Child of Light Ultimate Edition Recensione: la fiaba di Ubisoft arriva su Switch

La delicata fiaba ruolistica di Ubisoft Montréal torna su Nintendo Switch in una versione "ibrida" comprensiva di tutti i contenuti post-lancio.

recensione Child of Light Ultimate Edition Recensione: la fiaba di Ubisoft arriva su Switch
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Più del dibattito sulle strategie di marketing e di comunicazione del prodotto, più dell'analisi dei freddi dati di vendita, ciò che davvero scalda il cuore di noialtri appassionati di videogame è e sarà sempre il loro valore creativo, quella magia che ne veicola la crescita dall'ideazione fino e oltre il debutto. Da questo punto di vista il 2014 fu un anno veramente speciale, appunto "magico", per lo meno sul fronte della produzione targata Ubisoft. Basterebbero i nomi di Valiant Hearts: The Great War e di Child of Light, distribuiti a soli due mesi di distanza l'uno dall'altro, per chiarire ciò a cui stiamo facendo riferimento. Due iniziative ludiche ricercate, d'afflato indipendente, eppure edite da un colosso che prima non sembrava disposto a sfornare altro se non l'ennesimo Assassin's Creed o Rainbow Six. Nel caso della fiaba ruolistica targata Ubisoft Montréal, poi, la magia riprodotta in-game parve quasi conseguenza di un bizzarro incantesimo: chi avrebbe mai detto che dietro a quell'avventura dai tratti eterei si celasse Patrick Plourde, colui che tempo addietro diede linfa a un titolo, Far Cry 3, che ne è perfetta antitesi da qualunque prospettiva lo si consideri?
    Sta di fatto che la magia di Child of Light, ad anni dal suo esordio, non sembra ancora intenzionata a spegnersi. Lo testimonia la Ultimate Edition per Nintendo Switch, da poco disponibile in digital delivery al prezzo di € 19,99 e comprensiva di tutti i contenuti rilasciati dopo il lancio delle versioni originali. Un'ottima occasione per chiunque non avesse ancora avuto l'opportunità di librare fra i cieli di Lemuria, soprattutto in vista del prossimo Child of Light II - sequel non ancora confermato, ma birbantescamente svelato sui social dal suo stesso autore.

    Per le rime

    Negli anni è già stato scritto e detto quasi tutto di Child of Light e siamo ben consapevoli che qui, in questa sede, è proprio alle peculiarità dell'Ultimate Edition che dovremmo dare maggiore risalto. E allora tanto vale farla semplice nel descrivere le caratteristiche di un'opera che è essa stessa semplice per natura, e che proprio attorno a quella semplicità di fondo riesce a costruire i suoi molteplici punti di forza. Attenzione però: qui si parla di semplicità, non certo di un lavoro ordinario o frettoloso. Consideriamone, per esempio, l'aspetto narrativo, rilettura in forma di fantasy mitteleuropeo del tradizionale "viaggio dell'eroe". Aurora, figlia del duca d'Austria, cade vittima di un sonno apparentemente senza fine. Si risveglia in un mondo "altro", un regno corrotto da una regina malvagia che ha privato quella terra del sole, della luna e di tutte le stelle. Omaggiata di un paio d'ali fatate e scortata da Igniculus, una fiammella color turchese, Aurora attraverserà lande, grotte e villaggi in cerca degli astri rubati, sperando nel contempo di trovare un modo per ricongiungersi con il padre. La storia di Child of Light, classica fino all'osso, si serve di una struttura piuttosto lineare, priva di fronzoli, scevra di colpi di scena roboanti, ma al tempo stesso personalissima nel modo in cui sceglie di mostrarsi agli occhi del giocatore. Il merito va all'idea di costruire i dialoghi fra personaggi interamente in rima baciata, che dona un'identità forte a una scrittura sì altalenante in quanto a correttezza delle metriche (l'impressione, comunque, è che l'adattamento italiano ci abbia messo lo zampino), ma anche di rara gradevolezza generale. Una cifra narrativa che, oltretutto, si sposa benissimo con un racconto dai toni volutamente ancestrali, favola d'altri tempi sorretta da un pool di attori archetipico, dal giullare al nano elementale, dalla fanciulla angelica al gigante roccioso, passando per creature ostili delle più svariate fattezze e tipologie.
    Semplice e conservatrice è pure l'offerta più propriamente ludica di Child of Light. Buona parte di essa è dedicata all'esplorazione degli scenari, impostata secondo le regole dei sidescroller à la Zelda II ma meno costretta nel suo incedere grazie alle alette della graziosa principessa, che le consentono di svolazzare non solo orizzontalmente ma anche dal basso all'alto, a totale piacimento.

    Scoprire Lemuria è sinceramente meraviglioso, vuoi per la soavità delle note che accompagnano l'avanzata di Aurora, vuoi per quel che gli sviluppatori sono stati in grado di creare a livello visivo. Dalle pennellate tenui e i colori acquerellati, i paesaggi paiono dei quadri interattivi che pulsano all'unisono con le forme di vita che vi dimorano - queste ultime, come i protagonisti, realizzate secondo modelli in pseudo-cel shading -, cortesia di quell'UbiArt Framework cui dobbiamo anche le fantasmagorie degli ultimi Rayman.

    Ancora, è semplice pure il battle system che sottende gli scontri con gli avversari, a turni come consuetudine dei più comuni RPG giapponesi. Due membri del nostro party, sostituibili alla bisogna, se la devono vedere con massimo tre oppositori nell'arco di confronti basati su una tipica barra ATB, la cui porzione iniziale, più estesa, equivale alla stasi dei personaggi che vi si trovano all'interno, laddove la parte finale, assai corta, precede l'azione vera e propria, che a quel punto giunge fulminea. Quando uno degli eroi giunge all'incrocio tra le due sezioni si tratta poi di decidere se porlo sulla difensiva oppure fargli sferrare un attacco - ovviamente ogni PG ha le sue specificità in base alla "classe" di provenienza. Colpendo il nemico prima che sferri la sua offensiva, inoltre, non è rara l'eventualità di rigettarlo a fondo barra, facendogli di fatto perdere un turno.

    Senza soffermarci sulle altre meccaniche ruolistiche, tutto sommato di scarso rilievo (level up e skill tree individuali, crafting all'acqua di rose), vogliamo invece rimarcare il fatto che, così come i botta e risposta in versi impreziosiscono la progressione di trama, anche il gameplay duro e puro di Child of Light trova il proprio segno distintivo in una soluzione di game design alquanto particolare, derivante dalla presenza in scena del piccolo Igniculus. Lo scintillante compagno di Aurora, manovrabile con il secondo stick analogico, serve nei momenti di perlustrazione per illuminare i sentieri più oscuri, per aprire scrigni preziosi, e ha addirittura funzioni di puzzle solving, indispensabile com'è ad attivare determinati congegni a tempo o a risolvere rompicapi basati sulle ombre proiettate a muro.

    Il lucente comprimario può poi essere mosso in tempo reale durante i combattimenti, in modo tale da accecare gli antagonisti - il che li porta a essere più lenti - ed eventualmente rifornire di tanto in tanto i suoi alleati di nuovi punti vita e magia, ricavabili scuotendo dei ramoscelli fluorescenti posti ai lati dell'inquadratura. La compresenza di Igniculus è anche alla base della possibilità di giocare a Child of Light in compagnia di un amico, che può spostare l'essere azzurrognolo mentre il primo giocatore comanda Aurora e il suo gruppo di pellegrini. Su Switch, neanche a dirlo, la co-op avviene spartendosi i Joy-Con, com'è usuale nella stragrande maggioranza dei porting studiati per l'ibrida di Kyoto.

    Lieto fine?

    Arrivando al dunque, Child of Light approda su Nintendo Switch con le migliori intenzioni. L'Ultimate Edition si fa carico della missione aggiuntiva Il problema del Golem, degli outfit alternativi di Aurora e di tutti i nuovi oggetti e talenti introdotti dal dev team negli anni successivi alla prima release del gioco. Com'è ovvio che sia si appropria pure della seconda anima portatile della console, all'interno della quale è altresì possibile sfruttare il touchscreen per fiondare Igniculus da un punto all'altro del display istantaneamente, il che si dimostra molto utile soprattutto nelle fasi di battaglia.

    L'unico neo che macchia l'operazione, ponendo quest'edizione mezzo gradino sotto le consimili, è rappresentato da un frame rate che pecca di scarsa stabilità, specie a tablet tolto dalla dock station. Nulla di trascendentale, sia ben chiaro, ma, data la bellezza estetica d'insieme, è un difetto che non possiamo fare a meno di specificare, non senza un briciolo di disappunto.

    Child of Light Child of LightVersione Analizzata Nintendo SwitchChild of Light è uno di quei giochi capaci di entrare nella memoria collettiva in punta di piedi, silenziosamente, senza però che il tempo possa in alcun modo spazzarne via la traccia. Semplice, come abbiamo ribadito più volte, ma pregno di carattere; talmente elegante da sembrare quasi un poemetto antico, eppure anche latore di piccole finezze ludiche che lo rendono opera fresca, moderna, indispensabile. Al netto di una forma tecnica non proprio entusiasmante, la Ultimate Edition per Nintendo Switch è plausibilmente l’ultima chance per recuperare Child of Light prima dell’avvento del suo seguito, ammesso che sia effettivamente in sviluppo. Non possedeste altre piattaforme da gioco, oppure -banalmente- ambiste a una sua versione portabile tanto da non preoccuparvi di qualche minimo compromesso, fareste bene a farla vostra senza particolari remore.

    8.3

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