Dead By Daylight Recensione

Ad un anno di distanza dall'uscita su PC, Dead By Daylight arriva anche su PlayStation 4 e Xbox One con un porting non proprio impeccabile.

Dead By Daylight Recensione
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox Series X
  • Dopo aver dominato a lungo le prime posizioni delle classifiche di vendita su Steam, Dead by Daylight è da poco sbarcato anche su console, pronto a invadere i peggiori incubi degli "slasher aficionados" su PS4 e Xbox One. Quella messa in piedi da Behaviour Interactive è una formula ludica intrigante e per certi versi originale, che nel tempo ha saputo guadagnarsi un seguito molto consistente sulla piattaforma di Valve. Un seguito che lo sviluppatore canadese conta di espandere grazie alla parola magica "multipiattaforma", sebbene - ve lo diciamo subito - il porting su console di "magico" abbia ben poco.

    Non aprite quel cancello

    In Dead by Daylight il giocatore si ritrova a vestire gli sfortunati panni di una delle vittime di un rituale sanguinario, volto a placare i famelici desideri di un'entità oscura nota come... beh, L'Entità.
    Avete presente il film "Quella casa nel bosco"? Ecco, siamo in quella zona, almeno tematicamente parlando.
    Incastrati in una sorta di metadimensione infernale assieme a uno degli agenti demoniaci dell'oscura Entità, queste offerte sacrificali devono fare in modo di azionare cinque generatori disposti all'interno di mappe generate proceduralmente. Una condizione che, se soddisfatta, permetterà loro di fuggire da questo incubo poligonale, ammesso che l'allegro gruppetto riesca ad attivare una delle due vie di fuga collocate lungo i confini del livello.

    Va da sé che, durante questi exploit di ingegneria satanica, i sopravvissuti devono fare il possibile per evitare le attenzioni omicide del mostruoso inviato dell'Entità di cui sopra. Il compito dell'abominio in questione (sempre controllato da un giocatore) è quello di ghermire uno a uno i poveri derelitti, e di impalarli malamente sui ganci da macellaio posizionati in diversi punti del suo "terreno di caccia". Al fine di raggiungere questo nobile obbiettivo, ognuno degli assassini può contare su diverse abilità in linea con la propria caratterizzazione orrorifica. Pertanto Leatherface... pardon, il Mandriano è dotato di una motosega con la quale può distruggere istantaneamente le fragili barricate poste sul suo percorso, e ridurre - comprensibilmente - in fin di vita i sopravvissuti raggiunti dal morso della lama dentata. Lo Spettro è invece in grado di rendersi praticamente invisibile per cogliere alla sprovvista gli zelanti malcapitati alle prese con uno dei generatori, magari sfruttando il rombo prodotto dal motore per coprire il suono rauco del suo respiro. Una volta prosciugati di ogni residua stilla della propria energia vitale, i giocatori "appesi" vengono teletrasportati tra le fauci dell'Entità e - de facto - esclusi dalla partita in corso. Come nella migliore tradizione degli slasher ad alto tasso di sciroppo di mais (o di equivalenti surrogati ematici), il trapasso della vittima prescelta implica a volte una buona dose di agonia (proporzionale alla vita residua del poveretto), e la combriccola - sull'onda di un improbabile moto di coraggio - può decidere di approfittare di questo tempo per soccorrere il malcapitato e sottrarlo al suo terrificante destino. Una scelta che, nel quadro del gameplay, risulta più che sensata, dato che ogni operazione procederà più velocemente se compiuta con il supporto degli altri giocatori. Come nella gran parte delle produzioni asimmetriche, infatti, collaborare con le altre "vittime" sacrificali si traduce in un'impennata netta delle probabilità di portare a casa la pellaccia. Avete presente quando, in un qualsiasi film horror, qualcuno ha la brillante idea di suggerire una distribuzione "tattica" delle forze sul campo, ovvero "Hey, ho sentito un rumore. Voi rimanete qui, io vado a dare un'occhiata in quella cantina buia"?
    Esatto, pessima idea, tanto varrebbe infilare il tarallo in un temperamatite elettrico.

    Nascondino sanguinario

    La formula ludica messa in piedi dai ragazzi di Behaviour Interactive ricorda, in soldoni, una sorta di revisione in chiave horror del classico nascondino, con l'aggiunta di diversi elementi tesi ad accrescere l'imprevedibilità e lo spessore strategico del gameplay.
    E in effetti alcune delle dinamiche inserite nel gioco dagli sviluppatori risultano decisamente interessanti, e aumentano considerevolmente il valore ansiogeno della produzione.

    Girovagando per le mappe alla ricerca di generatori, i giocatori possono infatti incappare in corvi pronti a segnalarne la presenza con un verso gracchiante, e anche la riparazione dei macchinari, cadenzata da estemporanei QTE, può produrre scoppi piuttosto eclatanti. Attirato dai rumori (e dall'effetto grafico associato), il giocatore che impersona il killer deve riuscire a raggiungerne la fonte nel minor tempo possibile, prestando particolare attenzione ai segni lasciati a terra dai sopravvissuti in fuga. Anche l'atto di correre, in linea con la natura stealth del titolo, può infatti avere conseguenze grame sull'individuazione dei giocatori, dato che la strada percorsa in volata rimane brevemente visibile all'occhio della creatura all'inseguimento. Anche la vicinanza del mostro è accompagnata da una discreta quantità di suoni rivelatori, primo fra tutti il battito secco, ossessionante di un cuore in palpitazione. Come avrete intuito, l'udito ha un ruolo più che rilevante nell'economia "sensoriale" del gioco, e gli sviluppatori hanno fatto il possibile per rendere il comparto audio uno dei punti di forza della produzione, alla base di molte delle sue dinamiche tattiche.
    Dinamiche che si traducono in un costante "gioco del gatto con il topo", dagli esiti tutt'altro che scontati, peraltro. Se dalla sua il mostro ha una mole consistente di capacità soprannaturali, nonché la totale imperturbabilità a ogni genere di danno (anche perché i sopravvissuti non dispongono di armi di alcun genere), gli umani in fuga possono interagire con i diversi elementi ambientali per ostacolare l'assalto del killer, accecarlo momentaneamente con la luce di una torcia e, più in generale, sfruttare la propria superiorità numerica per avere la meglio sull'orripilante creatura.

    Su questo punto, però, Dead by Daylight va purtroppo a scontrarsi con uno dei più forti limiti "fisiologici" di questo genere di produzioni. Con un buon gruppo alle spalle (specialmente se composto da amici), e quando tutto funziona a puntino, il concept ludico del titolo è in grado di offrire momenti di divertimento e tensione, con qualche occasionale picco di memorabilità. Peccato che questo, allo stato dei fatti, succeda piuttosto di rado, anche a causa di un sistema di matchmaking non particolarmente efficiente, ulteriormente affossato da un'infrastruttura peer to peer totalmente subordinata alle eventuali bizze dell'host, ovvero il killer che, ironicamente, può "uccidere" ogni istanza di gioco semplicemente abbandonando la partita. Da notare, tra l'altro, l'assenza di un sistema di comunicazione pienamente integrato, cui va aggiunta l'impossibilità di rimanere, al termine di una partita, tra le file di un gruppo casuale peculiarmente sincronizzato. A prescindere dai problemi tecnici legati alla natura "online only" del titolo, c'è da dire che il bilanciamento generale dell'esperienza, a quasi un anno dall'uscita in accesso anticipato su PC, risulta ancora tutt'altro che perfetto. Alcuni dei killer (lo Spettro, ad esempio) offrono vantaggi decisamente più consistenti rispetto ad altri, mentre i sopravvissuti possono facilmente trascinare l'assassino in inseguimenti circolari senza fine, sfruttando le disparità dei rispettivi sistemi di movimento (il mostro è molto più lento nel superare gli ostacoli). Uno sbilanciamento "concettuale" cui contribuisce anche il sistema di sblocco dei perk in dotazione a killer e sopravvissuti, che avviene all'interno di un albero delle abilità "a ragnatela" generato proceduralmente. Questo vuol dire che, a parità di livello, un giocatore particolarmente sfortunato potrebbe trovarsi costretto a dover impostare una build decisamente più svantaggiosa rispetto a quella di un altro, con conseguenze consistenti in termini di gameplay. La più grande pecca "sistemica" del titolo di Behaviour Interactive riguarda però la sostanziale ripetitività di una formula di gameplay che, progressione a parte, rimane sempre uguale a se stessa.

    Dopo una manciata d'ore avrete testato a fondo ognuno degli elementi costituenti di Dead by Daylight e, con tutta probabilità, comincerete a trovare questo "nascondino con i mostri" un filino ripetitivo. Nel gioco non sono presenti modalità aggiuntive, e anche la strutturazione delle mappe - dotate di una manciata di caratterizzazioni tematiche intriganti - comincerà ad apparirvi ridondante, malgrado la composizione procedurale del tutto. Manco a dirlo, questo passaggio ha conseguenze piuttosto invalidanti sulla qualità del "fattore divertimento" di Dead by Daylight, che tende ad esaurirsi in tempi fin troppo brevi.

    Un porting mostruoso

    Se il concept del titolo, seppur intrinsecamente limitato, può risultare piuttosto interessante, va detto che la versione PS4 di Dead by Daylight appare, tecnicamente parlando, decisamente carente. Al netto di una palette cromatica estremamente piatta, tendente a un marrone non particolarmente spaventoso (o almeno non per i giusti motivi), il titolo mostra il fianco con un comparto grafico datato, caratterizzato da texture in bassa risoluzione, shader tutt'altro che convincenti, animazioni legnose ed effetti d'illuminazione dall'aspetto posticcio. Il gioco è inoltre afflitto da una buona dose di bug (tra cui l'improvvisa inversione dell'asse "y" della visuale), compenetrazioni di ogni genere, freeze, crash occasionali, e imprevedibili cali di frame rate.

    Viene quasi da pensare che il team di Behaviour Interactive abbia voluto affrettare i lavori di porting per approfittare della congiuntura favorevole creata dal lancio di Friday the 13th: The Game, che ha in qualche modo catalizzato l'attenzione di una parte dell'utenza console verso questo genere di produzioni. Va comunque detto che il materiale di base, in tutta onestà, non si distingueva certo per una resa corale da fiato mozzo, anche a causa di una direzione creativa non particolarmente brillante, che ancora fatica a rendere giustizia alle fonti d'ispirazione cinematografiche del titolo. Continuano ad essere invece eccellenti gli effetti sonori, anche in virtù del loro ruolo chiave nel quadro del gameplay. In definitiva, comunque, il porting su PlayStation 4 ci è parso frettoloso e poco curato.

    Dead by Daylight Dead by DaylightVersione Analizzata PlayStation 4La versione PS4 di Dead by Daylight conserva i limiti di una formula sì intrigante ma intrinsecamente ripetitiva, la cui presa tende a esaurirsi nel giro di qualche ora. Non abbiamo dubbi sul fatto che il titolo di Behaviour Interactive riuscirà a riunire un discreto drappello di fedelissimi anche su console, specialmente tra gli habitué delle giocate di gruppo. Tutti gli altri, però, faticheranno ad adattarsi a un gameplay che ancora arranca nel trovare un proprio equilibrio, e che spesso cede di fronte a sbilanciamenti evidenti. La scelta, ad esempio, di optare per un sistema di progressione con elementi procedurali ci è sembrata in parte dissennata, specialmente considerando quanto il vecchio motto “git gud” sia stato elevato a mantra tra le file della community. Passando alla qualità del lavoro di porting, l’impressione è che la transizione da PC a PS4 abbia lasciato il titolo in condizioni tutt’altro che eccellenti. Il comparto grafico di Dead by Daylight, infatti, risulta piuttosto datato, carente su tutta la linea, mentre la quantità dei bug si attesta su livelli consistenti.

    6.5

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