Darkwood per PS4 Recensione: c'è il male nella foresta

Darkwood, il survival horror creato da Acid Wizard Studio, arriva anche su console. Ecco la nostra recensione sulla versione PlayStation 4.

recensione Darkwood per PS4 Recensione: c'è il male nella foresta
INFORMAZIONI GIOCO
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • "Stai per giocare ad un gioco impegnativo e spietato. Non sarai aiutato in alcun modo. Rispetta il bosco. Sii paziente. Concentrati"

    Quando un'avventura accoglie gli utenti con un messaggio simile, ancor prima di muovere i primi passi, è inevitabile che la tensione si impossessi dei giocatori, invogliandolo a tenere alta la tensione, ed a compiere ogni scelta nel modo più oculato possibile. Ma nemmeno un ampio bagaglio di esperienze pregresse, né un ricchissimo palmares di mostri fatti a fette può prepararci all'orrore che ci attenderà durante notti trascorse nella foresta di Darkwood.
    Pubblicato due anni fa su Steam, l'horror ad opera dei ragazzi di Acid Wizard Studio giunge anche sulle attuali console, per cogliere in fallo tutti coloro che, con pericolosa nonchalance, si avvicinano a Darkwood col fare sicuro di chi ne ha viste già di tutti i colori. Non avete idea di quello che vi aspetterà: preparatevi al meglio, perché la notte è oscura, interminabile e piena di terrori.

    L'incertezza dell'orrore

    È piuttosto complicato giudicare un taglio narrativo come quello di Darkwood, probabilmente perché (escluso il prologo) le vicende vengono presentate con il preciso scopo di creare una certa dose di confusione nel giocatore. Le premesse non si allontanano, almeno sulle prime, da un plot alquanto banale: impersoneremo infatti un uomo perduto nel bosco, costretto a sopravvivere per ritrovare la via di casa. Ma le apparenze, si sa, tendono ad ingannare.

    La foresta, tanto per cominciare, non è un comune agglomerato di vegetazione: in poco tempo ha inghiottito l'area in cui ci siamo risvegliati, corrompendo tutto con le sue appestanti secrezioni. Intorno troveremo macerie, cadaveri e creature tutt'altro che pacifiche. Più si prosegue lungo il viaggio, più i tratti del titolo si fanno onirici, folli e distorti, come in un romanzo di Lovecraft. Presa coscienza del fatto di non avere alcun punto di riferimento, quindi, tutto ciò che potremo fare sarà partire in esplorazione, armati di coraggio e pazienza.

    Molto presto, inoltre, impareremo quali sono le regole che governano Darkwood. La prima, e la più importante, è solo una: non rimanere mai nel bosco al calar del sole. In quelle ore, infatti, le aberrazioni più viscide si aggirano in cerca di prede e sono pronte a sbranare qualsiasi cosa gli capiti sotto tiro.

    Per sopravvivere alla notte è necessario dunque barricarsi all'interno di un rifugio, tenere acceso un forno utile a diffondere un gas fastidioso per le creature e, soprattutto, un generatore per mantenere attiva l'illuminazione. Del resto, è impossibile pensare di uscirne vivi senza alcuna fonte di luce in funzione. Dopodiché dovremo attendere, rannicchiati in qualche angolo della nostra tana di fortuna, sperando che nulla "decida" di entrare. È proprio in questi frangenti che Darkwood dà il meglio di sé: anzitutto gioca con i nervi dell'utente, creando un substrato di tesissima quiete, e poi passa all'azione, muovendo un attacco senza tregua. Dall'esterno, le creature che si muovono tra le fronde sembrano sempre sul punto di ghermirci: ogni suono emesso è un segnale di pericolo, ed ogni nostro respiro si farà così sempre più pesante. Se negli altri giochi siamo cacciatori, qui diventeremo prede, cibo per abomini di indicibile natura.

    Chi ci osserva con fare famelico potrebbe anche decidere di non attaccarci, e lasciarci un altro giorno in vita per il suo puro divertimento. In questo modo, non sapremo mai davvero quando Darkwood mostrerà gli artigli, e questa tensione dell'ignoto rappresenta una delle sue armi più affilate.
    Durante le ore diurne cercheremo poi di ricollegare il puzzle degli eventi, tentando di dare un senso a domande senza risposta.

    Lungo il pellegrinaggio, in aggiunta, incontreremo personaggi di ogni tipo: alcuni vivono l'opprimente foresta come un luogo senza regole, altri provano disperatamente a sopravvivere, oppure portano avanti la loro esistenza inconsci della pestilenza che li circonda. In tal senso Darkwood è un'opera profonda, un compendio di un'umanità che sceglie il modo per restare aggrappata alla vita. In poche parole, un'assoluta perla.

    Esplorazione e creazione

    Acid Wizard Studio ha sfruttato al massimo i suoi modesti mezzi, creando un survival horror umile solo all'apparenza. La visuale è "a volo d'uccello", e del nostro misterioso alter ego si potrà apprezzare principalmente l'elegante Fedora.

    Questo punto di vista privilegiato, in realtà non garantisce molta sicurezza: il protagonista, infatti, può individuare personaggi e altri pericoli solo attraverso un cono visivo, con una meccanica simile a quella che regola i twin stick shooter. Anche se una radura sembra vuota e rassicurante, direzionare lo sguardo del nostro superstite rivelerà nemici e altri elementi. Ciò significa che, anche in aree apparentemente vaste e libere, qualcosa potrebbe tranquillamente celarsi alle nostre spalle.
    Attraverso questo unico elemento, unito a un sound design di ottima fattura, si costruisce una tensione sopraffina, in grado piegare il coraggio di chiunque. Ovviamente, durante la notte, il cono visivo risulterà praticamente nullo: e in questi frangenti entra in gioco la componente principale di Darkwood, ossia un sistema di crafting e raccolta di materiali molto simile a quella di altri congeneri survival. La gestione dell'inventario è la chiave principale per trovarsi pronti ad ogni evenienza, con cure, armi di fortuna man mano sempre più efficaci, e altri oggetti preziosi per la manutenzione dei propri rifugi.

    Nelle malandate roccaforti, preziose per vedere di nuovo la luce del sole, sono presenti anche dei depositi dove stipare gli oggetti in eccesso che, a differenza della "scatole magiche" di Resident Evil, non saranno affatto collegati.

    Italiano con riservaLa versione PS4 porta in dono anche la tanto richiesta localizzazione in italiano. La qualità della traduzione si attesta su buoni livelli, ma abbiamo notato alcune sbavature: la prima è legata alle lettere accentate, che spesso non sono presenti sui documenti. Proprio in merito a quest'ultimi, c'è da segnalare una formattazione errata del font che, in certi, supera i limiti del file mischiandosi al background oscuro del titolo, rendendo difficoltosa la lettura. Ovviamente, è bene segnalare che in questi casi il senso di immersione viene meno, e certi manoscritti sono preziosi per comprendere la psiche della popolazione autoctona.

    Ciò significa che esplorare un'area inedita porterà a una sorta di reset dei materiali faticosamente raccolti, anche perché la mappa è vasta e il ciclo giorno/notte è piuttosto breve, costringendo l'utente a spostare il suo rifugio in altri luoghi col prosieguo degli eventi. Senza dimenticare che Darkwood porta in seno una semi-proceduralità del mondo di gioco, con la disposizione delle aree e dei punti d'interesse che muta ad ogni partita. Infine, vale la pena citare nuovamente il forno, utile per sbloccare abilità extra: in questo caso, sadicamente, il gioco ci costringe a selezionare alcuni malus per avanzare di livello. Nel mondo di Darkwood, dove l'esplorazione è la componente principale, basta una singola distrazione per causare seri danni. La morte causa la perdita di alcuni oggetti che il protagonista porta con sé e che non ha preventivamente depositato, mentre alle difficoltà maggiori troveremo ad attenderci vite contate e persino il permadeath. Darkwook, come promette in apertura, è davvero impietoso e crudele, volto a non tendere mai la mano al giocatore. In tal senso, a complicare leggermente l'esperienza, contribuisce il gameplay della produzione nella versione PS4 da noi testata.

    I problemi del gameplay

    Nei panni dell'uomo senza nome, è possibile vendere cara la pelle attraverso combattimenti corpo a corpo o dalla distanza. Nel primo caso il cono visivo gioca a sfavore dell'utente, che deve faticare non poco per mantenere un nemico a vista, dato che quest'ultimo finirà sistematicamente per celarsi nei punti ciechi. La situazione migliora considerevolmente con le prime armi a fuoco, che attingono il loro sistema di mira dai twin stick shooter, anche se i movimenti del personaggio sono volutamente più lenti e macchinosi.

    Stiamo comunque parlando di un survival horror, ed è pertanto lecito introdurre qualche limite volto a generare insicurezza; tuttavia è altrettanto indubbio che l'accoppiata mouse e tastiera vista nel 2017 argini vigorosamente i limiti previsti dagli sviluppatori, specialmente nella gestione dell'inventario. Alcuni oggetti si possono equipaggiare in un'apposita barra laterale e, mentre su PC è possibile usare i tasti rapidi per l'uso dei consumabili, su console tutto è affidato alle frecce direzionali, un fattore che rallenta anche la cura delle ferite durante il combattimento.

    In questo modo il tasso di difficoltà si alza artificiosamente, rischiando di sfiorare la frustrazione in certe occasioni.
    Ma il problema più grande è legato ai dialoghi con gli NPC: come detto Darkwood è ricco di personaggi, e molti saranno pronti a commerciare con noi, mentre altri potrebbero fornirci indicazioni preziose sul lore generale o su precisi compiti da portare a termine.

    Nella nostra prova, in diverse occasioni, siamo andati incontro a un bug che non lasciava apparire alcuna linea di dialogo, costringendoci a procedere alla cieca, con un inopportuno button mashing per selezionare casualmente un'opzione. Speriamo che questo problema venga risolto al più presto, perché macchia inesorabilmente una produzione che, per la sua qualità, meriterebbe una maggiore attenzione ed un lavoro di rifinitura più accentuato.

    Darkwood DarkwoodVersione Analizzata PlayStation 4Darkwood è un’opera di assoluto pregio, capace di creare un senso di inquietudine profondo e pervasivo. Saper gestire così sapientemente minuti interi di apparente “vuoto” non è cosa da tutti, e in questi frangenti il titolo esprime tutto il suo potenziale, senza dimenticare gli elementi gestionali ed esplorativi. Su console, a soffrire è leggermente il gameplay, complice una mappatura dei tasti più macchinosa rispetto alla versione PC. Da citare anche il problema dei dialoghi sicuramente risolvibile, ma che rischia potenzialmente di rovinare l’esperienza allo stato attuale. Per il resto parliamo di un’avventura onirica e crudele, immersa nell'incubo di un bosco dove si annida un male indicibile.

    7.7

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