Recensione Castlevania: Lament of Innocence

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Castlevania: Lament of Innocence - 1120

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Disponibile per
  • PS2
  • Nel castello del vampiro

    Giunge finalmente fra noi l'ennesima
    incarnazione di una delle saghe più amate e conosciute dell'intero panorama
    videoludico. Uscito nei mercati asiatici ed in quello statunitense per le
    festività di Halloween sbarca nel vecchio continente uno dei giochi più attesi e
    discussi di sempre: Castlevania: Lament of Innocence. Atteso perché era dal
    lontano 1997 (anno di uscita di Simphony of the Night) che un Castlevania non
    compariva nella release list di una delle console di avanguardia; discusso
    perché realizzato in quelle tre dimensioni che tanta sfortuna hanno portato in
    passato alla serie, con i due (pessimi) capitoli comparsi su Nintendo 64. A
    tutte queste aspettative e perplessità si aggiunga che Konami ha ben pensato di
    affidare il progetto a Koji ‘IGA' Igarashi, reso celebre proprio per la
    realizzazione di SotN, a detta di molti il miglior Castlevania mai pubblicato. È
    facile rendersi conto di come questo gioco sia atteso al varco da un vasto
    pubblico di appassionati pronti sì ad accogliere l'ennesimo capolavoro, ma
    anche impietosi critici delle più piccole lacune. Rivoluzione compiuta o
    profonda delusione? Capolavoro annunciato o infruttuoso tentativo di dare nuova
    linfa alla serie? Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

    In un'era molto
    lontana...



    Con queste parole inizia la lunga prefazione che fa da cappello a tutte le
    vicende narrate. Siamo nell'undicesimo secolo, le grandi monarchie iniziano a
    sfaldarsi in favore dei piccoli feudatari. Giovani cavalieri acquistano titoli
    nobiliari e irrompono sulla scena politica. In questo contesto, una compagnia di
    cavalieri si distingue per il suo coraggio e la sua imbattibilità. Al suo
    comando Leon Belmont, impareggiabile guerriero, e Mathias Cronqvist, sopraffino
    stratega, il braccio e la mente a cui si debbono innumerevoli vittorie. Amici
    fraterni, indissolubilmente legati dal destino. Un grande lutto attende però
    Mathias: la morte dell'amata Elisabheta. Il dolore costringe il cagionevole
    stratega a letto, lasciando così a Leon il comando della compagnia. Passato un
    anno, i cavalieri sono ancora imbattuti, ma un nuovo pericolo minaccia le terre
    di Leon: un esercito di mostri ha invaso i suoi possedimenti. Gli ordini del
    Clero impediscono però al giovane cavaliere d'intervenire: i suoi servigi sono
    richiesti ad oriente, dove infuriano le Crociate. Ma una terrificante notizia
    convince Leon a disubbidire, Mathias infatti rivela all'amico che la presenza
    dei mostri sulle sue terre è dovuta ad un vampiro e che questi ha rapito la sua
    promessa sposa, Sara. Rotti gli indugi, il giovane Belmont rinuncia ad ogni suo
    titolo e parte alla volta del castello maledetto in cui la sua amata è tenuta
    prigioniera. Queste, a grandi linee, le vicende alla base del gioco. Un
    canovaccio che può apparire banale e scontato, ma che cela una quantità di colpi
    di scena capaci di scuotere anche il più smaliziato dei giocatori, non
    foss'altro perché la trama del gioco mira a scavare a fondo nelle radici della
    serie. Come i ben informati sapranno, Leon è il capostipite della dinastia dei
    cacciatori di vampiri, impegnati nella lotta contro dracula. Non solo, ma a chi
    avrà la costanza di portare a termine il gioco saranno svelate le origini stesse
    del Principe delle Tenebre, così come quelle della leggendaria frusta, da sempre
    arma di elezione dei cacciatori di vampiri. Insomma, un pretesto trito per una
    trama che può sembrare stentorea nelle sue prime battute, ma che riserva
    pirotecniche rivelazioni nel suo corso. Ciò che non mancherà invece di far
    discutere è la rivoluzione del gameplay della serie. Ben inteso, di rivoluzione
    si può parlare se a metro di giudizio si prende SotN, un paragone forse scomodo,
    ma inevitabile, essendo il precedente capitolo considerato (forse a ragione)
    come la vetta massima raggiunta dalla serie. Come più volte affermato da
    Igarashi (produttore sia di SotN che di questo LoI), obiettivo dichiarato del
    nuovo titolo era quello di riportare la serie ai fasti del vecchio gameplay,
    concentrando maggiormente l'attenzione del giocatore sull'azione piuttosto che
    su quella componente ‘ruolistica' che aveva fatto la fortuna del vecchio titolo
    per Playstation. Niente statistiche, quindi, niente livelli di esperienza;
    l'esplorazione stessa del castello è adesso molto meno libera, più guidata,
    presentando fin dall'inizio una rigorosa suddivisione dell'ambiente di gioco
    in cinque aree, tutte collegate con il salone principale. L'esperienza rimane
    comunque gratificante, dal momento che per esplorare nella sua completezza
    l'area di gioco occorre molto spesso visitare più volte i vari scenari, alla
    ricerca di una chiave o della giusta strategia per raggiungere una sezione
    segreta. Siamo tuttavia lontani dall'epica sensazione di smarrimento e di
    libertà che dava il castello del vecchio SotN. Un passo indietro quindi? A prima
    vista parrebbe proprio di sì. Non va però dimenticato che se veramente
    l'obiettivo era quello di ritornare alle origini di quello che è stato
    Castlevania, riproponendolo con una veste grafica tridimensionale ed un
    approccio moderno senza per questo snaturarne il feeling, allora lo scopo non
    può che considerarsi soddisfatto. Procedendo nel gioco, infatti, si ha la netta
    sensazione di ritrovarsi a giocare ad una versione ‘ipervitaminizzata' dei
    vecchi capitoli della saga, quasi che le recenti incarnazioni per Game Boy
    Advance rivivessero nello sfarzo delle tre dimensioni. E il bello è che tutto
    funziona egregiamente, con nemici che tentano di circondarci e movenze da
    funambolo del protagonista, impegnato nell'evadere attacchi mortali e nel
    prodursi in micidiali combinazioni di colpi di frusta. Certo, il tutto ricorda
    molto da vicino l'ormai classico Devil May Cry di casa Capcom, ma con un
    glamour ed un'atmosfera inimitabili che sono da sempre il marchio di fabbrica
    del titolo Konami. Lo stesso ritmo di gioco non può non riportare alla memoria i
    primissimi episodi della serie. E se ci si lascia rapire dalla purezza
    dell'esperienza di gioco, si passa sopra a tutti i piccoli difetti che alla
    fine appaiono come dei compromessi, necessari a riprodurre fedelmente questa
    particolarissima sensazione di gioco. Le stanze non sono altro che una sequenza
    infinita di grandi ‘scatoloni' che si succedono quasi senza un senso logico, e
    si avverte veramente la piattezza e la mancanza di interazione con i fondali.
    Alla fin fine sono ben pochi gli oggetti sul fondale che sono in qualche modo
    ‘attivabili', così come quelli che è possibile distruggere (se si esclude la
    presenza massiccia dei candelabri, immancabili in qualsiasi Castlevania). La
    telecamera contribuisce ad appiattire il tutto, e a far sentire il giocatore
    impossibilitato ad intervenire liberamente nel gioco. Le inquadrature sono
    infatti fisse per ogni stanza, e tendono sempre a porre al centro dell'azione
    il protagonista, costringendo alle volte a movimenti ciechi con Leon in corsa
    verso la camera e la strada completamente fuori visuale. Una telecamera
    fastidiosamente fissa quindi, ma che permette di avere sempre una visione
    ottimale dell'azione, sacrificando ancora una volta le libertà del fruitore in
    nome di un rigore privo di sbavature. Contribuisce alla sensazione di immergersi
    nelle origini della saga il ritorno delle cinque armi secondarie, un caposaldo
    della serie almeno quanto la frusta. Croce, ascia, acqua santa, pugnali e
    cristalli sono inoltre combinabili con sette sfere dai magici poteri, nascoste
    nei meandri del castello, in grado di amplificare l'efficacia di ciascuna arma,
    mettendo quindi a disposizione del giocatore una gamma di ben quaranta attacchi
    diversi. Se non bastasse nel suo viaggio nelle stanze del vampiro, Leon può
    ritrovare una serie di reliquie in grado di potenziare le proprie abilità. A ciò
    si aggiungano i vari tipi di frusta che si possono ottenere nel corso del gioco
    e una corposa serie di combinazioni d'attacco che Leon è in grado di apprendere
    solo con il prosieguo della sua avventura, con un sistema che ricorda da vicino
    quello visto in Rygar della Techmo. La varietà non manca quindi al titolo
    Konami, pur essendo focalizzata a rendere appagante quasi soltanto l'azione.
    Come nei precedenti capitoli è presente un inventario, stavolta gestibile in
    tempo reale, ma va detto che la quantità di oggetti che è possibile equipaggiare
    e gestire nel corso del gioco è nettamente inferiore a quella di un qualsiasi
    altro capitolo della serie. Un'ulteriore dimostrazione della vocazione arcade
    del titolo.

    Bara in mogano, rivestita in pelle

    Dal punto di vista tecnico, il gioco si presenta più che
    bene. I poligoni presenti su schermo non sono tantissimi, ma sfruttati con
    sapienza, e la loro mancanza (soprattutto negli ambienti di gioco) è ben
    mascherata da un intelligente utilizzo di texture di buona risoluzione.
    L'impatto è più che gradevole e capita spesso di rimanere attoniti di fronte
    all'epicità e alla grandiosità con cui sono realizzate alcune ale del castello.
    Va detto che alle volte elementi scenografici tendono a ripetersi troppo spesso,
    con una fastidiosa sensazione di ‘già visto'; peccato comunque veniale che in
    qualche modo contribuisce a sperdere il giocatore nel castello. Molto buoni i
    modelli poligonali dei personaggi principali, ottimamente animati se si
    escludono piccole dimenticanze (come il movimento dei capelli). Sullo stesso
    livello la realizzazione dei boss di fine livello (spettacolare l'animazione
    della medusa). Comprensibilmente di qualità inferiore i modelli fisici e le
    animazioni dei nemici ‘comuni', presenti però in una quantità disarmante, tanto
    da essere catalogati e elencati nell'apposita enciclopedia. Il motore di gioco
    non mostra mai la minima incertezza, ancorato stabilmente com'è (grazie
    soprattutto alla telecamera ‘fissa') ai 60 frame al secondo. Un discorso a
    parte meritano le musiche, commuoventi, vibranti, intense. Un piccolo gioiello
    per inventiva, realizzazione e stile. Michiru Yamane (già responsabile delle
    musiche di SotN) ci regala ancora una volta una colonna sonora che accompagna
    alla perfezione l'azione. Mai invasive, le tracce sanno adattarsi alla
    perfezione ai contesti, facendosi ora discrete, ora potenti. Val la pena qui
    ricordare il character desing di Ayami Kojima, altro caposaldo della serie di
    Castlevania, un'artista che ha saputo tradurre in sognanti realtà figure di
    severi cavalieri e malinconici vampiri. Molto buoni gli effetti, così come il
    parlato (in inglese), ben eseguito ed interpretato. Il gioco è comunque
    completamente tradotto e sottotitolato in italiano.

    La caccia
    continua

    La domanda è quindi
    legittima: mezza delusione o capolavoro? Nessuna delle due, purtroppo. Chi si
    aspettava un degno successore di SotN, capace di riportare nelle tre dimensioni
    le stesse appaganti sensazioni del capitolo per Playstation, rimarrà purtroppo
    con l'amaro in bocca. Il nuovo titolo Konami è una sorta di ‘nuova fondazione'
    di Castlevania, in pratica una pietra miliare da cui prendere le mosse per il
    futuro. Il passaggio alle tre dimensioni c'è stato, funziona (sì, ragazzi,
    funziona) senza scimmiottare eccessivamente scomodi rivali come Devil May Cry e
    senza snaturare il feeling della serie. Il prezzo pagato è alto, ed è la
    mancanza quasi completa di innovazione. È come se in quanto a gameplay si
    fossero compiuti parecchi passi indietro, andando a ripescare gli elementi più
    classici e caratteristici di Castlevania. Comprensibilmente la cosa può far
    storcere la bocca come rendere entusiasti, ma non è una scelta infelice in
    assoluto. Il gioco è molto più che gradevole, ottimamente realizzato e
    sufficientemente longevo (anche se in otto ore di gioco, si esplora senza
    difficoltà una prima volta il castello al 100%). Lament of Innocence sa
    catturare appieno lo spirito e il fascino della serie, prendendone però anche
    tutte le limitazioni. Sembra quasi che Konami non si volesse esporre a rischi
    eccessivi, fatto questo facilmente comprensibile, data l'importanza della
    serie. La sensazione è quella di giocare uno dei capitoli per GBA (senza
    scomodare improbabili paragoni con SotN) con una veste grafica tridimensionale,
    il che non è in fin dei conti cosa da poco. Rimane lo charme, l'intensità ed un
    gameplay piacevolmente datato. La trama, pur rivoluzionando in qualche dettaglio
    quella raccontata fin'ora, sa farsi apprezzare. Eccellenti le musiche, desing
    da standing ovation. Un po' poco forse per le aspettative che si erano create,
    ma abbastanza per farne un buon gioco ed un ottimo e solido punto di partenza
    per i capitoli futuri.

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