CrossfireX Recensione: è davvero il peggior gioco del 2022?

CrossfireX entra nell'ecosistema di Xbox con una proposta carica di criticità, che riguardano sia il comparto in singolo che la componente multiplayer.

CrossfireX
Recensione: Xbox Series X
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  • Pc
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • Xbox Series X
  • Annunciato durante l'E3 del 2019, e successivamente rinviato oltre i confini generazionali, CrossfireX è il terzo capitolo di uno degli fps più popolari al mondo. Uno status che il brand di Smilegate deve soprattutto al sostegno delle community asiatiche, che sin dall'esordio della serie hanno continuato a popolare i server fino a raggiungere numeri davvero esorbitanti.

    Per attirare le attenzioni del pubblico nostrano, lo sviluppatore aveva schierato in campo una collaborazione tanto inattesa quanto promettente, quella con Remedy Entertainment, impegnata nella produzione della componente single player del gioco. Malgrado il potenziale di questo sodalizio, CrossfireX si è presentato sul mercato (in esclusiva per l'ecosistema di Xbox) con una proposta ben al di sotto delle aspettative, che presta il fianco a critiche su ogni aspetto della produzione.

    Una Remedy ai minimi storici

    CrossfireX è uno stravagante costrutto composto da due giochi differenti: da una parte abbiamo i moduli single player, sviluppati da Remedy Entertainment con il loro Northlight Engine e disponibili previo acquisto, e dall'altra il comparto multiplayer, incluso nel Game Pass e prodotto da Smilegate Entertainment utilizzando l'Unreal Engine 4.

    La natura "bifronte" della produzione nasce chiaramente dalla volontà di accrescerne l'attrattiva nei mercati occidentali, sfruttando la fama di Remedy per rimpolpare l'offerta e attirare nuove fette di pubblico. Per quanto la strategia del publisher sudcoreano appaia sensata, almeno sulla carta, il risultato è un agglomerato di elementi rabberciati e scelte di design quantomeno discutibili, che formano le basi per un'esperienza decisamente sottotono, mediocre in ogni sua parte. Considerazioni che stridono fortemente col curriculum creativo dello studio finlandese, in particolar modo guardando ai suoi trascorsi sul fronte dello storytelling, da sempre uno dei fiori all'occhiello dei giochi "made in Remedy". Le due campagne di CrossfireX, Catalyst e Spectre, portano in scena personaggi appena abbozzati che puntellano una trama disorganica e inefficace, che pone sul cammino dei giocatori un caleidoscopio di cliché e svolte anticlimatiche. Un vero peccato, anche perché l'intreccio prende le mosse da alcuni spunti davvero intriganti, che avrebbero potuto dare alla storia uno spessore ben diverso.

    Le sfumature sci-fi di entrambe le avventure (di 2-3 ore ciascuna) riportano infatti alla mente le profezie tecnologiche descritte da Philip K. Dick in Minority Report e Paycheck, ma si perdono nel grigiore di un affresco narrativo privo di mordente, costellato di sequenze che peraltro mettono in mostra i difetti di un doppiaggio frettoloso e monocorde. Al di là delle mancanze del racconto, che talvolta ha un peso relativo nel bilancio corale di un FPS, è difficile chiudere un occhio di fronte alle lacune di un gameplay tanto datato quanto monotono, che solo di rado offre agli utenti delle variazioni ludiche di rilievo.

    Queste trovate, presenti soprattutto in Spectre, si perdono tra le maglie di una proposta che fatica a mantenere vivo l'interesse dell'utente, in un continuo susseguirsi di corridoi e arene popolate da nemici tutti uguali, tra l'altro dotati di un'intelligenza artificiale estremamente basilare, che tende a trivializzare il grado di sfida anche optando per il livello di difficoltà più elevato.

    A dirla tutta, a volte si ha la sensazione che l'occasionale decesso del proprio alter ego sia più che altro legato ai difetti del game design, nel quadro di una produzione che pare aderire a modelli ormai superati, senza guizzi identitari degni di nota. Perfino un elemento potenzialmente caratterizzante, come la possibilità di attivare una sorta di "bullet time" durante le sparatorie, risulta nel complesso un'aggiunta scarsamente incisiva e del tutto pretestuosa. Anche per quel che riguarda il gunplay in sé, CrossFireX manifesta asperità alquanto eclatanti: il feedback delle armi appare inconsistente e fin troppo uniforme, complice un rinculo appena accennato che svilisce il carattere delle singole bocche da fuoco. Più in generale, le sensazioni trasmesse dallo shooting mancano di dare vigore all'impianto ludico, col contributo di un sistema di mira piuttosto impacciato.

    In definitiva, insomma, la porzione in solitaria di CrossfireX rappresenta un inciampo significativo sul percorso curricolare di Remedy, irriconoscibile se non per quel che riguarda la modellazione - notevole - dei volti di alcuni membri del cast, e l'utilizzo di tropi registici che riportano alla mente le passate avventure del team. Se la situazione non è certo rosea sul versante single player, ci spiace confermare che anche la parte multigiocatore (inclusa nel Game Pass) non se la cava granché bene.

    Un titolo manchevole in ogni suo aspetto

    Il multiplayer di CrossfireX è suddiviso in due macro - compartimenti: la Classic Mode propone un gameplay in linea con i canoni storici della serie, per certi versi affine al modello ludico di Counter-Strike, mentre la Modern Mode permette di utilizzare lo scatto e l'ADS (il mirino metallico o le ottiche), e include inoltre una sorta di perk system (limitato al singolo match) e un meccanismo di killstreak.

    Due elementi, questi ultimi, che hanno un impatto tutt'altro che positivo sul bilanciamento del gameplay, specialmente considerando come il sistema di matchmaking non sembri tenere in conto il livello d'abilità dei giocatori. A prescindere da questi fattori, l'esperienza risulta comunque piuttosto piatta, nonché disallineata con gli attuali standard degli shooter multigiocatore, anche per quel che riguarda l'assortimento contenutistico del titolo.

    In buona sostanza, CrossfireX mette a disposizione degli utenti una singola mappa per ciascuna delle modalità disponibili (una manciata tra Classic e Modern), e nessuno degli scenari brilla in termini di design. Chiaramente si notato delle fluttuazioni qualitative - anche consistenti - passando da una location all'altra, ma nessuna ci ha davvero convinto appieno.

    La modalità Spectre, che vede una squadra armata di coltello, bombe fumogene e mimetizzazione otttica scontrarsi con un team con dotazione completa, è probabilmente la migliore del pacchetto, ma si tratta di fatto dell'unica nota di personalità all'interno di una proposta ridotta all'osso, sostenuta da uno shooting con gli stessi difetti della controparte in singolo. Vale la pena di precisare che già ora può essere difficile trovare una partita a cui unirsi, a causa del ridotto numero dei giocatori attivi. Bisogna poi sottolineare come il sistema di progressione sembri progettato per assecondare strategie di monetizzazione alquanto aggressive, sebbene nel gioco non siano presenti dei veri e propri "paywall". Passando al lato tecnico, su Xbox Series X il titolo di Smilegate mostra un comparto grafico con evidenti oscillazioni qualitative, che interessano tanto la porzione single player quanto quella multigiocatore. Al netto di una buona gestione dell'effettistica (volumetrici, particellari e riflessi) e dell'illuminazione, in entrambi i casi di rilevano fluttuazioni più o meno marcati nella resa delle superfici e nella modellazione poligonale, a braccetto con un texturing altrettanto ballerino in termini di definizione ed efficacia.

    Per ciò che concerne la solidità prestazionale del titolo, abbiamo notato qualche flessione di rilievo nel frame rate della componente in singolo, anche optando per la modalità "prestazioni" (4K ottenuti col temporal upscaling e 60 fps). L'attivazione del ray tracing implica un dimezzamento del numero di frame al secondo, e in tutta onestà non crediamo che "il gioco valga la candela".

    Questo perché, sebbene la tecnica possa effettivamente avere un impatto considerevole sulla pregevolezza di alcune scene, il frequente scialbore della direzione artistica tende a ridurne il valore, tanto da rendere ingiustificabile la rinuncia ai 60 fps. Ci sono delle eccezioni, sequenze che sorprendono in positivo e si allontanano dalla mediocrità dell'insieme, ma purtroppo questo non basta a rivalutare i demeriti di un prodotto rinunciatario e superficiale.

    CrossfireX CrossfireXVersione Analizzata Xbox Series XCrossfireX fa il suo esordio nell’ecosistema di Xbox con un assetto ludico e narrativo carico di criticità e mancanze, che finiscono per intaccare la godibilità compressiva di una proposta tanto generica quanto datata. A sorprendere è soprattutto la scarsa qualità della componente single player (disponibile a pagamento), sviluppata da una Remedy Entertainment alla sua prima prova con uno shooter in prima persona. Malgrado le intriganti sfumature sci-fi presenti in entrambe le campagne, la sceneggiatura messa in piedi dal finlandese arranca tra cliché e forzature, senza mai riuscire a conquistare davvero l’interesse del giocatore. Questo con la complicità di un gameplay monotono e impacciato, che sembra indietro di anni rispetto all’attualità del genere. Le cose non migliorano sul versante multigiocatore, che si conferma addirittura più debole rispetto alla controparte in singolo, sia in termini di contenuti che per ciò che riguarda la solidità complessiva dell’offerta. Chiude il cerchio un comparto tecnico ricco di oscillazioni qualitative, accompagnato da una direzione artistica fin troppo piatta. In definitiva, insomma, CrossfireX si presenta sul mercato come un prodotto raffazzonato e insoddisfacente, privo delle qualità necessarie per ritagliarsi un posto nel panorama degli shooter multiplayer.

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