De Blob Recensione: colorando Croma City su Nintendo Switch

Uscito originariamente nel 2008 su Wii, PS3 e Xbox 360, il coloratissimo De Blob arriva ora anche sulla console ibrida della casa di Kyoto.

recensione De Blob Recensione: colorando Croma City su Nintendo Switch
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Disponibile per
  • DS
  • Wii
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Concepito da otto studenti di Game Design, de Blob fu una di quelle creazioni dal duplice valore: da un lato un progetto universitario con il nobile intento di accompagnare i cittadini di Utrecht nella riscoperta delle aree periferiche della città, dall'altro un gioco accolto sapientemente dalle braccia di THQ Nordic che ne ha saputo mantenere le idee alla base. Nel 2008 il titolo fece la sua prima apparizione su Nintendo Wii, per poi riaffacciarsi sulle scene videoludiche con un sequel e infine, sulle piattaforme di attuale generazione, con due remastered. Oggi, a dieci anni di distanza, i simpatici slime (uno dei quali è diventato la mascotte di Utrecht) tornano a pigmentare le rive della grande N grazie all'edizione Nintendo Switch. Dopo aver imbrattato Croma City con i nostri Joy-Con, purtroppo de Blob sembra continuare a vivere delle stesse contraddizioni alle quali ci aveva abituato. D'altronde quello realizzato da Blitworks e Blue Tongue non è altro che un port 1:1 delle versioni PS4 e Xbox One che, oltre a conservare i meriti e le asperità della produzione, denota una certa pigrizia e qualche intoppo di troppo.

    Policromia musicale

    De Blob è un platform 3D molto particolare: il nostro unico scopo, con le dovute declinazioni del caso, è verniciare qualsiasi cosa si trovi a schermo. Detta così potrebbe sembrare fin troppo semplicistico, tuttavia l'atto cromatico riveste un ruolo centrale. Il protagonista Blob è in grado di assorbire i colori primari e combinarli tra loro in modo tale da diventare un pennello digitale nelle mani del giocatore.

    A fare da tela c'è Croma City, città assoggettata dalla I.N.K.T Corporation che con la sua monotonia vuole sopprimere ogni libertà creativa e riversare un inchiostro propagandistico sulle creature che la abitano (ormai dei gusci vuoti). Come in ogni storia a lieto fine che si rispetti, però un gruppo di ribelli si erge a suon di tempere contro il grigiore imperante. In realtà, per quanto i toni appaiano abbastanza puerili, siamo di fronte ad una narrazione tutt'altro che superficiale: insieme alla policromia musicale, è infatti la profondità tematica - trattata attraverso la tipica ingenuità dei film d'animazione - a conferire quel guizzo in più. Il titolo quindi imbastisce un velato dualismo tra conformismo e l'insurrezione spontanea che si manifesta nel donare un'identità a quello che il regime del bianco e nero ha spersonalizzato. Visto il target di riferimento, non stiamo parlando certo di una forte presa di posizione, ma è interessante notare come l'uso spensierato del colore possa assumere un significato diverso per un pubblico più adulto. Dare vita a dei murales sui palazzi del potere è dunque un atto liberatorio, nel quale le differenti cromie rappresentano la linfa vitale, l'unica espressione di dissenso che può abbattere la generale omogeneità. Valutare un'opera come quella di Blue Tongue, capite bene, non è affatto semplice: un'iniziativa sociale trasformata in un videogioco che fa dell'impasto ludico la propria filosofia portante, credendo a tal punto nelle meccaniche di gioco da reiterarle in maniera quasi ossessiva. Ebbene sì, perché una delle problematiche di de Blob era - e continua ad essere - la poca varietà durante la progressione in game.
    Diviso in macro-livelli nei quali per avanzare da un settore all'altro la parola d'ordine è pitturare a più non posso, diviene praticamente impossibile non accusare una certa ripetitività di fondo. È vero, a rendere meno lineare l'esperienza troviamo una serie di missioni che ci consente di accumulare (svolgendo dei compiti precisi) l'energia cromatica necessaria per proseguire, peccato che anche simili incarichi si ripetano uguali in ogni area. A volte ci viene chiesto di appropriarsi di un quantitativo preciso di colore, altre volte di dipingere in sequenza degli edifici o di eliminare dei pericolosi aspira-bot, tutti obiettivi che purtroppo non riescono a nascondere la sostanziale uniformità della produzione. Non aiuta di sicuro la difficoltà tarata al ribasso: anche se falliremo nelle missioni assegnateci non dovremo rifarle in modo integrale, inoltre è altamente improbabile riuscire a finire il tempo a disposizione in ogni stage (indicato da un timer in alto a destra) ed essere colpiti dai nemici è un evento più che raro. Scelte di design sorrette dalla decisione di accogliere un pubblico più ampio, ma che acuiscono ancora di più la fiacchezza della formula alla base.

    Come abbiamo accennato però, uno dei valori che caratterizzano l'avventura è l'accompagnamento sonoro, le cui note si intrecciano attivamente nel pentagramma ludico del titolo, regalando momenti parecchio riusciti. Infatti ad ogni tinta sono associati dei timbri musicali che risuoneranno dal contatto fra Blob e le grigie strutture, creando - assieme alla traccia scelta ad inizio livello - dei pezzi dallo stile unico.
    Se dedicarsi a una sessione di "pittura libera" (modalità nella quale è possibile dare sfogo alla propria fantasia), o al completismo sfrenato, trovando i numerosi collezionabili, risulta molto più piacevole del previsto è grazie a questa combinazione tra esplosioni cromatiche e melodie. Insomma de Blob, oggi, è ancora un'esperienza piuttosto controversa in cui sinestesie di musica e colore si mescolano a sentimenti di puro tedio e nella quale permangono un sistema di movimento e una telecamera che neppure l'ibrida di Nintendo riesce a svecchiare.

    Nella sua variante per Switch ci saremmo aspettati un lavoro di conversione più mirato, che potesse valorizzare le caratteristiche della console, tuttavia oltre al consueto aumento di risoluzione - che non nasconde comunque la generale spigolosità dei poligoni e cutscene in bassa definizione - non è stato effettuato un grande sforzo. Per esempio ci sarebbe piaciuto vedere qualche interazione tra il sensore di movimento dei Joy-Con e Blob, dato che già nell'edizione per Nintendo Wii era implementato il Wiimote (al quale erano assegnati il salto e l'attacco). Infine segnaliamo un bug parecchio fastidioso per quanto riguarda il "Blob Party", multiplayer a quattro giocatori in cui bisogna colorare più degli avversari: se si desidera giocare con un amico utilizzando i due Joy-Con e non si possiede un secondo controller, pur selezionando l'impugnatura corretta da sistema, questi vengono disconnessi una volta entrati in partita, rendendo inaccessibile la modalità. Una disattenzione che ci auguriamo venga sistemata al più presto con una patch, così da scansare una spiacevole secchiata di vernice.

    De Blob De BlobVersione Analizzata Nintendo SwitchNel suo essere allo stesso tempo fresco e navigato, impegnato e leggero, ossessivo ed evocativo, de Blob trova il proprio punto d’equilibrio nella contraddizione. Probabilmente la remastered non sarà il titolo che tutti si aspettano o quello che tutti attendono, tuttavia potrebbe essere un’ottima occasione per riscoprire un platform 3D alquanto atipico. Purtroppo la conversione per Nintendo Switch non si presenta in ottima forma, sminuendo il fragore della portabilità dell’opera Blue Tongue sulla console di Kyoto. Le magagne tecniche e la pigrizia del porting infine non aiutano ad esaltare un prodotto che forse sarebbe stato più opportuno presentare ad un prezzo di lancio minore (invece dei 29,99 euro necessari all'acquisto), così da incentivare una vacanza estiva a Croma City.

    6.4

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