Recensione Call of Duty 3

Chiamata alle Armi

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Disponibile per
  • Ps2
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • Psp
  • Premessa

    Andrò controcorrente, dato che da milioni di studenti è considerata tra le materie più indigeste, ma adoro la Storia; la amo come l'arte che, “simile ad una tragedia scespiriana, riproduce nella loro essenza gli atti e gli attori del grande dramma umano” (Hillebrand). Sentimento evidentemente condiviso dai ragazzi di Activision che, a poco meno di un anno di distanza dallo splendido Call of Duty 2, ripropone sui nostri schermi le agghiaccianti battaglie della Seconda Guerra Mondiale, l’avvenimento che più di tutti ha stravolto l’intera umanità.
    Affidato a Treyarch, team che si è occupato del discreto spin-off “Big Red One” uscito su Ps2 e Xbox, sarà l’ultimo capitolo della saga ambientato nel tremendo quinquennio ‘40-‘45.

    Vive la France

    L’intera avventura, articolata in 14 missioni al cardio palma, è incentrata sulle sanguinose battaglie che portarono gli alleati alla riconquista di Parigi. Per adempire al nostro compito, impersoneremo di volta in volta soldati di diversa nazionalità: oltre agli onnipresenti Inglesi e Americani, fanno il loro gradito ingresso l’esercito canadese e quello polacco, a conferma del loro fondamentale apporto nonostante raramente siano inseriti tra i grandi artefici della sconfitta del Nazismo.

    Squadra che vince non si cambia...

    Una volta preso il Pad in mano, la prima impressione è quella di un deja-vù: la meccanica di gioco è infatti pressoché invariata rispetto ai precedenti episodi, con i suoi (innumerevoli) pregi e i suoi (pochi ma correggibili) difetti.
    Due le novità introdotte: la presenza di sessioni “motorizzate”, utili a spezzare la monotonia, che si dividono in fasi di guida “classica” e di assalto, e l’inserimento dei sempre più abusati Quick Time Events: in parole povere, al giocatore viene chiesta la pressione di un determinato tasto in un risicato tempo limite per effettuare un’azione, che può essere uno scontro corpo a corpo oppure il montaggio di un esplosivo. Proprio il piazzamento di una bomba ha assunto un iter ben più difficoltoso: se infatti in Call of Duty 2 era sufficiente la pressione prolungata del tasto X, in questo terzo capitolo sono necessarie una serie di operazioni che, oltre a farvi perdere tempo prezioso, lasceranno il giocatore in balia del fuoco nemico.
    Si tratta dunque di un piccolo ma significativo passo verso la perfezione: la sensazione di ritrovarsi al centro di un conflitto di così grandi proporzioni, già presente nei precedenti episodi, è infatti ampliata all’ennesima potenza; sarà sicuramente emozionante essere circondati da roboanti esplosioni, oppure vedere cadere i vostri compagni, morti per amore della propria patria.
    Il pathos è ulteriormente accresciuto dalla perfetta ricostruzione storica che caratterizza le varie missioni, dalle citazioni che, ad ogni game over, porteranno il giocatore a riflettere su quanto sia sciagurata e meschina la Guerra, e dai dialoghi dei soldati, tipicamente “da film hollywoodiano”, ma allo stesso tempo così dannatamente umani.
    E’ questo il principale punto di forza di Call of Duty: non si vestono i panni del solito “superuomo” in grado, da solo, di salvare il pianeta; bensì si impersona un ragazzo comune, la cui sopravvivenza non solo non è garantita, ma è addirittura di scarsissimo interesse per i potenti del Paese che rappresenta (ovvero coloro che traggono il reale beneficio in caso di vittoria).

    ...anche se qualche cambiamento sarebbe gradito.

    Come detto, Treyarch si è limitata a potenziare i punti di forza dei predenti capitoli, senza stravolgere l’impianto di gioco. Scelta indubbiamente condivisibile, anche se sarebbe stato più logico eliminare in tipici difetti della serie.
    Problema numero uno: in Call of Duty 3 si continua a “correre” su binari prestabiliti. Si ha dunque l’impressione di combattere all’interno di una “boccia di cristallo”, da dove si può ammirare un bellissimo mondo esterno, senza però avere la possibilità di accedervi. Il tutto si limita dunque allo sgominare le varie divisioni tedesche, ed a seguire il radar fino all’ obiettivo successivo.
    Dopo un anno di NextGen, e soprattutto con l’avvento di Gears of War, è naturale considerare un tale concept di gioco “antiquato”.
    Note stonate arrivano anche dall’I.A. : si notano comportamenti incoerenti, come soldati nemici che per posizionarsi in un punto prestabilito ci passano davanti noncuranti del pericolo rappresentato dal nostro fucile, oppure compagni che rimangono ancorati in zone ormai prive di forze nemiche. Un difetto che probabilmente soltanto poche settimane fa non avrebbe fatto storcere il naso, ma che oggi, con la venuta del sopraccitato Gears of War, non può non essere menzionato.
    Per quanto concerne il grado di difficoltà, Call of Duty 3 si assesta sugli standard della serie: a livello Normale non si incappa in fasi eccessivamente probanti, mentre il grado di sfida è garantito dal livello “Veterano”, consigliato a tutti gli amanti del gioco “duro”.

    Grafica e sonoro

    Il tempo a disposizione non permetteva una completa riscrittura del motore grafico; tuttavia, il salto di qualità è tangibile, a dimostrazione di quanto sia performante il chip grafico di Nuova Generazione.
    I soldati sono ancora più realistici che in passato, grazie a texture più definite e animazioni finalmente credibili, mentre le ambientazioni sono ulteriormente impreziosite dalla presenza dell’erba poligonale e dagli agenti atmosferici, tra i migliori visti in un videogioco. Come se non bastasse, gli effetti particellari ricreano alla perfezione sia le esplosioni che il fumo susseguente, mentre la presenza del motion blur, che simula il calore e distorce l’immagine durante i cambiamenti di visuale, arricchisce ulteriormente l’esperienza di gioco.
    Quello cha però lascia maggiormente basiti è la facilità con cui il motore grafico supporta un numero così spropositato di unità su schermo, infinitamente superiore rispetto al secondo episodio, senza che il frame rate (ancorato a 60 fps) ne risenta vistosamente.

    Purtroppo, anche a livello tecnico non si è raggiunta la perfezione: l’interazione con l’ambiente circostante è migliorata, ma soltanto marginalmente. Per esempio, le lampade colpite da proiettili emetteranno delle scintille, senza però andare in frantumi. O ancora, lanciando una granata nelle prossimità di una scatola, questa si sposterà, ma non esploderà in mille pezzi come ci si aspetterebbe.
    Da spellarsi le mani, come sempre, il versante audio: tutti i suoni della battaglia sono riprodotti fedelmente, e nel caso si possegga un buon impianto Dolby Digital, il grado di immersione sarà veramente totale.

    Guerra Mondiale

    Con Call of Duty 2, Activision era riuscita a confezionare un prodotto di livello assoluto per quanto riguarda la modalità in single player, ma allo stesso tempo aveva scatenato le ire funeste degli amanti del multiplayer per via di un servizio online ridicolo. Oltre al basso numero di giocatori coinvolti (8), le partite erano condizionate da clamorose “laggate”, limitate soltanto dopo parecchi mesi con una provvidenziale patch. Fortunatamente, gli sviluppatori hanno fatto tesoro di quella esperienza, regalandoci una modalità multiplayer totalmente esente da difetti. Per prima cosa, dimenticate i problemi di lag: a gestire le partite ci sono ora server proprietari che permettono sfide fino a 24 giocatori.
    Dopo aver scelto la fazione (asse o alleati), vi sarà data la possibilità di selezionare la vostra classe tra Ricognitore, Medico, Anticarro, Fuciliere, Supporto, Mitragliere leggero e Mitragliere pesante. Ogni classe avrà il proprio kit di armamento e un’abilità speciale; per esempio, il ricognitore sarà armato di fucile di precisione, e avrà la possibilità di ordinare attacchi d’artiglieria (ma non potrà lanciare granate), mentre il medico, la cui attenzione potrà essere attirata verso i feriti con il tasto B, potrà curare i compagni agonizzanti, e così via.
    A dare maggiore pepe alle battaglie online saranno i mezzi: grazie ad essi avremo la possibilità di spostarci più velocemente lungo le vaste mappe di gioco, oppure aumentare la nostra potenza di fuoco, grazie alla presenza di temibilissimi carriarmati. Proprio la vastità delle mappe, che aumenta il senso tattico delle sfide con tanti partecipanti, rappresenta allo stesso tempo anche un limite, data la monotonia delle partite meno affollate.
    Auspichiamo, dunque, che vengano presto messe a disposizioni mappe più a “misura d’uomo” per mantenere alto il grado di suspence anche nel caso di un basso numero di giocatori.

    Le modalità, da affrontate in partite classificate e non, sono le classiche: deathmatch, deathmatch a squadre, quartieri, cattura la bandiera e un'inedita modalità War che prevede la presenza di alcune zone di gioco da catturare e tenere sotto controllo il più a lungo possibile.
    Da sottolineare la possibilità di giocare fino a 4 giocatori sulla stessa console in Live, in System Link o in Schermo Condiviso.

    Call of Duty 3 Call of Duty 3Versione Analizzata Xbox 360Anche con questo terzo capitolo, la saga di Call of Duty si conferma pietra miliare degli sparatutto di stampo storico. Piccoli passi in avanti sono stati compiuti, come la presenza dei mezzi e un online finalmente all’altezza della saga; tuttavia, con un pizzico di innovazione in più si sarebbero potute toccare le più alte vette del Videogioco. L’impressione è che Activision abbia voluto tenere a bada i propri fan con un prodotto ottimamente realizzato, prima di rivoluzionare il genere con il prossimo capitolo, affidato al team storico degli Infinity Ward, che per la prima volta non narrerà le vicende della Seconda Guerra Mondiale.

    7

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