Danganronpa V3 Killing Harmony Recensione: Il ritorno di Monokuma

Monokuma torna sui nostri schermi con tutto il suo carico di crudeltà e disperazione: eccovi la nostra recensione di Danganronpa V3: Killing Harmony.

recensione Danganronpa V3 Killing Harmony Recensione: Il ritorno di Monokuma
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  • Le Visual Novel, nei lidi occidentali, non hanno mai avuto vita facile. Certo, alcune sono riuscite a penetrare i nostri solidissimi preconcetti e conquistare con forza uno zoccolo duro di appassionati. Tra queste spicca Danganronpa, la (a dir poco) peculiare serie firmata dai ragazzi di Spike Chunsoft considerata, da molti, tra le migliori del genere giunte sul mercato in questi ultimi anni, grazie a una formula narrativa sopraffina, una caratterizzazione del "cast" indimenticabile e uno stile unico e originale. Se escludiamo i due episodi regolari (i quali hanno ricevuto anche la rimasterizzazione) gli spin off in salsa shooter, gli anime, le light novel e i manga non fanno altro che evidenziare l'enorme popolarità goduta dal franchise legato al malevolo e psicopatico orsacchiotto Monokuma e ai suoi inquietanti aiutanti. Poche settimane fa abbiamo potuto provare la demo dedicata al terzo episodio che, come al solito, è andata a pizzicare le corde giuste facendoci oltrepassare i livelli di guardia dell'hype. Non appena giunta la copia digitale, infatti, ci siamo gettati anima e corpo nell'ennesima, assurda avventura omicidiaria in salsa Spike Chunsoft, in bilico tra follia pura; horror scabroso e tanta - ma proprio tanta - nipponica genialità. Senza dimenticare lo stile inconfondibile e sopra le righe che colpisce lo sguardo del giocatore in ogni singola scena.

    Caro Leader, Monokuma

    Un buio angoscioso grava su una povera ragazza. Kaede Akamatsu, questo il suo nome, si risveglia in un ambiente angusto, avvolta da un'oscurità opprimente. Mossa dalla disperazione e da un'improvvisa scarica di adrenalina, riesce ad aprirsi una via di fuga, verso la luce. Ruzzola malamente a terra. Un ambiente familiare si apre davanti ai suoi occhi. È un'aula scolastica, e lei si trovava rinchiusa in un armadietto. Se non fosse per questo piccolo particolare, all'apparenza sembra tutto "normale". Qualcosa, però, stona rispetto a ciò a cui siamo abituati.

    Un grosso monitor campeggia sopra la lavagna; le finestre sono serrate dal filo spinato; tutto pare in equilibrio precario e sul punto di cadere a pezzi da un momento all'altro. Soprattutto, dall'armadietto a fianco ne esce un giovane che, proprio come la ragazza, non ha la più pallida idea di dove si trova. Tra lo stordimento e la sorpresa, i due escono dalla stanza convinti di fuggire da quello che vorrebbero fosse solo un brutto sogno. La situazione, purtroppo per loro, non migliora affatto. I decadenti corridoi della scuola sono pattugliati da enormi automi che li "indirizzano" verso quella che solo successivamente riconosceremo essere la palestra della scuola. Uno stanzone enorme in cui, peraltro, si trovano altri quattordici ragazzi in attesa di scoprire per quale motivo si trovano lì riuniti. Con un'agilità sorprendente, appare dal nulla lo psicopatico Monokuma e i suoi cinque bestiali "figliocci", che ragguagliano - in maniera molto teatrale - i giovani sul triste destino che li attende da lì in avanti. I sedici ragazzi si trovano intrappolati all'interno della "Ultimate Academy for Gifted Juveniles", un istituto speciale per ragazzi dotati di Talenti unici. Una scuola talmente speciale da esser separata dal resto del mondo e da cui è impossibile uscire vivi.

    O, meglio, stando a quanto raccontatoci dai mostriciattoli con la passione per gli snuff movie, un modo ci sarebbe: partecipare a un gioco a eliminazione in cui, questo termine, viene inteso nel suo senso "definitivo". Solo gli ultimi due ragazzi che sopravvivranno alla mattanza potranno lasciare l'istituto e tornare al mondo reale con un attestato di merito...ma, soprattutto, vivi e vegeti. L'indignazione è ovviamente immediata e l'indefessa Kaede si fa in quattro per tenere legato il gruppo. Purtroppo, ben presto le sordide macchinazioni dello psicopatico burattinaio riescono a piegare la sempre più fragile psiche dei giovani studenti, i quali iniziano ad "accettare" la situazione, mettendo da parte le canoniche convenzioni sociali che hanno sempre governato la loro esistenza nel mondo reale. Camminano in equilibrio precario su un filo molto sottile che li divide la morte dall'agognata salvezza, anche se questo vuol dire porre fine alla vita di qualcun altro. È il classico dilemma del prigioniero e, su questo, Monokuma basa tutta la strategia di gioco spingendo i ragazzi ad architettare i più eccentrici omicidi della storia.

    La Teoria del Tutto

    Se i sedici studenti che si rifiutano di partecipare, verranno tutti puniti; ma, se morirà qualcuno, allora gli altri saranno salvi. Eccezion fatta per l'assassino che, se scoperto dal gruppo, sarà l'unico a riceve la punizione che si merita. Per questo l'assassino deve star bene attento a non farsi beccare nell'inteso Class Trial che si terrà poco dopo la scoperta del cadavere.

    Tra incredibili e destabilizzanti plot twist, macchinazioni assurde e minuziosa cura per il dettaglio, Spike Chunsoft riesce a mettere insieme una struttura narrativa tra le più riuscite di tutta la serie, puntellandola con un cast magistralmente tratteggiato e mettendo la scimmia della curiosità al giocatore, ansioso di capire chi ne uscirà vivo e cosa si nasconde dietro alle azioni di Monokuma. Nulla viene lasciato al caso: la psicologia; il carattere; il modo di pensare e di comportarsi di ogni personaggio sono tutte caratteristiche che si amalgamano in un tutt'uno assolutamente coerente e stratificato su più livelli interpretativi. Le stesse interazioni tra i vari comprimari sono studiate ad arte, con scambi di battute - se escludiamo l'eclettismo nipponico per i fantasiosi voli pindarici - precise, intelligenti e sempre ottimamente scritte. In questo senso, un plauso deve essere fatto anche ai traduttori: la trasposizione anglofona risulta non solo di semplice comprensione, ma anche molto curata. Procediamo con ordine. Ogni capitolo si suddivide in diverse "sezioni", tre per l'esattezza: il free time, investigation e il già citato Class Trial. Nel corso del tempo libero (legato però a regole molto ferree poste dall'orsacchiotto psicopatico), lo studente di turno ha la possibilità di esplorare l'immenso edificio scolastico, trovare i piccoli Monokuma nascosti e passare del tempo a stringere legami sempre più forti con gli altri ragazzi, magari scambiandosi dei doni. Trascorrere del tempo con i "rivali" può dare i propri vantaggi (oltre ad affezionarsi ad ogni comprimario): si guadagnano, infatti, frammenti d'amicizia che potranno essere successivamente spesi per acquistare e potenziare le abilità che ci renderanno la vita un po' più facile durante la concitata fase processuale. Inoltre, esplorando le varie location si possono trovare "monete Monokuma", utilizzabili per comprare regali e altri oggetti con cui stringere legami ancora più forti. Se vi sentite fortunati e volete moltiplicare il vostro gruzzolo, potete sempre visitare il casinò e puntare su uno dei molti minigiochi presenti.

    Obiezione, Vostro Onore!

    Quando qualcuno scopre un cadavere ha inizio la cosiddetta fase "investigativa", in cui possiamo interrogare gli altri ragazzi, raccogliere le testimonianze, formulare le prime ipotesi e raccogliere prove osservando la scena del delitto. In questo caso, il titolo si trasforma in una sorta di punta e clicca bidimensionale abbastanza semplice e conciso. Concluse le indagini ha inizio la terza fase, ovvero quella che rappresenta il vero cuore pulsante dell'intera esperienza ludica di Danganronpa: il Class Trial. Richiamati all'ordine da un insistente Monokuma, tutti gli studenti si dirigono verso la Sala del Giudizio, in cui si terrà il processo per scoprire il colpevole.

    Lo scopo è sempre quello di assistere e partecipare ad un serrato confronto all'ultima battuta, durante il quale smascherare bugie e contraddizioni di tutti gli studenti. Per farlo, potremo ricorrere ad Dibattito serrato, in cui tutti gli studenti esprimono in rapida sequenza la propria opinione: le scritte in sovraimpressione di diverso colore ci forniscono un valido suggerimento visivo sulle tempistiche con cui sparare le cartucce della verità (che contengono le prove addotte a sostegno della nostra tesi), per interrompere il dialogo e svelare le incongruenze. In una fase avanzata del processo, inoltre, dobbiamo confrontarci anche con il Dibattito a più voci contemporanee, in cui i testimoni sovrapporranno le proprie testimonianze, rendendoci più complesso distinguere con accuratezza la verità dalla menzogna e creando una confusione incredibile. In alcuni casi, però, per giungere alla verità siamo costretti a dire delle bugie, sostituendo i "proiettili della verità" con delle cartucce piene di falsità. Mentire al momento giusto, quindi, si rivela indispensabile per trarre in inganno chi obietta in malafede e indirizzare, così, il processo nella direzione desiderata. Non solo: il Class Trial riserva una montagna di sorprese grazie a una pletora di divertentissimi minigiochi capaci di metter a dura prova la nostra capacità di logica e astrazione (tenendo presente l'ostacolo della lingua).

    Troviamo, dunque, il gioco dell'Impiccato, in cui bisogna indovinare le lettere della parola chiave; il Mind Miner, in cui si deve scoprire, rimuovendo i tasselli, l'immagine di un indizio; lo Psycho Taxi (che sembra la brutta copia di Outrun). Lo scopo, in questo caso, è quello di raccogliere tutti i cubi sparsi lungo il percorso, al cui interno sono contenute delle lettere che, se posizionate l'una accanto all'altra, daranno forma ad una domanda o un'informazione essenziale per il prosieguo delle indagini. Ma le sorprese non si fermano qui: c'è il contraddittorio in cui due squadre sostengono tesi opposte e, alla fine di tutto, lo scontro con il "boss-sospettato". L'arringa conclusiva viene resa attraverso la struttura di un rythm game forse un po' troppo semplicistica, ma dannatamente veloce e ben fatta. Insomma, di carne al fuoco ce n'è parecchia; talmente tanta che è praticamente impossibile annoiarsi. Non dimentichiamo, però, che Danganronpa rimane pur sempre una visual novel caratterizzata, per quanto ottimamente scritte, da un'infinità di stringhe di testo da dover leggere, comprendere e ricordare.

    Danganronpa V3 Killing Harmony Danganronpa V3 Killing HarmonyVersione Analizzata Playstation 4La nuova scuola per giovani dotati, diretta dallo psicopatico orsacchiotto Monokuma (e da cinque aiutanti d'eccezione) non è più la Hope's Peak Academy, ma la sostanza cambia poco. Sedici poveri studenti, ognuno dotato di un dono peculiare, si trovano costretti a partecipare all'eclettico stillicidio messo in campo dal perverso preside dell'istituto, in questo episodio ancora più folle e fuori di testa. Come di consueto, la forza della serie sta tutta nella sceneggiatura. Tra incredibili e destabilizzanti plot twist, macchinazioni assurde e minuziosa cura per il dettaglio, Spike Chunsoft riesce a mettere insieme una struttura narrativa tra le più riuscite di tutta la serie, puntellandola con un cast magistralmente tratteggiato in ogni singola sfumatura. Nulla viene lasciato al caso: la psicologia; il carattere; il modo di pensare e di comportarsi di ogni personaggio sono tutte caratteristiche che si amalgamano in un tutt'uno assolutamente coerente e stratificato senza sbavature su più livelli interpretativi. Si nota anche la cura clamorosa riposta nello studio dedicato alle interazioni tra i vari comprimari con scambi di battute precise, intelligenti e sempre ottimamente scritte. La struttura ludica del titolo si mantiene inalterata rispetto ai passati episodi del franchise, ma gode di alcune aggiunte di rilievo che contribuiscono a rendere più varia e meno noiosa le lunghe parti dedicate al Class Trial. In definitiva, che se siate fan della prima ora dell'orsetto squilibrato (o semplicemente desiderosi di avvicinarvi per la prima volta alle sue sordide macchinazioni) non potete lasciarvi sfuggire questa nuova iterazione del brand. Coloro che, invece, si trovano in una relazione complicata con la lingua d'Albione sono avvisati: Danganronpa è una visual novel con una mole poderosa di testi da leggere, che potrebbe davvero farvi "disperare".

    8.8

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