Call of Duty Black Ops 4 Recensione: torna la guerra futuristica di Treyarch

COD Black Ops 4 si presenta all'appuntamento con il pubblico con uno dei comparti multiplayer più ricchi nella storia della serie Activision...

Call of Duty Black Ops 4
Recensione: Playstation 4 Pro
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Quella di Call of Duty è sempre stata una saga polarizzante, amata da alcuni, odiata da altri e spesso accusata di proporre una lunga sequela di "giochi fotocopia", ancorati a una vena fortemente conservativa, e per questo incapaci di innovare concretamente la propria formula portante. Considerazioni tutto sommato comprensibili, che però non tengono conto di un elemento chiave: Call of Duty è un prodotto modellato per soddisfare le esigenze di una specifica fetta d'utenza, milioni di giocatori che, ogni anno, tornano a riempire i server dello shooter di Activision. Una politica che si riflette perfettamente nell'assetto del nuovo capitolo di Treyarch, così come nella rinuncia a un comparto single player da molti ritenuto ormai stanco, povero di idee e quindi superfluo. Ed ecco quindi che Black Ops 4 si presenta all'appuntamento col grande pubblico senza campagna, ma con un'offerta multiplayer eccezionalmente varia e abbondante.
    Insomma, ragazzi, magari non ci saranno volti hollywoodiani e sequenze cinematografiche, ma questo non vuol dire che Black Ops 4 sia un capitolo rinunciatario. Tutt'altro.

    Le dimensioni contano

    Prima di procedere con l'analisi del sontuoso banchetto contenutistico cucinato dai ragazzi di Treyarch, vale la pena di inquadrare nel mirino il proverbiale "elefante nella stanza" e spendere due parole sulla grande assente del nuovo capitolo di Call of Duty, ovvero la campagna in singolo.

    In questo senso, cari fraggatori seriali, vogliamo essere totalmente onesti con voi: una volta imbracciato il pad e preparato il calendario per il consueto tornado di clamorosi proclami imprecatori, è difficile non sentire un po' la mancanza di quella componente single player che, tra alti e bassi, ha sempre dotato il bellicoso figlioletto di Activision di una piacevole nota di spacconeria muscolare a stelle e strisce. Seppur interessante, l'inclusione di una serie di tutorial narrativi legati al passato dei 10 Specialisti del gioco, accessibili attraverso il menu "Specialists HQ", non basta per sopperire alla mancanza della componente in questione, sebbene faccia un buon lavoro nello spiegare le dinamiche di base di ciascuna delle 8 modalità multiplayer. Va da sé che affrontare i tutorial e aspettarsi, per intercessione mistica, prestazioni di fuoco contro gli altri utenti è un po' come giocare 100 ore a Track & Field ed esigere un oro alle olimpiadi di Tokyo. Parliamo comunque di un sacrificio che si allinea perfettamente con la strategia produttiva di Treyarch per questo nuovo capitolo: un titolo forgiato nel crogiolo del feedback offerto dalla sua core community, e quindi dedicato agli utenti di uno specifico segmento che, dati alla mano, ha sempre considerato la compagna come un allegato sostanzialmente vestigiale. C'è da dire che il team californiano ha fatto il possibile per sopperire a questa rinuncia, componendo l'offerta multigiocatore più ricca nella storia della serie, e infilando nel paniere anche una promettente modalità Battle Royale.
    La prima portata di questo lauto pasto a base di piombo rovente è rappresentata, come da tradizione, da una modalità multiplayer classica che, pur non rivoluzionando la ricetta del brand, mette in tavola una buona dose di saporite novità. Si parte da una ritrovata filosofia "piedi a terra" che elimina dall'equazione del gameplay quella componente di mobilità cyber-potenziata che, pur aggiungendo all'economia ludica un intrigante substrato di abilità, non aveva incontrato il pieno favore del pubblico.

    La transizione rispetto al precedente capitolo del sub-brand è più morbida di quanto sia lecito aspettarsi, merito soprattutto dell'ottimo lavoro svolto da Treyarch sul fronte del level design. I 14 scenari di guerra composti dal team di sviluppo, tutti caratterizzati da dimensioni piuttosto contenute, accolgono i giocatori in un ambiente ludico dalle tinte fortemente familiari, teatro di sparatorie adrenaliniche che conservano, intatto, il ritmo forsennato tipico della saga. Il design delle mappe proietta i giocatori su campi di battaglia dotati di sfumature identitarie riconoscibili, con una strutturazione che, in generale, si accorda molto bene con le necessità e le caratteristiche di un gameplay veloce e stratificato. Gradita anche l'inclusione di 4 mappe classiche (la quinta, Nuketown, sarà inserita dopo il lancio), parte di un assortimento che si presta bene a diverse strategie di approccio, legate ai loadout e alle caratteristiche degli specialisti.

    L'assenza di punti di vantaggio assoluto per i tiratori, il buon equilibrio tra corridoi, aree più ampie, strettoie, vie d'accesso e coperture non solo sostiene più che degnamente la frenesia dell'azione, ma fa sì che la conoscenza della mappe sia, come da tradizione, uno degli elementi chiave per la vittoria, assieme alla capacità di collaborare con i propri compagni per portare avanti strategie corali. Un discorso che tira in ballo anche la nuova gestione della "fog of war" sulla minimappa, che permette di vedere solo i nemici attivi in un porzione limitata dei dintorni del giocatore e dei compagni nelle vicinanze. Una modifica che si innesta in maniera funzionale all'interno di una formula che sembra puntare a una maggiore stratificazione tattica dell'azione. Su questo punto, però, la versione finale del gioco mostra un po' il fianco con una revisione piuttosto marcata del "time to kill", considerevolmente ridotto rispetto alle prime build.

    Durante i nostri primi incontri con il gioco, infatti, avevamo apprezzato l'introduzione di un TTK più dilatato, piacevolmente compatibile con la nuova meccanica di cura (non più automatica, ma legata all'utilizzo di un'abilità attiva che si ricarica col tempo) e con le modifiche apportate alla schiera degli Specialisti. In tutta onestà, quel mezzo secondo in più a separarci da un decesso per trivellazione balistica ci aveva convinto che Treyarch puntasse ad alterare in maniera più consistente il carattere del proprio shooter, aspirando alla creazione di un vero e proprio meta. Una transizione compiuta solo a metà, visto che, se da una parte le abilità dei diversi soldati alimentano dinamiche di squadra più strutturate, dall'altra appare difficile esprimerle al meglio nel contesto ipercinetico di Black Ops 4. Va comunque precisato che new entry come Torque (capace di disporre sul campo barriere di filo spinato e scudi antiproiettile) e Crash (in grado di curare i compagni, aumentandone al contempo la quantità massima di salute) finiscono ugualmente per aumentare il peso del gioco di squadra nel bilancio di un gameplay che, all'appuntamento con lo scaffale, si presenta come un'esperienza estremamente fedele ai canoni della serie. C'è da dire che, nel caso siate alla ricerca di scontri più spiccatamente strategici, il pacchetto multiplayer del nuovo Call of Duty include due modalità nuove di pacca che offrono ai pianificatori seriali pane per i loro denti.

    In Control, ad esempio, dovrete difendere o assumere il controllo di due zone della mappa, optando per un approccio più aggressivo - e rischioso - per consumare rapidamente le 25 vite del team avversario, o impostando il vostro gioco per mantenere il dominio delle aree fino allo scadere del timer. Oltre alle abilità difensive di Torque, in questa modalità diventa particolarmente prezioso l'intervento di Seraph, capace di collocare un punto di respawn rapido all'interno della zona contesa e, in generale, l'importanza di un corretto "team building" si fa più rilevante. Dinamiche di squadra che sono la chiave del successo anche in Heist, una modalità nella quale il nostro malmostoso gruppetto sarà chiamato a raccogliere e mettere al sicuro una borsa piena di dollari, nel quadro di un'intrigante rivisitazione del classico "cattura la bandiera". I fondi raccolti serviranno, di turno in turno, per l'acquisto di armi e accessori utili a garantirsi un vantaggio sugli avversari, dopo una prima fase combattuta quasi esclusivamente a colpi di pistola.

    Tenendo a mente che Heist consente anche di resuscitare i compagni colpiti, appare chiaro come comunicazione e preparazione siano i componenti essenziali di una modalità tanto divertente, quanto diversa dallo standard bellico del multiplayer.

    Per quanto riguarda il resto del comparto multigiocatore, la scelta del loadout passa attraverso meccaniche di "create a class" che ripropongono il classico sistema "Pick 10", con l'aggiunta di uno slot Gear dove inserire oggetti in grado di fornire buff di diverso genere (armature, cure aggiuntive, ecc.). Per quanto sia difficile valutare la qualità del bilanciamento generale senza test approfonditi sulla lunga distanza, abbiamo avuto la netta impressione che, in linea con i trascorsi del franchise, alcune armi offrissero vantaggi più netti rispetto alle altre, come ad esempio il portentoso Auger DMR. Sulle stesse note, anche accessori come il mirino termico NVIR sembrano fin troppo efficaci, e tra le Scorestreak figurano marchingegni in grado di decimare gli avversari con eccessiva facilità. Niente di realmente nuovo per il sub-brand Black Ops, e proprio per questo ci saremmo aspettati, da parte del team di sviluppo, una maggiore cautela nel definire gli equilibri interni dell'arsenale. Complessivamente, però, l'offerta ludica e contenutistica del multiplayer, tra modalità nuove, vecchie (Team Deathmatch, Free-For-All, Search & Destroy, Domination, Hardpoint, Kill Confirmed) e annesse modifiche, appare solida e appagante, più che capace di offrire agli appassionati una mole ciclopica di ore di divertimento.

    Squarci dimensionali, iceberg demoniaci e tigri zombie

    Per sostenervi sulla strada verso il totale abbandono della socialità extra-digitale, Black Ops 4 schiera in campo anche la più corposa modalità zombie mai presentata al day one nella storia di Call of Duty.

    I festeggiamenti per il decimo anniversario della putrefazione deambulante targata Activision si snodano, colpo su colpo, all'interno di tre mappe radicalmente differenti, due legate al nuovo filone narrativo Chaos (Voyage of the Damned e IX) e una al classico Aether (Blood of the Dead), con l'aggiunta di una quarta (Classified) disponibile esclusivamente per i possessori del Black Ops Pass. Il team di sviluppo aveva promesso ai giocatori una modalità zombie ricchissima, stracolma di meccaniche da scoprire e capace di soddisfare appieno gli appetiti sanguinari degli sventra-zombie provetti. Un impegno che, pad alla mano, pare sia stato rispettato senza compromessi di sorta. Ed ecco quindi che gli scenari proposti da Treyarch calano gli utenti all'interno di mappe articolate e ispiratissime, tra arene gladiatorie con un mosaico di richiami mitologici, prigioni misticamente trasfigurate in un fiammeggiante sobborgo dell'inferno e saloni carichi di opulenza, quelli di un Titanic ormai ridotto a un coacervo di corruzione demoniaca. Gli sviluppatori hanno provveduto a snellire la progressione all'interno delle diverse ambientazioni, potenziando però la varietà delle sfide proposte e caratterizzando ogni mappa con un insieme di enigmi, trappole, avversari e dinamiche uniche. Che si tratti di evocare campioni divini e collocarne le teste su un altare blasfemo, o di utilizzare reliquie mistiche per fendere il tessuto dello spaziotempo, il lungo cammino verso l'ondata 1024 (il nuovo hard cap) è un continuo susseguirsi di spaventose sorprese (qualcuno ha detto tigri zombie?) e trovate folli. La novità più eclatante è l'inedita modalità Rush, ispirata alla Grief mode di Black Ops 2, che aggiunge un pizzico di competizione alla formula sfidando i giocatori a "rubarsi" potenziamenti e moltiplicatori, sfrecciando da un punto all'altro della mappa.

    Se il limite della modalità zombie rimane la sua sostanziale ripetitività, specialmente sulle lunghe distanze, questa volta lo spessore dell'offerta garantisce ai giocatori una longevità media nettamente più convincente, cui si aggiunge il ritorno dei livelli di difficoltà selezionabili (da facile a realistico) e un sistema di progressione che stimola a testare diverse combinazioni di loadout.

    Togliendo dall'equazione l'armamentario in senso stretto, le diverse combinazioni tra Elisir (abilità che offrono boost temporanei), Perks (potenziamenti acquistabili presso altari o distributori), Talismani (consumabili che garantiscono bonus a inizio partita) e Armi Speciali contribuiscono a mantenere il gameplay interessante, oltre a inspessire il profilo tattico dell'azione. La collaborazione, in questo caso, è un must assoluto, da portare avanti tra gridolini di panico, richieste d'aiuto e ingiurie di un certo livello. Ad arrichire il tutto c'è poi un patrimonio di narrativa "dialogata", figlia degli arguti scambi tra personaggi ben caratterizzati e resi ancor più vividi da un doppiaggio di buona qualità. Merita sicuramente una menzione l'ampia libertà concessa dalla meccanica delle "mutazioni" delle partite personalizzate, che permettono di riattizzare il senso di sfida modellando a piacimento le capacità in dotazione ai nemici putrescenti. Sebbene la varietà e le proporzioni dell'offerta di base liberino la quota zombie di Black Ops 4 dalla sua nicchia di "modalità d'accompagnamento", la scelta di Activision di optare per un supporto post lancio in stile season pass, con la distribuzione di mappe a pagamento, sembra in qualche modo forzata, inelegante. Un discorso che possiamo tranquillamente estendere anche al multiplayer classico che, inevitabilmente, andrà incontro a una frammentazione della sua base d'utenza. Si tratta di una scelta infelice, specialmente considerando come il mercato di genere si stia ormai muovendo nella direzione opposta, verso la totale unificazione della community con mappe e contenuti post-lancio gratuiti per tutti.

    La prima Battle Royale tripla A

    Il nostro primo incontro con Blackout, durante la beta messa in piedi da Activision a poche settimane dal lancio, ci aveva convinto della bontà concettuale di quello che è, senza dubbio, un esordio tanto rischioso quanto stimolante. La terza sezione del comparto multiplayer di Black Ops 4 si presenta infatti al pubblico come la prima Battle Royale nata dagli sforzi di un team tripla A, con tutte le sfide e i vantaggi derivanti dal suo status.

    Con un occhio fisso sui migliori titoli del mercato (PUBG in particolare), Treyarch è riuscita a comporre un'esperienza intensa e appagante, che rielabora i canoni di genere rinvigorendo la formula con la firma distintiva del gameplay di Call of Duty. Il risultato è una modalità intensa, tattica, abbondante in termini di variabili strategiche e caratterizzata da un gunplay profondamente soddisfacente, con un TTK ragionevolmente più generoso rispetto a quello del multiplayer tradizionale. La varietà offerta dalla mappa, unita a una gestione funzionale di perk ed equipaggiamenti contribuisce a delineare un quadro ludico avvincente e immediato, semplice da approcciare ma capace di premiare a dovere i giocatori più smaliziati. Se da una parte la versione finale (almeno per il momento) di Blackout conferma le buone impressioni accumulate nel corso della beta, dall'altra permangono anche gran parte dei problemi riscontrati durante la precedente prova. Difetti legati a un bilanciamento non ancora perfetto di armi, armature e perk, alla leggibilità della minimappa e a meccaniche di looting inutilmente macchinose. C'è da dire che il team californiano si è già dimostrato piuttosto recettivo nei confronti del feedback comunitario, come dimostra l'inclusione di un indicatore di stato per le corazze equipaggiate. L'impressione è che lo sviluppatore abbia tutta l'intenzione di fare il possibile per modellare e migliorare l'esperienza per soddisfare appieno le aspettative dei giocatori.

    D'altronde Treyarch è stata chiara: Blackout sarà una modalità in perenne divenire, aggiornata di continuo con novità e aggiunte per tenere l'utenza ancorata ai server. Il primo passo è stato l'aumento a 100 del numero massimo dei giocatori, cui probabilmente seguirà l'annuncio dei primi eventi speciali previsti per le prossime settimane. Rimane qualche dubbio sul futuro a lungo termine di Blackout, specialmente considerando la cadenza annuale del brand di Activision e l'avvicinarsi del tramonto dell'attuale generazione di console. Dubbi destinati a rimanere irrisolti ancora per diversi mesi, e che di fatto non inficiano la fibra qualitativa di un prodotto ben tornito e assuefacente, che potrebbe perfino smuovere gli equilibri del mercato di genere.

    Guerra a 60 fps

    Inutile girarci attorno: per quanto piacevole, il comparto tecnico di Call of Duty: Black Ops 4 non è destinato a rivoluzionare lo standard delle produzioni di genere. Tra texture a tratti slavate, modelli poligonali non eccezionalmente complessi, animazioni un po' ingessate e shader piuttosto datati, l'ultimo nato in casa Activision si presenta al mondo con una veste grafica tutt'altro che sorprendente.

    Di contro, però, la composizione generale funziona a dovere, specialmente se si considera che il tutto gira solidamente ancorato alla soglia di comfort dei 60 fps, almeno su PS4 Pro. Permane qualche cedimento, anche vistoso, tra le maglie della modalità Blackout, ma niente di realmente drammatico. Robusto anche il netcode, sebbene sia difficile valutarne la reale consistenza prima della pubblicazione globale del titolo. Non lascia invece dubbi la solidità del gunplay, mentre l'aggiunta del rinculo prevedibile per tutte le armi finisce prevedibilmente per accresce il peso dell'elemento abilità nel bilancio del gameplay, specialmente in ottica esportiva. Buono anche il comparto sonoro, sebbene ancora molto lontano dai picchi qualitativi raggiunti dalla concorrenza. Una nota di demerito va invece all'interfaccia utente, generalmente macchinosa, scarsamente navigabile e poco chiara.

    Call of Duty Black Ops 4 Call of Duty Black Ops 4Versione Analizzata Playstation 4 ProCall of Duty: Black Ops 4 si presenta all’appuntamento con i giocatori forte di un bagaglio contenutistico ampio e ben bilanciato. Treyarch ha fatto il possibile per compensare degnamente l’abbandono della componente single player, rimpinguando l’offerta ludica con una mole più che abbondante di modalità multigiocatore. Si parte da un multiplayer classico molto vicino ai canoni della serie, con modifiche che, pur non rivoluzionando il gameplay in maniera sostanziale, contribuiscono a promuovere una maggiore profondità tattica dell’azione, specialmente per quel che riguarda le meccaniche di squadra. Torna anche la modalità zombie, con tre mappe diversissime che ospitano una manciata di revisioni funzionali della giocabilità, ora più immediata e al contempo impegnativa come non mai. Chiude il quadro una modalità Battle Royale ben tornita e appagante, con tutto il potenziale per smuovere gli equilibri del mercato di genere. Il pacchetto confezionato da Treyarch non è privo di difetti - anche consistenti - ma complessivamente la proposta di questo capitolo è perfettamente in grado di soddisfare gli appetiti bellici degli appassionati, e fornire loro un’infinità di ore di divertimento

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