Recensione Conflict Desert Storm II

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Conflict Desert Storm II - 1069

Articolo a cura di
Disponibile per
  • Ps2
  • Xbox
  • NGC
  • Pc
  • Tutti alle
    armi!

    A poco
    più di un anno dall’uscita del primo capitolo, Conflict Desert Storm II entra
    nella mischia dei third person shooter proponendo una blanda ma comunque fedele
    trasposizione della Guerra del Golfo. Il gioco venne annunciato non appena
    conclusa la distribuzione del primo capitolo, anche se non erano ben chiari i
    particolari che avrebbero costituito e reso credibile la sua trama e
    l’ambientazione destinata a fare da sfondo all’azione delle nostre squadre di
    incursori. Era inoltre stato promesso che i vari difetti riscontrati dall’utenza
    nel primo episodio della serie sarebbero stati corretti e che, particolare
    quantomai interessante, il gameplay sarebbe stato rivisto ed ampliato, in modo
    da garantire la migliore esperienza di gioco possibile. Sono state mantenute le
    promesse fatte un anno fa? Continuate la lettura e lo scoprirete.

    Gameplay

    Conflict
    Desert Storm è un action shooter in terza persona; pertanto, si discosta in
    maniera sostanziale dagli Fps di squadra come Ghost Recon o Rainbow Six. La
    scelta di utilizzare una telecamera che inquadri il corpo del nostro soldato
    deriva dalla volontà di rendere l’azione il più pianificata possibile: secondo
    il tutorial di gioco, peraltro ben fatto ed estremamente esaustivo, infatti,
    un’azione personale in territorio nemico non può che rivelarsi un inutile
    suicidio e la perdita di un uomo della nostra squadra potrebbe pregiudicare
    l’intero svolgimento della missione. Nel gioco potremo controllare due diverse
    squadre di incursione: gli US Special Forces oppure gli uomini del nucleo
    operativo Britannico SAS. Non ci sono sostanziali differenze nella scelta della
    squadra: semplicemente la questione si limita ad una preferenza nell’armamento
    in dotazione e ad un ovvio finale leggermente diverso. Come preannunciato, per
    la riuscita delle missioni dovremo necessariamente completare le varie azioni
    prestando attenzione a non perdere neppure uno dei 4 uomini al nostro comando:
    ogni soldato sarà infatti dotato di uno speciale equipaggiamento che lo
    caratterizza e che lo rende insostituibile; chi porterà con sé il C4 per le
    demolizioni o le trappole, chi sarà l’esperto in armi d’assalto e condurrà
    l’azione all’interno degli edifici o ancora colui che verrà quasi sempre
    lasciato nelle retrovie a coprire le spalle dei compagni, dotato com’è di un
    temibile fucile da cecchino. Sorge spontanea una domanda: tale differenziazione
    nell’armamento degli uomini è davvero così influente per l’esito delle missioni?
    La risposta è, con somma delusione e rammarico: no. Per quanto i programmatori
    si siano sforzati di implementare obiettivi secondari da portare a termine solo
    grazie all’intervento di alcuni uomini scelti, le quest principali sono
    tranquillamente completabili anche con due soli uomini. Spesso non è neppure
    necessario sforzarsi troppo per raggiungere l’obiettivo solo con un uomo dotato
    di fucile di assalto e un paio di kit medici. Questa grave pecca, una volta
    scoperta (e vi assicuro che ci metterete pochi minuti per comprenderlo) lascia
    immediatamente decadere ogni minimo stimolo a proseguire nell’avventura che
    diventa ripetitiva e poco coinvolgente. Se a ciò aggiungiamo l’impossibilità di
    variare l’approccio alle missioni (la strada da percorrere è una e non prevede
    deviazioni) otteniamo un gameplay estremamente limitato nella sua forma e nel
    suo contenuto, impoverito da disattenzioni dettate da una programmazione
    frettolosa e poco accurata. Unico pregio che va sicuramente sottolineato è il
    fattore imboscata: può capitare, infatti, di essere colti di sorpresa da un
    gruppo di nemici in pattuglia e di doversi frettolosamente riparare negli
    anfratti o negli edifici circostanti. Tali improvvisazioni, soprattutto nella
    modalità “Difficile” mettono a dura prova l’intuito e la prontezza di riflessi
    del giocatore, costretto momentaneamente ad interrompere il suo piano per
    eliminare gli inaspettati assalitori.

    Aspetto
    grafico

    Il primo Conflict Desert Storm non
    aveva convinto appieno sulle qualità del motore grafico messo in piedi dallo
    studio di programmazione dei Pivotal Games. Il successore, contrariamente a
    quanto promesso, sfoggia una versione leggermente corretta del vecchio motore
    grafico e non un motore ad-hoc. I risultati si leggono su schermo: un fastidioso
    flickering delle superfici che peggiora giocando a 60Hz ed un aliasing generale
    che investe non solo le ambientazioni, ma gli stessi militari da noi
    controllati. Inoltre, se a ciò aggiungiamo una paletta dei colori estremamente
    opaca, un uso quantomai discutibile dell’illuminazione artificiale e la presenza
    di texture in bassa risoluzione otteniamo un impatto visivo estremamente
    modesto, non più in linea con gli standard grafici raggiunti dai titoli di terza
    generazione. Altra pecca, indice di scarsa attenzione nella programmazione e
    gestione delle risorse dell’hardware Ps2, sono i frequenti cali di frame rate:
    da una situazione tranquilla ad una situazione concitata c'è uno scarto di
    circa una quarantina di frame. Durante uno scontro a fuoco, con un elicottero
    che vola sopra le nostre teste ed un paio di mitragliatrici che ci sparano
    addosso, il motore grafico non muove più di 15 frame al secondo: un quantità
    irrisoria che l’occhio umano distingue immediatamente. I cali di fluidità,
    inoltre, aumentano quando l’opzione 60Hz è attivata.

    Telecamera

    Elemento che non disturba
    l’azione e che non eccelle per precisione o prontezza è la telecamera: il motore
    di gioco non ci consente di modificarla per mezzo della rotazione della levetta
    analogica destra ma la mantiene fissata alle nostre spalle. Non ci è inoltre
    permesso zoomare -se non imbracciando un fucile da cecchino- ma è possibile
    limitare l'inquadratura ad una provvisoria visuale in prima persona, che,
    tuttavia, non fa altro se non togliere dallo schermo la figura del soldato.
    Unica nota dolente: in alcune situazioni la telecamera assuma posizioni di
    difficile comprensione impedendo per qualche istante la visione parziale
    dell’ambiente circostante.

    Sonoro

    Un colonna sonora poco ispirata ma comunque
    sufficientemente varia ci accompagna nelle varie missioni. Sono composizioni
    principalmente orchestrali, inserite, per chi lo potesse sfruttare, nell’ottimo
    formato Dolby Pro Logic II. I vari brani mutano tono e ritmo a seconda
    dell’azione da compiere e dei nemici su schermo e garantiscono quindi un buon
    livello di coinvolgimento.

    Conclusioni

    Conflict Desert Storm II non può che essere
    considerato come un gioco appena sufficiente, privo di novità o caratteristiche
    che lo elevino ad titolo di punta. Un gameplay ripetitivo e estremamente
    macchinoso, una grafica scarna ed un motore di gioco per nulla al passo con i
    tempi fanno il resto. Un titolo che mi sento di consigliare solamente ai fan del
    primo capitolo che probabilmente riconosceranno in lui un semplice data
    disk.

    Che voto dai a: Conflict: Desert Storm II

    Media Voto Utenti
    Voti: 8
    6.2
    nd