Danganronpa 1&2 Reload Recensione

Con Danganronpa 1.2 Reload, NIS America porta su PlayStation 4 i primi due capitoli della sua celebre visual novel: Monokuma vi aspetta!

recensione Danganronpa 1&2 Reload
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Disponibile per
  • PSVita
  • PS4
  • Oltre i territori del Sol Levante, il genere delle visual novel non ha purtroppo conosciuto la fama che meriterebbe. Sarà forse a causa di una verbosità eccessiva, di un'interazione ridotta ai minimi termini, di ritmi di gioco più flemmatici, oppure di un diverso modo di intendere il concetto di "gaming": per questi e per altri motivi (anche di tipo economico e culturale), a noi occidentali è stata più volte preclusa la possibilità di apprezzare appieno le qualità di simili "romanzi interattivi" che - ovviamente - fanno della sceneggiatura il loro punto di forza. Vincolati da insuperabili barriere linguistiche, quindi, alcuni piccoli capolavori della narrativa videoludica rischiano di passare inosservati dinanzi agli occhi del pubblico europeo ed americano. Fortuna che la serie Danganronpa, ad opera del team Spike Chunsoft, costituisce una meravigliosa eccezione: i primi due capitoli (Trigger Happy Havoc e Goodbye Despair) sono stati infatti pubblicati su PSP e PSVita tra il 2010 ed il 2014, ottenendo il plauso scrosciante di pubblico e critica. Si tratta di una visual novel decisamente atipica in cui, oltre all'incredibile mole di testo da leggere, non mancano intriganti sequenze di stampo investigativo à la Phoenix Wright, supportate, a corredo, da una trama semplicemente sensazionale. Tutti coloro che non posseggono la sfortunata console portatile a marchio Sony, in ogni caso, possono pure dire "addio alla disperazione": NIS America ha infatti ben pensato di proporre su PS4 Danganronpa 1.2 Reload, una collection che contiene i due episodi del brand rilasciati fino a questo momento, opportunamente riadattati per non sfigurare sugli schermi dei nostri televisori.

    Bentornata, disperazione!

    La Hope's Peak Academy è il centro nevralgico dell'istruzione giapponese: in questa prestigiosa accademia vengono ammessi, infatti, solo gli studenti che eccellono in una particolare caratteristica, sia essa la danza, l'economia, l'arte, la scienza, la letteratura, lo sport. Chiunque si diplomi in questo istituto, insomma, rappresenta il fior fiore della gioventù orientale, destinato a percorrere il sentiero della vita in compagnia di successo, potere, notorietà. Ed invece, il primo giorno di scuola, 15 soggetti, accuratamente scelti in base ai loro talenti superiori, si ritrovano d'improvviso isolati dal mondo esterno ed imprigionati nell'edificio, costretti a partecipare ad un crudele gioco al massacro ideato dal folle Monokuma, un sadico e squilibrato orsetto assassino. Entrambi i capitoli di Danganronpa sono legati al mistero che si cela dietro la Hope's Peak: sebbene cambino protagonisti ed ambientazioni, il fulcro dell'esperienza e le regole che la sorreggono, allora, restano sempre le medesime. Stando alle disposizioni di Monokuma, per sopravvivere e riconquistare la libertà, gli studenti dovranno uccidersi l'un l'altro, stando bene attenti a non farsi scoprire. Il canovaccio di partenza non è certo tra i più innovativi, ripreso com'è da un tema tanto caro all'immaginario nipponico (basti citare, a titolo d'esempio, il capolavoro Battle Royale), eppure, pian piano, il plot di Danganronpa scardina lentamente tutte le aspettative dell'utente, invischiandolo in una rete soffocante di colpi di scena, rivelazioni e segreti da capogiro. Allo stesso modo, anche il profilo psicologico dei singoli personaggi inizia, poco alla volta, a mostrare sfumature inaspettate: se sulle prime le personalità degli studenti sembrano ricalcare le classiche maschere stereotipate tipiche della cultura d'oriente, proseguendo nell'avventura verranno a galla interessanti, e poco "categorizzabili", risvolti comportamentali. Su tutti troneggia Monokuma, essere infido e perfido, sardonico e malefico: una figura capace di indurre profonda inquietudine e di marchiarsi indelebilmente a fuoco negli incubi dei videogiocatori. Il livello della scrittura, in tal senso, è stupefacente, e si dimostra in grado di alternare grandguignol ed ironia, leggerezza e terrore, sentimentalismo e dramma. Mescolando registri e stili narrativi, Danganronpa si trasforma così in un ritratto (esasperato e contorto) dei ruoli e delle aspettative sociali, del voyeurismo più morboso e dell'entertainment più malsano. Sul fronte della sceneggiatura, pertanto, il gioco è una sorpresa continua: le numerose ore che vi occorreranno per scoprire tutte le perversioni che si annidano nella Hope's Peak Academy sono scandite sì da ritmi lenti e compassati, ma tutti estremamente funzionali all'andamento del racconto. Man mano che l'ordito si farà più chiaro, capiremo come ogni singola linea di dialogo trova la sua precisa ragion d'esistere all'interno dello script. Passare sopra a qualche situazione più lenta e "didascalica", dunque, diviene un obbligo con cui scendere inevitabilmente a compromessi per godere di un'opera di tal genere.

    Vien da sé che, considerata la mancata localizzazione in italiano, una conoscenza abbastanza approfondita della lingua inglese si rivela un'assoluta necessità, al fine di risolvere gli omicidi che si verificheranno dinanzi all'occhio onnipresente di Monokuma. Come abbiamo già avuto modo di accennare, Danganronpa non si limita ad imbastire una formula da visual novel nuda e cruda, bensì prova ad ibridarla con alcuni elementi presi di peso da thriller investigativi e processuali, avventure grafiche old school e persino rhythm game. Ogni volta che ci imbatteremo in un assassinio, del resto, dovremo non solo partire alla ricerca d'indizi chiave per scoprire il colpevole, ma anche assistere ad un processo tramite il quale svelare carnefice e movente. Da questo punto di vista, nulla è mutato rispetto all'edizione PSVita: Goodbye Despair introduce sì qualche minigioco extra rispetto a Trigger Happy Havoc, ma in linea generale il gameplay si mantiene per lo più identico a se stesso in entrambi i titoli, riproposti su PlayStation 4 senza sostanziali modifiche né aggiunte di sorta. Ad aver subito un reale cambiamento, semmai, è stato il metodo di "fruizione" di Danganronpa: in virtù della sua natura di "romanzo visivo", fatto di lunghe schermate di dialogo e tantissime linee di testo, l'esperienza da "salotto" potrebbe, a tratti, appesantire le interminabili sessioni di lettura che, di contro, su una piattaforma portatile, posseggono senza dubbio una maggiore snellezza.

    È chiaro dunque che i ritmi propri di un sistema casalingo non sempre si adattano con assoluta omogeneità a sequenze molto verbose e poco interattive. Sebbene si tratti comunque di quisquilie che non danneggiano davvero la piena godibilità delle due avventure, l'edizione mobile resta forse quella più consigliata per tutti i giocatori che desiderano cimentarsi, per la prima volta, nell'affascinante mondo delle visual novel. Il lavoro di porting svolto su PlayStation 4, d'altronde, non stupisce certo per minuziosità e qualità. La rimasterizzazione è limitata ad un semplice upscaling della risoluzione, con conseguenti sgranature che affliggono alcuni elementi dello sfondo: benché il colpo d'occhio non ne risenta più di tanto, l'effetto polveroso di specifici oggetti dell'ambiente affievolisce, indiscutibilmente, la generale resa grafica del titolo. È lecito, tuttavia, soprassedere su queste (pur fastidiose) mancanze tecniche dinanzi ad un'art design da antologia: l'intero corredo audiovisivo è sorretto sia da un character design estremamente ispirato, summa e rielaborazione dell'iconografia di matrice giapponese, sia da un eccellente comparto sonoro. È soprattutto il tratto artistico dei disegni, però, ad innalzare esponenzialmente il valore estetico dell'opera, corroborato da uno stile miscellaneo e variegato, perfetto per delineare al meglio le fisionomie dei personaggi e dar forma all'atmosfera (malata e perversa) che si respira nel tremendo gioco di Monokuma.

    Danganronpa 1&2 Reload Danganronpa 1&2 ReloadVersione Analizzata PlayStation 4Danganronpa 1.2 Reload contiene al suo interno due tra le migliori visual novel della recente storia del videogioco: una trama strepitosa, una direzione artistica impressionante ed uno script di incredibilmente raffinato sono dunque i capisaldi ludici di una saga ambiziosa e riuscitissima, dalla quale sono stati tratti anche uno spin off sotto forma di TPS (Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls, la cui remastered è in uscita a giugno su PS4) e una serie animata (Danganronpa: The Animation). Venduta a prezzo budget, questa collection propone al giocatore un numero elevatissimo di ore di gameplay, ma purtroppo è anche indebolita da un pigro lavoro di rimasterizzazione e da una certa staticità (connaturata nel genere dei romanzi interattivi) che poco si amalgama ai ritmi di gioco tipici di una console casalinga. Al netto di qualche mancanza, tuttavia, Danganronpa 1.2 Reload rimane un'occasione imperdibile per recuperare, in un sol colpo, i primi due episodi di questo affascinante e maligno franchise, in attesa dell'arrivo, a fine settembre, del terzo capitolo: Danganronpa V3: Killing Armony.

    7.5

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