Cladun Returns: This is Sengoku Recensione

Dopo qualche anno di pausa, la serie Cladun torna sui nostri schermi con un nuovo episodio: la recensione di Cladun Returns This is Sengoku.

recensione Cladun Returns: This is Sengoku
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Disponibile per
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Impossibile non conoscere Nippon Ichi Software. Questo storico studio di sviluppo si è sempre contraddistinto per la creazione di mondi, personaggi e trame che, il più delle volte, superano l'assurdo sguazzando allegramente in un frivolo no-sense dal gusto tipicamente orientale. In occidente, senza considerare l'intensa attività di publisher e alcune produzioni non esattamente riuscitissime, il successo della software house si deve soprattutto alla leggendaria serie tattico-strategica Disgaea - andata recentemente ad arricchire anche la softeca di Switch - e Phantom Brave. Grazie alle peripezie nel Netherworld il developer nipponico ha creato e plasmato uno zoccolo duro di fan fanatici di statistiche, numeri e dell'humour pazzo, esagerato e politicamente scorretto che connota i protagonisti e le trame di ogni loro singolo gioco. Tra questi spicca un altro titolo molto particolare, uscito la bellezza di sette anni fa per la vecchia portatile Sony: Cladun, eclettica crasi delle parole "Classic" e "Dungeon". Il titolo racchiude pienamente la sua essenza, ovvero quella di un RPG dungeon crawler dal grinding frenetico che omaggia, con un tripudio di pixel e ironia a tutti i costi (un esercizio stilistico simile era stato tentato con What Did I Do to Deserve This, My Lord?), la gloriosa era a 8 bit. Il capostipite fu una piccola perla per la nostra console portatile, tanto che NIS decise di traslare la propria creatura anche su PC. Ora, dopo qualche anno di silenzio, il developer nipponico ci riprova, cercando di riconquistarci con Cladun Returns: This is Sengoku! Ci sarà riuscito?

    Pixel d'epoca feudale

    Cladun Returns: This is Sengoku! fa un salto indietro nel tempo, accantonando il contesto dei primi due capitoli per riesumare, appunto, l'epoca Sengoku, la più turbolenta della storia nipponica conosciuta come "periodo degli stati belligeranti". La terra del Sol Levante, suddivisa in tanti Daimyo in costante lotta fra loro, vide l'avvicendarsi di personaggi leggendari entrati successivamente nel folklore popolare come Oda Nobunaga, Tokugawa Ieyasu e Toyotomi Hideyoshi.

    Sotto il comando di questi ultimi, si batterono valorosamente molti uomini, nobili e non, destinati però ad essere dimenticati nelle pieghe della storia. Il nostro pixelato protagonista è proprio uno di questi generali dimenticati. Caduto - sembra - in combattimento, è così condannato a non vedere realizzati i propri sogni di gloria e l'avvento di un Giappone unito. Accade, però, un fatto inconsueto. Il nostro alter ego, debitamente personalizzato grazie al ricco editor iniziale, si risveglia improvvisamente in un luogo sconosciuto: Arcanus Cella, una sorta di limbo bucolico in cui transitano le anime con questioni ancora in sospeso. Ciò significa che esiste qualcosa che blocca anche il nostro viaggio per iniziare il lungo processo di metempsicosi; qualche problema che dobbiamo per forza risolvere prima di trovare la pace. L'anima pia che per prima ci dà il benvenuto (intrappolata, come noi, da chissà quanto tempo) non ha la minima idea di come si faccia a lasciare quel luogo, ma ci consiglia di aiutare gli spiriti erranti e tenare di comporre i loro affari per facilitarne transito. Come avrete intuito, il debole sostrato narrativo non è altro che un pretesto per mantenere una certa coesione nella lunga sequenza di sotterranei che dovremo visitare. Ecco, in fondo abbiamo già riassunto la trave portante che sorregge le sorti del titolo: una infinita pletora di dungeon brevi da esplorare - e riesplorare - nel più veloce tempo possibile per falciare mostri, evitare decine di trappole, raccogliere tesori, attraversare aree segrete risolvendo piccoli puzzle e, ovviamente, salire di livello. Tutto come in passato, insomma, se escludiamo l'implementazione delle classifiche online relative alle speedrun. Alla fine di ogni capitolo, poi, divengono disponibili gli EX Dungeon, ovvero versioni speciali dei labirinti, ricolmi di mostri impegnativi e ricompense ancora più succulente.

    Ah, il Cerchio Magico

    Il combat system, al pari di molti altri aspetti, non gode di grande varietà, limitando la struttura hack'n'slash a poche, semplici interazioni e combo che variano a seconda dell'equipaggiamento utilizzato. L'arsenale è abbastanza vario e pienamente personalizzabile, con spadoni, asce, lance, archi che - almeno sulla carta - dovrebbero favorire l'elaborazione di strategie complesse: invece tutto si risolve in una ripetitività di fondo che rischia, se non siete avvezzi a tali dinamiche, di annoiare velocemente alla luce anche dell'intensa attività di grinding richiesta dal titolo.

    Tra un'incursione e l'altra, comunque, scopriamo che Arcanus Cella offre molto più di quello che ci si potrebbe aspettare. Come abbiamo visto, tuttavia, le fondamenta del titolo rimangono pur sempre le medesime viste nei capitoli precedenti, con poche variazioni sul tema.
    In questo senso, al villaggio è possibile acquistare, personalizzare e vendere oggetti; potenziare le fortificazioni per ricevere bonus; sbloccare sezioni segrete; creare nuovi personaggi che ci accompagneranno in combattimento mantenendo però sempre un atteggiamento passivo. I cosiddetti Vassal, infatti, non compaiono all'interno dei dungeon e si occupano sostanzialmente di "assorbire" i danni del protagonista, sino al loro K.O. I vassalli possono essere inseriti in una formazione ed equipaggiati con diversi artefatti i cui bonus, in verità, ricadono sempre in capo al nostro alter ego. Il sistema, che prende il nome di Magic Circle, risulta abbastanza tortuoso e ingarbugliato da metabolizzare, tanto che le prime ore di gioco sono dedicate soprattutto alla comprensione delle migliori combinazioni possibili tra bonus, malus e posizionamento dei sodali all'interno del cerchio. Visto in ottica strategica, quest'ultimo risulta importante anche per un'altra ragione: i danni ricevuti dai Vassal dipendono dalla direzione da cui provengono gli attacchi; quindi posizionarli nei quattro punti cardinali attorno al Lord, ad esempio, può garantire una più prudente copertura. Ciò, però, non significa trincerarsi comodamente dietro scudi umani. La dipartita di un alleato, infatti, comporta anche la perdita di tutti i potenziamenti provenienti dagli artefatti a esso connessi. Inoltre, affinché tale equipaggiamento possa produrre i propri effetti, è necessario padroneggiare la dinamica del Pathway, ovvero legare ogni oggetto inserendolo nel giusto slot e nella corretta sequenza. Le possibilità dipese dalla personalizzazione del party sono, insomma, decine. Le varie ramificazioni del Magic Circle, poi, si ampliano man mano che si sale di livello e si prosegue nell'avventura, senza contare la possibilità di "reskillare" il nostro lord facendolo ripartire con una classe differente.

    Samurai a 8-bit

    Come abbiamo già detto poco fa, Cladun Returns: This is Sengoku! fa un salto indietro nel tempo rendendo omaggio, anche sotto il profilo dell'estetica, all'epoca d'oro dei J-RPG a 8-bit e alle prime console casalinghe. E lo fa con lo stile inconfondibile che, da sempre, connota i lavori del developer nipponico. Insomma, un carico di ironia no-sense versato copiosamente su gameplay e design retrò con un tripudio di pixel ben in evidenza, dall'effetto quasi straniante se giocato su una TV di ultima generazione.

    L'aspetto estetico di armi e personaggi inoltre può essere creato e modificato partendo da un canvas totalmente bianco con cui cimentarci e scoprire, tra un pixel e l'altro, se possediamo doti nascoste di character designer. Un simpatico extra che va ad arricchire un'offerta ludica tutto sommato semplice e con pochi altri fronzoli, adatta principalmente a chi si trova in astinenza da pixel enormi, J-RPG old school e cerca un passatempo estivo. La filosofia di gioco di Cladun, frenetica grazie ai dungeon brevissimi, si adatta infatti alla perfezione a una console portatile (ricordiamo che l'I.P. nacque su PSP), mentre perde un po' del suo appeal se giocato su PS4 e PC.

    Cladun Returns: This is Sengoku Cladun Returns: This is SengokuVersione Analizzata PlayStation 4Nippon Ichi Software, dopo aver "accantonato" la serie per qualche anno, ci riprova con Cladun Returns: This is Sengoku!, terzo capitolo di una proprietà intellettuale nata su PSP la bellezza di sette anni fa. Questo nuovo episodio, ambientato nel Giappone Feudale dell'epoca Sengoku, poggia sostanzialmente sulle fondamenta dei capitoli precedenti e non se ne discosta più di tanto, con tutti i pro e i contro che ovviamente ne derivano. I fan della prima ora ritroveranno, insomma, la medesima formula di gioco debitamente arricchita di nuove feature e ampliata con un Magic Circle ancor più ingarbugliato da metabolizzare, ma profondo e foriero di soddisfazioni una volta digerito appieno. Infine il titolo, data la sua intrinseca natura portatile pensata per un'esperienza "mordi e fuggi", perde un po' del suo fascino se giocato sulla console casalinga Sony, per cui il nostro consiglio è comunque quello di recuperare il titolo su PlayStation Vita.

    7.8

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