Dead Cells, la recensione: un roguevania rapido e spietato

Il team francese Motion Twin, ad un anno dall'accesso anticipato, ci delizia con Dead Cells: un roguevania dalle tinte gotico-medievaleggianti.

recensione Dead Cells, la recensione: un roguevania rapido e spietato
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Una corsa repentina senza respiro. La precisione di un fendente istantaneo, un'iniezione di adrenalina che pervade il corpo del giocatore e cresce in una sequela di uccisioni al cardiopalma. Esaltazione e avvilimento di un ciclo di morte e rinascita nel quale il fallimento non è altro che una tappa obbligatoria verso il successo. Dead Cells si presenta così ai nostri occhi: fulmineo, scattante, spietato e carico di aspettative accumulate in questo ultimo anno di sviluppo. Se avete seguito il titolo su Steam sapete già di cosa stiamo parlando, se invece è la prima volta che giunge alle vostre orecchie, vi anticipiamo che questo miscuglio di cellule e cattiveria - finalmente nella sua versione definitiva - è allo stesso tempo la conferma e la riscoperta di un indie sorprendente che, nella propria sregolatezza, supera persino le più rosee delle previsioni. Oscillando tra due generi all'apparenza inconciliabili (roguelite e metroidvania), l'opera di Motion Twin si dimostra un esperimento dal risultato pressoché impeccabile: dal level design procedurale frizzante, ma contenuto, al sistema di progressione appagante, fino ad arrivare alle mappe suggestive ed eterogenee sono davvero poche le sbavature alle quali il gioco mostra il fianco. Preziosa esplorazione ludica, ermetica e scanzonata avventura che stempera con ironia momenti di mestizia, Dead Cells è uno di quegli arcade da non lasciarsi sfuggire e assaporare un pixel alla volta.

    L'unione fa la forza

    Dead Cells è un titolo che fa dell'azione e della solida progressione i suoi principali punti di forza. Detto di un action platformer con elementi da roguelite e metroidvania e che soprattutto, un anno prima della release, ha rinnovato il proprio sistema d'avanzamento potrebbe sembrare una follia, ma in questo caso abbiamo di fronte una di quelle rare e felici combinazioni del mondo indipendente. Senza scendere troppo nei dettagli, Motion Twin - conscia dei propri limiti - ha difatti aperto le porte alle idee e i suggerimenti dei giocatori che avevano riconosciuto in quella gemma grezza un potenziale gioiellino. Sappiamo tutti come manovre di questo tipo in passato abbiano avuto esiti nefasti, invece da questo confronto il team francese ha trovato nuovo vigore, raffinando una formula alla base già interessante. Nella prigione di un'isola misteriosa quindi avranno inizio - o meglio ricominceranno ad ogni decesso - le effimere gesta di un cumulo di cellule verdastre che, attraverso il cadavere di turno, percorreranno i livelli semi-procedurali nel tentativo di dare un senso a questa spericolata maratona bidimensionale. Un obiettivo che, come nelle migliori ispirazioni di stampo soulsiano, non elargisce informazioni limpide e cristalline sugli avvenimenti in gioco, ma si concentra sul folklore di una storia preesistente. Si tratta di una narrativa somministrata con piccoli punti d'interesse (anch'essi rimescolati randomicamente) che conferiscono un attimo di respiro tra una batosta e l'altra, alleggerendo l'atmosfera dark del titolo. Eppure non è nella costruzione di un lore enigmatico e spesso autoironico che risiede la piacevolezza di Dead Cells (in fin dei conti la trama si rivela un pretesto ludico piuttosto banale), poiché sono i suoi scontri al fulmicotone a renderlo contemporaneamente un mix furioso e calcolato al millesimo. Merito soprattutto di un combat system ipercinetico, agile in cui la precisione di ogni singola schivata e la reattività la fanno da padrone (basti pensare che uno dei bonus base del personaggio è l'aumento di velocità per le uccisioni concatenate), e dove la crescita del giocatore ricopre un ruolo fondamentale tanto quanto le innumerevoli combo disponibili.

    La morte è tua amica

    Quello del team francese oltre ad essere un fantastico esempio di collaborazione tra sviluppatori e utenti è anche un progetto che, in modo quasi miracoloso, amalgama a puntino due ingredienti dal difficile accostamento. Infatti, se si scalfisce appena la superficie, Dead Cells mostra quella matematica fatta di algoritmi casuali capaci di svecchiare il ripetersi di partite dal medesimo obiettivo: percorrere le stanze di livelli colmi di segreti e nemici con l'angoscia di una dura separazione dagli oggetti guadagnati. Discostandosi da quel filone più hardcore dei roguelike - ma non per questa ragione più carino nei nostri confronti - non tutto è affidato al caso, e al classico ritrovamento di armi e potenziamenti randomici si associano caratteristiche il cui ottenimento è permanente. Alla stregua di altre produzioni, quindi, la dipartita non è intesa come sconfitta, ma rappresenta un passo verso il continuo miglioramento: da un lato accresce la nostra consapevolezza del titolo, dall'altro rende meno frustranti anche i fallimenti più cocenti.

    Nel corso di una run dunque accumuleremo cellule da investire - tra i vari stage - negli hub che fungono da ristoro, per sbloccare nuovi progetti presso il "Collezionista": queste abilità in grado di cambiare il nostro stile di gioco e gli strumenti di morte dai moveset armoniosi sono proprio gli elementi che soddisfano la sete di sangue del giocatore, e rendono sempre fresca la progressione. In sostanza il sistema d'equipaggiamento si divide in tre categorie, nella prima (brutalità) rientrano le armi corpo a corpo e le granate, alla seconda (tattica) appartengono le armi a distanza e gadget come le torrette, e infine la "sopravvivenza" racchiude tutta un serie di skill difensive (per esempio gli scudi). Un tale organizzazione potrà forse apparire troppo semplice, eppure insieme ai parecchi modificatori che si applicano casualmente ai vari oggetti, agli amuleti con degli effetti combinatori inaspettati, o ancora alle tre mutazioni che possiamo infondere al protagonista, può dare vita a delle sinergie particolarmente accattivanti. Optare per un arco che congela gli avversari ma non infligge danni ingenti, ad esempio, potrebbe sembrare un grosso spreco; se però a questo si affiancano delle balestre a ripetizione con un bonus danni del 175% alle vittime sotto ghiaccio, magari con delle trasformazioni che incrementano l'efficienza e le munizioni, la storia cambia radicalmente.
    In questa ampia scelta di approcci e combinazioni si inserisce la seconda anima dell'opera di Motion Twin, un titolo che a più riprese mostra la sua devozione verso capisaldi come Metroid e Castlevania.

    Nonostante la decisione di puntare sulla proceduralità, aspetto di recente assai in voga nel mondo videoludico, Dead Cells riesce inaspettatamente a proporre sensazioni di scoperta molto simili a quelle di un metroidvania. Inizialmente nell'esplorazione delle mappe sembra quasi di perdersi qualcosa, con strade che non si riescono ad imboccare perché manca evidentemente un potenziamento o un'abilità. Tuttavia capita che prima o poi si riesca a guadagnare un perk permanente, che ci permette di interagire con degli elementi dello scenario precedentemente inermi, ramificando quindi il numero di strade a disposizione. Ovviamente vista la natura del gioco, una corsa sfrenata e senza sosta verso la fine, non potremo tornare sui nostri passi ed addentrarci nelle sezioni che abbiamo saltato. Potremo però farlo post-mortem: la progressione di Dead Cells ha infatti un sua "lineare ciclicità", ed ogni partita ci impone di attraversare una specifica sequenza di "biomi". Di morte in morte cambia la composizione architettonica, muta la posizione di stanze e nemici, ma non lo stile delle macro-aree che attraversiamo di volta in volta. Uno stratagemma, insomma, che rivela la coesione di un impasto ludico dalle atmosfere ottime e che, tra i movimenti tridimensionali di pochi poligoni e la staticità delle scenografie in pixel art, restituisce emozioni dal forte contrasto.

    Dead Cells Dead CellsVersione Analizzata PCAssuefacente, punitivo come non mai e velocissimo, Dead Cells è un titolo che mescola sì due generi agli antipodi, ma lo fa edificando delle fondamenta difficili da demolire. Forse al prodotto di Motion Twin si può imputare il fatto di essere arrivato in un mercato assai vorace e nel quale le sue boss fight risicate e dalla complessità discutibile risuonano come l’unico difetto. Tuttavia è incredibile come il senso di progressione e di scoperta riescano a fondersi in un piccolo capolavoro di ingegno e design, che conferma il talento indiscusso della piccola software house francese.

    8.7

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