Crysis Remastered Trilogy Recensione: il ritorno della saga FPS di Crytek

Saber Interactive ci invita a indossare di nuovo la nanotuta di Crysis con la riedizione dei tre giochi della serie targata Crytek.

Crysis Remastered Trilogy
Recensione: PlayStation 5
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Lasciate da parte le vicende delle Lingshai, a due lustri dall'uscita torniamo a vestire i panni del soldato Alcatraz, fortunato - per così dire - sopravvissuto all'attacco alieno al suo sottomarino e non solo. Con lui arriva anche l'ultimo, decisivo capitolo della trilogia videoludica di Crysis, che i ragazzi di Saber Interactive hanno cercato di riportare agli antichi fasti con un'imponente opera di restauro, per farci rivivere l'assedio dei Ceph e la devastazione di una New York riconquistata dalla natura selvaggia.

    "Crysis: Benvenuto nel futuro, figliolo. Benvenuto alla guerra"

    Il primo capitolo rimasterizzato non aveva convinto del tutto pubblico e critica (per saperne di più ecco la recensione di Crysis Remastered) per via di una serie di ottimi propositi non raggiunti appieno, complice anche - e soprattutto - la volontà di portare l'illuminazione in tempo reale tramite software su PS4 Pro, con tutti i limiti del caso anche in termini di risoluzione e framerate.

    Avere quindi la possibilità di rivivere il resto della storia su PS5, con una versione cross-gen, rende per forza di cose molto più semplice il compito. Meno audace, forse, la mossa di non lavorare su un remaster appositamente dedicato alla nuova generazione, che però beneficia di un incremento prestazionale tale da mantenere il frame rate ancorato sui tanto agognati 60 fps per gran parte del tempo. I cali di frame rate sono infatti un ricordo del passato, ma qualche rimpianto rimane comunque, per via della parsimoniosa scelta della risoluzione (fissata a 1440p dinamici) che in ogni caso regala colpi d'occhio mozzafiato anche su pannelli con risoluzione nativa superiore. Oltre a ciò, per l'occhio più attento potrebbe pesare anche la perdita del ray tracing, che stavolta sarebbe stato sostenuto da un hardware dedicato.

    Il compito della software house statunitense, del resto, era quello di svecchiare il titolo cercando di non snaturarlo, di rendergli il giusto omaggio e al contempo di limare e migliorare il primo tentativo. L'opera seconda eredita un impianto narrativo discreto, che fa da sfondo a un remaster di ottima fattura, intaccato solo da alcune texture di qualità inferiore che comunque non inficiano la resa generale della produzione.

    Al centro di tutto troviamo un gameplay dinamico che beneficia enormemente delle potenzialità di PS5, e trasmette un feeling di immediatezza tutt'altro che scontato. Rispetto al primo capitolo, già in Crysis 2 il mastodontico lavoro di restauro determina un miglioramento significativo dell'esperienza, per via della maggiore libertà offerta anche dai potenziamenti e dalle meccaniche di gioco, che di fatto ampliano la gamma dei possibili approcci. Per questo, l'opera risulta senza dubbio più attuale e avvincente rispetto a quanto proposto lo scorso anno con l'avventura di Nomad.

    La base di Crysis 3 invece si discosta dal resto della saga per via di una ormai conquistata maturità da parte di Crytek. Sebbene all'epoca il salto a livello ludico, artistico e narrativo non fosse così evidente, lo stesso non si può dire del materiale lasciato in eredità per la rimasterizzazione.

    Di conseguenza, il titolo offre ora un'esperienza più appagante principalmente per via dell'elevato valore tecnico del lavoro di partenza. La caratura dell'opera originale rappresenta, infatti, un aspetto cruciale per la valutazione complessiva, che però non si può circoscrivere a questo singolo aspetto. Il gameplay è ricco e variegato, pur senza particolari guizzi, e gli approcci sono più trasversali rispetto al primo capitolo. Un'ossatura che rende il lavoro di ringiovanimento di Crysis 3 più semplice rispetto agli altri capitoli. Una New York restituita artificialmente alla natura fa da sfondo al finale della saga che, da questo punto di vista, riesce a nascondere più che degnamente il peso del tempo.

    Osservazioni tecniche

    Scendendo nel dettaglio, il lavoro svolto sull'illuminazione globale è notevole nonostante l'assenza del ray tracing, con effetti di luce e riflessi tutto sommato gradevoli alla vista. Come accennato in precedenza, alcune texture sono rimaste praticamente intonse, ma si tratta in fin dei conti di pochi - e talvolta trascurabili - elementi, nel quadro di un upgrade tendenzialmente generoso, compiuto col supporto di scansioni 3D delle location reali.

    I dettagli su strade, muri e altre superfici del mondo di gioco ne sono una lampante testimonianza, e contribuiscono a definire i pregi di un lavoro attento e certosino, che non può essere in alcun modo ignorato ma che allo stesso tempo non riesce a convincere sempre del tutto.

    Le ombre sono probabilmente l'aspetto meno efficace dell'insieme, ed ereditano i limiti delle edizioni originali con gli interessi. Statiche e prive di gradazioni, queste sembrano far parte di un curioso tiro alla fune tra passato e presente con l'unico risultato di non restituire quell'artificioso senso di profondità che, per assurdo, si percepiva di più in origine e a risoluzione inferiore.

    In questo interessante gioco di percezioni, le texture a risoluzione superiore possono paradossalmente aggravare le cose, per via dei tagli decisamente più netti che si osservano nei cambi di superficie. In questo contesto, si sarebbe potuto optare, ad esempio, per una mappatura in parallasse che restituisse un effetto ottico di maggior impatto e un risultato complessivo meno anacronistico. La rinnovata scelta di non intervenire sui poligoni denota poi un approccio conservativo che, per nostra fortuna, negli ultimi due capitoli della saga pesa decisamente meno. Queste riedizioni puntano fortemente sull'impatto visivo e per farlo si è partiti dalle API DX11, molto migliori rispetto al materiale di partenza del primo capitolo.

    Eccezion fatta per il primo capitolo, che consente di scegliere tra prestazione e qualità, gli altri due episodi puntano a un preset grafico unico senza grandi margini di manovra; solo in Crysis 3 si potrà decidere se attivare o meno i riflessi. L'assenza di una versione dedicata per PS5 comporta inoltre delle ovvie rinunce in termini di funzionalità next gen: i grilletti adattivi del Dualsense non sono implementati, e lo stesso discorso vale per le feature legate all'audio 3D, a fronte di un comparto sonoro comunque efficace.

    In linea di massima siamo quindi di fronte a un lavoro di rimasterizzazione efficace ma non eccezionale. La scelta di non agire sui poligoni ha reso sicuramente più agevole il workflow, con ripercussioni grafiche meno significative negli ultimi due capitoli, ma il risultato finale sembra essere ancora una volta un inno al frame rate più elevato, laddove invece un'opera che ha scritto pagine significative della storia del medium avrebbe forse meritato uno slancio maggiore verso le nuove tecnologie.

    Crysis Remastered Trilogy Crysis Remastered TrilogyVersione Analizzata PlayStation 5La Crysis Remastered Trilogy consente di rivivere un prodotto che all'epoca aveva tratti a dir poco pionieristici per l'industria e che forse proprio per questo aveva ancora ampi margini di miglioramento. Pur restituendo a tratti un'impressione da freno tirato, la storia rimane godibile e l'approccio scelto permette di rivivere un'esperienza aggiornata ai parametri delle console attuali. Ottima l'acustica, così come le meccaniche di gioco e proprio quest'ultimo aspetto permette all'opera di non stonare del tutto nel contesto attuale grazie alla possibilità di utilizzare approcci stilistici più variegati. Queste riedizioni puntano fortemente sull'impatto visivo e per farlo si è partiti dalle API DX11, molto migliori rispetto al materiale di partenza del primo capitolo. Un piacevole colpo d'occhio dato dalle texture completamente rinnovate, smorzato purtroppo da un amaro retrogusto. Le ombre sono decisamente poco collaborative con l'enorme attualizzazione compiuta sul gioco e le stesse texture a volte tradiscono un senso di profondità soltanto sfiorato.

    7.5

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