Dead in Vinland Recensione: survival a metà tra This War of Mine e Banner Saga

Dead in Vinland è un survival con elementi RPG impegnativo e soddisfacente, che gli amanti del genere dovrebbero assolutamente tenere d'occhio.

recensione Dead in Vinland Recensione: survival a metà tra This War of Mine e Banner Saga
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  • Prendete uno shaker da barman, uno bello grosso. Fatto? Bene! Ora aggiungeteci il fascino di uno scenario misteriosamente "creepy", come quello di Don't Starve. Proseguite miscelando il tutto con la perenne sensazione di pericolo e le scelte moralmente determinanti di This War of Mine. Agitate e servite con una ciliegina sciroppata, come lo stile artistico di The Banner Saga. Il risultato sarà Dead in Vinland, nuovo titolo di CCCP, un survivor bidimensionale con elementi RPG, figlio di una prima esperienza non del tutto felice: Dead in Bermuda. Che il cocktail preparato stavolta dai ragazzi di CCCP sia decisamente più saporito, non c'è dubbio. Il problema sta nel fatto che non tutti riescono a reggere l'alcol allo stesso modo.

    Giorno uno: il naufragio

    Probabilmente il modo migliore per sviscerare tutte le meccaniche di Dead in Vinland, è quello di narrare passo per passo la nostra esperienza di gioco. Prima di partire all'avventura ci verrà chiesto di selezionare un livello di difficoltà: si può scegliere tra la classica modalità survival (cioè quella per cui il titolo è stato pensato), una più semplice ed un'altra più difficile.

    A cambiare, negli ultimi casi, saranno le percentuali sia degli oggetti ottenuti sia della resistenza alle diverse condizioni fisiche e mentali dei personaggi. La storia comincia con l'incendio della casa dei nostri protagonisti, una famiglia di origine celtica composta da marito e moglie, Erik e Blodeuwedd, la figlia adolescente, Kari, e Moira, sorella di Blodeuwedd.
    I quattro sono costretti a fuggire a causa di un attacco subito nel cuore della notte da parte di cattivoni non meglio identificati, se non con un generico "loro". Una volta rubata una barca, Erik e la sua famiglia finiscono in mare aperto, sperduti e con esigue risorse a disposizione. Quando oramai ogni speranza sembra perduta, però, un'isola appare in lontananza, permettendogli di sbarcare e di trovare un rifugio abbandonato: questa sarà la nostra base operativa per tutta la durata del gioco. Da qui in poi potremo prendere confidenza con il gameplay "a turni" di Dead in Vinland. Ogni giornata si divide in tre sezioni: due per le ore di luce, durante le quali avremo la possibilità di assegnare diversi compiti ai membri della famiglia, e una per la notte, utile per distribuire cibo e acqua, oltre che per scambiare due chiacchiere davanti ad un fuoco. A proposito di fuoco: la prima cosa da fare, come in ogni survival che si rispetti, è accenderne uno, utilizzando un po' di legna ed un'esca. Avremo a disposizione, inoltre, due barili per l'acqua. Per far sì che questa diventi pienamente potabile, occorrerà bollirla, il che consumerà drasticamente la percentuale di fuoco. Capiamo immediatamente, dunque, che la legna è una risorsa fondamentale, poiché per morire disidratati basteranno solamente quattro giorni senza bere. Giunge poi il momento di assegnare i compiti ai vari personaggi: Moira tornerà alla barca per rinvenire le risorse rimaste, poiché le sue abilità nel rovistare sono già molto sviluppate. Erik, il capofamiglia tuttofare, andrà al banco di costruzioni per craftare una piccola segheria. Blodeuwedd, donna forte e coraggiosa (che ricorda vagamente la bella Lagertha di Vikings), sarà assegnata alla raccolta dell'acqua. Kari, infine, esperta cacciatrice ed esploratrice, vagherà per l'isola in cerca di tesori e di sopravvissuti. La mappa di Dead in Vinland è suddivisa in piccole sezioni: in totale ci sono più di cento mini-aree, un quantitativo non indifferente che richiederà un bel po' di esplorazione (di cui, però, vi parleremo più avanti).

    Bene: la giornata è terminata, c'è da bere grazie all'acqua raccolta, da mangiare grazie a Moira che ha trovato del cibo sul relitto e ci siamo assicurati che il fuoco sia al massimo, poiché durante la notte potrebbe spegnersi. È proprio quando il Sole si addormenta oltre l'orizzonte che Dead in Vinland comincia a fare sul serio e a mostrare le sue qualità: oltre a distribuire i beni di consumo, infatti, potremo parlare coi membri del rifugio, talvolta con delle opzioni di dialogo che porteranno a conclusioni diverse, e che spaziano dal consolidare il rapporto con gli altri sopravvissuti fino al litigare selvaggiamente con tanto di scazzottate e nasi rotti, permettendoci così di sbloccare cut-scenes di ogni genere (ad esempio filmati in cui raccogliamo legna o ci vengono derubate risorse dal campo-base). La mole di possibili conversazioni è davvero massiccia, e muterà in base a decine di variabili. La caratterizzazione dei personaggi influenza anche il gameplay: imparare a conoscere i membri della propria squadra è infatti fondamentale e può fare la differenza tra la vita e la morte.

    Giorno due: l'arrivo di Björn lo Spaccateste

    Sopravvivere alla prima giornata è stata una passeggiata...forse questo titolo non è poi tanto difficile quanto sembra. Assegniamo ai nostri familiari i loro rispettivi compiti e andiamo avanti nella speranza di poter presto fondare un piccolo impero! Ma accade l'inaspettato. Kari corre verso il campo base in preda al panico: dei nemici si avvicinano minacciosi. Si para dinnanzi a noi, così, un tizio tutto muscoli che si presenta come il capo dell'isola, Björn lo Spaccateste. Decidiamo di far avanzare il capofamiglia, Erik, poiché ci sembra il più adatto a trattare con un brutto ceffo. Neanche il tempo di aprir bocca, però, che Björn ci spacca la mascella: comincia così la fase di combattimento. Anche quest'ultimo si svolge a turni: i primi a muovere saranno i lottatori con più punti iniziativa. Ogni personaggio ha inoltre dei punti azione che può spendere per attaccare o per potenziarsi, migliorando così le capacità di schivata o la percentuale di successo di un colpo. Gli scontri di Dead in Vinland sono piuttosto basilari e non presentano particolarità degne di nota, nonostante ciò sono ben costruiti, con abilità differenti, nemici sempre diversi man mano che si avanza nel gioco, e conseguenze reali sulla salute di chi viene coinvolto nel combattimento. Rischiando la vita dei protagonisti, però, si potrà guadagnare un piccolo loot, talvolta con risorse essenziali alla sopravvivenza.

    Eliminare gli scagnozzi di Björn è un'impresa semplice. Il guaio accade quando l'energumeno decide di intervenire in prima persona, spazzando via tutti con un sol colpo. Questo è il momento in cui il gioco ci porge il suo cordiale benvenuto, mostrandosi nella sua brutalità: Björn, nella sua magnanimità, ci lascia in vita, con lo scopo di farci pagare un tributo ogni settimana. Il primo consiste in 15 ceppi di legna. Spaventati dall'imminente tassa decidiamo di far lavorare Erik come un mulo, tagliando a colpi di scure più tronchi possibile...un grave errore: per la fatica accumulata lo sfortunato capofamiglia muore dopo pochi giorni e lo schermo irride ai nostri volti perplessi con un bel Game Over. È tutto da rifare? Sì e no: Dead in Vinland ha un sistema di permadeath che permette di giocarlo in pieno stile roguelike, ricominciando ogni volta da capo, ma, per chi non fosse paziente abbastanza, si può accedere ai salvataggi automatici e riprendere l'avventura nel punto in cui tutto è cominciato ad andare storto. Per questo consigliamo ai più irascibili di prendere carta, penna e calamaio e trascrivere i giorni in cui accadrà qualcosa di irrimediabile all'amata famigliola, per poi ricaricare la partita e cercare di porvi rimedio.

    Una sopravvivenza difficile

    Come abbiamo detto, Erik è morto a causa dell'eccessivo carico di lavoro accumulato. Ogni personaggio avrà cinque indicatori di salute (si parte da zero ed una volta arrivati a 100 tirerete le cuoia). La fatica è uno di questi, probabilmente il più sordido, e si riempie facilmente. Non basterà infatti tenere sott'occhio la barra terminando la giornata al di sotto del livello 100, poiché una volta giunti nel rifugio, a seconda della quantità di lavoro svolto, ci sarà un ulteriore rincaro del debuff. Per far sì che i vostri PG non muoiano sfiancati sarà necessario dormire sufficientemente comodi, schiacciare un pisolino nell'area relax (che va prima costruita, però), oppure utilizzare uno dei tanti oggetti a disposizione. Anche la fame si accumula durante la giornata e vi possiamo assicurare che trovare un pasto decente è quasi impossibile: bisogna prima cacciare o pescare e poi cucinarlo nella speranza che lo "chef" di turno sia abbastanza capace da non far bruciare tutto. Consumare carne cruda o troppa frutta fresca incrementa, del resto, l'indicatore di malattia.

    Diarrea, influenza, insonnia e tanti altri flagelli sono dietro l'angolo: la soluzione è una dieta equilibrata o la costruzione di una tenda ospedale per potervi far curare da un medico. Gli infortuni, invece, si ottengono in battaglia e cacciando. Un taglio profondo potrebbe costarvi facilmente la vita, quindi assicuratevi di avere delle bende. Ultimo guaio, ma non meno importante è la depressione, che varia a seconda del carico di lavoro assegnato o dei dialoghi (talvolta generati randomicamente, senza che il giocatore ne abbia il controllo) che instaureremo coi nostri compagni. L'elemento inaspettato ha sempre fatto parte dei survival, è vero, ma in un titolo in cui bisogna controllare così tante variabili può risultare davvero frustrante. Il lavoro, l'esplorazione e il combattimento vi faranno guadagnare XP per salire di livello ed aumentare le capacità di resistenza agli status negativi, oppure abilità da sfruttare in battaglia, come una maggior precisione negli attacchi.
    Dead in Vinland offre la possibilità di personalizzare il campo base, ampliando le nostre possibilità di sopravvivenza. Oltre a ciò che i sopravvissuti hanno già trovato nel rifugio abbandonato, si potranno costruire 14 zone, con più di 130 upgrade totali. Ottenere una stalla per gli animali o un giardino da coltivare risulterà importantissimo, specie se decideremo di invitare altre persone a vivere con noi. Esplorando l'isola, infatti, capiterà di incontrare uomini e donne raminghi e dispersi quanto noi. Offrire loro un rifugio significherà bocche in più da sfamare ma anche braccia da lavoro aggiuntive. I vari individui che troveremo lungo la nostra avventura sono tutti ben caratterizzati ed hanno abilità disparate: alcuni si riveleranno utili in combattimento, altri intratterranno Erik e la sua famiglia davanti al fuoco. La morte di un abitante dell'isola non costerà alcun Game Over: il gioco finisce soltanto quando uno dei quattro personaggi principali passa a miglior vita. E così, in un ambiente tanto ostile capiterà di prendere sotto la nostra "ala protettrice" qualcuno soltanto per utilizzarlo a mo' di schiavo, una pedina da sacrificare per permetterci di andare avanti, di sfidare Björn e cercare di risolvere i misteri dell'isola.

    Lost

    Come promesso, c'è da parlare dell'esplorazione. Si può scegliere di esplorare mantenendo un profilo basso, così da evitare scontri con gli uomini di Björn, oppure di velocizzare il tutto e rischiare un combattimento. Una volta scoperta un'area al 100% potremo accedervi in qualsiasi momento della giornata.

    Ogni area ha un punto d'interesse, sia questo un lago, un animale selvatico o un misterioso cancello infernale. In questo frangente il gioco diventa un punta e clicca a tutti gli effetti: selezionando il campo disponibile si andrà a scegliere quale dei protagonisti dovrà interagirvi, a seconda delle capacità individuali. In caso di successo potrete ottenere risorse preziose, manufatti antichi che miglioreranno le abilità, e la chance di scoprire qualcosa in più sulla lore del titolo. Come detto, l'isola è davvero molto vasta e non pensate di poter segnare i luoghi più interessanti da saccheggiare: la maggior parte delle aree viene generata randomicamente ad ogni run!
    Vi lasciamo immaginare come possa essere l'esperienza di gioco vissuta alla difficoltà "Extreme". Può darsi che, come accadeva con Don't Starve, il totale completamento del gioco sembri molto più irraggiungibile di quanto non sia in realtà. Una cosa è certa: dovrete passare molte ore davanti al PC per poter padroneggiare ad arte un titolo come Dead in Vinland, e l'attenzione da dedicare anche al più piccolo dettaglio, prima di passare al turno successivo deve restare costantemente altissima. Un piccolo consiglio finale: una volta preso confidenza con le meccaniche, andate nelle impostazioni di gioco e velocizzate tutte le animazioni, sia quelle di combattimento che quelle di lavoro al campo-base, poiché dopo un po' di tempo vi sembreranno eccessivamente lente e noiose, soprattutto considerando la loro ripetitività.

    Dead in Vinland Dead in VinlandVersione Analizzata PCDead in Vinland è un survival con elementi RPG, enorme e brutale. I ragazzi di CCCP hanno fatto un grande passo in avanti, dai tempi di Dead in Bermuda, realizzando un titolo profondo e scritto efficacemente, in cui la parola d’ordine è controllo: l’attenzione da prestare ad ogni singolo dettaglio per permettere la sopravvivenza dei protagonisti deve essere costante, e la sensazione di precarietà e di equilibrio tra la vita e la morte caratterizzano a meraviglia l’esperienza di gioco, data la perenne scarsità delle risorse a nostra disposizione e i continui tributi da pagare al nostro nemico. Dead in Vinland è un cocktail di elementi che potrebbe stendere al primo colpo chi non è abituato a titoli del genere, ma che risulterà piacevolissimo al palato dei maniaci dei survival più intensi ed impegnativi.

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