Castlevania Requiem Recensione: la sinfonia di un capolavoro risuona su PS4

Rondo of Blood e Symphony of the Night tornano su PlayStation 4 con una collection che riporta in vita due opere imperdibili....

recensione Castlevania Requiem Recensione: la sinfonia di un capolavoro risuona su PS4
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  • Tanti anni or sono, quando ancora il mondo videoludico era avvolto da un bellissimo manto di pixel, nacque la saga di Castlevania, destinata a lasciare un marchio profondo nell'industria dell'intrattenimento interattivo. A quel tempo, Konami edificò un immaginario vampiresco, gotico e spettrale, una vera e propria leggenda del gaming, la cui importanza, nel tempo, ha influenzato tantissime opere future. A distanza di più tre decenni dal loro esordio, due dei massimi esponenti della serie si sono risvegliati dal lungo sonno, pronti a tornare in esclusiva su PlayStation 4 per ricordare a tutti i videogiocatori moderni cosa significa la parola "capolavoro". Stiamo parlando di Rondo of Blood e dell'immenso Symphony of the Night, non a torto considerato quasi all'unanimità come uno dei giochi più belli di sempre.
    Il nome "Castlevania" ancora oggi fa tremare le vene di tanti altri congeneri, nonostante gli anni che si porta sulle spalle: la sua fama, d'altronde, ha ormai raggiunto la totale immortalità, generando una prole sterminata di emuli (come il futuro Bloodstained: Ritual of the Night) e persino opere appartenenti ad altri media, che provano a sfruttarne il blasone. È il caso, ad esempio, dell'omonimo anime, la cui seconda stagione è approdata su Netflix proprio in contemporanea con l'arrivo nel PlayStation Store di Castlevania Requiem, la collection che comprende in un'unica soluzione sia Rondo of Blood sia Symphony of the Night. Benché il tempo non possa sfiorire la bellezza di un vero capolavoro, ciò non toglie che il processo di conversione operato da Konami, in questo caso, si limita, con un po' di pigrizia, a far leva semplicemente sull'effetto nostalgia.

    Un rondò ed una sinfonia

    Uscito per la prima volta nel 1993 su PC Engine, Rondo of Blood è a tutti gli effetti un prequel (anche piuttosto breve) di Symphony of the Night, nel quale impersoneremo il giovane cacciatore Richter Belmont, che si avventura nel castello del Conte Dracula allo scopo di porre definitivamente fine alla sua esistenza. Seguendo una struttura simile a quella dei capitoli che lo hanno preceduto (Castlevania, lo ricordiamo, nasce nel 1986), anche questo episodio offre un avanzamento molto più lineare di quello a cui la serie ci ha abituato dopo l'avvento della Sinfonia della Notte. La linearità, tuttavia, non deve trarre in inganno i giocatori più disattenti: anche Rondo of Blood contiene al suo interno un buon numero di segreti, di stanze nascoste, di fanciulle da salvare durante l'avventura e persino di alcuni finali multipli, i quali - nello specifico - ne incrementano il replay value e la longevità, che altrimenti si assesta, per i più esperti, intorno all'oretta di gioco. Certo è che la notevole difficoltà dell'esperienza, unita ad un sistema di controllo che, inevitabilmente, sente il gravo degli anni sulle spalle, potrebbe rendere la vita molto dura ai neofiti o ai cacciatori meno avvezzi alle logiche della saga. Rondo of Blood, in sostanza, si situa in una via di mezzo tra quello che era il passato e quello che sarebbe stato il futuro di Castlevania: eredita dai suoi predecessori la natura da platform adventure a scorrimento orizzontale, ed introduce poi alcuni importanti elementi che verranno recuperati ed ampliati in Symphony of the Night, uscito nel 1997 sulla prima PlayStation, uno dei vertici del gaming di ogni tempo e - chiaramente - vera colonna portante di questa collection.

    La vicenda che prende piede nel 1797, cinque anni dopo la conclusione di Rondo of Blood, vede il figlio di Dracula, Alucard, giungere a Castlevania, ossia il castello paterno, con l'obiettivo di spazzare via l'eredità del suo mostruoso genitore. Con questa indimenticabile incarnazione, l'opera di Konami spalanca le porte di un'architettura labirintica, ricolma di misteri, ricchissima di armi e stage opzionali, un unico macro ambiente da esplorare orizzontalmente e verticalmente, facendosi largo tra manipoli di creature della notte. La conoscenza millimetrica della planimetria, la lettura corretta delle tempistiche e dei pattern dei nemici sono elementi indispensabili per sopravvivere all'interno della dimora del Signore delle Tenebre, lungo un'avventura decisamente più stratificata rispetto a quella di Richter.

    L'aggiunta di meccaniche di stampo ruolistico, poi, arricchisce notevolmente la profondità di un gameplay che, al netto di un pizzico di ruggine causata dal tempo, conserva ancora oggi un fascino intramontabile. Symphony of the Night è un videogioco totalizzante, un'opera superiore ed insuperabile, che trascende l'età, le generazioni e le (tre) dimensioni per inscenare un'esperienza ludica forse mai eguagliata. Oltre che dallo stesso "sangue", il Rondò e la Sinfonia sono accomunati da un comparto audiovisivo straordinario: incuranti dei decenni, i due titoli sfoggiano una deliziosa veste grafica, in cui i pixel che delineano gli sfondi mantengono una fortissima espressività.

    Il fascino spettrale ed elegante del design ha dato forma ad una visione horror-gotica davvero sublime, a cui fa da cornice una colonna sonora di rara intensità. Eppure, sebbene la bellezza di un simile reparto artistico si conservi vigorosa come trent'anni fa, è indubbio che alcuni aspetti tecnici, legati alla risoluzione delle poche cinematiche presenti e dei font dei menu, generino un effetto davvero troppo obsoleto (quasi dannosi alla vista) su pannelli di grandi dimensioni. La colpa è da imputare principalmente ad un lavoro di porting abbastanza approssimativo che, senza sforzarsi eccessivamente, trae beneficio soltanto dalla qualità imperitura delle due opere.

    "What is a port?"

    C'era una volta The Dracula X Chronicles, una raccolta distribuita su PSP nel 2007 al cui interno trovavano spazio sia un remake integrale in 2.5D di Rondo of Blood sia la versione originale del 1993, ai quali si affiancava anche Symphony of the Night, per l'occasione riproposto con un nuovo doppiaggio in lingua anglosassone. Ebbene: Castlevania Requiem non fa altro che portare su PlayStation 4 le stesse edizioni emulate contenute in The Dracula X Chronicles, ad esclusione del remake di Rondo of Blood. Spulciando nei menu, è possibile cambiare l'immagine dello sfondo e la grandezza del quadro (che rimane comunque in 4:3), scegliere tra le voci giapponesi ed inglesi (ma solo quelle del nuovo adattamento del 2007) ed inoltre potremo azionare qualche filtro vintage, come le linee di scansione, l'interlacciamento e le sfumature, che offrono all'immagine una patina rétro sì malinconica (simile a quella dei vecchi tubi catodici), ma anche molto fastidiosa. Per il resto, lo sforzo di conversione adoperato da Konami si è rivelato alquanto svogliato: come abbiamo già accennato, se in-game i due titoli funzionano ancora a dovere, le pur sporadiche scenette di intermezzo sono parecchio sgranate, e lo stesso si può dire per i sottotitoli. Fortunatamente i momenti in dovremo assistere a simili sequenze non si contano nemmeno sulle dita di una mano, e nel complesso - a livello visivo - Rondo of Blood ed il suo sequel si lasciano ammirare con piacere anche su una TV in 4K.

    Ma se è vero che Requiem è una collezione fondamentale per chiunque non abbia giocato a The Dracula X Chronicles, è altrettanto indiscutibile che - sul piano contenutistico - Konami avrebbe potuto inserire qualche extra più sostanzioso per giustificare l'esborso dei 20 euro necessari all'acquisto del bundle. Per quanto non sia certo un gioco imperdibile, ad esempio, il remake di Rondo of Blood non avrebbe certo sfigurato come contenuto aggiuntivo del pacchetto. Allo stesso modo, non sarebbe stato un sacrilegio permettere agli utenti di scegliere tra il nuovo doppiaggio di Symphony of the Night inserito nella versione PSP e quello iconico della primissima edizione.

    La questione, in tal senso, è piuttosto delicata: le nuove linee di dialogo e le inedite voci sono meglio recitate e più rispettose della sceneggiatura giapponese, ma è chiaro che, alle orecchie degli appassionati, l'adattamento del 1997 è ammantato di un appeal nostalgico che trascende l'effettiva qualità, e fa chiudere ben più di un occhio dinanzi alla discutibile efficacia della recitazione originale. Ed ecco perché, in fin dei conti, concedere ai giocatori la facoltà di selezionare entrambe le opzioni sarebbe stata una mossa molto più saggia da parte di Konami.

    Castlevania Requiem Castlevania RequiemVersione Analizzata Playstation 4Solitamente, il Requiem è un canto che accompagna l'addio ad un defunto. Ed invece le melodie di Castlevania, dopo tutti questi anni, sono ancora vive e solenni. Rondo of Blood e Symphony of the Night risuonano su PlayStation 4 con una conversione non particolarmente dignitosa, che si adagia sull'immensa bellezza delle due opere, ma che resta comunque consigliata sia per chiunque non abbia mai vissuto una delle più grandiose avventure della storia videoludica, sia per tutti i fan più instancabili della serie Konami. Dopo aver attraversato per l'ennesima volta le sale del castello di Dracula, nei nostri sogni ha iniziato a prender vita un desiderio forse irrealizzabile: quello di poter presto giocare ad un nuovo Castlevania che erediti la natura bidimensionale dei capolavori passati, e che ci faccia riascoltare anche soltanto l'eco di una meravigliosa sinfonia notturna.

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