Concrete Genie Recensione: nel paese dei disegni selvaggi

La nuova esclusiva PS4 del team PixelOpus è un inno alla forza della fantasia e della creatività: pronti a riportare la luce nella città di Denska?

Concrete Genie 4K
Recensione: PlayStation 4 Pro
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • La cittadina marittima di Denska è un borgo come tanti, un po' spento, un po' vuoto, dimenticato ed ingrigito. Eppure un tempo era inondato dal sole e dagli schiamazzi dei ragazzini, che riecheggiavano nelle strade. O almeno così lo ricorda il giovane Ash, che nel suo quaderno dei disegni ha immortalato il passato luminoso di Denska, quando ancora i suoi genitori lo tenevano per mano. Adesso è tutto cambiato: il marciume di un'oscurità ignota sta divorando ciò che resta del villaggio, ingoiando anche il minimo barlume di luce, e tra le vie della città non c'è più l'ombra di un adulto, né si percepiscono gli echi felici dei bambini, ma solo le risate sardoniche di un gruppetto di bulli, anche loro lasciati soli, senza più alcun supporto, a sopravvivere tra i vicoli deserti.

    Concrete Genie, la nuova esclusiva PS4 realizzata dal team PixelOpus, mette sin da subito in evidenza i suoi intenti narrativi: raccontare la progressiva presa di consapevolezza del protagonista, costretto ad affrontare la realtà utilizzando come unica difesa la sua immaginazione e la sua creatività. Ne nasce un adventure sufficientemente originale, che prova a coinvolgere ed educare il giocatore con una discreta dose di leggerezza ed inventiva.

    Il signore dei disegni

    Sono molti i temi che Concrete Genie cerca di intrecciare: benché il sostrato narrativo di partenza fornisca una visione manieristica del bullismo, in realtà la storia sviluppa ben presto tematiche più sfaccettate, che indagano le radici della solitudine, l'istinto animale di supremazia e le conseguenze dell'abbandono.

    È una vicenda intensa, quella di Concrete Genie, che trova la sua forza prevalentemente nel modo in cui è inscenata, senza approfondire con dovizia di particolari il contorno narrativo che fa da sfondo alla micro società di ragazzini a capo dei rimasugli di Denska. I ritagli di giornale recuperabili lungo l'ambientazione ci forniscono qualche stralcio di informazione aggiuntiva, dando forma ad un quadro su cui aleggia l'ombra di un progresso che, piano piano, sembra annichilire le piccole realtà cittadine.

    Senza mai farsi critica sociale, Concrete Genie costruisce una trama che si conclude in cinque ore, priva sia di sequenze davvero rimarchevoli sia di grosse cadute di stile: si situa dunque a metà strada tra la favola edulcorata e quella pedagogica, in un dolce miscuglio di prevedibilità e tenerezza.

    Gli manca quel guizzo di genio che gli avrebbe permesso di comunicare con più forza il messaggio di fondo, ma nella sua delicatezza riesce comunque a solleticare le giuste corde dell'emotività. Lo fa soprattutto tramite il rapporto che Ash stringe con il frutto dei suoi disegni: adoperando un pennello magico, il protagonista può infatti infondere la vita nelle creature che dipinge, chiamate Geni, concretizzazione della sua fantasia ed unica via di fuga dall'oscurità e dalla violenza incombenti.

    Un pennello per domarli tutti

    Armato di questo strumento contro una corruzione sempre più invadente, Ash deve riportare la luce nei quartieri di Denska, pennellando le mura ed accendendo le luminarie appese lungo le abitazioni, sui tetti e negli angoli più bui della città. Insomma, basandosi su un simbolismo neppure troppo velato, il ragazzo deve ridare colore ad un mondo ormai incupito.

    Ed è proprio qui che entra in gioco il cuore del gameplay di Concrete Genie, ossia la possibilità di usare i sensori del Dualshock 4 per simulare il movimento delle setole. Dopo che i bulli hanno distrutto il suo artbook, le pagine con le illustrazioni si sono sparpagliate per tutta Denska, sotto forma di fogli volanti da raccogliere per mettere insieme i frammenti del quaderno ed ottenere così nuovi modelli con cui tinteggiare la cittadina. Aprendo l'album di Ash, insomma, potremo scegliere quale disegno riprodurre sulle pareti, muovendo il pad per gestire l'ampiezza del tratto, l'inclinazione e la dimensione. Non ci verrà richiesto, pertanto, di ricalcare a mano libera ogni dettaglio, che sarà generato in automatico, ma solo di mescolare insieme vari elementi per comporre un quadro tutto personale. Concrete Genie ci lascia quindi liberi di dipingere a piacimento, a patto di aver acciuffato un buon quantitativo di bozze svolazzanti, il cui numero aumenterà progressivamente con l'avanzare della trama.

    Al netto di questa libertà artistica, l'opera di PixelOpus è un'avventura inquadrata in un andamento abbastanza lineare: l'ottenimento di alcune pagine, disponibili solo nelle fasi più avanzate, finisce inevitabilmente per diminuire la varietà di paesaggi da disegnare durante le prime battute del gioco, ed anche la struttura di Denska, delimitata da aree ben definite, compone una formula ludica meno ariosa del previsto.

    Prima di passare al quartiere successivo, Ash deve illuminare tutte le lampadine presenti in una zona, facendosi aiutare all'occorrenza dai suoi Geni, suddivisi in tre diverse tipologie, ossia fuoco, elettricità e vento. Così come per i panorami, anche il design di queste buffe creaturine è del tutto legato all'immaginazione del giocatore, che può mescolare varie parti del corpo per modellare il suo mostriciattolo ideale.

    Vedere questi esseri colorati spalancare gli occhioni, muoversi in modo goffo e modificare le proprie espressioni a seconda del contesto è un'esperienza adorabile, di quelle che colpiscono dritte al cuore con la loro fanciullesca semplicità. Le interazioni con i Geni e la possibilità di osservarli mentre reagiscono dinamicamente alle nostre pitture incarnano di certo l'elemento distintivo del titolo di PixelOpus.

    Quando zampettano allegramente in uno spazio bidimensionale pennellato dall'utente, questi esseri coloratissimi sembrano dunque avere vita propria, riuscendo così a stimolare un forte legame empatico con il giocatore. Poiché le creature si spostano solo attraverso le pareti, è necessario che il cammino non presenti ostacoli di alcun genere: di tanto in tanto, purtroppo, in alcuni punti di Denska le tenebre sono talmente fitte da ostruire il passaggio ed impedirci di dipingere.

    In simili casi dovremo far ricorso alla Super Pittura per spazzare via la corruzione: si tratta di un potere speciale e dalla durata limitata, di cui i Geni ci faranno dono dopo che avremo accontentato le loro richieste, disegnando ciò che li rende felici. È qui che la progressione di Concrete Genie rientra nuovamente nei vincoli della linearità, dal momento che i nostri amici di vernice saranno sempre molto espliciti riguardo i loro desideri.

    Inoltre gli enigmi ambientali che incontreremo lungo il cammino posseggono sempre un'unica e ben precisa soluzione, perlopiù parecchio elementare, senza alcun margine di errore. Alle volte sembra quasi che lo sviluppo assai guidato di Concrete Genie si scontri proprio con quell'inno alla libertà creativa che il gioco intende proporre. Per fortuna, quando l'andamento dell'avventura inizia farsi troppo ripetitivo, il team di sviluppo inserisce inedite soluzioni di gameplay con cui vivacizza un affresco ludico che rischiava di sbiadirsi.

    Scappa, nasconditi, combatti

    Mentre spennella le facciate dei diroccati edifici di Denska, Ash non deve farsi scovare dai bulletti che gironzolano nei quartieri.

    Per evitare di venire strattonati, e privati così del nostro pennello, sarà meglio non entrare nel campo visivo degli aguzzini: allo scopo di distrarli o di sfuggire alla loro ronda, potremo urlare a squarciagola, oppure scappare sui tetti delle case.

    Se le meccaniche stealth e quelle di scalata dinamica sono appena abbozzate, e ricoprono un ruolo ampiamente secondario per tutta la durata dell'esperienza, le sessioni più action rappresenteranno invece una parte fondamentale della missione di Ash.

    Arte libera, anche in VROltre alla storia, Concrete Genie propone anche due modalità alternative: la prima ci dà l'opportunità di dipingere liberamente le varie zone di Denska, dopo aver selezionato il quartiere in cui dar sfogo alla propria abilità di pittore; la seconda consiste invece in una brevissima ma suggestiva esperienza in realtà virtuale: ne parliamo più nel dettaglio in un articolo dedicato alla modalità VR di Concrete Genie. In breve, con indosso il visore di Sony, dopo un piccolo segmento di 30 minuti utile a spiegarci i meccanismi ludici adattati in realtà virtuale, avremo l'occasione di imbracciare i PlayStation Move, scegliere il nostro sfondo prediletto e poi liberare il "genio" che c'è in noi.

    Senza entrare troppo nel dettaglio, onde incappare in fastidiose anticipazioni, vi basti sapere che saremo costretti a fronteggiare alcuni mostri partoriti dalla corruzione, i quali possono essere sconfitti tramite un sistema di combattimento asciutto ed essenziale: avremo modo di evitare i colpi nemici ricorrendo ad un'agile schivata, per poi concatenare una serie di proiettili di vernice luminescente da sparare con il pennello magico in dotazione. Senza rincorrere le velleità di un gioco d'azione, né con l'ambizione di dar forma ad un combat system particolarmente elaborato, le sequenze più dinamiche di Concrete Genie trovano una propria ragion d'essere nell'economia ludica e narrativa dell'opera, diversificando quanto basta l'esperienza complessiva per impedire che la monotonia prenda il sopravvento.

    Una tela di pixel

    In un titolo che basa gran parte del suo fascino sulla forza salvifica dell'arte, sarebbe stato quasi paradossale trovarsi dinanzi ad un art design sottotono, smorto ed appassito. Ed infatti Concrete Genie mostra una cornice visiva che mette magnificamente in contrapposizione la ruvidezza dei panorami di Denska, con i loro cromatismi avvolti da una costante penombra, e la brillantezza abbagliante dei lavori di Ash.

    Ogni parete splenderà di una luce fulgida ed avvolgente, in una danza inestinguibile di particellari e lapilli multicolori, dei quali si riesce quasi a percepire il calore. Non è la limitata mole poligonale né la scarsa complessità tecnica a sorreggere il comparto grafico di Concrete Genie, bensì l'uso eccellente dei giochi di luce ed ombra, in grado di veicolare in più occasioni un rasserenante senso di meraviglia.

    Concrete Genie Concrete GenieVersione Analizzata PlayStation 4 ProParlando un linguaggio universale, PixelOpus firma un quadro pieno di piccole sfumature: l'affresco è simbolico e malinconico, e le pennellate degli autori sono delicate al punto da risultare adatte a tutte le età. Concettualmente affascinante, Concrete Genie fa dell'arte e della fantasia un mezzo di evasione, scavando superficialmente nelle ragioni emotive, familiari e sociali che scatenano atti di isolamento, di bullismo, di abbandono. Se sul lato artistico l'opera è piuttosto ispirata, su quello del racconto e del gameplay manca di concretezza: la storia insegue una poetica ed una commozione abbastanza stereotipate, mentre l'atto di dipingere non si svincola quasi mai dalle esigenze della progressione, limitando in parte la libertà creativa dell'utente. Alla fine, Concrete Genie si dimostra esattamente per quello che vuole essere: una parabola gentile, che ci insegna come la vita non sia altro che la tela bianca della nostra immaginazione.

    7.5

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