Clid The Snail Recensione: una lumaca tutta chiacchiere e distintivo

Il primo gioco di Weird Beluga punta forte sulla personalità del protagonista, ma si dimentica di tutto il resto.

Clid The Snail Recensione: una lumaca tutta chiacchiere e distintivo
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Clid è un personaggio che sa come catturare l'attenzione: ribelle, irriverente, sempre con la battuta pronta anche prima di un combattimento mortale. Questo lumacone gigante che si porta appresso armi ancora più grosse di lui sembra avere tutte le carte in regola per farsi amare, grazie a una personalità sopra le righe e piena di sfumature. Un ottimo biglietto da visita il twin-stick shooter di Weird Beluga, che alterna regolarmente sparatorie e narrativa per dare vita a un'esperienza a suo modo unica.

    Per quanto accattivante possa essere Clid, e nonostante tutti i sorrisi che ci strappano le sue interazioni con la lucciola Belu e tutte le altre comparse secondarie, dobbiamo però constatare che l'opera è colma di problemi, tali da mettere in secondo piano le risate per lasciare spazio all'amarezza di un prodotto purtroppo mediocre in ogni sua componente. Molti di questi limiti erano già stati ampiamente evidenziati nella nostra anteprima di Clid The Snail: già allora, infatti, avevamo notato le lacune in termini di ritmo, di varietà del gameplay, di idee e di realizzazione tecnica. Sfortunatamente tutti quei difetti fanno ancora parte dell'offerta ludica di Weird Beluga, che affaccia sul mercato con un'esperienza decisamente sottotono.

    A caccia di bavosi

    Clid The Snail è ambientato in una realtà in cui il genere umano si è estinto da tempo, e le rovine del mondo sono nel tempo diventate la casa di innumerevoli creature antropomorfe sparse in numerosi insediamenti fortificati. Clid si è sempre distinto per il suo carattere difficile, cosa che ha creato non pochi problemi alla sua comunità: dopo l'ennesimo grave danno, la lumaca viene esiliata e costretta così a trovarsi una nuova dimora per sopravvivere.

    Al suo fianco c'è la piccola Belu, che lo guida attraverso terre ostili popolate dai bavosi, creature malvage che stanno mettendo a ferro e fuoco ogni regione. L'impavido Clid si unisce infine ad un nuovo gruppo, trovando così il sostegno e le risorse necessarie per affrontare la temibile minaccia.

    Il nostro strambo eroe ha a disposizione una serie di armi e gadget con cui fronteggiare i nemici, che possono essere ottenuti dai mercanti sparsi in giro per gli scenari (in cambio delle risorse economiche accumulare durante il cammino) oppure semplicemente proseguendo nella storia. Le meccaniche di base sono da puro twin-stick shooter, con la classica visuale dall'alto e la possibilità di orientare liberamente la mira in modo da non lasciare nessun fianco scoperto.

    Il gameplay offre un'impostazione più lenta e ragionata rispetto ad altri esponenti del genere, nel tentativo di conferire all'opera un minimo di tatticismo che possa rendere le sparatorie più stimolanti, ma purtroppo il risultato è diametralmente opposto: più che ragionato, il ritmo appare fin troppo lento, al limite del soporifero, complice una qualità dell'azione discutibile e un grado di sfida non ben equilibrato. Pur essendoci una sufficiente varietà di nemici da affrontare, l'intelligenza artificiale che muove queste creature è ridotta al minimo indispensabile, al punto che in troppe occasione lo schema dei combattimenti consiste semplicemente nell'indietreggiare e nello sparare senza sosta (pur con una cadenza di fuoco piuttosto limitata), sperando di mettere a segno il quantitativo di colpi necessario per eliminare ogni creatura ostile. Volendo si può anche caricare il colpo con la nostra arma standard per arrecare danni maggiori, ma l'esito di ogni assalto resta sempre fastidiosamente incerto: il sistema di mira appare infatti impreciso e con hitbox malferme, al punto che capita spesso di vedere andare a vuoto attacchi apparentemente calibrati con attenzione.

    A peggiorare la situazione ci pensa una difficoltà mal calibrata. In molte occasioni proseguire appare fin troppo semplice, specie in quelle fasi dove si affrontano pochi nemici contemporaneamente, facili da togliere di mezzo seguendo il banale schema descritto poche righe fa. All'improvviso ecco però apparire dei picchi di difficoltà immotivati, in particolare nelle fasi in stile "orda" dove si affrontano in successione schiere su schiere di avversari.

    Le energie del nostro guerriero non sono particolarmente abbondanti, e soprattutto contro gruppi di nemici in ampie aree può capitare di finire vittime dell'offensiva avversaria, circondati e con poco margine di manovra. Emerge così una certa frustrazione generale che evidenzia ancora di più tutti i grossi limiti del titolo firmato Weird Beluga, realizzato con approssimazione in tutto ciò che riguarda il sistema di combattimento.

    Nemmeno le Boss Fight riescono a distinguersi più di tanto, complici pattern d'attacco limitati e facili da contrastare una volta compresi. Non offre particolari soddisfazioni neanche l'arsenale, che alterna armi efficaci ad altre poco funzionali se non quasi inutili; il bello è che alcuni degli equipaggiamenti meno convincenti si ottengono nelle fasi avanzate di gioco, al punto che viene quasi spontaneo sfruttare per la maggior parte del tempo il fucile a disposizione sin dal primo minuto del nostro viaggio, paradossalmente uno dei migliori a disposizione di Clid.

    Esplorando un mondo chiuso

    La componente esplorativa non risolleva più di tanto la situazione, essendo alla fine un orpello secondario anche per via della linearità dei livelli e il loro design piuttosto generico, ripetitivo e poco brillante. Sono presenti ogni tanto dei bivi da seguire per scoprire qualche utile segreto, come ad esempio le parti di un giglio in grado di aumentare la vita massima del nostro personaggio, ma i margini di manovra sono sempre molto ridotti.

    Intendiamoci, non c'è nulla di male nell'offrire un'avventura dall'approccio lineare, tuttavia in questi casi è bene arricchire gli scenari con dettagli e particolarità che possano rendere più piacevole l'esplorazione. Il problema è che tutto appare così piatto da lasciare solo un forte retrogusto amaro per la semplicità disarmante con il quale è stato progettato l'insieme. Anche gli enigmi, presenti con frequenza regolare nel corso della partita, non brillano per inventiva, e sono incentrati principalmente su laser letali disattivare per proseguire nel cammino. A lungo andare la monotonia di questi puzzle inizia a farsi sentire forte, e quando il gioco prova ad osare fa più danni che altro: capita ad esempio di dover saltare (o meglio, rotolare velocemente) da una piattaforma all'altra in movimento e nel frattempo disattivare i laser colpendo dalla distanza i rispettivi interruttori, il tutto attraverso il non certo impeccabile sistema di mira che finisce per alimentare la frustrazione.

    Peccato, perché qualche momento un minimo più coinvolgente il gioco lo offrirebbe pure, e le prime fasi di gioco risultano godibili nonostante il ritmo poco convincente dell'azione. Ma con il passare del tempo (a tal proposito, Clid The Snail richiede all'incirca 8 ore per arrivare ai titoli di coda,) i limiti del titolo emergono con forza e annullano le sensazioni iniziali.

    Guscio rotto

    Anche sul fronte visivo Clid The Snail non mostra particolari guizzi di qualità. Su PS4 - ma anche su PS5 - non convince il sistema di illuminazione, talvolta eccessivamente acceso a fronte di una palette cromatica monotona ed insipida, mentre in termini di fluidità si nota ogni tanto qualche calo del frame rate che comunque non penalizza troppo l'azione: siamo davanti a uno dei twin-stick shooter meno frenetici sulla piazza, motivo per cui tali inconvenienti tecnici, per quanto evitabili, non risultano alla fine così drammatici da digerire.

    Se il titolo non sfrutta certo al meglio le capacità tecniche dei sistemi che lo ospitano, la direzione artistica fa un discreto lavoro nel delineare un mondo di gioco piuttosto ispirato e sufficientemente curato nei dettagli.
    Le intriganti atmosfere dell'avventura sono sostenute da una colonna sonora dai toni spesso malinconici ed evocativi, non sempre appropriati al contesto o alla situazione al centro dello schermo, ma comunque molto piacevoli.

    Clid the Snail Clid the SnailVersione Analizzata PlayStation 4Clid The Snail è uno sparatutto dimenticabile, realizzato con approssimazione in ogni suo elemento. L’azione non riesce a regalare soddisfazioni, risultando piena di sbavature tra un sistema di mira impreciso, hitbox poco chiare e un ritmo troppo incerto, mentre le componenti esplorative e i rompicapi dimostrano una forte mancanza di creatività. Ciliegina sulla torta, lo scarso bilanciamento della difficoltà alterna momenti di frustrazione ad altri in cui quasi si potrebbe andare avanti ad occhi bendati per quanto sia semplice abbattere i nemici mossi da una I.A. elementare. Pochi sussulti anche sul fronte visivo, poco ispirato e con qualche sbavatura tecnica, ma almeno le musiche si lasciano ascoltare con grande piacere e donano una certa atmosfera all’avventura. E nonostante le tante imperfezioni, i toni ironici e le battute a effetto del lumacone protagonista della storia riescono a strappare più di un sorriso, dimostrando come un pizzico di personalità nel titolo di Weird Beluga ci sia eccome, nonostante tutto. Peccato solo che ciò non sia sufficiente per far ricordare Clid The Snail nei mesi a venire.

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