Recensione Dead Space Martyr

Alla scoperta delle origini di Unitology

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Un libro morto?

Tra le saghe più affascinanti nate in seno all’attuale generazione di console casalinghe, Dead Space occupa sicuramente un posto d’onore. Generata dall’ideale unione di Resident Evil 4 con la fantascienza, la creatura di EA nel giro di due episodi ha saputo ridare vitalità al filone dei survival horror. Dotato di un gameplay piuttosto canonico, ma estremamente solido, tra i tanti meriti del brand, c’è anche quello di essere sostenuto da un plot estremamente intrigante. Ampliato da un film d’animazione e da un fumetto, oggi l’universo immaginifico di Dead Space si vede ulteriormente ingigantito con la pubblicazione di un romanzo, sottotitolato Martyr.
Si tratta di un’opera imperdibile per i fan o di un semplice riempitivo poco ispirato?

Abituato a far paura

Il dubbio di avere a che fare con un romanzo da quattro soldi, viene parzialmente spazzato via leggendo il nome dell’autore. B.K. Evenson, pseudonimo soventemente utilizzato da Brian Evenson, vanta un curriculum di tutto rispetto. Nato nel 1966 ad Ames, Iowa, oggi vive e lavora a Providence, nel Rhode Island, città famosa anche per essere stata la patria di Howard Phillips Lovecraft. Al di là di questa caratteristica geografica, i due condividono l’amore per il genere noir, quando non proprio horror. Vincitore di diversi premi letterari, di cui il più celebre resta l’International Horror Guild Award per il suo The Wavering Knife, il nostro è celebre anche per essersi fatto scomunicare di sua volontà dalla Chiesa Mormone di cui faceva parte.
Abbiamo insomma a che fare con un esperto del genere, dotato indubbiamente delle capacità e dell’esperienza necessaria per scrivere con condizione di causa un romanzo ambientato nello spaventoso e fantascientifico universo di Dead Space. Avrà effettivamente reso onore alle sue doti in Martyr?

Incredibili rivelazioni

Senza mezzi termini, Martyr è un’opera imprescindibile per chiunque voglia scoprire le origini di Unitology e le gesta del suo tanto decantato fondatore, quel Michael Altman protagonista indiscusso del romanzo. Giovane e ambizioso geologo, la vita del nostro cambierà completamente quando dalla sua postazione situata sui bordi del cratere Chicxulub, nello Yucatan, inizierà a ricevere uno strano e misterioso segnale. Incuriosito inizia a coinvolgere colleghi e amici, nella speranza di scoprirne qualcosa di più. Tutto si evolve rapidamente quando con l’aiuto della sua ragazza, un’antropologa, verrà a conoscenza della leggenda della “Coda del Diavolo” e quando la potente e misteriosa multinazionale DredgerCorp si interesserà al mistero intervenendo con i suoi potenti mezzi.
Non intendiamo rivelare ulteriori dettagli sulla trama, ma vi basti sapere che il plot non è solo estremamente equilibrato e intrecciato al punto giusto, ma al suo interno nasconde un colpo di scena semplicemente sbalorditivo che vi farà guardare all’intero universo di Dead Space con un occhio completamente nuovo.
E’ forse questo il più grande pregio di Martyr: essere ambientato proprio dove tutto ha avuto inizio, cosa che non può far altro che solleticare gli animi curiosi dei conoscitori del brand.
Fortunatamente però, il più grande pregio non è neanche l’unico. Lo stile con cui l’abilissimo B.K. Evenson affronta l’intero plot è magistrale e quasi mai sopra le righe. Sebbene verso la fine del romanzo, quando la narrazione piega pesantemente verso l’azione, si debba annotare una certa ripetitività e stanchezza nella descrizione delle scene di lotta, lo scrittore si dimostra sempre all’altezza nel creare immagini visive forti, sia che si tratti di drammi psicologici, sia nel caso di violenze fisiche. Soprattutto durante la discesa di alcuni personaggi verso la follia, è possibile leggere alcuni dei passaggi più riusciti dell’intero romanzo, passaggi che non tarderanno a farvi accapponare la pelle e farvi riconsiderare, anche qui, elementi dei due videogiochi, magari prima passati inosservati.
Lo stile della saga insomma, violento e senza censure, è rimasto assolutamente intanto nelle parole di B.K. Evenson.

Dead Space Martyr Dead Space: Martyr è semplicemente imprescindibile per tutti gli appassionati della saga di EA. Grazie a un plot estremamente utile, in termini di know how sul brand, e intrigante, grazie a numerosi colpi di scena, riesce a tenere il lettore incollato fino alla fine. Peccato per un lieve calo nella parte finale, fin troppo piena di scene di lotta fine e a sé stesse. Consigliato anche ai semplici amanti del fanta-horror, per quanto saranno incapaci di apprende il pieno significato di alcune rivelazioni.

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