Chrono Cross The Radical Dreamers Recensione: un classico restaurato

L'opera di restaurazione dei grandi classici di casa Square Enix continua: questa volta è il turno del "seguito/non seguito" di Chrono Trigger.

Chrono Cross The Radical Dreamers Recensione: un classico restaurato
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il mondo videoludico è davvero strano alle volte. È il caso di Chrono Cross, uno dei JRPG più belli realizzati da SquareSoft (prima della fusione con Enix) per PlayStation e mai arrivato nel Vecchio Continente. Dopo essere stato pubblicato in Giappone nel lontano 1999 e l'anno successivo in Nord America grazie a Electronics Arts, quello che viene superficialmente etichettato come il sequel del leggendario Chrono Trigger mancò sorprendentemente il mercato europeo. Per un JRPG che aveva venduto piuttosto bene ed era stato osannato dalla critica, quella di SquareSoft fu una decisione difficile da comprendere e accettare.

    Molti di noi hanno avuto all'epoca la possibilità di giocarlo direttamente in versione NTSC, altri lo hanno fatto attraverso il retrogaming, altri lo faranno ora con l'edizione Chrono Cross: The Radical Dreamers, una remastered per PS4, Xbox One, PC e Nintendo Switch che porta in dote diverse novità (compresa Radical Dreamers - Le Trésor Interdit, un'avventura testuale pubblicata in Giappone nel 1996 per Super Nintendo che fa da collegamento tra i due Chrono) e, soprattutto, la localizzazione nella nostra lingua. Ed è l'occasione ideale per conoscere una parte dell'universo di Chrono che noi italiani non abbiamo potuto conoscere e vivere pienamente.

    Un po' di storia

    Nonostante le assenze pesanti di Yoshinori Kitase (direttore/sceneggiatore per Chrono Trigger), di Hironobu Sakaguchi (al tempo impegnato nella produzione del lungometraggio Final Fantasy: The Spirits Within), di Yuji Horii (il producer della serie Dragon Quest di Enix), del leggendario disegnatore Akira Toriyama e del compositore Nobuo Uematsu, Chrono Cross riuscì a diventare uno dei più apprezzati titoli della prima era PlayStation. Senza quello che a posteriori venne ribattezzato come vero e proprio dream team, SquareSoft si affidò al talento del compositore Yasunori Mitsuda, apprezzato anche nella serie Xenoblade Chronicles, e dello sceneggiatore Masato Kato: entrambi avevano lavorato all'originale Chrono Trigger ma divennero famosi in seguito per Xenogears e altre opere.

    Nel ruolo di character designer venne chiamato Nobuteru Yuki, famoso per serie animate come Escaflowne, che aveva ereditato lo scottante ruolo di Akira Toriyama - il quale fu riportato a bordo in seguito per dare una sistemata al design dei personaggi e nemici. Infine, a dirigere il tutto c'era Hiromichi Tanaka, altra leggenda di casa Squaresoft. Con la benedizione di Yuji Horii (che non ne voleva sapere di fare un sequel) venne creato Chrono Cross, un JRPG dai toni più cupi e lontano da quell'umorismo e da quella spensieratezza di cui era intriso Chrono Trigger.

    Il nuovo team di sviluppo non aveva intenzione di riproporre le avventure di Crono, Lucca e Marle: l'idea era quella di "non fare" un vero e proprio seguito (molti fan considerano Radiant Historia per Nintendo DS il vero sequel), quanto un gioco di ruolo che espandesse il mito della serie. Se in Chrono Trigger viaggiare nel tempo si rivelava un'esperienza divertente e spensierata, in Chrono Cross invece ci si trovava a riflettere sulle conseguenze, anche morali, che un mondo o un universo parallelo potevano generare.

    Dai viaggi temporali ai mondi paralleli

    In Chrono Trigger si viaggiava nel tempo esplorando epoche diverse, mentre nel suo successore si vagava in due mondi paralleli strettamente legati tra loro. Dall'amatissimo trio Crono, Lucca e Marle si passava alla strana coppia Serge e Kid, nata proprio in un regno alternativo.

    Nella versione per PlayStation del 1999 di Chrono Trigger vennero aggiunti dei filmati per collegare i due titoli (e non ci dilunghiamo oltre per non anticiparvi nulla del destino di Crono e soci), mentre tre anni prima in Giappone era stata pubblicata Radical Dreamers - Le Trésor Interdit, un'avventura testuale scritta dallo stesso Kato per completare la storia iniziata con Chrono Trigger: un'esperienza realizzata per la periferica Satellaview, che veniva usata per connettere il Super Famicom al Web. L'opera uscì dai confini del Sol Levante grazie al lavoro di alcuni appassionati. che la localizzarono in inglese e la distribuirono come ROM per gli emulatori del SNES.

    La struttura ludica

    Come protagonista del gioco troviamo Serge, (di cui possiamo comunque cambiare il nome), un ragazzino cresciuto in un villaggio di pescatori di Arni. Un giorno viene teletrasportato in universo alternativo in cui scopre di essere morto qualche anno prima.

    E gran parte dell'avventura si sviluppa proprio in questa realtà alternativa e nell'arcipelago tropicale dove viveva il giovane Serge. I dungeon si mescolano a villaggi, foreste e altre location esplorabili dove è possibile conversare con gli abitanti, ricevere missioni e combattere nemici nei famosi incontri casuali tanto cari alla fu SquareSoft. Il tutto sembra svolgersi come in un normale JRPG, eppure in Chrono Cross alcune azioni insignificanti sono in grado di produrre degli effetti a catena potenzialmente devastanti nelle altre dimensioni parallele. Il cast proposto era qualcosa di impensabile per l'epoca: tra protagonisti, co-protagonisti e comprimari il gioco supera abbondantemente una quarantina di personaggi.

    L'idea di Kato era quella di avere più finali e più storie che si intrecciassero tra loro, con una trama ricca di quest e di numerosi bivi per circa una trentina d'ore di gioco. Le nobili intenzioni inziali si infransero però contro l'impossibilità di caratterizzare in modo adeguato ogni personaggio presente nell'opera. Alcuni avevano una storia ben sviluppata (Glenn, Guile, Luccia o Harle, per esempio), altri solo abbozzata: a mancare era soprattutto quell'empatia che si viene a creare solitamente tra il giocatore stesso e il suo party di eroi. In Chrono Trigger era praticamente impossibile non affezionarsi a Lucca e a tutti gli altri comprimari, in mentre Chrono Cross era più difficile lasciarsi coinvolgere emotivamente da Serge, Kid e il resto della combriccola.

    Sistema di combattimento

    La produzione di SquareSoft si fece apprezzare in quegli anni per una serie di innovazioni al gameplay: il sistema di combattimento, infatti, si differenziava da quello proposto dallo stesso Chrono Trigger, che implementava una versione dell'Active Time Battle di Final Fantasy. Gli incontri casuali con i nemici erano evitabili nella maggior parte dei casi, mentre durante le battaglie si potevano usare gli "Elementi", attacchi speciali, oggetti magici o incantesimi legati a un particolare colore e personaggio. Questo sistema influenzava direttamente i duelli sul campo di battaglia: con più eroi dello stesso cromatismo era possibile raddoppiare la potenza degli assalti e difendersi meglio.

    Il sistema di combattimento era ovviamente a turni e tutt'oggi ovviamente la struttura ludica è rimasta la medesima: ogni personaggio possedeva la sua barra di energia che veniva consumata dopo ogni attacco e che aggiungeva una maggiore componente tattica agli scontri. Davvero peculiare era poi l'avanzamento di livello: Serge e compagni aumentavano in modo automatico le loro statistiche solo dopo aver fatto fuori un boss. A rendere speciale Chrono Cross c'era inoltre un comparto audio/visivo di primissimo livello per quegli anni: personaggi ricchi di poligoni e dettagliati che si muovevano in ambienti pre-renderizzati, nonché caratterizzati da colori sgargianti e da filmati spettacolari. Il tutto veniva suggellato da una colonna sonora piuttosto evocativa, che fondeva con maestria sonorità mediterranee, celtiche e africane.

    Rimasterizzazione di buon livello?

    Dopo ben 23 anni ci troviamo a giudicare Chrono Cross: The Radical Dreamers, l'edizione confezionata da Square Enix per i nostalgici della serie e per le nuove generazioni di amanti di JRPG. Si tratta di una riedizione, non certo di un remake sul modello di Final Fantasy VII (anche se un'operazione integrale di rilancio non ci sarebbe affatto dispiaciuta). È possibile scegliere tra lo stile grafico "Classico", ossia lo stesso dell'originale versione PSX, e quello ribattezzato "Nuovo", mentre lo schermo è settabile tra "Normale", con le classiche bande nere, "Ingrandito", privo di bande, e "Intero", che rappresenta una via di mezzo tra i due estremi.

    Nonostante il trattamento in HD, il comparto artistico di Chrono Cross sente - com'è inevitabile - il peso degli anni: i colori sullo schermo sono sempre caldi e vibranti e vengono spalmati su ambienti pre-renderizzati con un effetto "tela a olio" davvero piacevole, mentre i modelli poligonali a 32-bit di mostri e personaggi sono stati rinfrescati e proporzionati meglio, con un numero maggiore di dettagli, specialmente nei volti.

    L'illuminazione in generale è stata poi migliorata al pari delle animazioni, tuttavia i filmati in FMV, nonostante siano stati ripuliti per benino, si portano sulle spalle il gravo di tante generazioni passate. Allo stesso modo, il lavoro di rifinitura su certi sfondi, così come le animazioni di alcuni personaggi e nemici non ci hanno convinto pienamente. Il risultato complessivo è comunque discreto: con il budget messo a disposizione, probabilmente, questo era il massimo che poteva fare il team di sviluppo.

    Un nuovo brano musicale

    Il processo di restaurazione ha riguardato anche il gameplay di Chrono Cross. Per rendere la fruizione del gioco più piacevole (stiamo parlando pur sempre di un RPG old style) e per proporre qualcosa di più in linea con le tendenze attuali, il team ha aggiunto una serie di nuove funzionalità, tra cui spicca la possibilità di disattivare gli incontri casuali. E sempre per chi vuole concentrarsi "solo" sulla storia viene offerta l'opportunità di delegare l'incombenza dei combattimenti all'IA: così facendo le battaglie diventano una pura formalità e a nostro avviso si perderà gran parte del fascino dell'esperienza proposta da Chrono Cross.

    Una volta completata la storia principale è sempre possibile ricominciare la parita in modalità "New Game+" che permette di rigiocare velocemente l'avventura per sperimentare gli altri finali implementati.

    Purtroppo, le nostre scorribande sull'arcipelago tropicale non saranno accompagnate dalla colonna sonora originale: in questa edizione è stata inclusa solo la versione rimasterizzata con un nuovo brano firmato da Mitsuda ( Dreams of the Past) e sette nuovi arrangiamenti delle vecchie tracce.

    Infine, uno dei punti di forza di Chrono Cross: The Radical Dreamers è senza dubbio la possibilità di gustare questo JRPG completamente in italiano, e come classica ciliegina sulla torta possiamo finalmente giocare in modo ufficiale l'avventura testuale Radical Dreamers - Le Trésor Interdit tradotta nella nostra lingua.

    Chrono Cross: The Radical Dreamers Edition Chrono Cross: The Radical Dreamers EditionVersione Analizzata Xbox OneDurante la prima era PlayStation venne pubblicata una serie di JRPG innovativi e di grande qualità: di alcuni, purtroppo, si sono perse le tracce da tempo. Chrono Cross era uno di questi, almeno fino all'annuncio della versione rimasterizzata. Per chi non ha avuto la possibilità di giocarlo questa può essere l'occasione per recuperare un vecchio classico venduto al prezzo budget di 19,99 euro. La restaurazione compiuta è più o meno in linea con le aspettative: l'inserimento di Radical Dreamers, una discreta rivisitazione del comparto audio/visivo, una buona localizzazione in italiano e nuove meccaniche di gioco per attirare gli utenti più giovani o i neofiti del genere. Ora che abbiamo assistito alla riedizione di Chrono Cross, sorge legittimamente un'altra domanda: a quando il ritorno di Vagrant Story?

    8

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