Code Vein Recensione: il soulslike secondo i creatori di God Eater

A dispetto di qualche lacuna, le numerose meccaniche elaborate dallo studio Shift hanno permesso a Code Vein di centrare il bersaglio.

Code Vein 4K
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Davvero un bizzarro percorso quello compiuto da Code Vein. Annunciato nel 2017, il titolo ha suscitato sin dai primi teaser la nostra genuina curiosità, salvo perderla progressivamente ad ogni successivo hands on. Demo dopo demo, il prodotto targato Bandai Namco appariva infatti sempre meno appagante o punitivo. L'intensa prova finale a cui abbiamo sottoposto Code Vein, invece, ha fugato in via definitiva molti dei dubbi sollevati dopo il Closed Network Test e la Gamescom 2019, soprattutto per quanto concerne il livello di sfida complessivo ed il ricco comparto narrativo.

    Non sarà tutto oro quello luccica, ma il più che giustificato posticipo di un anno ha comunque permesso allo sviluppatore di migliorare il codice e bilanciare un soulslike piuttosto particolare. Shift, del resto, aveva già compiuto una simile impresa nel 2010, quando forgiò la saga di God Eater: un hunting game più immediato e accessibile di sua maestà Monster Hunter, ma non per questo più semplice. Scopriamo dunque se lo studio nipponico è riuscito anche questa volta a centrare il bersaglio.

    Rianimati dal sangue

    Prima di analizzare il tessuto narrativo dell'offerta, è bene sottolineare quanto il racconto giochi un ruolo predominante (per non dire ingombrante) nell'economia del titolo.

    Come avvenuto per God Eater, da cui Code Vein ha ripescato numerosi elementi, il team di sviluppo ha infatti voluto dotare la sua ultima fatica di una trama massiccia, angosciante e in linea coi canoni fondamentali del genere JRPG, raggiugendo un risultato quantomeno credibile e stimolante. Il catastrofico evento noto come Grande Rovina ha spinto l'uomo a condurre un delicato esperimento atto a rianimare il maggior numero possibile di caduti: impiantando una variante modificata del parassita BOR all'interno di un individuo deceduto è infatti possibile creare un Redivivo, ossia una figura in grado di resuscitare più volte. La resurrezione ha però un prezzo molto esoso, in quanto costringe i Redivivi a nutrirsi di sangue umano per sopravvivere e soprattutto li priva di una percentuale di memoria ad ogni rinascita, innescandone la lenta disumanizzazione. Immortali soltanto su carta, i Redivivi sono dunque stati impiegati in battaglia contro la potente Regina - una creatura inizialmente avvolta nel mistero e che in passato minacciava l'esistenza stessa dell'umanità - la cui sconfitta ha però provocato un ulteriore disastro.

    Subito dopo la caduta della Regina, difatti, l'impenetrabile Foschia Rossa ha circondato l'immensa area circostante, bloccando umani e Redivivi all'interno di quello che è stato poi rinominato il "Carcere della Foschia". Come prevedibile, lo stato di prigionia unito alla limitatezza delle risorse ha ben presto innescato una sanguinosa lotta per la sopravvivenza, almeno finché un influente individuo chiamato Silva non ha messo in atto un truculento sistema di riscossione e distribuzione delle gocce di sangue, che di fatto l'ha reso l'indiscusso sovrano del carcere.

    Dal momento che gli esseri umani sono ormai prossimi ad estinguersi, i Redivivi hanno dovuto trovare nel Vischio la loro principale fonte di sostentamento: non solo questa bizzarra pianta (che funziona al pari dei falò di Dark Souls) permette loro di risorgere un infinito numero di volte, ma addirittura genera gocce di sangue con cui nutrirsi e conservare la sanità mentale.

    Il loro mancato consumo, infatti, induce uno stato di follia irreversibile che trasforma i Redivivi in Corrotti, ossia raccapriccianti esseri incapaci di ragionare e mossi unicamente dalla smodata sete di sangue. Tuttavia, poiché il miasma sta lentamente prosciugando le varie sorgenti, la totale estinzione sembra ormai inevitabile, e pertanto le lotte fra i Redivivi erranti e quelli che hanno scelto di sottostare al sistema tributario instaurato da Silva sono sempre più frequenti.

    Al termine di un lungo tutorial incaricato di fornirci non solo le basi del sistema di combattimento dell'action RPG, ma anche delle nozioni fondamentali sui Redivivi e sul mondo post-apocalittico in cui sono stati rianimati, ci siamo ritrovati nei panni di un avatar ormai privo di memoria e in possesso di un potere straordinario.

    Per qualche bizzarra ragione, questi è infatti in grado di purificare il miasma e riportare in vita i Vischi appassiti. Sarà proprio questa sua singolare capacità ad attirare l'attenzione di Louis, il premuroso leader di un'unità di Redivivi erranti che vorrebbero abolire gli insulsi favoritismi di Silva e migliorare in via definitiva le condizioni dei propri simili. Lo studio delle sorgenti sanguigne ha infatti portato alla scoperta di faglie sotterranee che potrebbero essere collegare ad un'unica e inesauribile sorgente di sangue, alla quale non hanno mai osato avvicinarsi a causa del miasma dilagante.

    Se nelle prime ore di gioco avevamo avuto l'impressione che la storia fosse un crogiolo di banalità sul vampirismo, la vicenda ha assunto un significato molto diverso e profondo col passare delle ore.

    Palesemente ispirato al mondo degli anime, il cruento piglio narrativo di Code Vein ha dunque saputo tenerci incollati allo schermo per le oltre quaranta ore necessarie per giungere ai titoli di coda e far luce sui tanti misteri che caratterizzano il suo mondo in rovina. Una volta diradata la nebbia che aleggia sul Progetto QUEEN, sull'ambiente circostante e sullo scopo originario degli stessi Redivivi, la trama del prodotto si fa travolgente e inebriante, capace suscitare nel giocatore un'intensa e implacabile sete di conoscenza. Al netto di qualche colpo di scena telefonato, lo studio Shift ha quindi saputo imbastire ancora una volta un racconto intrigante e sfizioso, in cui si mescolano le sidestory dei tanti comprimari: ben caratterizzati e visivamente ammalianti, Mia Karnstein, Io, Yakumo e gli altri personaggi potranno essere approfonditi attraverso una meccanica che (come vedremo) rievoca i ricordi perduti dei Redivivi, permettendo al giocatore di scoprire verità agghiaccianti e impensabili.

    Non un semplice soulslike

    Sotto il profilo prettamente ludico, Code Vein si presenta come un action RPG a cui è stato innestato il sistema di combattimento dei Souls, qui reinterpretato nella squisita e marcatissima chiave anime tanto apprezzata e ricercata dai fan di Bandai Namco. Sebbene il colosso nipponico abbia designato lo stesso Code Vein come il successore della trilogia di Dark Souls, il gameplay del prodotto non è un copia e incolla della saga ideata da Hidetaka Miyazaki: tornano in realtà gli attacchi pesanti e quelli leggeri, le parate al momento opportuno e le capriole laterali, nonché il vigore e le abilità basate sul consumo del mana (qui chiamato icore), ma vi sono anche delle squisite novità in grado di scuotere in profondità le tipiche fondamenta del genere soulslike.

    Se in passato siamo stati abituati ad alternare gli assalti leggeri a quelli pesanti, il prodotto confezionato da Shift introduce un terzo attacco utilizzabile dopo essersi portati alle spalle del nemico o quando questi è sbilanciato: ciascun Redivivo è infatti dotato di una bizzarra coda metallica estraibile in qualsiasi momento.

    Un uso ponderato e tempestivo del suddetto arto consente di infilzare o sollevare gli avversari con la possente lama situata sulla punta della coda (che in questo caso potremmo quindi paragonare ad un pungiglione), al fine di infliggere danni extra, atterrare i malcapitati o addirittura prosciugarli.

    In determinate situazioni il suddetto arto metallico riesce addirittura a sopperire alla grave assenza di qualsiasi meccanica di cancel animation, ma è bene specificare che questo non ha alcun effetto sui nemici in posizione di guardia o nel mezzo di un attacco, di conseguenza il suo utilizzo in mischia risulta estremamente rischioso, poiché lascia l'avatar del tutto scoperto. Laddove i colpi ricevuti in Sekiro: Shadows Die Twice andavano a incrinare la postura, costringendo il protagonista o i suoi avversari a mostrare il fianco, in Code Vein accade l'esatto opposto. Il team di Shift ha infatti introdotto una barra che si riempie quando si schivano o si subiscono gli attacchi nemici. Quando si satura, il Redivivo entra in uno stato di "concentrazione": così facendo, risulta molto più difficile sbilanciare l'avatar, mentre questi tende a minare la stabilità dei propri assalitori con estrema facilità. Come se non bastasse, il suddetto stato - che a dirla tutta può essere utilizzato anche dai nemici - favorisce l'utilizzo della coda metallica per lanciare in alto l'avversario o ricorrere ai devastanti attacchi prosciuganti.

    Il codice sanguigno

    La novità più interessante di Code Vein è rappresentata dai Codici Sanguigni, ossia poteri univoci che scorrono nelle vene dei Redivivi. Di norma, ciascuno di essi ha un codice soltanto, ma dal momento che quello posseduto dall'avatar è stato distrutto ed è svanito, questi ha il talento unico di poter cambiare il suo codice sanguigno. Al nostro avatar di "Tipo Vuoto" basterà infatti una sola goccia di sangue degli altri Redivivi per sbloccarne il relativo codice, mettendo a nostra disposizione una sorta di job system efficace e articolato.

    Ogni codice raffigura una classe diversa, ed influenza in maniera drastica anche le statistiche del guerriero e le armi con cui può equipaggiarsi, eliminando del tutto la necessità di intervenire manualmente sui parametri dell'avatar (non a caso il level up incrementa soltanto i punti vita, il vigore e l'attacco).

    Se, ad esempio, il Combattente ha parametri molto bilanciati, e di conseguenza non eccelle in nulla, il Berserker può contare su forza e resistenza elevate, a scapito di una ridotta riserva di icore. Ancora, il codice Prometeo ci è parso molto fragile, ma le schivate e le parate agevolate compensano una difesa scarna, mentre il Cacciatore è assai indicato per i combattimenti a distanza. Vi sono più di 20 codici diversi da acquisire e padroneggiare, e dal momento che il giocatore può passare da un codice all'altro in qualsiasi momento e in ogni dove, Code Vein invoglia l'utente a cambiare molto spesso, adeguando classe, parametri, equipaggiamento e strategie alle necessità imposte dalle varie situazioni.

    La personalizzazione e le armi

    Una delle caratteristiche più apprezzate nei titoli sviluppati dallo studio Shift è sempre stato elevato tasso di personalizzazione che contraddistingue i personaggi giocabili. Nemmeno Code Vein si è sottratto a questa ferrea non scritta dello studio, ed ogni codice permette di sbloccare e acquisire una serie di abilità univoche e speciali.

    Risvegliando i ricordi dei compagni e dei Redivivi caduti in battaglia, l'avatar è infatti in grado di apprendere tutti i "Doni" posseduti dai propri simili e addirittura di farli propri: se, ad esempio, inizialmente potremo utilizzare i Doni del Ranger solo dopo aver impostato la suddetta classe, la padronanza acquisita col passare del tempo permetterà di ricorrere ai suoi Doni esclusivi indipendentemente dalla classe utilizzata.

    Il gioco include più di 170 Doni diversi, divisi fra passivi e attivi: mentre i primi conferiscono bonus permanenti ai valori di attacco, aumentano la resistenza agli stati alterati o comunque forniscono tutta una serie di vantaggi, i secondi offrono bonus temporanei alla difesa, avvelenano l'arma in uso e, fra le altre cose, consentono all'avatar di ricorrere a magie e tecniche sorprendenti.

    Considerando poi che il nostro Redivivo ha la facoltà di equipaggiare quattro Doni passivi ed altrettante abilità attive, le possibilità sono potenzialmente infinite e favoriscono l'elaborazione di combo fantasiose e ricercate, nonché uniche e irripetibili. A ragion veduta, laddove ci si ritrovi impreparati o addirittura inermi dinanzi a un boss particolarmente ostico, non è affatto escluso che una completa variazione di Codice e Doni possa rappresentare la via più rapida per conseguire la vittoria.

    Non meno importante è la scelta dell'arma equipaggiata: Code Vein, similmente a quanto accade in God Eater, consente di aggiungere all'equipaggiamento due strumenti di categoria anche diversa. Durante la nostra prova ci siamo spesso ritrovati ad alternare lancia e fucile, ma gli amanti del combattimento in mischia potranno anche decidere di scendere in campo soltanto con armi bianche come spade, spadoni, asce e martelli.

    Va da sé che il repentino cambio di strumento modifica immediatamente i pattern di attacco del personaggio, aprendo le porte a nuove strategie ogni qualvolta si rendano necessarie. Tuttavia, è opportuno segnalare che le disgraziate armi pesanti sono afflitte da una responsività carente che, unita alle animazioni ancora un po' ingessate del prodotto, genera una situazione alquanto irritante.

    Per quanto concerne invece le armature, qui chiamate "Veli di sangue", queste non si limitano a modificare il vestiario dell'avatar, ma alterano in maniera significativa l'efficacia dei Doni e degli attacchi prosciuganti, influenzando per giunta il bilanciamento delle statistiche. I Veli, infine, stabiliscono la resistenza del personaggio ai vari stati alterati, di conseguenza è opportuno avere almeno due o tre outfit diversi di riserva, da spolverare a seconda delle circostanze.

    Un'avventura condivisa

    Come ricordato in apertura, gli sviluppatori del team Shift si sono distinti in passato per aver "preso in prestito" un genere ludico e averlo semplificato, rendendolo difatti accessibile ad un pubblico più ampio.

    Laddove God Eater, nel non troppo lontano 2010, dava infatti agli utenti la facoltà di partecipare alle battute di caccia agli Aragami con un massimo di tre sterminatori controllati dall'intelligenza artificiale, Code Vein ha affiancato al nostro avatar un compagno valente e caparbio. Del tutto opzionale, la presenza di un alleato non rappresenta comunque una sorta di "modalità facile o assistita", poiché la sua utilità in campo tende a ridursi col passare delle ore.

    Se nelle prime fasi dell'avventura si percepisce la fastidiosa sensazione che Louis, Mia e gli altri Redivivi arruolabili in battaglia tendano a compiere la maggior parte del lavoro, nel tempo la situazione si inverte completamente. Nella seconda metà della campagna, infatti, ci sono boss in grado di annientare il partner anche in pochi secondi, se abbandonato a se stesso. La sua presenza ha quindi una mera funzione di supporto e può essere vista coma una forma di assicurazione in grado di resuscitarvi un paio di volte in caso di errore: a ragion veduta, nelle boss fight sarà sempre e solo l'abilità accumulata dal giocatore a fare la differenza. Fermo restando che gli appassionati di soulslike potranno decidere di affrontare l'avventura in solitaria, conservando un tasso di sfida sempre elevato, il compagno rimane comunque un efficace incentivo per chiunque si avvicini per la prima volta al genere, scacciando l'opprimente timore di rimanere bloccati a vita al cospetto di avversari particolarmente ostici e aggressivi.

    Nel pieno rispetto della tradizione dei Souls, anche Code Vein contiene una modalità multplayer online, che permette a un giocatore di lanciare in qualsiasi momento una richiesta di soccorso a chiunque si trovi nella medesima area. Va comunque specificato che le funzioni di rete consentono di accogliere un solo utente per volta, in aggiunta al compagno controllato dall'intelligenza artificiale.

    Durante la nostra prova ci siamo cimentati nuovamente coi boss delle prime aree e con le cosiddette "Profondità": speciali mappe in cui si annidano mostri terrificanti, dove però è possibile entrare in possesso di grandi quantitativi di foschia (l'equivalente delle anime dei Souls) e materiali per migliorare l'equipaggiamento.

    Se la presenza del partner agevola l'avanzata, l'entrata in scena di un secondo giocatore semplifica abbondantemente l'esperienza, poiché il multiplayer non eleva affatto il tasso di difficoltà. Il rischio, dunque, è quello di completare in pochissimo tempo aree diversamente impegnative e capaci di rubare persino qualche ora se esplorate in solitaria. La nostra sincera speranza in merito è che una patch futura permetta di aumentare - a discrezione dei partecipanti - il tasso di sfida in multiplayer, regalandoci un'esperienza più ardua, soddisfacente e appropriata al numero di personaggi schierati in campo.

    Grafica altalenante

    Non è un segreto che fanservice e character design siano stati, sin dal principio, le armi più efficaci e attraenti di Code Vein, soprattutto agli occhi degli appassionati di anime e manga. Nonostante gli spigoli, i modelli poligonali dei personaggi appaiono molto belli e curati, soprattutto per quanto concerne i colori e le ombre. Tutto questo si traduce con un editor del personaggio ricco di opzioni e di accessori con cui personalizzare il proprio avatar, modificandone con cura ogni singolo aspetto: dal volto alla capigliatura, senza dimenticare la carnagione, la robustezza o aspetti decisamente più trascurabili, come cicatrici, il trucco o il vestiario utilizzato nell'HUB principale.

    Meno interessante è invece il design poco ispirato dei nemici, tutto sommato simili fra loro, così come blande ci sono parse le texture delle ambientazioni, a malapena ancorate agli standard qualitativi della scorsa generazione. Se a questo aggiungiamo un level design assai regolare, fatto di corridoi asfissianti, qualche scorciatoia da scoprire e oggetti nascosti puntualmente in bella vista, il piacere dell'esplorazione e della scoperta che in genere contraddistingue i soulslike cede il passo ad una profonda indifferenza verso l'ambiente circostante.

    Altrettanto deludente si è rivelato il comparto tecnico, che tuttavia ha compiuto passi da gigante rispetto al Closed Network Test dello scorso giugno. Le animazioni sono ancora un po' ingessate, ma in questi mesi lo sviluppatore è riuscito a compiere un miracolo in un cui non speravamo, soprattutto nel caso in cui si utilizzino armi leggere e quindi molto veloci.

    Ben più soddisfacente si è dimostrato il frame rate, che su tutte le versioni di PS4 garantisce un'esperienza molto fluida, con cali sporadici e appena percettibili. Nulla da eccepire sul netcode, che durante le nostre scorribande in multiplayer ci ha permesso di registrare a malapena qualche cenno di latenza. Ben più fastidioso e irritante è il clipping che caratterizza il vestiario dei protagonisti, che persino su PlayStation 4 Pro appaiono spesso appannati.

    Passando alle musiche, il compositore Go Shiina, che già dal lontano 1997 contribuisce ai più importanti franchise di Bandai Namco, ha confezionato ancora una volta una colonna sonora vivace e poderosa, con brani sempre attenti ad accompagnare i drammatici toni di un racconto straziante e sanguinoso.

    Ottime le tracce parlate in inglese e giapponese, che in entrambi i casi presentano un superbo livello di recitazione e degli azzeccati accostamenti. Ad averci sorpresi sono - per una volta - i testi in italiano, ben sopra la media degli standard qualitativi toccati in questi ultimi anni dai titoli Bandai Namco. Traduzione e adattamento non mostrano i soliti errori grossolani ereditati dalla traccia inglese, ma si direbbero il frutto di un lavoro certosino che speriamo diventi la nuova prassi del publisher.

    Code Vein Code VeinVersione Analizzata PlayStation 4Persino dopo il posticipo di un anno, avevamo perso quasi del tutto le speranze di riscoprire in Code Vein un action RPG appagante e coinvolgente, ma la sorte ha voluto che ci sbagliassimo. Il nuovo soulslike di Bandai Namco ha infatti tentato a suo modo di ereditare l’anima di Dark Souls, e sebbene il risultato finale non sia paragonabile al capolavoro di Miyazaki, gli innesti adoperati dal team di sviluppo hanno portato alla realizzazione di un titolo godibile e intrigante. La massiccia componente RPG ed il tessuto narrativo sono senza dubbio gli aspetti più riusciti della formula, che grazie ad un character design seducente sapranno soddisfare i palati degli appassionati di shonen e JRPG. Per il rovescio della medaglia, sotto il profilo tecnico permangono alcune delle ormai storiche incertezze imputate alla produzione, come il carente level design e la scarsa responsività che affligge le armi pesanti, ma nulla esclude che il team di Shift non riesca a limare anche solo in parte alcune delle suddette criticità attraverso i futuri update del prodotto. In definitiva Code Vein può ritenersi un esperimento ambizioso e decisamente riuscito.

    8

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