Curse of the Dead Gods Recensione: non di solo Zagreus vive l'appassionato

Focus Home Interactive pubblica un sorprendente action con impostazione roguelike a base di follia, oscurità e crudeli divinità precolombiane.

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  • Che nel mondo dei roguelike - e forse non solo in quello - dovesse esistere un prima e un dopo Hades è un fatto pressoché assodato. Impensabile del resto pensare che il capolavoro a marchio Supergiant Games (a proposito, eccovi la recensione di Hades) non lasciasse un segno profondissimo, diventando immediatamente un termine di paragone assoluto nonché un modello a cui provare ad ambire. Insomma, una vera e propria pietra miliare con cui fare i conti, sia in termini di riscontro di critica e pubblico che di puro game design.

    Una lezione che i Francesi di Passtech Games, piccolo team indipendente fondato a Lione nel 2012 (qui trovate la nostra recensione di Masters of Anima, action-strategico ispirato a Overlord), sembrano aver tenuto bene a mente nel dare vita a Curse of the Dead Gods. Un roguelike con visuale isometrica all'insegna dell'azione, senza dubbio ispirato all'indiscusso capolavoro dei creatori di Bastion e Transistor, ma con a sorpresa ulteriori riferimenti anche a titoli meno banali del previsto.

    Cuore di tenebra

    Curse of the Dead Gods non è ad ogni modo da ricondurre solo e soltanto a qualcosa di già visto e sperimentato altrove, perché al contrario, al netto delle ispirazioni più o meno evidenti, non sono certo la personalità e il carattere a

    mancare al titolo pubblicato qualche settimana fa da Focus Home Interactive. Il titolo segue le vicende di un avventuriero acciecato dalla febbre dell'oro, disposto ad avventurarsi negli oscuri meandri di empi templi sotterranei del Centro America pur di ottenere gloria e ricchezze. Inutile specificare che, nel buio di labirinti consacrati a perdute divinità azteche, il nostro alter ego troverà soprattutto sofferenze, maledizioni a non finire e una quantità ingente di brutali morti a ripetizione. Insomma, grossomodo il corredo standard che ormai abbiamo imparato ad aspettarci da un roguelike che si rispetti (per approfondire, recuperate la nostra recensione di Enter The Gungeon).

    Partiamo proprio dall'ambientazione di Curse of the Dead Gods, alquanto suggestiva nel suo potenziale esotismo ma al tempo stesso rimasta fortemente inespressa all'atto pratico. Un vero peccato poiché le civiltà precolombiane sono e rimangono in realtà un tema colpevolmente sottovalutato a livello videoludico, che con il loro folklore distintivo fatto di serpenti piumati, piramidi a gradini e sacrifici umani si presterebbero a meraviglia per qualcosa di memorabile. La produzione di Passtech Games si ferma a qualche timido riferimento fatto di bassorilievi, armi tribali e poco altro, optando oltretutto per un cel-shading che rimanda fin troppo da vicino alla cupezza da fumettone di Mike Mignola di Darkest Dungeon.

    Il risultato è così un gioco comunque piacevole da vedere, ma con molto meno estro e originalità del previsto, che con i suoi violenti chiaroscuri a tratti sfocia davvero apertamente nel plagio dell'eccellente opera prima di RedHook Studios (nel caso, la nostra recensione di Darkest Dungeon è a un click di distanza). Da notare come in realtà l'ispirazione al mefistofelico roguelike di stampo lovecrafiano non si esaurisca alla sola direzione artistica, andando a recuperare anche la meccanica della pazzia che aveva contraddistinto il cult canadese. A schermo sarà infatti sempre visibile un'apposita barra della sanità mentale, inesorabilmente destinata a riempirsi sia subendo un certo tipo di attacchi - contrassegnati da un alone violaceo - sia progredendo verso il cuore dei tenebrosi dedali consacrati a chissà quali divinità.

    Al completarsi dell'indicatore riceverete in dono fino a un massimo di cinque maledizioni random, con sventure gustosamente creative che varieranno da scrigni destinati a ferirvi una volta aperti a improvvisi ribaltamenti nella conformazione dei livelli, passando per un incremento nel raggio di azione delle frequenti trappole e mille altre sadiche diavolerie. Una sfumatura che aggiunge un gustoso tocco d'imprevedibilità alle incursioni, obbligando nel frattempo a prestare particolare attenzione al fattore follia - perché, specie nelle discese più lunghe, accumulare troppe maledizioni equivale a un game over quasi scontato.

    Da notare che in realtà esisterebbe anche un ulteriore modo per perdere sanità mentale, ovvero offrire il proprio sangue presso appositi altari. Per accumulare reliquie capaci di innescare utilissime abilità passive, acquisire nuove armi (suddivise in tre tipologie e alternandoli in qualunque momento, con peraltro significative differenze in termini di gameplay) o ancora incrementare le statistiche del vostro eroe potrete infatti pagare un tributo in oro o in sangue. I dobloni rappresentano ovviamente la via più sicura e idealmente da preferire, ma non sempre avrete risorse sufficienti a sostenere la crescita del vostro personaggio: aspettatevi insomma di compiere tremendi gesti sacrileghi, sedotti dal fascino sinistro delle ombre.

    Bagliori nel buio

    A proposito di tenebre: l'oscurità e la luce sono un altro dei concetti base di Curse of the Dead Gods, perché le ferite subite al buio provocheranno danni extra. Ecco perché dovrete sempre cercare di rimanere illuminati da una fiamma, magari interagendo con lo scenario per dar fuoco a un braciere o, alla peggio, per incendiare per qualche istante un malcapitato avversario. E qui viene il bello, perché per impugnare la vostra fidata fiaccola dovrete rinfoderare qualunque altra arma (con tanto di secondo buono per passare da un oggetto all'altro).

    Prendersi dei rischi, capire quando rinunciare alla salvezza della luce e quando invece servirsi della torcia per azionare a proprio vantaggio alcune trappole disseminate qua e là sono soltanto alcune delle peculiari meccaniche di Curse of the Dead Gods. Un titolo che riesce a distinguersi e a mostrare una piacevolezza palpabilissima e quasi sorprendente proprio nelle sue dinamiche di combattimento. È proprio pad alla mano che si colgono con forza tutte le differenze sostanziali con il già citato Hades, dal momento che l'azione qui risulta decisamente più pesante, meno scattante e soprattutto perversamente vincolata dalla presenza della stamina.

    Ai piedi del protagonista vedrete infatti cinque pallini che possono essere usati per scattare, per poderosi colpi caricati o per attacchi a distanza. La gestione degli stessi è a dir poco imprescindibile, e parte dell'impresa starà proprio nel capire come alternare manovre evasive e offensive. Magari sfruttando la parata (che se eseguita con tempismo perfetto ricarica all'istante un'unità di stamina), oppure prendendosi tempo e spazio nel bel mezzo di scontri che vi vedranno puntualmente soli contro tutti.

    Con un sistema di loot intrigante, un buon grado di ricompense tra una run e l'altra e un tasso di sfida elevato ma non proibitivo - almeno sulle prime, perché da metà gioco in poi per sopravvivere serviranno davvero pazienza, riflessi e bravura - Curse of the Dead Gods è un roguelike di indubbio valore, ingiustamente passato sotto silenzio. Un gioco che per valore assoluto non si avvicina nemmeno per sbaglio a un capolavoro come il pluripremiato Hades, riuscendo comunque a meritarsi uno spazio tutto suo nel cuore degli appassionati - in particolar modo quelli rimasti orfani di Zagreus e delle sue fughe dagli inferi.

    Curse of the Dead Gods Curse of the Dead GodsVersione Analizzata PlayStation 4 ProCurse of the Dead Gods non è certo un titolo perfetto o di primissima fascia, ma è una produzione di quelle gustose, che con intelligenza, applicazione e buone idee si dimostrano in grado di andare al di là dei loro limiti naturali. È chiaro che, qualora non lo aveste ancora giocato, la priorità dovrebbe andare senza pensarci nemmeno un istante a Hades, eppure Passtech Games ha saputo seguire la via mostrata con successo da Supergiant per arrivare a qualcosa di suo. Proponendo un’alternativa assolutamente non sullo stesso piano in termini qualitativi, ma comunque di indubbio valore. Insomma, armatevi di coraggio, recuperate la vostra torcia e investite senza timore i 19.99€ richiesti (magari su console di nuova generazione, dove il gioco gira senza problemi a 60 fps).

    8.2

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