Cult of the Lamb Recensione: un agnellino tutto casa e chiesa? Non proprio

Abbiamo vestito i panni di un dolce e sanguinario agnellino partorito da Massive Monster e, nei suoi panni, vissuto una campagna di morte come poche.

Cult of the Lamb
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • È giunto il momento di rovesciare l'Old Cult che domina i boschi e portare l'agnello più sanguinario della storia dei videogiochi al posto di comando che gli spetta. Cult of the Lamb, sviluppato da Massive Monster e pubblicato da Devolver Digital, è una produzione che trae ispirazione da tanti capolavori della storia del videogioco - Hades, The Binding of Isaac (per approfondire ecco la recensione di The Binding of Isaac), Animal Crossing - e li sfrutta per dar vita a una storia cruenta, raccontata con uno stile grafico cartoon che fa da contraltare alla violenza mostrata su schermo. È un Giano bifronte, in cui meccaniche gestionali si mescolano a combattimenti roguelite in cui ciò che conta è non fermarsi mai. E allora vi portiamo con noi nel profondo del bosco, tra funghi giganti, ragni assassini e mostri mutilati. Unica via possibile: quella mostrata dalla corona rossa dell'agnello.

    Sacrificare chi?

    La storia di apre con uno dei riti sacrificali che permettono all'Antico Culto di rinvigorire i suoi crudeli Bishop: l'agnello sembra destinato a una fine ingloriosa, al pari di tutti gli altri membri della sua stirpe, ma succede qualcosa di inaspettato. The One Who Waits è l'essere più temuto dal culto, una tremenda forza semidivina che i Bishop avevano gettato in catene, a quanto pare senza successo. Il suo tremendo potere riesce a dare all'agnello nuova vita, ma tutto ha un prezzo: il protagonista dovrà scardinare l'Old Cult e ripristinare la venerazione nei confronti della bestia incatenata, decisa più che mai a fare un grande ritorno nei pelosi cuori degli animaletti dei boschi.

    La conversione dell'agnello non è esattamente spontanea, visto che le risposte possibili sono "yes" o un entusiastico "absolutely", pregno di quell'ardore fanatico che certamente non guasta per purgare gli infedeli. Sulla testa del protagonista quindi spunta una corona rosso sangue, capace di possedere le armi reperibili nel mondo di gioco e di infondere in esse la forza necessaria affinché la nuova religione possa farsi largo con brutalità e violenza. Sterminati i carcerieri che avevano ucciso il lanuginoso ovino, non resta che iniziare a fare opera di proselitismo...

    Tutto casa e chiesa

    La fede degli adepti è la risorsa più grande di Cult of the Lamb: non soltanto perché ci permetterà di guadagnarci il rispetto di The One Who Waits - che ogni tanto ci convocherà per fare commenti sui nostri progressi - ma perché è la pietra angolare del villaggio del culto, la base da cui partire per costruire un ambiente vivibile e ospitale.

    Ogni fedele ha delle precise caratteristiche, dei bonus e dei malus che incidono sulla sua capacità di tenere alto il morale, di generare Devozione (materia prima essenziale per sbloccare nuovi edifici e potenziamenti per il villaggio), di guarire dalle malattie, e molto altro ancora. Gli animaletti sono personalizzabili e prontissimi a piegarsi ai desideri del loro capo... Sempre se riusciremo a mantenerli contenti e soddisfatti. Ci sarebbe molto da dire sui sottotesti di Cult of the Lamb, che fornisce un commentario tutt'altro che lusinghiero sulla religione: spesso le qualità degli adepti sono descritte con parole dispregiative, mostrando l'ottica di sfruttamento che è alla base del management del villaggio. E così un elefantino particolarmente fedele al culto viene descritto come "gullible": un tontolone, insomma, un grullo, un credulone.

    Ecco, Cult of the Lamb getta uno sguardo davvero sardonico e provocatorio sul potere e sulla religione, invitandoci a spendere i nostri discepoli come fossero risorse: se uccisi, la loro carne sarà di una tipologia diversa rispetto a quella normalmente reperibile in game, quasi a sottolineare il particolare gusto che il potente prova nello sfruttare chi è più debole.

    Massive Monster ha strutturato un'avventura che oscilla tra la sicurezza del villaggio e i pericoli dei boschi, senza però dimenticare di shakerare il tutto per scardinare le certezze del giocatore. E allora ecco che i Bishop non perderanno occasione di metterci contro i nostri stessi adepti, di colpirli con malattie che li costringeranno al riposo (mandarli al lavoro in questi momenti può significare la morte per gli animaletti afflitti dal morbo), di farci comprendere come la fedeltà non sia mai da dare per scontata.

    Come scopriremo, questi esseri potenti lo hanno capito a loro spese. Va detto che non abbiamo percepito un particolare senso di insicurezza nelle prime ore dell'avventura: basta fare attenzione a ciò che accade nel villaggio, pulire le deiezioni dei fedeli (compito importantissimo e da non trascurare) per evitare l'insorgere di epidemie e nutrire adeguatamente gli abitanti per assicurarsi un flusso di lavoro e di venerazione senza molti intoppi. Le cose si fanno più impegnative andando avanti, e bisogna sempre premurarsi di non allontanarsi dal villaggio troppo a lungo, tenendo un occhio sugli indicatori che misurano lo stato di salute degli adepti. L'utilizzo della Devozione accumulata permette di sbloccare nuovi edifici su una sorta di skill tree a più livelli che segna il progresso tecnico del nostro culto, consentendo di costruire chiese, altari, tende, ripostigli per le scope (abbiamo già detto che la pulizia è importante?). La chiesa è, naturalmente, il cuore pulsante della parte gestionale del gioco, all'insegna di sermoni, rituali e potenziamenti per il nostro protagonista. Molte strutture, soprattutto quelle decorative, vengono poi sbloccate nei nostri viaggi nei boschi... Proprio il luogo in cui ci stiamo dirigendo.

    Un sacco di botte all'ombra degli alberi

    I raid nei boschi, alla ricerca di mostri da abbattere e infedeli da convertire, costituiscono senz'altro l'anima action di Cult of the Lamb. Strizzando l'occhio a pietre miliari come Hades o The Binding of Isaac, i movimenti dell'agnello devono essere rapidi e precisi per avere la meglio negli scontri. Niente paura: la presenza di quattro livelli di difficoltà fa sì che il grado di sfida possa essere regolato senza troppi patemi. Non aspettatevi un caleidoscopio di possibilità che possa rivaleggiare con quanto offerto da Hades (qui la nostra recensione di Hades). Tuttavia, l'azione di Cult of the Lamb è efficace, veloce e, in ultima analisi, assolutamente divertente. È difficile staccarsi dallo schermo, grazie a un gameplay loop coinvolgente e stimolante.

    Interessante il sistema di potenziamento "sul campo", basato sull'estrazione di carte dei tarocchi, tuttavia, manca qualsivoglia componente di rischio, ed è un peccato. L'effetto delle carte insomma può essere soltanto positivo, e questo rimuove ogni possibile insorgenza di problemi: pescarne una elargirà sempre e soltanto un vantaggio, al contrario di quanto avveniva, ad esempio, in Ogre Battle: March of the Black Queen nell'ormai lontano 1993. Questa caratteristica, in altre parole, non l'abbiamo apprezzata, perché l'arte dei tarocchi non è e non dovrebbe essere così indolore. Le ambientazioni, costruite proceduralmente, sono variegate e ben pensate, con alcuni picchi d'eccellenza.

    A volte viene spontaneo fermarsi, rallentare l'azione al fulmicotone e contemplare le profondità del bosco, rappresentate con fondali ricchi di dettagli. Essenziale è la distruzione di sassi e arbusti, il furto di Devozione dalle statue dei Bishop, lo sfruttamento persino degli scheletri dei nostri nemici, che possono fornire ulteriori risorse: la fede richiede innanzitutto il soddisfacimento dei bisogni di base degli adepti e l'utilizzo di legna, erba e roccia per meravigliare i discepoli e convincerli a continuare a credere nell'agnello e nella sua religione di sangue, che nulla lascia in piedi sul proprio cammino.

    Piegarsi a The One Who Waits è l'unica opzione, e le meccaniche di gioco di Cult of the Lamb lo dimostrano alla perfezione. Contribuisce alla creazione di un'atmosfera surreale un cast variegato, a tratti foriero di rivelazioni sul mondo di gioco e sulla sua storia. C'è l'uccello saggio che ci racconterà la verità sul rapporto tra i Bishop e The One Who Waits; c'è la bestia alla ricerca del suo stesso cuore; c'è il predecessore dell'agnello, incapace di portare a termine il proprio compito.

    Una volta sconfitto il boss di un'area, sarà possibile tornarvi più e più volte, addentrandosi nelle profondità della foresta e sempre con un occhio agli abitanti del villaggio, che se lasciati soli potrebbero trovarsi in difficoltà e perdere la loro fede.

    I nemici delle zone in cui il boss è stato abbattuto saranno più forti, più numerosi, più cattivi: è però necessario farsi coraggio, accumulare risorse e migliorare la propria expertise nel combattimento, specie ai livelli di difficoltà più elevati. È indubbio che vi siano aree più ispirate di altre nel design e nell'atmosfera, ma nel complesso Cult of the Lamb colpisce per una direzione artistica azzeccata e coerente, deliziosamente ossimorica nella gestione della contrapposizione tra la tenerezza degli animaletti nostri discepoli e la violenza rappresentata a schermo. Nel corso di questa sanguinosa avventura, non abbiamo percepito il minimo tentennamento sul fronte del frame rate, pur giocando al massimo dei settaggi grafici.

    Ai fedeli fessacchiotti che decideranno di seguirci nel nostro culto ci si affeziona eccome, e questo spinge il giocatore a prendersi cura del villaggio e dei suoi abitanti. Complice una colonna sonora piacevole e un'ottima gestione degli effetti sonori ambientali, l'opera di Massive Monster è una vera gioia per le orecchie che, per essere compresa pienamente, richiede una discreta conoscenza della lingua inglese, non essendo al momento presente una traduzione in italiano.

    Cult of the Lamb Cult of the LambVersione Analizzata PCMassive Monster firma un’opera dalle due anime: da un lato una parte gestionale dal considerevole peso nell’economia complessiva del gioco, mai stancante e sempre stimolante, dall’altra un roguelite che trae linfa vitale proprio dai potenziamenti sbloccati grazie al lavoro instancabile e alla fede (non sempre incrollabile) dei nostri discepoli. L’agnello blasfemo di Devolver Digital riesce a mischiare con successo diversi generi e ispirazioni, creando un cocktail unico che, ne siamo certi, farà la felicità di molti. Cult of the Lamb è disponibile a partire dall’11 agosto su PC, Nintendo Switch, console Xbox e PlayStation. Non lasciatevi sfuggire questa avventura sopra le righe: siamo certi che non volete far arrabbiare la nostra divinità lanuginosa...

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: AMD Ryzen 5 1600X
    • RAM: 32 GB
    • GPU: GeForce GTX 1060
    9

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