Recensione Chi è PK?

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La nascita di un supereroe

Negli standard fumettistici e nell’immaginario collettivo, la nascita di un nuovo supereroe è spesso legata ad un qualche avvenimento eccezionale che capita nella vita di una persona qualunque (o presumibilmente tale), quasi sempre inesperta e sottovalutata da tutti (vedi Spider Man), ma con un grande cuore. Il passo successivo è solitamente quello di contrapporre a tale incredibile evento un trauma, legato sovente alla morte di una persona cara che turba profondamente l’interiorità del futuro eroe dai superpoteri. L’esito è sempre lo stesso: l’acquisizione di un senso di responsabilità verso la società ed una presa di posizione a difesa dei deboli e degli oppressi. Questo, almeno, fino alla creazione di uno degli eroi più carismatici ed improbabili di tutti i tempi: PK. Frutto dell’immaginazione della mai troppo osannata Disney, PK nasce dal semplice desiderio di ribalta del papero più sfortunato del mondo. Dimenticatevi traumi reconditi ed eventi dal senso intimo e coercitivo. Questa volta il fattore scatenante di tutto sarà una più vera ed umana voglia di rivendicazione di se stessi, di riaffermazione della propria dignità davanti ad una fidanzata arrabbiata e tre nipoti spassosamente insopportabili.

La storia

Concepito e creato dai fumettisti della divisione Italiana della Disney, PK era originariamente conosciuto con il nome di Paperinink. L’idea di un super paperino piacque così tanto a Disney che ripresero il concetto, reinterpretandolo, sceneggiando una nuova storia diluita nel corso di tre serie di fumetti e rilanciando il nuovo eroe dai superpoteri su scala mondiale. Il risultato di questa operazione fu la nascita di un fumetto originale dai contenuti maturi eppur capaci di accalappiare l’attenzione dei più giovani. PK manteneva i difetti dell’iracondo ed impulsivo paperino e ne esaltava i pregi aggiungendo a questi il coraggio.
La storia per questa versione ludica di PK è stata ripresa dall’originale, proponendo una situazione fedele all’originale su carta.
Assoldato da Uno (eccezionale computer e preziosa guida), e trasformato in un supereroe, a Paperino viene affidato il delicato compito di proteggere la terra dalla minaccia di un’invasione aliena ad opera del popolo Evroniano. Aiutato da un equipaggiamento del tutto straordinario, il papero in calzamaglia inizia così a muovere i suoi primi ed impacciati passi a difesa della terra con il costante supporto di Uno, prodigo di istruzioni e di utili suggerimenti. Al giocatore il compito calarsi nelle penne e nel costume di PK, per prendere parte alle vicende del super papero più carismatico del mondo.

Dal fumetto al videogioco

Nel passaggio da supporto a cartaceo a quello digitale, gli sviluppatori hanno cercato di effettuare un fedele lavoro di conversione, rendendo la controparte virtuale di PK verosimile fino all’ultima piuma. Fin dall’introduzione in CG è possibile apprezzare la bontà dello sforzo dei programmatori di trasmettere appieno l’atmosfera fumettistica che permea ogni bit del prodotto. Questo è tanto evidente dal montaggio delle sequenze 3D su vere e proprie vignette virtuali quanto nell’utilizzo del Cel Shading fin dai primissimi frame dell’intro. Ma non è solo il gioco il filmato iniziare a far uso del succitato effetto. L’intero titolo è stato pensato e realizzato facendo un uso del Cel Shading praticamente completo: ogni elemento del paesaggio fa uso di questa particolare tecnica, con il risultato di ambientazioni 3D, ricoperte da texture “cartoon”, in cui si muovono personaggi poligonali ben modellati ed animati che sembrano uscire direttamente dal fumetto. Lo stesso PK (anche lui realizzato in cel shading) mantiene le stese caratteristiche e comportamenti spassosissime originariamente progettati dai designer Disney ed ottimamente riproposti su video. In ogni caso gli ambienti risentono di una non troppo evidente carenza di poligoni, per un risultato finale modesto ma cmq soddisfacente ed pertinente all’atmosfera del gioco e, di rimando, del fumetto. Le cose cambiano notevolmente per quanto riguarda items, effetti grafici e effetti di fuoco delle armi: tutti questi elementi sono stati realizzati facendo appello a quegli standard improntati sul realismo e la spettacolarità, e sotto questo aspetto il motore grafico sfoggiato da “Chie PK?” è degno di tutta la nostra ammirazione, proponendo effetti ben realizzati. Il riverbero luminoso dei colpi esplosi dai e contro i nemici è indubbiamente pregevole, così come la costituzione al plasma o al laser degli stessi che si perde in apprezzatissimi effetti particellari una volta giunti al bersaglio o contro una parete.
Sul fronte del comparto sonoro, segnaliamo musiche azzecatissime ed attinenti a quanto visto su schermo. Tuttavia, sovente il commento musicale risulta ridondante e martellante, ma questo potrebbe non essere considerata un’aggravante vera e propria, continuando a sottolineare la piena attinenza delle sound track alla tipologia di gioco. Niente da ridire per quanto riguarda gli effetti, tutti decisamente buoni e comunque perfettamente contestualizzati.
La vera nota dolente della realizzazione tecnica risiede nella gestione della telecamera da parte del sistema. Spesso le inquadrature risultano mal organizzate, non permettendo di seguire nel migliore dei modi le situazioni proposte dal gioco, generando occasionali stati di panico nella mente del giocatore, quest’ultimo momentaneamente impossibilitato nel prendere decisioni motivate e costretto a far appello a risorse remote ed improbabili come la fortuna. Ciò è reso ancor più grave dalla mancata implementazione di una gestione manuale della cinepresa virtuale, ma è cmq mitigato dall’adozione di una visuale in prima persona (quest’ultima non sempre disponibile) a cui il giocatore può far riferimento per controllare l’ambiente circostante e ripristinare automaticamente la macchina da presa in una posizione ideale.
Per quanto riguarda il gameplay vero e proprio, “Chi è PK?” si rivela un titolo del tutto soddisfacente, grazie a dei controlli intuitivi e ben disposti che permettono al giocatore di provare un buon feeling nelle manovre del super pennuto virtuale. Inoltre, grazie all’aiuto del X-transformer (un sofisticato gingillo poliedrico utile in tutte le fasi di gioco), PK potrà rispondere a viso aperto al fuoco degli invasori, a partire dai coolflame per concludere con i differenti soldati evroniani. Naturalmente i vostri nemici non se ne staranno li con le mani in mano e cercheranno di ostacolarvi in tutti i modi consentigli dalle loro routine artificiali. Dal canto nostro, potremo contare su una serie di item che ci permetteranno di modificare temporaneamente la nostra arma, dotandola di munizioni dall’alto potere distruttivo che ci aiuteranno nel perseguimento del nostri obiettivi anti invasioni, finalità che includono anche il salvataggio di un cospicuo numero di scienziati terrestri rapiti dagli invasori. Nelle situazioni di ricerca e salvataggio, il tempo a nostra disposizione sarà limitato ed ogni secondo sarà scandito da un cronometro impegnato in un countdown. Entro il tempo previsto dovremo scovare e liberare gli scienziati presenti in una determinata zona del gioco
In ogni caso, ci saranno diverse occasioni in cui saremo obbligati cercare un altro modo per superare ostacoli momentaneamente fuori dalla nostra portata. Questo si tradurrà ogni volta nella ricerca di un upgrade per il nostro X-Transformer, idea concettualmente valida ma in questo caso parzialmente minata dalla limitata utilità di questi upgrade. Se da una parte alcuni di questi ci torneranno utili fino al termine del gioco, dall’altra ce ne saranno altri il impiego è riservato esclusivamente in uno o due passaggi. Ultima nota negativa da imputare al gameplay è l’estrema linearità che caratterizza l’intero prodotto, ma anche questo è un difetto perdonabile.

Un gioco per bambini o per adulti?

“Chi è PK?” è un titolo godibilissimo fin dalle prime battute. Il carisma del personaggio principale, l’atmosfera fedelissima alla storia originale ed una buona giocabilità lo rendono un prodotto consigliato soprattutto agli estimatori del fumetto. Ed è a questo punto che si pone la domanda di cui sopra. Il fumetto ha infatti un seguito discretamente cospicuo sia tra i giovanissimi che tra i più grandi. La risposta a questa domanda va ricercata dunque nella struttura del gioco, semplice e collaudata ma anche accattivante e complicata in determinati passaggi. “Chi è PK” si rivela quindi un prodotto dedicato a più fasce di utenza grazie alla sua natura scorrevole, intuitiva e non celebrale, ma con un discreto grado di difficoltà tale da incontrare i consensi dei più smaliziati. Un gioco più che valido quindi, che vale ogni centesimo della sua spesa ma che pecca in alcuni aspetti che ne minano la valutazione finale e che sono, lo ricordiamo, la gestione delle inquadrature, l’eccessiva linearità ed una longevità migliorabile. L’esortazione finale è comunque quella di dargli un occhiata, potreste essere catturati dal mondo del super papero più umano che ci sia.

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