Dark Devotion Recensione: un souls like 2D a tinte gotiche

Il nuovo emulo in due dimensioni della serie souls presenta una direzione artistica ispirata, ma meccaniche ludiche poco equilibrate.

recensione Dark Devotion Recensione: un souls like 2D a tinte gotiche
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Da tempo oramai il genere dei soulslike si è liberato dalle gabbie del 3D ed è approdato nella bidimensionalità, regalandoci numerosissimi emuli, tributi e omaggi alla seminale opera di Miyazaki. Inserendosi nel complesso e stracolmo mercato popolato da congeneri di ogni risma, Dark Devotion cerca con coraggio un equilibrio costante tra emulazione e originalità, tradizione e innovazione. Se l'obiettivo si dimostra ampiamente raggiunto da un punto di vista ludico, pecca grandemente sul piano della coesione generale, privo di quell'equilibrio che ha concesso alla saga From Software di raggiungere altissimi risultati.

    Fede e resurrezione

    Il tema della resurrezione viene ripreso anche in Dark Devotion, ma con un'accezione diversa rispetto alla prospettiva orientale e ciclica proposta da Miyazaki, più cristiana e lineare. Infatti, proprio come nei Souls il perno su cui si struttura la progressione ludica dell'esperienza è rappresentato dalla meccanica di "rinascita" della nostra protagonista, che si ritroverà in un luogo maledetto da cui potrà fuggire solo dopo aver sfidato le sue numerosissime sfide.

    In tal senso, anche grazie alla bidimensionalità dell'opera, Dark Devotion ricorda con maggiore decisione più un metroidvania che un vero e proprio soulslike. A ogni decesso - e ce ne saranno tanti - seguirà una rinascita, grazie alla quale riceveremo un premio dagli dèi per la nostra fede.

    Questo aspetto riesce a donare una freschezza costante all'esperienza di gioco, anche grazie all'estrema varietà di queste particolari ricompense: dall'aumento della stamina fino alla creazione di uno scudo speciale fornitoci prima di ogni nuovo dungeon, ci troveremo insomma a gestire numerosissimi modificatori, che dovremo sfruttare a nostro vantaggio.

    Per quanto riguarda i malus, invece, gli sviluppatori hanno trovato un modo non proprio ottimale per riproporre nella formula 2D la punizione garantita dalla morte in un soulslike: in Dark Devotion, cadere in battaglia ci farà perdere tutti i nostri consumabili, senza possibilità di recuperarli.

    Per mitigare l'impatto di queste scelte, sono state inserite alcune attenuanti alla rigidità della formula, rendendo l'esperienza sì meno punitiva ma al contempo anche meno "istruttiva", senza insegnare al giocatore come avere la meglio sulle logiche ludiche della produzione: fuori dalla stanza in cui ci attenderà il boss di quel livello, del resto, troveremo sempre un punto di salvataggio, che ci permetterà di tornare direttamente di fronte al nemico con un veloce e gratuito teletrasporto.

    Inoltre, un sistema di quest abbastanza lineare e ben poco originale ci fornirà progressivamente ricompense sempre maggiori: uccidere un certo numero di nemici, compiere specifiche azioni o trovare alcuni oggetti diverrà fondamentale per l'avanzamento, poiché completare simili incarichi ci darà l'opportunità di iniziare un dungeon con qualche risorsa in più da consumare.

    Come da tradizione, anche l'abilità del giocatore ha ovviamente un suo ruolo attivo nella progressione della storia: stamina, vita, mana, armatura e build dovranno essere gestiti al meglio dalla nostra giovane templare, pena il ritorno nell'hub iniziale, in una perenne, mortale resurrezione.

    In ogni caso, è evidente che l'impatto delle statistiche garantisce un rilievo maggiore alla costruzione di set e abilità specifiche, dato che certi boss o nemici saranno decisamente più deboli a determinati pattern o armi. Il senso di ciclicità dato dalla necessità di ripetere un livello fino al suo perfezionamento manca completamente in Dark Devotion, che in tal senso si distanzia con forza dal genere Soulslike.

    Immensa varietà

    Se c'è qualcosa che colpisce di Dark Devotion, è la varietà offerta dalle sue build. Dalla magia arcana fino al più iconico dei cavalieri, si trova davvero di tutto tra le combinazioni presenti nell'opera.

    Nel corso dell'esplorazione delle varie stanze, interagiremo con manufatti particolarmente potenti e peculiari, in grado di offrire numerosi approcci al giocatore: amuleti che lanciano asce intangibili ma letali per i nemici, onde d'urto che falciano chiunque incontrino sul loro cammino, scudi protettivi che durano quel tanto che basta per scagliare un assalto distruttivo sul muso del boss di turno e così via.

    A tutto questo, si aggiungono le più classiche delle combinazioni: attacchi pesanti, dalla distanza, caricati e leggeri funzionano molto bene, così come il feedback dei colpi e del combattimento, senza rendere mai frustrante l'esperienza. Tuttavia, durante l'avanzamento, potrebbe capitarci casualmente una "maledizione" per noi incurabile, e ciò potrebbe intaccare ogni nostra speranza di salvezza.

    Infatti, in base a certe zone del mondo di gioco o all'attacco di alcuni nemici, potremmo essere vittima di un un incantesimo con effetti diversissimi e tutti decisamente pericolosi, come subire un colpo ogni trenta secondi, oppure perdere mana a ogni passo. Per fortuna, pregare negli altari disposti in giro per i livelli ci permetterà di "curarci" da questa maledizione.

    Così facendo, sfortunatamente, perderemo importanti risorse a causa di questo sacrificio spirituale offerto agli dèi, trovandoci con meno armi a disposizione contro le forze dell'oscurità.
    Al contrario di quanto fatto con il gameplay, poco o nulla si può annotare sul fronte della narrazione: prevedibilmente, l'esposizione del racconto è più criptica ed emergente che esplicita, e spetterà al giocatore collegare tutti i pezzi della storia "emersi" durante l'esplorazione.

    Da un punto di vista qualitativo, comunque, né i pochi dialoghi né le rare e brevi fasi testuali riescono a coinvolgere il giocatore, limitandosi più ad orchestrare un blando pretesto per l'esplorazione degli oscuri dungeon, che non una sostanziosa lore che ci faccia empatizzare con le sorti della giovane eroina.

    Pixel Art incantevole

    Non possiamo recriminare alcunché alla direzione artistica, che tocca vette eccelse nella costruzione di un immaginario visivo evocativo e imponente, capace di variare, con un buon bilanciamento, tra zone d'esplorazione marcatamente fantasy e contesti più realistici, passando velocemente tra la brutalità di un splatter-horror e fatiscenti architetture gotico-romaniche.

    Per quanto non perfette e leggermente frustranti in alcuni frangenti, anche le boss fight mettono in scena una varietà estetica sopraffina, in grado da sola di reggere la debole struttura ludica: un trionfo di pixel art, insomma, che non passa certo inosservato.
    Tristemente, sul lato sonoro e musicale si ha la costante sensazione di trovarsi dinanzi a un pacchiano tentativo di emulazione, dato che le sonorità presenti sono davvero quasi sempre derivative e poco coerenti con i livelli e boss che accompagnano.

    Dark Devotion Dark DevotionVersione Analizzata PCSenza troppe infamie e senza molte lodi, Dark Devotion si lascia giocare con discreto piacere, grazie a un'appagante qualità visiva e un buon sistema di combattimento. Purtroppo, non osa più di tanto: non s’imbarca nel tentativo di strutturare un racconto più suggestivo e non innova nella gestione della progressione, tentando semplicemente di omaggiare il micro cosmo dei soulslike senza riuscire a recuperarne al meglio i temi portanti, come level design e narrazione. Un'esperienza godibile, in sostanza, soprattutto per tutti i “devoti” del genere di riferimento.

    6.5

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