "girare" meglio sulla console di Sony piuttosto che sulla piattaforma di Microsoft, al tempo considerata un vero e proprio punto di riferimento per i giochi multipiattaforma. Se siete tra coloro che lo hanno giocato su Xbox 360 sopportando qualche piccolo singhiozzo, è finalmente giunta l'ora di godervi il titolo di Criterion in tutto lo splendore dei 60fps, imprescindibili in un titolo del genere, che fa della velocità e della frenesia il proprio punto di forza.

    Per tutti gli altri, le modifiche tangibili sono molto poche. La risoluzione delle texture è stata aumentata notevolmente, così come quella di rendering, adesso ovviamente fissata a 1080p per entrambe le console. Se siete tra i fortunati possessori di Xbox One X e PS4 Pro, inoltre, potete aggiungere alla lista il supporto completo alla risoluzione 4K, un punto di forza non indifferente per chiunque possegga una TV in grado di sfruttarlo. Tutto il resto è rimasto completamente inalterato: ogni minima imperfezione nella modellazione poligonale è ancora al suo posto, mentre gli alberi continuano ad essere formati da un tronco con due cartonati incrociati a simularne la chioma. Presi come saremo dall'esaltazione delle gare, anche grazie al provvidenziale aiuto dell'altissima velocità, è però quasi impossibile notare queste mancanze visive.

    Burnout Paradise Remastered Burnout Paradise RemasteredVersione Analizzata Playstation 4Burnout Paradise Remastered è il frutto di un'opera di ammodernamento un po' pigra, tenuta in piedi soltanto dalla solidità delle fondamenta su cui poggiava; una rimasterizzazione che non sfiora mai l’eccellenza, ma riesce comunque a cavarsela più che egregiamente. Burnout Paradise è ancora oggi un titolo fresco, divertente e tamarro al punto giusto. I famosissimi “takedown”, vero e proprio marchio di fabbrica della serie, infine, trovano in Paradise la loro massima espressione. Far schiantare un avversario contro un muro, un pilastro o un’altra vettura, inutile negarlo, continua a darci grandissima soddisfazione.

    7.6

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