Cryptark Recensione

Cryptark è uno sparatutto roguelike ambientato nello spazio: un prodotto punitivo e complesso, rivolto solo agli amanti delle sfide più estreme.

recensione Cryptark
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Dopo il traballante Apotheon del 2015, Alientrap torna ad affacciarsi dalle finestre dello store dell'ammiraglia di casa Sony presentando Cryptark, interessante sparatutto roguelike in arrivo anche su Steam.
    Partendo da chiare ispirazioni cinematografiche (il gioco ricorda Alien in ogni pixel), lo studio canadese è riuscito a realizzare un prodotto dall'evidente natura indie, ma non per questo privo di carattere. Seguiteci quindi verso i meandri della galassia.

    See you, Space Cowboy!

    Se c'è una verità inconfutabile a questo mondo è che senza danari non si cantano messe. La modalità campagna di Cryptark è praticamente basata su questo assioma incrollabile. Dopo un'introduzione fin troppo striminzita, realizzata con tre o quattro artwork che si susseguono in dissolvenza, il giocatore viene catapultato nel duro mondo dei cacciatori di tesori spaziali. Il Cryptark del titolo, infatti, è un vascello spaziale abbandonato ai confini dell'Universo, contenente un materiale che rappresenta l'oggetto d'interesse di oscure forze governative.

    Questa nave non può essere raggiunta in quattro e quattr'otto, ma c'è bisogno di affrontare prima una serie di livelli intermedi per poter mettere le mani sul bottino. Tali stage assumono l'aspetto di relitti abbandonati a galleggiare nello spazio, alcuni dei quali racchiudono interessanti artefatti alieni. Al momento del New Game, il giocatore ha a disposizione 500.000 dollari spaziali. Ogni passeggiata nel cosmo comporta una spesa da parte della truppa di cacciatori, divisa fra equipaggiamento, munizioni e medikit. Gli uomini in nero intenzionati a recuperare il contenuto della Cryptark, fortunatamente, sono disposti ad investire denaro sonante nelle imprese del manipolo di cowboy intergalattici. Recuperando il nucleo e le altre componenti delle navi che il giocatore incontrerà lungo la strada verso la Cryptark, verranno dunque versati sempre più introiti nelle casse dei cacciatori di tesori, permettendo all'impresa di continuare, senza il pericolo di restare al verde. Tenere sempre sotto controllo il conto in banca, quindi, è fondamentale all'interno dell'"economia" di gioco. Ritrovarsi senza più un soldo in tasca vuol dire automaticamente Game Over, perciò si rende necessario alzare ad ogni passo l'asticella della difficoltà. Sì perché, nei cinque step necessari a raggiungere la fine di una partita, è possibile scegliere la nave in cui infiltrarsi, ognuna con un suo specifico grado di sfida. Come è facile immaginare, maggiore il rischio che si corre, maggiore sarà la paga ricevuta. È in questo momento che Cryptark mostra la sua natura di roguelike: ognuna delle astronavi viene generata in modo procedurale, assicurando ad ogni nuova sessione di gioco una mappa mai vista in precedenza.

    Escono dalle fottute pareti!

    Cryptark non si nasconde e dichiara da subito le proprie intenzioni: è un gioco parecchio difficile. La natura casuale delle mappe contribuisce a porre il giocatore sempre in una condizione al contempo di incertezza ed appagamento: esattamente lo stesso tipo di sensazioni che si provano giocando un metroidvania. La difficoltà, oltre alla cattiveria dei vari mob disposti fra i cunicoli, è accentuata anche dal tatticismo che ogni incursione richiede. Nelle navi dal livello di difficoltà più basso è facilissimo infiltrarsi e distruggere il nucleo soltanto in un paio di minuti, dato che gli unici fastidi in cui potremo incappare sono rappresentati dal sistema di scudi e da altri congegni difensivi, tutti relativamente facili da far saltare in aria. Quando la sfida inizia a farsi più seria, però, entrare e sparare all'impazzata non può che portare verso morte certa. C'è bisogno di pesare le proprie mosse, e considerare quale terminale distruggere come primo bersaglio, evitando di finire in pasto a qualche macchina mangia-cacciatori. Fra sistemi di allarme, impianti di riparazione, computer in grado di far detonare un'esplosione atomica, dispositivi jammer e tante altre diavolerie, gli ostacoli da superare, insomma, si presentano in gran numero. Se a questo si aggiunge il timer che inesorabilmente scende verso lo zero durante una missione, si capisce come la tensione del giocatore si mantenga costantemente all'apice. Risolvere un livello a tempo scaduto non significherà Game Over, ma qualcosa di molto simile: niente bonifico per il pagamento. Nonostante l'indubbia complessità, l'opera viene incontro al giocatore, permettendogli di poter selezionare il proprio armamento e le proprie difese. In questo modo, gli utenti più accorti potranno equipaggiarsi di scudi e medikit, mentre i più scapestrati avranno quattro slot per le armi (uno per ogni dorsale) da poter caricare di zolfo e tritolo. I ragazzi di Alientrap, poi, non hanno certamente lesinato sulle bocche da fuoco: numerose e differenti, gli strumenti di morte possono essere recuperati in alcuni punti specifici delle mappe e sono effettivamente diversi gli uni dagli altri per uso e potenza offensiva. L'esperienza di customizzazione del gameplay non finisce qui: recuperando alcuni artefatti posti casualmente nelle varie navi, è possibile sbloccare diverse classi di cacciatori, selezionabili all'inizio di ogni nuova partita (se non si fosse capito, il Game Over è sempre e costantemente dietro l'angolo, come vuole la tradizione dei roguelike).
    Per gli amanti delle esperienze estreme, lo studio canadese ha pensato ad una modalità full-rogue da poter giocare sin dal primo avvio del software: in tal caso, il gioco assume una sfumatura nuova, quasi da survival. Nel corso dell'avventura, infatti, non ci sarà nessun modo per tornare alla base e fare rifornimento: armi, munizioni e soprattutto medikit dovranno essere recuperati man mano all'interno delle stazioni spaziali in cui il giocatore sarà inviato: viene anche a mancare, d'altronde, la possibilità di scegliere i diversi livelli, che verranno imposti dal diabolico codice di gioco. Dal canto nostro, consigliamo questa modalità soltanto ai monaci zen interessati all'acquisto.

    Tutto bello quindi? Purtroppo no. Cryptark è sicuramente un gioco che saprà divertire gli amanti dei roguelike, ma per il resto dell'utenza potrebbe rivelarsi un'esperienza di gioco non esattamente imprescindibile. La difficoltà proibitiva, la direzione artistica banale ed un po' anonima, accompagnate de musiche mai davvero incisive, contribuiscono a fare di Cryptark un prodotto duro e crudo che, una volta metabolizzato a dovere, può essere risolto nel giro di un paio di ore. Il trial & error è alla base dei roguelike, ma a differenza di altri giochi del genere come Rogue Legacy o The Binding of Isaac, manca quel guizzo fondamentale, quella verve in grado di far scattare nel cervello del giocatore il meccanismo che lo induca a pensare: "Ancora una partita e vado a mangiare. Ancora una partita e vado a lavorare. Ancora una partita e vado a dormire..."

    Cryptark CryptarkVersione Analizzata PCDopo alcuni titoli non esattamente convincenti, il piccolo studio Alientrap torna con un gioco onesto e impegnativo, che saprà sicuramente divertire gli amanti delle esperienze più hardcore. Unendo in maniera soddisfacente le meccaniche da sparatutto 2D con la generazione procedurale tipica dei roguelike, Cryptark compie appieno il suo dovere: intrattiene, diverte, impegna. Una maggiore ispirazione dal punto di vista della propria identità ludica, e finanche nella realizzazione della veste grafica e dell'accompagnamento sonoro, avrebbe sicuramente contribuito a glorificare maggiormente un'opera che, siamo certi, riuscirà comunque ritagliarsi la sua piccola fetta di estimatori. I giocatori alla ricerca di un prodotto facile e rilassante, in ogni caso, farebbero meglio a rivolgersi altrove.

    7.5

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