Candle Recensione

Daedalic presenta un puzzle adventure dallo stile esotico che mescola meccaniche alla Oddworld con lo spirito delle avventure grafiche della tradizione.

recensione Candle
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  • Oltre ad essere il momento dei buoni propositi per l'anno nuovo, gennaio è di sicuro un mese molto propizio per i grandi recuperi. La lentezza che di solito contraddistingue il riavvio della stagione videoludica può infatti fungere da pretesto perfetto per stanare qualche titolo che abbiamo perso lungo la strada. Capita anche a noi in redazione, meno pressati dalle deadline imposte dai soliti tripla A e quindi facilitati nel ripescaggio di qualcosa che, si spera, possa rivelarsi un diamante celato in quel cumulo d'idee e pixel che è il mercato indipendente. È proprio il caso di Candle, piccolo progetto dei ragazzi spagnoli di Teku Studios che, nel corso del suo sviluppo, ha incontrato nientemeno che l'appoggio di Daedalic Entertainment, developer e publisher degli acclamati Deponia Doomsday e Silence. Un incentivo niente male per partire alla scoperta di questo piccolo puzzle adventure che, sin dagli screenshot, suggerisce un carattere artigianale deciso e senza dubbio meritevole di un approfondimento, come quello che vi proponiamo qui di seguito. Sperando d'infondere in voi anche solo un pizzico di sana curiosità verso un prodotto che, vi anticipiamo, vale interamente il prezzo del biglietto.

    Un eroe artigianale

    L'incipit di Candle tratta di una vicenda già nota, che è poi una declinazione neanche troppo velata della grande storia dell'umanità. Si parla di creazione, di evoluzione, di nascita delle civiltà e di guerre dettate dalla sete di potere da parte degli individui geneticamente più forti. Un ciclo che, nell'universo narrato, si è già ripetuto per ben quattro volte, come conseguenza dell'ira degli dei, i quali, toccato ogni apice di violenza, hanno preferito distruggere e ricreare il pianeta da zero. Anche il nuovo tentativo, tristemente, sembra procedere nella medesima direzione: una voce narrante ci accompagna in un villaggio, quello dei pacifici Atipax, oramai completamente avvolto dalle fiamme per via di un attacco dei Wakcha, esseri infami con un inquietante cranio cornuto al posto della testa. Quando Teku, il protagonista di questo racconto, apre gli occhi in seguito a uno svenimento, realizza che lo sciamano del luogo è stato rapito, e decide pertanto di partire immediatamente in una disperata missione di salvataggio, pur nella consapevolezza di non avere nessun talento particolare dalla sua parte. Il viaggio di Candle si compone in sostanza di quattro macro-fasi raccordate da cutscene lievemente animate, a comporre un insieme ludico che porterà l'eroe alla rivelazione finale nell'arco di circa otto ore complessive. Se la fattura delle sequenze di giunzione lascia a desiderare, lo stesso non si può dire dell'in-game duro e puro, che gode anzi di una qualità visiva, in tutta franchezza, estasiante. Evidentemente vicino alle arti africane, lo stile dell'opera beneficia di una realizzazione manuale a trecentosessanta gradi, che va dalla composizione dei disegni ad acquerello fino all'animazione in frame-by-frame. Il risultato, a livello puramente cosmetico, è di quelli minuziosi, colorati, vivaci, preziosi, sintesi perfetta di un mondo e di un immaginario fortemente riconoscibili in tutti i loro tratti distintivi. Riporta alla mente, per certi versi, l'essenza dell'altrettanto pregevole Machinarium, e non soltanto sotto il profilo estetico. In Candle, in maniera analoga al ferroso pargolo digitale di Amanita Design, il protagonista -che è muto- e gli NPC dialogano per gesti, versacci e balloon in movimento. Forse proprio un tributo a quella che è a tutti gli effetti una piccola gemma delle avventure grafiche indipendenti: tipologia di videogame verso cui, non a caso, il lavoro di Teku Studios guarda con chiara ammirazione.

    Il lume della ragione

    E arriviamo appunto alla formula di gioco alla base di Candle, che deve gran parte del suo charme proprio alla tradizione degli adventure in due dimensioni. Benché, va detto, l'intelaiatura ludica si discosti in modo sensibile dalle radici dei classici punta-e-clicca: qui si parte invece da meccaniche platform "alla Oddworld", con Teku che, come Abe, è chiamato a muoversi verso i vari punti d'interazione dello scenario semplicemente correndo, saltando goffamente in orizzontale e aggrappandosi alle sporgenze. Inoltre, così come il mudokon di GT Interactive doveva svignarsela dai suoi mostruosi aguzzini, anche Teku dovrà spesso fare attenzione ai già menzionati Wakcha, da evitare in punta di piedi o, talvolta, da neutralizzare usando l'astuzia, spingendoli nel vuoto o attirandoli verso trappole studiate opportunamente. Al di là di questa spolverata "action" comunque ben incastonata nella struttura ludica portante, la forza della produzione Daedalic va soprattutto ricercata negli enigmi che la progressione continuamente pone dinanzi al videogiocatore. Rompicapi la cui filosofia di base è abbastanza ordinaria: dovremo, in buona sostanza, interagire con i più svariati oggetti e manufatti, raccogliendoli e riponendoli correttamente sulla scena per risolvere ogni problema e proseguire lungo il percorso.

    C'è anche qualche sporadica prova di logica modellata attorno alle regole dei giochi tabletop più conosciuti -citiamo, ad esempio, una sfida con un NPC molto simile al Match 3-, ma l'altro aspetto davvero fondamentale del puzzle solving di Candle è certamente legato, come il titolo suggerisce, alla tematica della luce e, più nello specifico, al cero che il protagonista porta sempre con sé nella mano sinistra. Grazie ad esso è infatti possibile trasportare il fuoco da una parte all'altra del livello, illuminando sentieri oscuri altrimenti intransitabili, attirando creature particolarmente sensibili al barlume e, in alcuni casi, incendiando i materiali posti come ostacoli per l'avanzamento. In particolare, Teku possiede un'abilità speciale per cui, quando accesa, la sua candela può sprigionare un bagliore magico utile, tra le altre cose, ad attivare certi congegni e a rivelare o modificare elementi rintanati tra le pieghe delle scenografie. Il puzzle design è insomma il vero fulcro dell'opera Teku Studios, e non fatica a dimostrare tutto il suo valore già dopo pochissimi minuti dal primo avvio del software. Mai banali e alle volte persino intrise di un certo umorismo di fondo, le soluzioni ai vari enigmi interessano sempre tutte le "stanze" dello stage di riferimento e chiedono quindi a chi gioca un certo sforzo mnemonico. Il backtracking è insomma connaturato in Candle, sebbene sia stato pensato dagli sviluppatori per non essere mai troppo sgradevole, vuoi appunto perché vincolato a spazi esplorabili di dimensioni adeguate (oltre che bellissimi da vedere), vuoi poiché propedeutico a una ricerca d'indizi tramite i quali spremere le meningi a favore di esiti perlopiù razionali e gratificanti. Il "perlopiù" è comunque d'obbligo, dato che un paio di puzzle sono effettivamente un po' astrusi e rischiano di portare con sé sia qualche momento di stallo, sia il conseguente spauracchio della frustrazione. Bisogna senz'altro sottolineare un tasso di difficoltà generale sopra la media, che potrebbe spazientire qualche utente disabituato alle sfide di ragionamento di un certo livello. L'altra faccia della medaglia è un sistema di check point generoso, indispensabile ad un protagonista fragile come Teku, costretto ad una morte istantanea dopo ogni movimento mal calcolato, per respawnare nelle immediate vicinanze del punto di fallimento, scansando così il tedio di dover tornare sui propri passi troppo di frequente.

    Candle CandleVersione Analizzata PCCandle è un puzzle adventure estremamente raffinato. Una piccola “favola per adulti”, come la definiscono gli sviluppatori, realizzata con amore e grande competenza: un omaggio alle avventure dinamiche bidimensionali che non rinuncia a una personalità ben definita e a dir poco incantevole. Merito di un art design esotico e magnetico, esempio virtuoso di manifattura videoludica come se ne vedono ormai molto di rado nell’industria. Merito anche, e forse inaspettatamente, di un gameplay esplorativo dai tratti essenziali, ma denso di enigmi ben concepiti, capaci di comporre un’esperienza impegnativa, quasi sempre stimolante e, in definitiva, degna di tutta l’attenzione degli appassionati di un genere spesso eccessivamente sottostimato. Un progetto che non possiamo fare a meno di premiare: sperando che la sua fiamma, già intenta a intiepidire i sobborghi di Steam da qualche mese, possa presto alimentarsi fino a raggiungere e scaldare quante più piattaforme di gioco possibili.

    8.2

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