Collection of Mana Recensione: tre classici JRPG tornano su Nintendo Switch

Collection of Mana per Nintendo Switch propone tre episodi della serie Secret of Mana/Mystic Quest usciti su SNES e Game Boy nei primi anni '90.

recensione Collection of Mana Recensione: tre classici JRPG tornano su Nintendo Switch
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  • Giocare a Collection of Mana è come tornare nei luoghi delle vacanze estive che separavano due annate scolastiche, in grado di far regredire ad emozioni elementari, sentendosi fisicamente più piccoli, liberi e leggeri. Le retine catturano e assorbono i mille colori dell'autentica pixel art, quelle sfumature impossibili da replicare anche per lo sviluppatore indipendente più talentuoso. Collection of Mana è una sorgente termale miracolosa, in cui rigenerare corpo e spirito attraverso gli effetti benefici dei classici, che li abbiate vissuti già all'epoca o meno: dal 1991 al 1995, si sono susseguite tre opere equidistanti 2 anni l'una dall'altra, dando forma all'implacabile evoluzione dell'action JRPG nelle sapienti mani degli artigiani della fu Squaresoft, capaci di sostituire parte dello spessore tattico della sua saga regina, Final Fantasy, con un tiro arcade ancora incredibilmente frizzante e ritmato.

    Escursione tra i sentieri del Mana

    Durante il Nintendo Direct dell'E3 l'annuncio del remake di Trials of Mana è evaporato nel momento stesso in cui l'originale si è mostrato in questa raccolta, qualche secondo dopo.

    Rappresenta infatti l'ossessione di chi nel '95 lo aspettava invano in occidente, con Secret of Mana ancora nel cuore, lo stesso anno del primo Front Mission e dell'eterno Chrono Trigger. E invece eccolo, tradotto ufficialmente, fuori dal giro dell'emulazione. Un'opera francamente straordinaria, sofisticata, capace di anticipare i tempi mettendo il fato di sei personaggi nelle mani del giocatore. Una scelta a pelle quella del nostro protagonista e dei suoi due futuri compagni, un crocevia narrativo immediato, quasi spiazzante, che influenzerà l'inizio della nostra avventura, così come i dialoghi e il loro destino. Avveniristico, anche grazie al suo ciclo giorno/notte capace di mutare abitudini di NPC e nemici, così come la cromia di quadri in movimento dipinti in una pixel art tra le più belle di sempre, per dettaglio e animazioni. Si nota un vero e proprio salto generazionale giocando a distanza ravvicinata Secret e Trials, pur condividendo l'hardware del Super Nintendo.

    Il classico del '93 ha un feeling "zeldiano" e manuale nel sistema di controllo, senza però la precisione chirurgica di un A Link to the Past, volendo azzardare un ipotetico paragone, e per questo incapace di arrivare ad oggi inalterato, sebbene le rughe siano portate con eleganza e orgoglio. Ci sono ancora problemi di collisioni talvolta imprecise, accompagnati da un IA abbastanza primitiva che spinge ad affidare i compagni virtuali alle sapienti mani di quelli in carne ed ossa, spezzando i Joy-Con e condividendo l'avventura. Piccoli difetti che non sarebbero così tangibili senza l'esistenza di Trials, la cui pulizia lascia sbalorditi.

    Il sistema di combattimento è qui meno libero, sempre rigorosamente in tempo reale ma più permissivo sulle collisioni, in favore della spettacolarità di animazioni disegnate frame per frame con un amore incredibile. La barra di recupero di Secret of Mana, che permetteva di infliggere danni pesanti solo quando carica al 100%, come una sorta clessidra, si trasforma qui in una carica positiva da immagazzinare per calare il poker di una mossa speciale devastante, che porta a combattimenti molto ritmici e divertenti, alleggeriti delle pause per impartire ordini a compagni ora più svegli e indipendenti. Un'opera ricca di finezze e profondità, con un sistema di classi dinamico e spiriti capaci di interagire con nemici e ambienti per risolvere semplici puzzle.

    Al polo opposto troviamo invece il minuscolo Mystic Quest, o Final Fantasy Adventure, titolo furbo e accalappia-fan. Era il 1991, ed il Game Boy ci proponeva un prodotto primitivo, essenziale, con un'estetica deliziosamente sballata nel senso di scala degli elementi scenografici. Un titolo immediato che non lesina sui toni epici. Mystic Quest aveva però un'epica mai eccessivamente prolissa , caratteristica narrativa di una saga ben scritta che vuole raccontarsi soprattutto tramite il gameplay e le atmosfere fiabesche.

    L'accompagnamento musicale, che M2 ha raccolto in una compilation nel menu principale, è qualcosa di superlativo, per qualità e gusto. Che siano la chiptune bicromatica del primo capitolo, certe allegre melodie di Secret of Mana o la deriva quasi orchestrale del terzo capitolo, il bouquet sonoro è praticamente un'opera nell'opera, validissima indipendentemente dalla componente ludica.

    Made in M2

    L'abilità del team di Tokyo nel preservare il patrimonio culturale videoludico è sempre lodevole, perché coccola il purista e aiuta l'ultimo arrivato. La risoluzione in 4:3 era fondamentale per preservare la bellezza di sprite e ambientazioni, smussando però certi spigoli di design con una funzione di salvataggio rapido perfetta per la console Nintendo e per ovviare a una distribuzione dei punti salvataggio originali un po' discutibile, soprattutto nel secondo capitolo.

    Il team ha potuto fare ben poco sui controlli, che per essere goduti al meglio avrebbero bisogno della precisa croce direzionale di un pad SNES o del moderno pro controller. Un'emulazione praticamente perfetta, insomma, per opere che su un monitor moderno guadagnano addirittura ulteriore brillantezza.

    Collection of Mana Collection of ManaVersione Analizzata Nintendo SwitchCollection of Mana è il Sacro Graal dell'action JRPG classico firmato Square: una chicca, un cult e un capolavoro assoluto giunto ufficialmente in occidente a 24 anni dall'uscita originale. Un bagno di colori e sonorità meravigliose, avvolti dai profumi di mondi virtuali vibranti, cristallizzati nel tempo: la cura di M2 nell'emulazione e i salvataggi rapidi riusciranno a far apprezzare le tre opere anche a chi le scoprirà per la prima volta, godendo di gameplay immediati e profondi al contempo, ora tattici, ora frenetici. A ciò si aggiunge anche la possibilità di percorrere questi sentieri in cooperativa locale, esaltandone lo spirito. Una tripletta ancora attuale più che nostalgica, forte di una cura che, nonostante qualche fisiologica ruga, non teme la prova del tempo.

    8.5

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