Daemon x Machina Recensione: combattere con stile a bordo di mech su Switch

Giunge sull'ibrida di Nintendo una nuova esclusiva che riporta il genere dei mech game sotto la luce dei riflettori.

Daemon x Machina
Recensione: Nintendo Switch
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  • Switch
  • Che fine hanno fatto i cari, vecchi mech game di una volta? Non se ne vedono, né si fanno sentire da qualche tempo. Eppure gli ammassi di ferraglia che si è soliti controllare in giochi del genere dovrebbero essere parecchio grossi e fare anche un bel casino, quindi è davvero strano che passino inosservati. Un po' per i gusti del pubblico che cambiano e si evolvono, un po' per una fisiologica (e ciclica?) perdita di appeal della categoria, si è registrata una vera e propria diaspora: Armored Core non compare sugli scaffali da 6 anni (Verdict Day, l'ultimo episodio, è uscito nel 2013), mentre Zone of the Enders ormai sembra finito nel dimenticatoio, se si esclude il ritorno lo scorso anno di Z.O.E The 2nd Runner in versione remastered. Ma non andiamo oltre, che le lacrime riescono a far arrugginire persino le corazze di metallo.

    C'è voluta Nintendo e il suo diabolico, adorabile piano di riconquista dell'utenza più hardcore, per riportare sulla cresta dell'onda un genere indubbiamente di nicchia, ma che a suo modo rappresenta un pezzo di storia del gaming. Daemon X Machina è riuscito in poco tempo a conquistare l'attenzione del pubblico, vuoi per il marketing supervisionato dalla grande N, dotato della tracotanza di un Gundam a caso, vuoi per la presenza di Marvelous in cabina di regia e di Kenichiro Tsukuda nelle vesti di producer (già al lavoro sul secondo e sul terzo Armored Core, e di recente anche su God Eater 3, per citare una minuscola parte del suo ottimo curriculum). Dopo la pubblicazione di un paio di demo che ha stuzzicato la curiosità dei fan, è dunque arrivato il momento del debutto: gli appassionati del genere possono finalmente uscire dal digiuno forzato e salire a bordo dei loro mech!

    In battaglia

    Daemon X Machina fonda il suo concept principalmente su due aspetti fondamentali: la frenetica fluidità del gameplay, contrapposta alla pesantezza che invece contraddistingue molti dei vecchi capisaldi della categoria, e soprattutto una personalizzazione estrema che interessa diversi aspetti dalla produzione. Partiamo dal primo elemento: il gioco di Marvelous è veloce e tumultuoso, con scariche di adrenalina che alimentano i polpastrelli del giocatore a ogni colpo messo a segno. La formula di gioco permette al pilota di mantenere ferma la mira su uno o più bersagli, in base alla tipologia di arma e alla strategia adottata, a differenza di quanto avviene nei più classici sparatutto in terza persona: l'autolock, che passa dal bianco al rosso per segnalarvi di aver agganciato l'obiettivo, diviene insomma il protagonista dell'azione, e il compito del giocatore è quello di premere il grilletto al momento giusto, prima che la preda riesca a sfuggire.

    Un sistema in grado di ibridare dunque automatismo e manualità, e che per essere padroneggiato richiede, oltre a tanta pratica, anche molta attenzione, così d sprecare inutilmente munizioni preziose che, quando terminano sul più bello, rischiano di decretare un prematuro Game Over. Lo stesso discorso si applica poi anche per i controlli e i movimenti dell'Arsenal, i mecha di Daemon X Machina, che vanno effettuati con la dovuta precisione.

    In ogni caso, durante gli scontri non basta premere il grilletto: occorre anzitutto agire con il giusto tempismo, ma va anche valutata la tipologia di arma a seconda del contesto: distanza, stazza, rapidità del nemico sono i primi fattori da tenere in considerazione, tra piccoli droni, mezzi, torrette, e bestioni di metallo sempre più grandi.

    E non sono poche le variabili anche in termini di equipaggiamento a disposizione del giocatore: sono infatti sei le armi che è possibile montare sull'Arsenal, quattro delle quali utilizzabili in contemporanea e due posizionate sui piloni, da alternare con le principali. Diventa quindi cruciale rendere quanto più variegato possibile l'equipaggiamento, così da non farsi trovare impreparati.

    Importante è anche il dosaggio della resistenza: arrivando a zero dovrete attendere il termine del cooldown, rinunciando temporaneamente alla capacità di fluttuare, combattere a mezz'aria, correre e scattare. Il segreto sta nel non superare un certo limite di consumo, sfruttando la ricarica standard più rapida. Un pizzico di strategia che trasforma ogni combattimento in una danza di metallo e proiettili e dona uno strato di profondità a Daemon X Machina senza dubbio stimolante. Missione dopo missione, inizieremo poi a comprendere quanto l'ambientazione giochi un ruolo assai importante nel corso delle battaglie: per curarsi, ad esempio, bisogna distruggere dei contenitori di colore azzurro e restare entro i confini di una calotta di energia per qualche secondo, rimanendo alla mercé dei colpi nemici. Per massimizzare l'attacco o potenziare temporaneamente le difese, si può consumare del Femto, ossia una forma di energia alternativa di colore rosso assimilabile qua e là nei livelli, necessaria anche per creare un "Miraggio", un doppelgänger che distrae i nemici e ci dà manforte nel momento del bisogno. Nel corso delle battaglie avremo l'opportunità di attivare anche una delle tre "modalità" di assetto a disposizione, Assalto, Ala e Scudo, che migliorano rispettivamente attacco, velocità e difesa.

    Si tratta di piccole trovate che possono fare la differenza nei numerosi scontri con boss e mid-boss dove, oltre a tanta pazienza serve sempre tenere d'occhio la mini-mappa, su cui controllare la posizione di fonti di salute, munizioni, avversari e confini dell'area d'azione, da non superare per alcun motivo, pena il game over. Ad indebolire parzialmente la piacevolezza degli scontri ci pensa una telecamera che a volte risulta un po' imprecisa, un fattore che penalizza il combattimento corpo a corpo, meno soddisfacente rispetto allo shooting.

    Quella imbastita da Daemon X Machina è una ricchezza ludica che, nei primi momenti, richiede non poca pratica per essere ammaestrata, complice la frenesia già menzionata, la quale si traduce in un ritmo forsennato e in una velocità dell'azione che, agli inizi, risulta anche confusionaria e molto complessa da leggere. Una sensazione mitigata in parte dalla relativa semplicità delle missioni iniziali.

    Gli incarichi sono poi divisi in "Proposte", appartenenti alla campagna principale (la quale oscilla tra le 15 e le 18 ore di durata), e in attività "Libere", con un mix di nemici e situazioni già visti da affrontare insieme ad altri mercenari che arruoleremo avanzando nella storia. Peccato solo che il tasso di difficoltà risulti in alcuni frangenti "schizofrenico", con vere e proprie passeggiate di salute alternate a sezioni da incubo. Nelle ultime battute, tra un bilanciamento sempre più raffinato e il rodaggio del giocatore ormai completato, il gioco inizia comunque a dare il meglio di sé, sia dal punto di vista ludico, sia da quello narrativo.

    L'intreccio narrativo

    La storia è senza dubbio affascinante: il crollo della Luna sul pianeta su cui ci troviamo spalanca le porte a una ribellione delle Intelligenze Artificiali e a un'invasione da parte degli Immortal, bestioni di metallo apparentemente fautori di questa corruzione generale.

    La situazione getta nel panico i tre grandi consorzi che si spartiscono l'Oval Link, l'ultimo baluardo umano diviso in numerosi territori, costretti ad affidarsi a squadre di Outer, mercenari muniti di possenti Arsenal, per svolgere lavoretti di ogni genere, dal ripulire un'area allo scortare un treno carico di equipaggiamenti e materiali. La varietà delle situazioni proposte non è stellare, ma la breve durata media delle missioni (vanno dai 3 ai 10 minuti) non appesantisce troppo l'esperienza generale. Curioso anche il modo in cui la trama viene raccontata, con le informazioni sul mondo e sulle corporazioni sapientemente disseminate tra briefing, dialoghi e sporadiche cutscene. Il cast "corale", popolato da guerrieri che cambiano di continuo sponda tra bene e male, rende un po' confusionario l'intreccio in certi frangenti, ma avanzando nella vicenda la nebbia inizia pian piano dipanarsi. Una cura riposta nella narrazione che, pur non rivelandosi memorabile, dimostra quanto Marvelous non si sia limitata a puntare tutto sul gameplay, ma lo ha impreziosito con un racconto degno di nota, e come se non bastasse, anche con un ottimo comparto sonoro: si parte dalla soundtrack, decisamente variegata, e si arriva ad un più che buono doppiaggio in inglese e giapponese. Meno esaltante purtroppo la localizzazione italiana, complici sporadici errori di scrittura riscontrati nei dialoghi e negli obiettivi delle missioni.

    Personalizzazione e comparto tecnico

    L'altro punto di forza della produzione targata Marvelous, come anticipato, è la personalizzazione, lodevole per la malleabilità che dona al gioco, perfettamente in grado di adattarsi alle esigenze dell'utente ed alleggerire la ripetitività ludica, uno dei difetti atavici di opere di questo genere, in cui loot, farming e crafting la fanno da padrone.

    Daemon X Machina lascia al giocatore carta bianca nella gestione dell'HUD e dei comandi: è possibile rimuovere gli elementi su schermo ritenuti meno utili, e soprattutto modificare lo schema di controlli in maniera pressoché totale, per rendere più comoda l'azione.

    Ma è la personalizzazione dell'Arsenal il vero cuore dell'esperienza: il proprio bestione può infatti subire un gran numero di modifiche, da potenziamenti come abilità e buff permanenti fino ad un riassetto delle singole componenti.

    Potremo indossare su testa, braccia, corpo e gambe tutta una serie di pezzi di corazza di diverso aspetto e potenza, trovati casualmente qua e là sulle carcasse degli Arsenal nemici o acquistati nell'HUB principale, da cui è possibile accedere sia alle missioni sia all'Hangar (dove avviene il tuning della belva), sia ancora ai negozi e alla Fabbrica dove costruire e potenziare le componenti grazie ai crediti ottenuti come ricompensa. Gli elementi da raccogliere e collezionare sono una marea, inclusi motivi e decalcomanie con cui dare un tocco ancor più unico alla propria creatura, e sarà proprio questa libertà creativa a tenervi impegnati una volta raggiunti i titoli di coda: potrete rigiocare ogni missione all'infinito, in solitaria o in co-op sia locale che multiplayer per un massimo di 4 partecipanti.

    La struttura snella degli incarichi si sposa poi a dovere con la natura ibrida di Nintendo Switch. Per quanto concerne il reparto grafico, l'ottimo art design fa da contraltare ad animazioni non proprio stellari e ad una palese povertà poligonale (principalmente delle ambientazioni), a cui si affianca un aliasing che tuttavia nella furia della battaglia finirà per passare quasi del tutto inosservato.

    Più evidenti però i cali di frame-rate: le oscillazioni ci sono parse sopportabili quando la Switch è nel dock, mentre risultano più fastidiose in modalità handheld. In formato portatile, Daemon X Machina perde un po' nella leggibilità dell'azione, a causa di una gran mole di informazioni e di elementi a vista compressi nel piccolo schermo del tablet. La giocabilità non ne risente più di tanto, ma l'impatto visivo diviene, per forza di cose, meno maestoso.

    Daemon x Machina Daemon x MachinaVersione Analizzata Nintendo SwitchDaemon X Machina propone una visione moderna del genere mech, più veloce, dinamica, esplosiva, fortemente votata alla personalizzazione, estetica e ludica. Nonostante sia appesantito da una certa ripetitività (accentuata dal bisogno di ripetere le missioni più volte per racimolare parti di equipaggiamento e crediti) e sebbene possegga alcuni limiti tecnici, Daemon X Machina rappresenta comunque un esponente di tutto rispetto dei mech game, capace di saziare la fame degli appassionati di robottoni e mazzate. Uno storytelling intelligente, seppur a tratti un po’ confusionario, e una colonna sonora eccellente impreziosiscono infine l'esperienza generale, dando forma ad un gioco che mettere in risalto allo stesso tempo sia il gameplay sia alcune riuscite finezze artistiche.

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