Cloudpunk Recensione: Blade Runner tra le nuvole

Tra Blade Runner e Snowpiercer, Cloudpunk è un gioco indipendente che racconta la notte più folle di un'impiegata nottura del futuro.

recensione Cloudpunk Recensione: Blade Runner tra le nuvole
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Rania si è trasferita nella grande città, Nivalis, dalla Penisola Orientale, di cui ora le rimangono ricordi felici e un velo ad incorniciarle il viso. Alle spalle una storia travagliata e appena sussurrata nelle pause tra una consegna e l'altra per conto della Cloudpunk, corriere espresso che non guarda curriculum e non controlla referenze, ti fa lavorare e paga bene, a patto di accettarne la natura ambigua, sul filo della legalità, occulta come il contenuto dei pacchi che affida ai suoi driver.

    Una persona qualsiasi che cerca di rimanere a galla, come la città stessa, immersa tra le nuvole cariche di pioggia, l'odore del metallo bagnato che dà alla testa, i neon che pungono gli occhi, i soldi da intascare più velocemente possibile come fosse il punteggio di un coin-op. Audace, intelligente, la lingua portata per il sarcasmo, Rania non sa ancora che una volta salita sul suo HOVA andrà incontro alla nottata più folle della sua vita, ingranaggio di un ambiente ormai fuori controllo, dentro fino al collo in una situazione decisamente più grande di lei.

    Blade Driver

    Si era già detto nell'anteprima di Cloudpunk come la scintilla che ha dato la vita alla Nivalis firmata Ion Lands arrivi direttamente da quell'incendio che fu Blade Runner, soprattutto una scena particolare, iconica, il volo di Deckard sulla sua auto a propulsione anti-gravitazionale tra file di grattacieli addobbati di pubblicità nella Los Angeles di una dimensione parallela.

    Ecco, Cloudpunk sono 10 ore (circa) di questo: un continuo reiterare tragitti tra A e B, un pretesto ludico senza particolari guizzi per lasciarci respirare smog e umidità di una metropoli assolutamente incredibile nel colpo d'occhio, costruita voxel su voxel per erigere uno skyline da capogiro, sospeso tra cielo e terra. Una sorta di futuristica Columbia dove il bigottismo è mutato nel culto delle mega-corporation, in nome della scalata sociale.

    Si guida con un certo gusto (ricordando così, a memoria muscolare, un Jak II: Renegade), ascoltando synthwave in alta rotazione, spostandosi tra le arterie autostradali perennemente trafficate e sorvolando le aree pedonali, perdendosi in quei colori fluorescenti leggermente slavati da pioggia e condensa, per poi parcheggiare ed entrare, a piedi, tra la folla.

    È in questo passaggio assolutamente naturale tra macro e micro che Cloudpunk racconta il suo mondo, tanto nelle linee delle torri più avveniristiche quanto nelle bancarelle di street food agli angoli delle strade, ammirando le fatiscenti favelas cyberpunk quanto gli esclusivi locali della movida di Nivalis, esaltati dalla verticalità del level design. Presto si capisce come la città, irrimediabilmente affetta da un cancro sociale e tecnologico, sia divisa in gironi più che in quartieri, dai più bassi settori di ventilazione abitati dai reietti, alla guglia più alta dei palazzi riservati ai CEO.

    È come il treno di Snowpiercer, una piramide sociale rigida ed equilibrata. In questo contesto i temi del cyberpunk trovano un organismo ospitale, riempiendo il mondo con diseguaglianze, razzismo, controllo della popolazione, intelligenze artificiali fuori controllo, corporazioni e tossicodipendenza (o dipendenza da innesti), interrogandosi soprattutto su quanto siano labili i confini della coscienza umana e robotica.

    Niente di nuovo nella notte perenne del genere, se non il punto di vista di Rania, immigrata catapultata in una realtà totalmente eccentrica ed egocentrica, che gli sviluppatori hanno utilizzato per concentrarsi più sulla scrittura dei personaggi che sulla narrazione che li lega uno all'altro. Una scelta particolare che avvicina l'opera a un altro titolo affine, Neo Cab, che risulta vincente se si ha nel team gente che i dialoghi è bravo a scriverli. Evidentemente questa persona esiste anche all'interno dello studio berlinese di Ion Lands, sotto il nome di Thomas Welsh. E così nascono personaggi che da soli valgono il viaggio (sul doppiaggio, a livello di interpretazione, c'è qualcosa da rivedere però), come l'anziano addetto al controllo dei corrieri, veterano della Cloudpunk che ci guiderà durante il turno, tra incarichi e confidenze, oppure Camus, IA canina di compagnia in cerca di un nuovo corpo, amico di Rania da una vita.

    È poi estremamente interessante come il registro del racconto cambi in base al personaggio che incontriamo, passando dai siparietti tra Rania e Camus al neo-noir hardboiled delle missioni con Huxley, detective privato d'altri tempi che parla di sé in terza persona con un gergo che pare sgorgare dalla penna di Raymond Chandler (ottimamente tradotto nell'adattamento italiano).

    Il racconto ha così un andamento bizzarro, sincopato, poco amalgamato ma sempre sorprendente, non così approfondito nei singoli argomenti che tratta ma abbastanza accattivante da non abbassare mai l'interesse (lavorando più di suggestioni che di narrazione), acuito poi da alcune scelte morali che ci troveremo ad affrontare. Poche ma tesissime, come quando dovremo scegliere tre persone da salvare durante una fuga di gas nervino, semplicemente parlandoci per cercare di intuire il "valore" della loro vita. Cinico, terribile, coinvolgente.

    Nightcall

    Con un gameplay assolutamente lineare e prettamente esplorativo (suppur non manchino missioni a tempo particolarmente tese), Cloudpunk riesce comunque a divertire, vuoi col suo trionfo visivo, vuoi per un gusto tutto suo per missioni secondarie e collezionabili, che vanno da arredi per il monolocale di Rania a potenziamenti per l'HOVA.

    Sulla mini-mappa che useremo per orientarci saranno presenti in bella mostra icone di oggetti importanti e personaggi secondari, da aiutare a nostro buon cuore o con cui semplicemente perdersi in chiacchiere, acquistando per loro particolari oggetti o raccogliendone altri per le strade della città; come un androide con la memoria frammentata su decine di schede perforate, da ritrovare per rimettere insieme i cocci dei suoi ricordi.

    È sempre un approccio molto virtuale, dissonante dalla realtà di open world ben più sofisticati, ma anche per questo riesce a scorrere fluido dall'inizio alla fine, senza mai appesantire la progressione o impegnare eccessivamente il giocatore. Siamo più dalle parti del turismo virtuale per gli amanti del cyberpunk, dove l'ambiente è il vero protagonista, sfarzoso nella sua clamorosa e dettagliatissima voxel art, capace di donare al titolo una freschezza alpina.

    C'è giusto da fare un appunto sulla scelta delle telecamere, decisamente troppo distanti quando si passeggia, tanto da sacrificare eccessivamente la leggibilità (già appannata dalla perenne perturbazione) per esaltare il colpo d'occhio. Ottima infine la colonna sonora che, pur senza tracce di spicco, suona potente e suggestiva, figlia di anni '80 reinterpretati in chiave più cupa, violenta, specchio di una società rancorosa e divisa.

    Cloudpunk CloudpunkVersione Analizzata PCCloudpunk punta tutto sul world building e vince creando una città, Nivalis, visivamente stratosferica, tanto nel macro quanto nel micro. Architetture pazzesche e quartieri fatiscenti fanno da sfondo a misteri neo-noir raccontati attraverso personaggi ben scritti, alcuni indimenticabili, altri semplicemente caratteristici. Nel suo gameplay lineare, tra spostamenti in auto anti-gravitazionali e passeggiate nelle zone pedonali, senza combattimenti o grandi variazioni sul tema, l’opera Ion Lands trova la sua quadratura, una pace ludica che rilassa i pollici e stimola la mente con le sue mille suggestioni. Uno spaccato cyberpunk che non affronta temi nuovi e non li approfondisce come avrebbe potuto (ma probabilmente non averlo fatto è stata una scelta precisa), facendoci vivere una notte lunga e folle nei panni di un corriere espresso in balia degli eventi, che osserva tutto con sguardo cinico e grande umanità.

    8

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