Dandara Recensione: un nuovo metroidvania 2D in sconto con PlayStation Plus

Dandara approda su PC, console e dispositivi smart. Un metroidvania che gioca con le bizzarre leggi di gravità di un antico mondo ultraterreno.

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Disponibile per
  • Pc
  • Switch
  • Prima di dare il titolo a un videogioco, Dandara è stato il nome di una coraggiosa guerriera afro-brasiliana del XVII secolo. Dalle grandi doti di combattente e stratega, la giovane viene descritta dai libri di storia come una vera e propria eroina, colei che assieme al marito, Zumbi, protesse per svariato tempo il Palmares, zona ove gli schiavi liberati tendevano a rifugiarsi, dagli attacchi dei Paesi Bassi nel corso della Guerra di restaurazione portoghese. Della combattente si possiedono soltanto queste e poche altre informazioni, ma ai ragazzi di Long Hat House, piccolo studio indie con sede in Brasile, sono evidentemente bastate per porre le basi del loro primo progetto videoludico. Dandara racconta quindi di una nuova lotta contro l'oppressione, stavolta in atto in un luogo "altro", disperso chissà dove ai confini dello spazio e del tempo. Lo fa sfruttando un genere, quello dei metroidvania, tornato in voga da qualche anno, nel contempo provando a distinguersi dai suoi simili per mezzo di una meccanica pseudo-platform decisamente originale.

    Una nuova speranza

    Il Salt è un regno lontano, un nugolo di architetture sperdute tra le stelle che, un giorno, si ritrova sopraffatto da una forza nemica oscura e incontrastabile. Come reazione all'avvento del male, dalla placenta del cosmo nasce magicamente Dandara, la salvatrice profetizzata dalle antiche leggende. Capelli ricci e pelle bruna, la ragazza parte subito alla volta del suo destino, sfidando non solo degli avversari particolarmente temibili, ma anche una gravità a dir poco bizzarra, le cui leggi sono tutte da scoprire e assimilare. Dandara rientra perfettamente nel novero di quelle esperienze dove la storia è poco più che un orpello. Asciutta e sospinta solamente da pochi dialoghi scritti, la vicenda vive piuttosto delle suggestioni artistiche che il titolo sa offrire attraverso la costruzione degli ambienti di gioco.

    Avvolti in una piacevole pixel art dai colori accesi, i setting prosperano di un comune stile che mescola sfondi verosimili a una serie di strutture astratte, che si declina poi in un tema visivo specifico a seconda della macro-area che la protagonista si trova via via a dover percorrere. Il Salt comprende scenari mantellati di pietrisco, ambientazioni urbane, paesaggi silvestri e nascondigli d'afflato cyber fantasy, a cui si affiancano con estrema disinvoltura sentieri astrali e limbi dai tratti onirici. Una serie continua di stanze accostate l'una all'altra, a definire una grande mappa che il giocatore ha il compito di setacciare da cima a fondo. Va detto che i "livelli" sono solo una manciata, il che implica una differenziazione scenografica tutt'altro che esorbitante e un colpo d'occhio che, nel perenne andirivieni tra i quadri, corre il rischio di perdere d'efficacia e alla lunga stancare. Anche le musiche che accompagnano la progressione non sono numerose, ma è indubbio che contribuiscano a sottolineare l'atmosfera soprannaturale del Salt in modo convincente, tappeto intessuto ora di sonorità incantate e cristalline, ora di note incredibilmente sicure e potenti.

    Con i piedi ben piantati

    Accennavamo alla componente esplorativa di Dandara: come nei migliori "vania", il viaggio è anzitutto all'insegna della continua e graduale scoperta del mondo di gioco. Si parte da una world map coperta, che si svela al passaggio dell'eroina attraverso le singole zone, all'interno delle quali si cela un po' di tutto: spesso forzieri del tesoro, di rado qualche NPC, quasi sempre villain dall'aspetto e dalle abilità offensive più svariate.

    I tesori, com'è ovvio, non sono tutti immediatamente raggiungibili, così come non tutte le vie della mappa possono essere percorse fin dalla prima volta le si adocchi su schermo. Qui subentra l'interazione con i personaggi non giocanti, che serve a sbloccare le nuove abilità della protagonista o ad attivare determinate piattaforme semoventi, così da avere poi il via libera verso quei sentieri o scorciatoie in precedenza sbarrati o inaccessibili.
    Il backtracking è insomma all'ordine del giorno, come d'altronde nella maggior parte delle produzioni di questo tipo. Se all'inizio la dinamica pesa lievemente sui ritmi di gioco, si alleggerisce invece all'ottenimento del fast travel, che permette di spostarsi istantaneamente tra gli accampamenti, ovvero i vari -e rari- punti di check point cui, per altro, si è obbligati a fare ritorno quando sconfitti. Gli accampamenti sono altresì importanti poiché in quei siti è possibile "livellare" la protagonista, accrescendone le statistiche in cambio di certi cristalli salini racimolati nel corso dell'avventura.

    L'esplorazione è di certo uno dei cardini dell'offerta di Dandara, ma non va dimenticata l'altra faccia del gameplay, vale a dire quella più specificamente action. Parlando dei movimenti dell'avatar ci troviamo formalmente nei territori del platform game; tuttavia, il control system ideato da Long Hat House è assai distante dalle norme del platforming tradizionale.
    Dandara, infatti, non salta secondo le logiche classiche dei sidescroller 2D, ma può avanzare esclusivamente proiettandosi dal pavimento al soffitto e viceversa, e soltanto atterrando su specifiche porzioni del piano opposto. È un'azione che si effettua ruotando la levetta sinistra del pad entro un angolo di centottanta gradi, così da prendere la mira e poi far schizzare la protagonista verso la meta alla semplice pressione di un pulsante. L'altra peculiarità del sistema di gioco è che, ogni qualvolta la ragazza poserà i piedi, questi rimarranno sostanzialmente incollati al suolo, per cui l'eroina non potrà muoversi di un passo. Sarà in grado però di creare dei dardi energetici dalle mani - e poi altri attacchi, che si acquisiscono cammin facendo - così da difendersi dagli antagonisti, diversi nelle tipologie ma sempre piuttosto aggressivi.
    Definite le meccaniche di una formula di gameplay atipica, Dandara spinge ben presto l'acceleratore su una sfida incentrata soprattutto su timing e posizionamento, dove cioè i riflessi del giocatore e un'ottima coordinazione mano-occhio sono doti necessarie per giungere alla schermata dei credit con le ossa intatte. Se i primi ambienti sono popolati al minimo sindacale per prendere confidenza con i comandi, al sopraggiungere della seconda metà dell'avventura ciascuna stanza si configura come un vero caos di trappole elettrificate, creature mostruose e proiettili di ogni tipo, quasi ci si trovasse invischiati in un bullet hell sui generis.

    Per uscirne senza doversi leccare mestamente le ferite conta un'offensiva decisa, ma è forse ancor più importante essere precisi e veloci nello zigzagare tra i vuoti del fuoco nemico, comprendendo sempre quali punti d'appoggio sia meglio adoperare nel dato momento.
    Parliamo in sostanza di una sfida spigolosa, di sicuro interessante perché frutto di un level design quantomeno consapevole. Se un po' di frustrazione può talvolta farsi sentire è perché i comandi analogici non sono il massimo della comodità quando, a schermo affollato, bisogna ragionare e immettere gli input simultaneamente e con una certa sveltezza; idem per quanto riguarda le battaglie contro i giganteschi boss - tutt'altro che memorabili, per giunta. Pur avendo testato il titolo soltanto su PS4, ipotizziamo che su smart device - dove Dandara sarà pure disponibile - il gioco possa trarre un discreto beneficio dall'implementazione delle funzionalità tattili, guadagnando qualcosa in termini d'immediatezza.

    Dandara DandaraVersione Analizzata Playstation 4Facendo leva su una meccanica “finto platform” innegabilmente personale, Dandara prova a proporsi come valida alternativa agli altri metroidvania sul mercato, riuscendoci solo in parte. Un gameplay fortemente incentrato sull'azione di schivata consente all’opera Long Hat House di ritagliarsi un’identità ben tratteggiata, appaiata a una sfida dalla difficoltà non banale che gli estimatori delle prove intransigenti vorranno certamente raccogliere. D’altro canto, sotto a un velo di originalità si cela una progressione ben più ordinaria, focalizzata sulla perlustrazione di scenari non sempre ispiratissimi e intramezzata da alcune sezioni sì ricolme di pericoli, ma a tratti confusionarie in quanto a dinamiche di gioco. Dandara è comunque un’opera d’esordio realizzata con sufficiente competenza, che impegnerà gli amanti del genere tra un certo numero d'improperi e qualche soddisfazione, pur al netto delle suddette imperfezioni.

    7.3

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