Dangerous Driving Recensione: un racing arcade dagli autori di Burnout

Nato dalle sapienti mani di parte del team che ha dato i natali alla serie Burnout, Dangerous Driving è un gioco di corse arcade diretto ed esaltante.

recensione Dangerous Driving Recensione: un racing arcade dagli autori di Burnout
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il 2019 sembra essere un anno piuttosto interessante per gli amanti dei giochi di guida arcade. Dopo l'ottimo Xenon Racer, un futuristico "emulo" di Ridge Racer realizzato dai nostrani 3DClouds, è giunto il turno di un altro attesissimo esponente del genere: Dangerous Driving. Il titolo di Three Fields Entertainment non è nient'altro che un vero e proprio erede spirituale della storica serie Burnout, di cui riprende in maniera piuttosto evidente ogni singolo tratto distintivo. Del resto, il cuore operativo della neonata software house è formato proprio da membri del team che quella serie aveva contribuito a portarla alla ribalta.

    Il problema principale di questa nuova creatura è forse proprio quello di risultare troppo attaccata alla tradizione, riproponendone non solo le dinamiche ludiche, ma anche elementi dell'interfaccia (basta guardare in modo in cui vengono elencati i bonus poco sopra alla barra del turbo) e, per quanto possa sembrare incredibile, persino i nomi di alcune delle modalità. La caotica e divertentissima "Road Rage", ad esempio, era uno dei fiori all'occhiello dell'indimenticabile Burnout 3: Takedown. Non sarebbe guastato, inoltre, qualche ulteriore tentativo di svecchiamento: Dangerous Driving sotto certi aspetti sembra proprio un gioco di una decade fa, e in questo caso non è necessariamente un complimento.

    Adrenalina a profusione

    Bastano pochi secondi per capire di che pasta è fatto il titolo di Three Fields Entertainment. Quello che ci troviamo di fronte non è che un omaggio spassionato ad uno dei titoli arcade più significativi del ventunesimo secolo; un prodotto che ha innovato e stravolto il mercato nell'epoca PlayStation 2, promotore di un modo di videogiocare su quattro ruote senza fronzoli, esaltante e adrenalinico al punto giusto. Lo si capisce fin dal primo avvio, quando si entra in contatto con un menu austero e diretto.

    C'è una sola modalità, che rappresenta una sorta di "carriera single player": non ci sono contenuti secondari da affrontare singolarmente o in gruppo, né tanto meno esiste la possibilità di gareggiare online con altri giocatori sparsi per il mondo. L'unico punto di contatto con il mondo esterno, al momento, è incarnato dalla presenza di leaderboard globali. La vera modalità multigiocatore, comunque, dovrebbe arrivare - a detta degli autori - poco dopo l'uscita.

    Tutto sommato i contenuti non mancano: le tipologie di sfide sono diverse, e tra di esse ne figurano anche alcune nuove di zecca. Al di là delle gare classiche, in cui dovremo lottare con le unghie e con i denti contro altre cinque vetture a colpi di sorpassi e takedown (ovviamente il marchio di fabbrica della serie originale non poteva mancare), fanno capolino gli eventi denominati "Pursuit", dei veri e propri inseguimenti in cui, a bordo di una blindatissima auto della polizia, saremo costretti a dare la caccia a un veicolo particolarmente resistente.

    Contrariamente a quanto accade nelle corse normali, in cui le vetture sono sempre pronte a prendere il volo al minimo contatto, in questo caso è presente una "barra della vita" da svuotare progressivamente con colpi laterali ben assestati e speronamenti. Si tratta di una simpatica alternativa in grado di spezzare la monotonia. Interessante anche la modalità "Heatwave", in cui dovremo sfruttare quanto più possibile il turbo per guadagnare bonus: in simili frangenti sarà ancor più importante non mollare mai il tasto del turbo, forzandoci a guidare ancor più aggressivamente del solito.

    Ad arricchire ulteriormente l'esperienza di gioco in ogni singola tipologia di gara, poi, ci pensa una delle più importanti novità: l'introduzione delle carcasse persistenti.
    Ogni singolo takedown lascerà in mezzo alla strada (fino a fine gara) il telaio dell'auto che abbiamo fatto schiantare, rendendo i passaggi successivi ancor più insidiosi. Gli effetti di questa novità si vedono soprattutto nella modalità "Eliminator", quella in cui solitamente si devono effettuare più giri. Cinque, per la precisione: quanto basta per consentire l'eliminazione progressiva (al termino di ogni giro, viene eliminata l'ultima in classifica) di cinque delle sei auto in gara. L'unico nostro rammarico è quello di non poter provare a nostro piacimento combinazioni di veicoli, tracciati e modalità in una sorta di "gioco libero". Per quanto concerne i mezzi, inoltre, dobbiamo ammettere di non essere rimasti pienamente soddisfatti dalla scelta. Abbiamo a nostra disposizione ben sei classi diverse, è vero, ma all'interno di ciascuna sono disponibili soltanto quattro varianti dello stesso veicolo generico (una versione "tuned" più performante, una "advanced" più resistente e così via), per altro con possibilità di personalizzazione pressoché nulle. L'unica cosa che ci è possibile modificare, e per altro soltanto in maniera casuale, è la verniciatura.

    Se non altro, nel passare da un tipo di veicolo all'altro, abbiamo riscontrato cambiamenti sostanziali in termini di guidabilità. I tracciati sono invece validi e ben caratterizzati, sebbene risultino piuttosto lineari e senza shortcut di sorta. Ci sono di tanto in tanto delle diramazioni, ma non sembrano garantire differenze significative nei tempi di percorrenza.

    Ci è mancato un po' il fascino di alcuni scenari urbani visti nei migliori capitoli di Burnout, insomma. Sebbene non ci aspettassimo un layout tentacolare come quello che faceva da sfondo alle sfide di Burnout Paradise (che in fin dei conti apparteneva proprio a un altro genere), avremmo apprezzato un briciolo di complessità in più, in modo tale da aumentare ulteriormente il - comunque già elevato - livello di incertezza delle gare.

    Guida pericolosa

    Sebbene il contorno non sia esattamente impeccabile e straripante di contenuti, dobbiamo ammettere di essere rimasti estasiati da quello che è il cuore pulsante della produzione.

    Sfrecciare in pista evitando il traffico e derapando come dei forsennati a caccia di una stilla di turbo in più è appagante e divertente. Superlativo anche il bilanciamento del grado di sfida: sempre alto, eppure mai proibitivo. Tra l'altro, il meccanismo con cui viene calcolata la quantità di turbo ottenuta tiene vive le gare fino all'ultimo secondo: statisticamente, il 90% del NOS lo si guadagna attraverso i takedown dei nostri rivali, secondo un sistema che penalizza in maniera piuttosto evidente chiunque scelga di guidare in maniera più "conservativa", amministrando il vantaggio. Come il titolo del gioco suggerisce: bisogna guidare "in maniera pericolosa". E quando si è primi bisogna farlo ancora di più. Se tutti gli avversari sono dietro di noi e non possiamo ricorrere ai takedown, per rifocillarci con un minimo di turbo si renderà necessario derapare il più possibile, e magari evitare il traffico all'ultimo momento. Restando senza turbo, però, si rischia di passare dalla prima alla sesta ed ultima posizione in un attimo.

    Ciò rende ogni partita a Dangerous Driving un continuo susseguirsi di scariche di pura adrenalina. E il merito è anche della varietà di situazioni che questo nuovo Burnout è capace di generare. Ciascuna tipologia di sfida ha una propria identità, e sebbene nessuna di esse faccia gridare al miracolo per innovazione e genialità, tutte hanno qualcosa da dire.

    Inutile girarci intorno, però: è un po' un peccato vedere tutto questo potenziale sfruttato soltanto parzialmente; utilizzato solo per mettere in piedi un pur gradevole déjà-vu. La stessa pulizia la ritroviamo, inoltre, anche nel comparto tecnico, che mostra effetti di luce ad alto impatto e una qualità di rendering più che discreta, priva di particolari rallentamenti degni di nota.

    Dangerous Driving Dangerous DrivingVersione Analizzata PlayStation 4 ProDangerous Driving presenta un gameplay rifinito e sfrutta con maturità e rispetto una struttura mutuata da una serie ormai storica. Sotto questo punto di vista, l'esperienza accumulata dal team di sviluppo è stato utilizzata nel modo migliore. Forse il gioco soffre un’impostazione leggermente datata e una presentazione che lascia trasparire fin troppo le sue origini. Ciononostante non c’è niente di male nel proporre - per altro con un prezzo (29.99 euro) decisamente inferiore rispetto a quello dei canonici “tripla A” - un prodotto dedicato soprattutto ai vecchi fan della serie che lo ha ispirato o, più in generale, agli amanti del genere di riferimento, limandone solo marginalmente le meccaniche e aggiungendo qualche piccola chicca, come ad esempio le carcasse persistenti. Pur nella sua limitatezza, insomma, è un piacere correre pericolosamente tra le piste di Dangerous Driving.

    7

    Quanto attendi: Dangerous Driving

    Hype
    Hype totali: 19
    68%
    nd