Recensione Confidential Mission

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Confidential Mission - 5285

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Nota informativa

Confidential Mission è compatibile solo con la versione ufficiale americana della LightGun o con quella prodotta e distribuita da Mad Catz. Non è possibile giocarci ne con la versione PAL ne con quella JAP.
Il vetusto Virtua Cop, partorito dal famigerato team Am2, ha indubitabilmente rappresentato l'emblematico anello di congiunzione fra l'arcaica e la recente era dei lightgun shoot'em up. Ben lungi dal subordinarsi ad una rivisitazione concreta della meccanica di gioco (a parte alcune ovvie iniezioni strutturali), la summenzionata tipologia di sparatutto ha scovato nell'implementazione mirata della grafica poligonale e nella spettacolarizzazione della proposta visiva i granitici basamenti su cui forgiare l'intestina campagna contro una prematura ed ignominiosa estinzione. A fronte di incessanti e cospicui rifacimenti cosmetici, il ruolo di fattore collimante fra capolavori del “calibro” di Black Gun, Operation Wolf e HotD è da sempre ricoperto dalla frenesia del gameplay, che saggia arduamente l'abilità del giocatore sottoponendolo ad un fluire d'azione spasmodico ed assurdamente invitante. Confidential Mission si ripropone di rinvigorire un genere spesso capitombolato in sonnolenti produzioni, le cui fallaci ripercussioni si sono frequentemente estese in incarnazioni casalinghe rancamente ingiudicabili. Missione compiuta? Beh, è un'informazione riservata....

Tecnica

Visivamente parlando, Confidential Mission è un inno all'enfatizzazione della tecnica tridimensionale. Il motore grafico che sottende l'intera opera, denuncia un grado di raffinazione sublime, costellato com'è da preziosismi estetici spettacolosi e letteralmente estasiato da un aggiornamento dello schermo privo della benché minima incertezza. Il fluido dipanarsi dell'azione svela quindi una maestosa complessità poligonale, con strutture di contorno efficacemente plasmate, oltre che localizzate, dal pdv morfologico, in modo assai credibile. Gli sgherri terroristi che infestano lo screen con sorprendente naturalezza, confessano una ricostruzione esoscheletrica degna di plauso, fortunosamente avulsa da negligenze banali, ma quanto mai frequenti, inerenti l'interpolazione dei poligoni o l'accuratezza delle animazioni. Un engine così meticolosamente approntato non poteva che esigere un processo di rivestimento tramite texture quantomeno consono alle potenzialità del Dreamcast ed ovviamente tali aspettative non sono state deluse: la discreta varietà, nonché la pregevole definizione fotorealistica delle “mappe” doviziosamente applicate, assicurano una cosmesi paragonabile, se non superiore, al blasonatissimo Hotd2. La convulsa celerità del gameplay incanta il giocatore in maniera disarmante configurandosi in tal modo come la virtù principe di quest'ennesima trasposizione bollata Sega. Il senso di precisione sopraffina che grava impetuoso sulla codificazione di CM, rende addirittura arduo il compito di scovare pecche grafiche valicanti sprezzantemente la soglia dell'inezia trascurabile. Inarcando la percezione critica di chi vi scrive, non ci si può esimere dal constatare come alcuni effetti particellari si collochino in un ordine qualitativo inferiore al resto del prodotto, depredati da alcuni cromatismi discutibili o infastiditi da un'inaspettata pixelizzazione, così come un timido coro di disapprovazione si eleva nei confronti dell'espressività facciale sostanzialmente inesistente. Mancanze logicamente accessorie e marginali, ma comunque utili per appurare le eventuali limitazioni della macchina che, con gli anni e per via del continuo sovraccarico computazionale a cui è sottoposta, hanno l'opportunità d'affiorare. Sul versante sonoro, le sinfonie in sottofondo si amalgamano mediamente bene con la natura da “spy movie di serie c” volutamente emergente, mentre la profondità e verosimiglianza degli effetti si attesta su livelli di lodevole rilevanza. Vacuamente anonimo il doppiaggio dei characters, angustiati da una caratterizzazione vocale penosamente priva di enfasi emotiva.

Struttura

Trattando tematiche “umane”, in lapalissiana antitesi con quanto orrorificamente assaporato nella saga del già citato HotD, con il titolo Hit Maker si ritorna ai fasti del “one shot-one kill”, approccio stilistico collaudato ed aspramente sostenuto dal succitato Virtua Cop di recente memoria. Non risulta quindi coercitivamente d'uopo rimpinzare gli stoici nemici con una spropositata quantità di piombo né diviene necessario il doverli disarmare precipuamente prima dell'attacco decisivo, ponderato il fatto che è sufficiente un solo colpo per constatarne lo stramazzare inesorabilmente al suolo. Entrambe le soluzioni sopra elencate, rispettivamente differenziate dalla designazione formale di “combo shot” per la prima (max 3 colpi multipli andati a segno) e “justice shot” per la successiva (disarmare con classe), determinano comunque dei punti-bonus che vanno a rimpinguare sapientemente il corrispettivo finale (la gradazione della performance, la cui valutazione globale si basa su un criterio muti-parametro, è definita in lettere), il quale è indispensabile per l'accreditamento conclusivo di modalità inedite. Il pacchetto ludico si costituisce di una pletora di varianti opzionali, includenti oltre al mission mode, mutuato dalla controparte arcade, anche diverse features specificatamente concepite per le esigenze del mercato consumer: si annoverano quindi "l'agent academy” (una sorta d'indispensabile tutorial finalizzato all'appropriazione delle variegate tecniche di abbattimento, menzionabile per completezza e divertimento profuso), il modulabile partner mode, con il quale diviene fattibile la cooperazione con un altro giocatore, mentre sono contemplate, ma non subitamente selezionabili, speciali novità come l”another world mode”(...) o la possibilità di decidere da quale stage iniziare l'avventura. Ad una prima analisi, dunque, l'eroica missione in cui sono invischiati gli agenti della CM Force appare confezionata irreprensibilmente, commistionando una tipologia di gameplay primordiale ad una fattura tecnica affascinante, ma in seguito ad un scansione più approfondita, fuoriescono altre primizie progettuali d'indiscutibile interesse: l'esistenza di sole tre missioni principali parrebbe dare adito a perplessità associabili alla durata dell'esperienza giocosa, ma la contestualizzazione reale di tale aree, così come la loro ampiezza, favoriscono l'occlusione di tali dubbi. La pressante e logorroica presenza di nemici (diversificati, oltre che nel vestiario, anche nella precisione/velocità d'esecuzione, nel ricorso a svariati ordigni bellici o nell'utilizzo di strumenti atti alla protezione corporale) non consente che snervanti e furtivamente fugaci pause di rilassamento, necessarie per ossigenare il collegamento nervale fra mente e dito indice. Inoltre, l'odiosa tendenza comportamentale che li assimila, sfociante nel trarre giovamento dalle infrastrutture che adornano i backgrounds per celarsi sagaciamente, amplifica il coefficiente di difficoltà congenito ed il grado di preparazione richiesto. Oltre alla calibrazione della curva d'apprendimento, un consistente contributo è stato donato dal team responsabile per la non omologazione del gameplay: in sintesi, CM riprende la concezione “ a bivi trasversali” ampiamente saturata in Hotd, innovandola altresì con una fondamentale evoluzione; in specifici momenti, infatti, il giocatore viene posto dinanzi ad alcune mini-operazioni, dal cui auspicabile superamento consegue un riprendere dell'azione più agevole e meno tormentato (si ascrivono, per esempio, nell'elenco di tali sotto-obiettivi l'intasamento di alcune ventole dalle quali effluisce un gas mortale, l'arpionare la parete dirimpetto alla propria postazione tramite un lancia-fune, per procurarsi un'agevole via di fuga, ecc.). Nel caso non si assolvessero nel modo convenuto, le consequenzialità sarebbero facilmente deducibili, con il lineare proseguo del gioco ammorbato da situazioni disgustosamente congestionate.

In conclusione

In definitiva, CM tortura piacevolmente le primitive corde emotive che tendono ogni buon player, soddisfacendo pienamente il desiderio d'adrenalinica azione e, nel contempo, arricchendo l'offerta ludica con elementi gustosi che inducono fortemente alla rigiocabilità ed all'impellente raffinamento delle proprie prestazioni. E per uno shoot'em up di tal genere, sono pregi raramente rinvenibili.