Recensione Dead Island Riptide

Ritorno all'arcipelago della Nuovo Guinea: l'incubo di Banoi era solo l'inizio.

Dead Island Riptide
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

I non-morti, o zombie, sono un tema del genere horror attuale oggi più che mai, elemento caratteristico dei miti Vodou rappresentati per la prima volta sul grande schermo da Jaques Torneur in I walked with a Zombie, ma sdoganati da George A. Romero con la geniale rilettura in chiave moderna del mostro (dis)umano. Tra le tematiche del consumismo e della società della dipendenza, anche il videogioco ha utilizzato e utilizza gli zombie come elemento narrativo, ma soprattutto come oggetto ludico: numerosissimi sono gli esempi, a partire dalla giapponese Capcom leader del genere con i franchise Resident Evil e Dead Rising. Ma tra queste spicca ormai il nome di Teachland, una giovane software house polacca che circa un anno fa ci ha regalato un ottimo esempio di videogame horror. Il primo Dead Island cercava di unire in un solo gioco le meccaniche del videogioco first person con le dinamiche del survival horror, il tutto unito all'ampio ventaglio di possibilità ludiche offerte dal gioco open world/sandbox. Sebbene poco competitivo sul piano tecnico se paragonato con l'agguerritissima concorrenza, il titolo pubblicato da Deep Silver ottenne numerosi consensi del pubblico e della critica, portandosi a casa anche numerosi award. In seguito al successo, la software house polacca cerca di replicare con un sequel, mantenendo totalmente inalterata la formula che rese tanto appetibile il survival horror in prima persona. Dead Island Riptide si mostra finalmente in versione PC, tra i dubbi di una scarsa innovazione e un gioco cooperativo divertente come da tradizione.

INFEZIONE ESTESA

Dead Island Riptide inizia con un prologo di circa 20-30 minuti, che ci spiega quel che è successo ai quattro superstiti dell'isola di Banoi - gli stessi Sam, Logan, Xian e Purna che abbiamo avuto modo di guidare e assistere nel primo capitolo del franchise - e perché siano ancora dispersi in un decadente e tenebroso paradiso tropicale. Le avventure qui narrate fungono da ponte di collegamento tra gli eventi giocati un'anno fa e quelli della nuova e terrificante avventura, aiutandoci inoltre a prendere confidenza con il sistema di gioco grazie ad un breve ma funzionale tutorial. Se ben ricordate eravamo a bordo di un elicottero in fuga, sospesi sulle acque dell'Oceano Pacifico, spossati dall'esperienza più terrificante e traumatica che si possa immaginare. Ma il sospiro di sollievo tirato quando saliti su quell'elicottero non fu altro che una breve pausa da un incubo cui sembra impossibile svegliarsi: il velivolo sul quale ci troviamo a inizio gioco atterra presto su una nave militare e veniamo quindi presi in custodia in qualità di unici superstiti e persone informate degli eventi. Ma quello che sembra un salvataggio si rivela invece una tragedia, perché l'infezione arriva infine anche sulla nave, che in balia di una tempesta si schianta infine sulle rive dell'isola di Palanai, dello stesso arcipelago Banoi. Dopo pochi minuti di gioco si viene a scoprire che il piccolo agglomerato di isole protagonista della sfortunata vicenda sta per essere distrutto dalle forze militari per mezzo di una detonazione nucleare, un semplice pretesto narrativo che riuscirà però a generare ulteriore tensione, regalando un'esperienza ancor più eccitante ed adrenalinica. I personaggi principali dell'avventura, così come quelli di contorno, ricalcano i classici stereotipi dell'horror movie con annessi e connessi, come spacconerie e frasi fatte, che sfociano in una mancata caratterizzazione del cast a supporto della narrazione. La storia prosegue con il ritmo che ben conosciamo, che non è solo quello che aveva offerto il precedente titolo di Techland, bensì quello tipico dei survival horror e dei film dello stesso genere. A questo bisogna aggiungere canoni e tempistiche classici dei giochi open world, con sessioni d'esplorazione più o meno lunghe, sempre intervallati da incontri ravvicinati con gli infetti e le varie creature putrescenti che infestano l'isola tropicale sulla quale siamo ci troviamo.

IMMUNI ALL'INFEZIONE

Come avevamo annunciato in occasione della scorsa anteprima, in Riptide è possibile importare i personaggi direttamente dalla precedente avventura, a patto che abbiate conservato un salvataggio dello stesso Dead Island. Se invece non avete avuto l'occasione di esplorare il terrificante panorama tropicale di Banoi, inizierete comunque la storia con uno dei 5 personaggi disponibili, partendo dal livello 15 e con i tre skill tree parzialmente sbloccati. Naturalmente ogni personaggio ha peculiarità e caratteristiche che lo rendono differente dagli altri - almeno a inizio partita - dopodiché possiamo personalizzare ulteriormente il nostro alter ego procedendo nel gioco e spendendo i punti guadagnati livellando.
Giocando con mouse e keyboard ritroviamo il feeling del primo episodio e più in generale del gioco con visuale in prima persona: mentre i pulsanti del mouse ci permettono di attaccare l'obiettivo di fronte a noi, la rotella scorre la ruota degli oggetti equipaggiati nell'inventario, dandoci possibilità di passare rapidamente da un'arma all'altra, con oggetti per colpire in mischia o per attaccare dalla distanza. Alla pressione del tasto E possiamo invece scagliare un potente calcio per respingere gli infetti che si avvicinano pericolosamente a noi: se questi si trovano in prossimità di un altura o di un dirupo possiamo addirittura scagliarli nel vuoto ed eliminarli immediatamente. Grazie al pulsante F possiamo interagire con il mondo di gioco, aprire porte, salire sui veicoli o raccogliere oggetti da terra. Sebbene la visuale in prima persona si presti molto bene per l'approccio con mouse e tastiera, abbiamo deciso di provare a giocare anche con il joypad (il classico Microsoft Xbox 360 gamepad) per testare anche l'utilizzo delle levette analogiche per il combattimento con le armi da mischia, ottenendo un ottima risposta sui controlli. Come vuole la tradizione del gioco open world, incontriamo una serie di PNG che ci propongono missioni secondarie e incarichi di circostanza; a questo si aggiungono le missioni di salvataggio, quelle di recupero e gli immancabili collezionabili. Nonostante la natura open del gioco, Dead Island Riptide si rivela un titolo abbastanza lineare nella narrazione e poco affine alle grandi libertà offerte da altri titoli della categoria.
Inutile dire che il gioco cooperativo è la "chiave di volta" di Dead Island, l'elemento portante del titolo in grado di sostenerne il peso. Giocare con l'aiuto di uno, due o tre compagni infatti, rende il gioco decisamente più divertente oltre che più facile e veloce. Giocare in solitario non solo significa non poter contare su un prezioso aiuto nei momenti più difficili, come quando incontriamo un gran numero di infetti e non possiamo evitare di combatterli per arrivare all'obiettivo o per raggiungere la meta; avviare una sessione di gioco con gli amici è sinonimo di forte interazione e cooperazione, scambiare oggetti ed armi con i nostri compagni d'avventura oppure contare su più occhi per analizzare gli ambienti di gioco e trovare ogni preziosissimo ingrediente per costruire e potenziare le proprie armi. A questo proposito subentrano i banchi da lavoro - già visti nel precedente episodio di Dead Island - che ci offrono la possibilità di riparare gli oggetti danneggiati, potenziarne o costruirne di nuovi, non prima d'aver trovato i relativi progetti nascosti sulla mappa dell'isola.

ZOMBIE VISION: ENABLED

Confermando quanto detto in occasione della recente beta, non scorgiamo particolari miglioramenti sul fronte grafico del nuovo episodio di Dead Island, ma solo una generale pulizia nonché un miglioramento delle ambientazioni e dei modelli poligonali. La sequenza iniziale ambientata all'interno della nave militare ci appare molto dettagliata e ben costruita, seppur siano comunque presenti elementi poco definiti e un po' raffazzonati tra cui delle textures non eccezionali (un problema che affligge l'intero design). Alcune animazioni sembrano mancare di realismo, in particolar modo quelle dei PNG e dei superstiti che possiamo incontrare durante l'esplorazione dell'isola di Palanai. Per esempio i militari che troviamo nel prologo corrono in maniera bizzarra, senza muovere le braccia che restano rigidamente ancorate lungo i fianchi. A questi problemi persistono anche glitch e bug presenti sin dal vecchio capitolo, in particolare compenetrazione poligonale o mob che si incastrano tra la palizzate in legno, edifici e strutture. Nonostante la modestia del comparto grafico, notiamo una scheda grafica sotto forte stress, costretta ad aumentare la velocità della ventola per venire incontro a dei problemi non indifferenti di surriscaldamento. Imputiamo il problema ad una mancata ottimizzazione o a dei driver che non riescono a funzionare correttamente con il Chrome Engine 5. Con l'ausilio del software EVGA Precision X registriamo una temperatura di 75° sulla GPU e una ventola che lavora all'80% della suo massimale per smaltire il calore che si accumula sul dissipatore. La configurazione utilizzata per la prova monta una GeForce GTX 680, un processore Intel i7 3770K a 4 GHz e 16 GB di memoria RAM, il tutto supportato da un disco allo stato solido per velocizzare tempi di caricamento e salvataggi. Nonostante le problematiche appena citate, il gioco si dimostra sempre fluidissimo, regalandoci un'immagine che supera abbondantemente i 60 fps, anche nei momenti più concitati.

Dead Island Riptide Dead Island Riptide si presenta in una formula ed una forma pressoché analoga a quella del suo predecessore, ovvero un titolo horror forte di una componente cooperativa, molto divertente da giocare in compagnia di tre amici ma meno godibile quando da soli. Vero e proprio sequel sul piano narrativo, ma semplice spin-off per quanto concerne l'aspetto ludico/tecnico, il gioco di Techland offre la possibilità di riprendere l'avventura da dove l'avevamo lasciata nel 2011 quando fuggimmo dall'isola di Banoi. Il nuovo titolo di Deep Silver ci permette di utilizzare i progressi di gioco dei savegame originali - uno dei più grandi pregi di Riptide - ma non propone praticamente nulla di veramente nuovo, risultando quindi privo di vere e proprie innovazioni. Ci sentiamo di consigliarvi il gioco di Techland se siete alla ricerca di un interessante esperienza da giocare con i vostri amici, ma se intendete immergervi in un'esperienza horror in solitario, allora forse dovreste rivolgere il vostro sguardo altrove.

7.5

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