Dead Hungry Recensione: zombie affamati... in realtà virtuale

Un furgoncino dei panini e un'orda di zombie affamati sono i folli ingredienti di Dead Hungry, primo titolo di Q-Games per PlayStation VR.

Articolo a cura di
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Con la collana PixelJunk, il team Q-Games capitanato da Dylan Cuthbert ha sempre proposto produzioni ricercate, particolari e spesso molto poco mainstream.
    Il peculiare The Tomorrow Children ne è un esempio perfetto: un titolo decisamente fuori dagli schemi, che ha faticato purtroppo a ritagliarsi un proprio spazio nella "comunità" videoludica. Considerando lo sperimentalismo di Q-Games, quindi, stupisce scoprire che Dead Hungry, primo titolo per VR sviluppato dallo studio nipponico, si orienti verso uno stile di gioco che ha invece facile presa sul grande pubblico, proponendo un'esperienza a suo molto semplice, diretta e spesso umoristica, a base di zombie e hamburger.

    Un panino per domarli

    Dead Hungry ci vede vestire i panni del proprietario di uno dei tanti furgoni che vendono cibo da strada nelle piazze o fuori da luoghi in cui si svolgono concerti ed eventi sportivi.
    Indossato il visore ci troveremo così all'interno della cucina mobile, con il piano da lavoro dinanzi a noi, la griglia sul lato destro e gli scomparti per gli ingredienti alla nostra sinistra. Sarà nostro compito, in sostanza, preparare in tutta fretta panini, bibite e patatine fritte, andando a soddisfare una clientela composta da non morti in lento ma incessante avvicinamento.

    La presenza degli zombie è il primo segnale che introduce le atmosfere di Dead Hungry, folli e spensierate come solo alcune delle migliori produzioni nipponiche del passato hanno saputo dimostrarsi.
    La mente corre veloce a Crazy Taxi e al suo stile così arcade e punk, sottolineato anche da una colonna sonora che è rimasta negli annali del videogioco; Dead Hungry prova a seguirne le orme, replicando in chiave assurda ed estremizzata un'attività lavorativa reale, condendo l'esperienza con musiche molto più heavy rispetto a quelle del capolavoro di SEGA.
    Ogni sfida di Dead Hungry si fa quindi subito frenetica, sia perché gli zombie si presentano in gran numero sia a causa dei tempi di preparazione di ogni pietanza: un panino classico prevede la cottura di un hamburger sulla griglia, l'aggiunta di una fetta di formaggio, pomodoro e insalata come guarnitura e il classico pane tondo in chiusura, con la tipica bandierina infilzata sulla sommità; per le bibite i passaggi sono più semplici, in quanto basta premere il tasto sopra la coppia di erogatori, mentre il tappo dei bicchieri e la cannuccia verranno aggiunti automaticamente; nel caso delle patatine, invece, bisogna attivare la friggitrice, avendo l'accortezza di non lasciarle troppo a lungo immerse nell'olio bollente.
    Appena una pietanza è pronta potremo lanciarla agli zombie in arrivo, che rallenteranno l'avanzata per gustarsela, diminuendo progressivamente la loro fame, come evidenziato da un indicatore situato sopra le loro teste.
    Anche in questo caso riaffiorano i riferimenti a Craxi Taxi, poiché un non-morto con la pancia piena si trasformerà nuovamente in un essere umano compiendo un balzo, con un effetto simile a quando si riusciva a portare un passeggero a destinazione.
    La struttura di gioco si basa su una serie di ondate, con l'obiettivo costante di sfamare tutti gli zombie prima che raggiungano il furgoncino e si cibino delle nostre carni. Ogni livello condivide dunque l'ambientazione ma aggiunge varianti di ogni genere, come creature sovrappeso caratterizzate da una fame ben superiore alla norma, oppure fastidiose limitazioni, come la mancanza di verdure o altri ingredienti, che vanno ad inficiare le possibilità di soddisfare i clienti nella maniera più rapida e meno pericolosa possibile.

    Proseguendo nel gioco si scoprono inoltre molti dettagli che, almeno inizialmente, possono anche passare inosservati, e che - se appresi a dovere - sono persino in grado di influenzare la propria strategia, rendendo in tal modo il gameplay più interessante: le bibite, ad esempio, sfamano poco ma fermano uno zombie sul posto per svariati secondi, mentre i contenitori di ketchup e maionese sono un'ottima soluzione per calmare temporaneamente gli "acquirenti" ormai molto vicini al bancone. È poi possibile tirare contro di loro del cibo avariato, che magari è stato troppo a lungo in frittura, oppure alcune pizze, che gli zombie odiano e rigettano, perdendo il ritmo dell'avanzamento e producendo versi a metà tra il comico e il raccapricciante.
    Occasionalmente saremo poi impegnati con vere e proprie boss battle, che modificano ulteriormente le regole del gameplay, e che richiedono di pensare ed agire fuori dagli schemi, magari preparando quel quintuplo cheeseburger che non solo farà la felicità dello zombie più affamato ma che potrebbe anche valere l'ottenimento di un trofeo particolarmente ambito.

    Dead Hungry Dead HungryVersione Analizzata Playstation 4Dead Hungry è un titolo capace di offrire un intrattenimento senza pretese, preferendo l’immediatezza al senso di immersività. I toni sono leggeri e scanzonati, e la VR serve ad immergere il giocatore al centro dell’azione, forzando la mano su un senso di urgenza che si traduce in attenta pianificazione, la quale - inevitabilmente - si perde in errori di valutazione, fette di pomodoro cadute a terra, patatine carbonizzate e panini fuori misura. Giocato con il DualShock 4 perde la gran parte della propria carica mentre con due controller PlayStation Move è in grado di coinvolgerci appieno, malgrado una quantità di contenuti limitata e una certa monotonia di fondo, a causa di situazioni che iniziano a ripetersi già dopo pochi livelli. Si tratta quindi di un titolo accessibile e genuinamente spassoso, che in nessun modo verrà ricordato negli annali tra i prodotti pionieristici per la realtà virtuale ma che riesce comunque a divertire nella sua semplicità.

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