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Call of Duty WWII: Campagna
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Continuiamo a giocare con la campagna single player di COD!

Call of Duty WW2 Recensione: la serie Activision torna alle origini

Dimenticando la deriva futuristica degli ultimi episodi, Call of Duty ci riporta sui campi della Seconda Guerra Mondiale, alle origini della saga.

Call of Duty WW2
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Lo avevamo ipotizzato sin dal primo annuncio di WWII, ma ora possiamo confermarlo con certezza: alla saga di Call of Duty occorreva guardare indietro nel tempo, alle radici del suo passato, per ritrovare la propria, genuina essenza. Sledgehammer Games lo aveva capito ancor prima del pubblico: la guerra, quella videoludica, si combatte meglio se armati di un classico M1 Garand, di rudimentali granate, di baionette conficcate nella canna del fucile.

Spogliando i soldati di esoscheletri e strumenti futuristici, indossando lerce divise e arrugginiti elmetti d'acciaio, quest'ultimo capitolo ci catapulta nuovamente nel secondo conflitto mondiale: e sebbene alcuni eventi siano ormai fin troppo noti, dopo anni di guerriglia "post-moderna" a gravità zero anche lo sbarco in Normandia assume un sapore quasi inedito. È il gusto, amaro e brutale, del sangue e della morte: Call of Duty: WWII dimentica quindi i fronzoli ipertecnologici e torna alla sua forma più pura, recuperando il feeling delle origini ed intessendo nell'ordito ludico della serie anche qualche piccola, timida novità. Tra solide basi tradizionalistiche e sparuti barlumi di innovazione, si frappone la verve spettacolarizzante tipica dello shooter di Activision, che da sempre caratterizza sia la campagna, sia il comparto multigiocatore. In questo modo, WWII prova a ricordarci che le ricostruzioni di storiche battaglie non devono ricercare il realismo a tutti i costi per essere soddisfacenti: bastano infatti un medikit, una trincea e una cassa di munizioni, avvolti dal fragore dei proiettili e delle urla naziste, per farci immedesimare pienamente nei panni di sacrificabili pedine, all'interno di un conflitto molto più grande di noi.

Homo homini lupus

Una fotografia in bianco e nero, il volto sorridente di una donna, una dedica d'amore. E poi un boato, le grida di disperazione, i corpi smembrati. Call of Duty WWII inizia subito a mettere in chiaro le sue intenzioni: alla dimensione intima ed emotiva si affianca quella brutale e violenta; al patriottismo si accompagna l'irrazionalità, al coraggio la paura. WWII è la storia di un soldato qualunque, Red Daniels: la ragazza nella foto è la sua amata, dalla quale spera di tornare, prima o poi, tutto intero. Ma tra le diroccate rovine di Mariginy e la sua casa di campagna, contrappunto speculare e pacifico dell'orrore bellico, c'è un intero esercito tedesco da annientare. Daniels non è un eroe, e neppure i compagni con cui condivide la vita e la morte. Sono uomini pronti a scappare, sacrificarsi, proteggersi, ma, più di tutto, sono individui stereotipati, maschere militari inquadrate in canoni tipificati. Il problema più grande di WWII è proprio questo: cerca l'empatia ma non la trasmette, prova a farci affezionare al destino dei protagonisti senza approfondirne la personalità. Mentre alcuni interessanti simbolismi (come quello che paragona costantemente i lupi ai nazisti) scandiscono la narrazione fino alla fine, la storyline procede in modo frammentato e disorganico, attraverso una serie di battaglie unite da un filo conduttore molto labile. Legami amorosi e fraterni, sentimenti di ribellione e giustizia, vendetta e riscatto sono i temi portanti di un racconto pieno di buone intenzioni, ma incapace di andare oltre la superficialità. È un peccato, del resto, se si pensa alla qualità del ritmo e della regia virtuale, che mantiene sempre desta l'attenzione e ci trascina, lungo le circa sette ore necessarie a completare la campagna, all'interno di una progressione ottimamente cadenzata.
Un po' di coraggio in più sul "fronte" della scrittura avrebbe donato a WWII quel guizzo introspettivo che, purtroppo, ci viene mostrato solo con sporadici accenni. E al pari della narrativa, anche l'avanzamento ludico ci appare, come sempre, molto accelerato: le missioni del gioco non ci lasciano un attimo di tregua, ci afferrano e ci stritolano, spingendoci dentro ambientazioni tendenzialmente lineari e altamente spettacolari.
WWII, da questo punto di vista, è il "solito" Call of Duty, ma nel senso positivo del termine: l'adrenalina, l'ipercinetismo, il vibrante utilizzo degli script danno forma ad una campagna estasiante, come nei migliori esponenti della serie. Per inframmezzare un andamento altrimenti eccessivamente monocorde, Sledgehammer Games ha così aggiunto piccole sequenze meno avvincenti, ma più tese e ansiogene, dove a farla da padrone non è l'uso di esplosioni pre-calcolate, bensì la forza tagliente della scrittura.

Dimenticando alcune fasi stealth abbastanza elementari, in cui il campo visivo dei nemici obbedisce a regole non del tutto ben implementate, a sorprendere è l'inserimento di brevi fasi d'infiltrazione ed esplorazione, che fanno leva sulla potenza dell'atmosfera. È in momenti del genere che WWII sembra mettere in mostra una personalità nuova e coraggiosa, esulando dagli stilemi tipici degli shooter su binari. Eppure, anche in questo caso, il team non scava a fondo in simili meccaniche, e spreca, in parte, l'occasione di dare al suo nuovo Call of Duty un carattere più originale. La maggior parte dell'esperienza singleplayer, insomma, rientra nei binari della saga: ad armi spianate dovremo pertanto annientare qualunque crucco si presenti dinanzi al nostro mirino, avanzando in mappe contenute e inclini ad esplodere per ogni minima sollecitazione. È innegabile che Sledgehammer Games, in virtù anche delle recenti conquiste tecnologiche del motore di gioco, abbia inscenato uno dei COD più roboanti di sempre: azioni in QTE, palazzi in fiamme, torri che crollano, crani frantumati ed arti che svolazzano tra fiotti di sangue sono messi in risalto da un'ottima gestione delle inquadrature, che evidenzia sempre i frangenti più crudi e coinvolgenti.

Anche il gameplay, a tal proposito, si piega alle esigenze di virtuosismo scenico, fornendoci un vasto arsenale con cui dar sfogo al nostro odio verso i nazisti.
E se l'intelligenza artificiale pecca sotto tantissimi aspetti (i soldati fungono da semplici bersagli mobili per il tiro a segno) e il feeling delle armi resta ancora molto leggero, a donare al titolo un pizzico di strategia in più ci pensa la mancanza della rigenerazione automatica della salute, oltre alla presenza di "aiuti di squadra" grazie ai quali combattere l'esercito del Reich.
Nonostante la frenesia della campagna sembri suggerire il contrario, avanzare a testa bassa non si rivelerà una strategia vincente in ogni circostanza: accucciarsi tra le tricee non servirà a ridarci la salute perduta, ma ci permetterà di studiare la posizione dei nemici ed attendere che le abilità dei nostri compagni si attivino completamente.
Durante le missioni saremo infatti affiancati da partner che ci daranno accesso a tecniche abbastanza utili: Zussman, ad esempio, ci fornirà salvifici medikit, mentre Turner ricaricherà la nostra scorta di munizioni, ed ancora Pierson "marchierà" per un limite di tempo tutti i bersagli, rendendoli più visibili in lontananza o dietro le cortine di fumo.

Non potremo comunque abusare di questi supporti, perché il loro utilizzo non è illimitato: per beneficiarne nuovamente saremo costretti quindi ad aspettare che si ricarichino, tramite un procedimento che può essere velocizzato compiendo alcune azioni "eroiche" opzionali, come portare in salvo un commilitone ferito nel bel mezzo della guerriglia. Sono queste delle piccole aggiunte che rinverdiscono un gameplay spigliato, corposo e vivace, eppure ancora poco volenteroso, che non osa quanto dovrebbe e si limita a svolgere un compito di routine al meglio delle sue possibilità. Con una IA più elaborata, un grado di sfida più impegnativo ed una sceneggiatura meno banale, Call of Duty: WWII avrebbe potuto trasformarsi in una intensa "storia di uomini". Per ora, invece, è solo un'altra "storia di guerra".

Fratelli d'arme

Più che il concetto di fratellanza, la campagna di WWII ci insegna il valore del gioco di squadra: un soldato, da solo, non potrà mai vincere una battaglia. Allo scopo di enfatizzare l'aspetto comunitario del conflitto, Sledgehammer Games ha ben pensato di allestire un comodo "Headquarter", un campo militare in cui si radunano i giocatori della modalità multiplayer.

Al suo interno, dopo aver personalizzato l'aspetto esteriore del nostro avatar scegliendo tra un manipolo assai ridotto di volti disponibili, potremo girovagare per la mappa in terza persona, interagire con le altre reclute, selezionare la divisione d'appartenenza, allenare le nostre skill nel tiro al bersaglio o affrontare un compagno in una gara 1vs1. Nel quartier generale avremo anche l'opportunità di accettare Ordini e Contratti, ossia obiettivi secondari a tempo, giornalieri o settimanali, che ci chiederanno di adempiere specifiche condizioni per ottenere premi ed esperienza, oppure rifornimenti con cui migliorare il nostro equipaggiamento. Questa sorta di lobby interattiva è una trovata non certo rivoluzionaria, eppure intelligente quanto basta per rinvigorire le attese durante il matchmaking: il caricamento istantaneo permette infatti di esplorare liberamente la piccola area disponibile e completare alcuni minigame (è presente anche una sala giochi nella quale cimentarci con grandi classici del passato), ingannando così il tempo prima che il sistema di abbinamento trovi tutti i partecipanti necessari. Una volta formata la squadra, nulla ci vieterà di lasciare il campo base e "sbarcare" in una delle modalità di gioco che compongono l'offerta di WWII. Fanno, al solito, il loro ritorno scontri come Team Deathmatch, Domination, Hardpoint (una variante di "Dominio" a zone dinamiche) e Capture The Flag, cui si uniscono i classici Kill Confirmed e Search And Destroy (dove dovremo distruggere o difendere a turni uno specifico obiettivo).
Tra le novità va segnalato Gridiron, una sfida leggera e disimpegnata in cui dovremo acciuffare una sfera e gettarla nella "porta" avversaria per guadagnare più punteggio: abbastanza semplicistica e poco stimolante, si tratta comunque di una modalità che, in qualche modo, prova a favorire uno stile di gioco parzialmente cooperativo, in virtù della necessità di proteggere il portatore del pallone e permettergli di segnare un gol. Nel complesso, d'altronde, il multiplayer di Call of Duty tende sempre a favorire un approccio solitario alla battaglia: rapidissimo, fulmineo ed immediato il gunplay rimane ancorato alle velleità arcade che contraddistinguono il franchise.

Evitando di snaturare l'anima di un prodotto pensato chiaramente per le scene competitive, WWII non fa altro che snellire le meccaniche ludiche, privando la giocabilità di inutili fronzoli e puntando principalmente sulle abilità, il tempismo ed i riflessi dei soldati. La conformazione delle mappe, difatti, favorisce attacchi diretti e mirati, dando vita a scontri sempre tesi e velocissimi, in cui il Time To Kill, coadiuvato dal quickscope, resta ancora quasi istantaneo. Sparare, colpire, uccidere, cadere e rialzarsi: il multiplayer di COD segue questo pattern in modo pedissequo, all'insegna di un'immediatezza e di un dinamismo con pochi eguali.

Ciò non toglie che, ai livelli più elevati, le battaglie si tramutino in una gara di mira e precisione: in mano a giocatori esperti, prevedibilmente, anche WWII può divenire proibitivo, dove a trionfare è soprattutto chi conosce a menadito la struttura dell'arena e padroneggi alla perfezione l'arsenale in dotazione. Prima di scendere in campo ci toccherà infatti optare per una delle cinque "Divisioni" presenti, ossia Infantry, Airbone, Armored, Mountain ed Expeditionary.
Queste classi si portano in dote un proprio equipaggiamento e, di conseguenza, una diversa strategia offensiva: dalla versatilità, fino alla maestria sulla lunga distanza, passando per la rapidità di movimenti, l'uso di armi pesanti ed il combattimento ravvicinato. Ad ogni Divisione andrà aggiunto sia un apposito "basic training", una tipologia di perk che offre diversificate abilità passive (come la velocità di ricarica o la possibilità di equipaggiare due primarie), sia scorestreaks devastanti, da attivare dopo aver collezionato un determinato numero di uccisioni di fila. In linea di massima, le differenze tra le classi sono avvertibili: in base all'andamento del match ed alle tattiche avversarie, tuttavia, modificare in corso d'opera il proprio stile potrebbe anche ribaltare, se non le sorti della gara, almeno quelle delle nostre performance.

Ecco perché ad ogni respawn non mancherà la facoltà di selezionare una nuova divisione, in base ai preset appositamente allestiti prima dell'inizio degli scontri. Le armi andranno inoltre potenziate con l'istallazione di componenti aggiuntive che miglioreranno, ad esempio, la mira, la stabilità, il danno ed il rinculo. Non aspettatevi certo un realismo intransigente, poiché, al netto di hitbox decisamente migliorate rispetto all'open beta, le bocche da fuoco conservano una balistica non proprio ineccepibile: capiterà, a tal proposito, di essere centrati con una mitraglietta pesante anche da distanze siderali, dove solo un fucile da cecchino potrebbe davvero colpirci. Fortuna che il level design è costruito in modo tale da stimolare duelli a fuoco più diretti: dalle trincee di Pointe du Hoc fino agli spazi più aperti della Foresta delle Ardenne; dalle alte torri di Gibilterra alle strade diroccate di Aachen; dai bunker di Flack Tower al pontile navale di USS Texas.
Pur non presentandosi in gran numero (al lancio troveremo ad attenderci una decina di stage), le mappe di WWII appaiono ben differenziate e labirintiche al punto giusto. Le dimensioni ridotte, pensate per 12 giocatori, fugano inoltre lo spettro di momenti morti e tediosi, trascorsi alla ricerca disperata di avversari da impallinare: sarà infatti sufficiente una manciata di secondi dopo un respawn per trovarsi dinanzi un nuovo bersaglio. E soltanto pochissimi proiettili segneranno il confine tra un ennesimo trionfo o un'ulteriore sconfitta.

Giochiamo a fare la "Guerra"?

Mentre il reparto multigiocatore di WWII si fonda sul principio secondo cui a prevalere deve essere soprattutto il singolo giocatore, l'inedita modalità War scombina leggermente le carte in tavola e si propone come un'esperienza focalizzata in particolar modo sulla cooperazione tra i partecipanti.

Pictures of WarNel tentativo di riprodurre i toni lividi e dolorosi della seconda guerra mondiale, Sledgehammer Games sfrutta al meglio l'engine del gioco, bilanciando a dovere effettistica e fluidità, (quasi) sempre fissa a 60 fps. Nella campagna, dove il colpo d'occhio si fa più appariscente, il frame rate mostra qualche tentennamento abbastanza frequente su PlayStation 4 Pro: a rendere lo shooter di Activision visivamente notevole ci pensano l'ottimo lavoro di motion capture, la buona texturizzazione e l'eccellente luminosità ambientale (il capitolo ambientato a Parigi, in tal senso, è parecchio esemplificativo). Nel multiplayer, in cui la composizione poligonale si fa meno ricca, i fotogrammi restano assolutamente stabili, senza alcun cedimento, sebbene la grafica si mantenga su buoni standard, soprattutto nella resa del fuoco, dei lapilli e delle macerie. Ma è la violenza della messa in scena l'elemento più potente di WWII, nella quale la bestialità di uccisioni, frantumazioni e decapitazioni ci trascina in una spirale inaudita di crudeltà bellica.

È questa una delle aggiunte più gradite alla formula ludica della saga: ogni match, dalla lunghezza variabile (dai 20 ai 40 minuti) si suddivide in due fasi alterne e ben distinte, di attacco e difesa, nelle quali impersoniamo ora le truppe dell'Alleanza, ora i membri dell'Asse. Lo scopo consiste semplicemente nel proteggere ed assaltare degli obiettivi progressivi, che variano di mappa in mappa: un team dovrà quindi collaborare per prendere possesso delle basi nemiche o per distruggerne gli avamposti, mentre l'altro si impegnerà allo scopo di impedire la vittoria dei rivali. Al termine del primo round, le parti si invertiranno, costringendo i giocatori a svolgere entrambi i ruoli. L'obbligo della cooperazione, lo stimolo ad imbastire soluzioni efficaci, la volontà di giocare nel modo corretto non tanto per un fine individuale ma per un bene collettivo rende War la migliore modalità tra quelle contenute in WWII. Sulle prime si ha l'impressione (in parte fondata) che i gruppi in difesa siano avvantaggiati rispetto alle postazioni d'assalto, ma basta poco per accorgersi di come la struttura dei livelli conceda sempre abbastanza margini di manovra per uscire vittoriosi dalle situazioni più spinose: un team ben affiatato, in sostanza, non faticherà a trovare le giuste scappatoie. Avvincente, divertente ed assuefacente, War pecca soltanto per la pochezza di mappe inserite al lancio. Saranno solo tre le operazioni giocabili: Breakout (già testata durante la beta), Griffin e Neptune (quest'ultima la più riuscita del trittico).
Ognuna possiede diversi incarichi, suddivisi solitamente in tre o quattro sessioni, tutti ben differenziati tra di loro, tali da scacciare la paura del déjà-vu. Il limitato numero di mappe, tuttavia, affievolisce l'appeal di una simile modalità, e la ripetitività inizia ad incalzare troppo presto: Sledgehammer Games ha però promesso l'arrivo di nuovi livelli con i prossimi update, all'inizio dell'anno venturo. Noi restiamo quindi nascosti in trincea pieni di grandi aspettative e speranze.

Heil, Zombies!

Rispetto a "Zombies in Spaceland", "Rave in the Redwood" e "Shaolin Shuffle", le mappe ambientate tra gli anni '70 e ‘90 che compongono la Zombie Mode di Infinite Warfare, WWII fa un bel passo indietro di circa tre decadi con il suo Nazi-Zombies. I protagonisti di questa mini avventura horror-cooperativa, tra cui spicca il voto di Ving "Pulp Fiction" Rhames, sono alla ricerca sia di quadri rubati dai nazisti sia di Klaus Fisher, fratello della bella e determinata Marie, impegnato in misteriosi esperimenti scientifici.

Proprio mentre è in corso il breafing dei ribelli, un incidente interrompe la riunione: dal nulla, un'epidemia di zombi nazisti, in pieno stile Z-movie, si diffonde a macchia d'olio. Nei panni di uno dei personaggi principali, sarà nostra premura massacrarli fino all'ultimo, ondata dopo ondata, portando al contempo a termine tutti gli incarichi che ci vengono richiesti dalla mappa. Gli ambienti sono ampi, articolati e pieni di porte segrete da aprire a suon di denaro contante.
Ad ogni cranio spappolato otterremo infatti un premio in moneta, con il quale sbloccare armi, punti di ristoro, poteri speciali e, ovviamente, zone prima serrate. Come nel multiplayer tradizionale, la scelta del loadout condiziona le armi a disposizione ed i ruoli da interpretare nel team, tra cui "Control", "Support", "Offence" e "Medic". Tralasciando la deriva umoristica e un po' surreale delle ultime incarnazioni, Nazi-Zombies si riallaccia all'estetica splatter di tante pellicole trash: le atmosfere sono parecchio oscure ed inquietanti, con un'attenzione particolare per il macabro, in cui interi fiumi di sangue insozzano il setting. Provare a staccare il cranio di un non-morto baffuto ed armato di motosega, poi, è un'esperienza tanto terrorizzante quanto appagante.

Call of Duty WWII Call of Duty: WWII è esattamente ciò di cui la saga aveva bisogno: la riappropriazione di un setting storico tanto abusato quanto saturo di suggestioni ha permesso alla serie di ritornare alla purezza ludica e narrativa di un tempo. Sledgehammer Games confeziona quello che è probabilmente il capitolo migliore degli ultimi anni dai tempi di Black Ops 2: potente sul versante visivo e rigoroso su quello strettamente ludico, WWII è anche un episodio che decide di far “ripartire” il brand a piccoli passi, senza strafare. Segue quindi dei binari prestabiliti e prevedibili, imbastisce una sceneggiatura molto elementare e gioca la sua mano migliore nella spettacolarizzazione a briglie sciolte. Lo snellimento delle meccaniche del multiplayer, sempre fruibile con assoluta immediatezza, si affianca però all’introduzione della modalità War, vero fiore all’occhiello della produzione, in cui tatticismo e cooperativa si muovono in simbiosi. Saranno gli aggiornamenti futuri a dirci quale destino verrà riservato al nuovo Call of Duty, con l’inserimento di update che dovranno assolutamente rendere onore all’offerta d’esordio, così da spingerci a tornare più e più volte sui campi della seconda guerra mondiale anche dopo essere stati congedati. Al momento, indossando divisa ed elmetto, noi abbiamo già deciso di arruolarci.

8

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